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DI COSA SI PARLA QUANDO SI SENTE IL NOME DDL ZAN? QUALI SONO LE SUE IMPLICAZIONI SOCIALI?

Il DDL ZAN è un disegno di legge approvato il 4 Novembre 2020 dalla Camera dei Deputati, il quale attesta misure di prevenzione con conseguente contrasto alla discriminazione e alla violenza per motivi fondati su: genere, identità di genere, orientamento sessuale, sesso e disabilità. Traslato dal linguaggio contorto della lingua legale, afferma equità per tutti e difende chi viene discriminato ingiustamente. Si concentra nello specifico su un versante della popolazione che fino ad oggi è sempre stato visto come un enorme tabù, ovvero la comunità LGBTQ+, strumentalizzata nel bene e nel male in ogni dove da ogni campagna politica portata avanti negli ultimi 5 anni, ma mai tutelata davvero da uno Stato che quasi se ne dimentica e spesso fa passare in sordina problemi reali relegati alla discriminazione nei confronti di essa.
Questo disegno di legge è stato fra i più discussi negli ultimi mesi, nonostante sia così semplice e il suo unico scopo sia quello di salvaguardare l’incolumità di una fetta di popolazione fino ad oggi abbandonata a se stessa, che da anni combatte. Le argomentazioni contro il DDL ZAN sono sempre state futili nonostante abbiano riscosso grande successo, soprattutto fra quella parte di popolo più conservatore ed anziano, il quale si rifiuta di guardare oltre il proprio naso. Una delle argomentazioni più utilizzate che voglio analizzare è quella per cui secondo molti la legge in sé sarebbe discriminatoria: fare una legge per difendere individui con determinate caratteristiche sarebbe superfluo nonché insultante poiché la legge già compie il suo lavoro. Voi direte: “beh non fa una piega”, se non fosse che è proprio per ragionamenti come questi che la legge ha bisogno di un’implementazione di codesto tipo. Abbiamo infatti potuto vedere con i nostri occhi come negli ultimi anni le aggressioni omofobe e trans-fobiche non abbiano accennato a diminuire rispetto al passato, lasciando intendere che la legge non è mai stata efficace nel riconoscere situazioni dove l’unico movente dell’azione è odio dato dall’intolleranza, punendo di conseguenza atti violenti in maniera inadeguata, o peggio, non punendoli affatto, andando tutto a discapito delle vittime. Un’altra futile argomentazione riguarda sempre la cosiddetta “inutilità” di questa legge, ma in una declinazione diversa, per cui non si parla di vera e propria argomentazione, ma perlopiù di uno statement: come legge in sé non avrebbe senso poiché evidentemente alcuni cittadini meritano giustizia più di altri, per motivi indefiniti decisi da chissà chi e chissà quando in base a leggi astrali poco chiare; su questa tesi gli appunti da fare sono effettivamente pochi. Come affermazione è già discriminante di suo e rende ancora più chiaro il motivo per cui la legge ha un serio ruolo anche all’interno di un contesto sociale popolare, e non solo politico. Andando a vedere l’impatto di una legge del genere nella nostra vita di tutti i giorni possiamo notare che la sua approvazione potrebbe cambiare qualcosa, qualcosa che nella sua piccolezza è molto grande, ovvero l’approccio della giustizia nei confronti di atti omofobi e trans-fobici considerati fino ad oggi solo scaramucce mascherate da una fantomatica “libertà di pensiero”, nella quale l’unico individuo che ha libertà è l’aggressore. Lo Stato, avendo una legge fra le mani, finalmente in grado di individuare legittimamente atti offensivi che vanno spesso a ledere i soggetti specificati da essa, potrebbe, in visione forse anche troppo utopica (e questo devo ammetterlo), riuscire a limitare l’accadimento di simili episodi e addirittura farli calare in maniera graduale.
Come disse Mathieu Kassovitz nel 1995 in “La Haine” attraverso Hubert Koundè: “L’odio porta l’odio”. In una società, dove da 26 anni viene detta questa frase, e dove ci si continua a chiedere perché nulla mai cambia, sento che fare una legge del genere sia necessario, poiché non ci si può affidare alla buona fede della gente né tantomeno al destino, pregando che mai nulla di brutto ti accada solo perché vivi liberamente e qualcuno non lo riesce ad accettare. La violenza nella sua purezza non cesserà mai di esistere e con lei le sue conseguenze, perciò se il minimo indispensabile per cercare di difendersi è scrivere su un pezzo di carta un principio fondamentale di civiltà, ovvero che nessuno va discriminato in base al proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere, bisogna farlo, senza troppe remore e discussioni. Quelle quattro parole stampate, infatti, simboleggiano l’inizio di un’epoca in cui tutti vengono protetti, in cui tutti vengono accettati e inclusi nella legge…inclusi in uno scenario di normalità che ci sarebbe sempre dovuto essere.

SERENA MAVROVIC

DIRITTI CIVILI: QUESTI SCONOSCIUTI

È di questi giorni la notizia che la Commissione Giustizia- Senato ha calendarizzato la discussione del disegno di legge Zan, controverso provvedimento presentato dall’omonimo deputato del PD, contro le discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo.

Ricordiamo che il provvedimento è già stato approvato alla Camera dei Deputati e che dopo settimane di patetici tira e molla, di ostruzionismo e squallidi giochini di palazzo è così stato avviato l’iter affinché sia discusso e votato anche al Senato, dopo il passaggio in Commissione Giustizia.

Siamo finalmente ad un punto di svolta? Neanche per sogno!

Infatti, il Presidente della Commissione Giustizia a Palazzo Madama, Andrea Ostellari, della Lega, da sempre contraria al provvedimento, ha annunciato un vero e proprio coup de theatre.

Questi ha deciso infatti che il DDL Zan ed un secondo DDL presentato in fretta e furia dai Senatori Renzulli – Salvini, antitetico e di fatto abrogativo del DDL Zan, saranno trattati insieme, allungando così le tempistiche dei lavori con la (neanche troppo) velata speranza che magari verranno approvate modifiche per farlo ritornare all’altro ramo del parlamento.

Insomma una logorante partita a scacchi che conferma ancora una volta come nel nostro paese sia maledettamente complicato legiferare in materia dei diritti civili e ci fa tornare indietro nel tempo con le tensioni sociali che accompagnarono le lotte per la legge sul divorzio e sull’aborto ed i referendum che ne scaturirono dividendo gli italiani.

Ma ritorniamo al punto, cosa sono i diritti civili? Come mai nel nostro paese è così complicato approvare leggi che ineriscono alla sfera di tali diritti?

I diritti civili possono essere sintetizzati come quelli che attengono alla personalità dell’individuo (libertà personale, sessuale, di pensiero, di religione ecc.), per cui all’individuo viene garantita una sfera di arbitrio e liceità purché tale comportamento non violi il diritto altrui.

Tali libertà sono tutte conseguenze che derivano logicamente dal principio di eguaglianza, motore trainante delle nostre democrazie.

Infatti, dopo la fine della seconda guerra mondiale, il mondo, scosso dalle aberrazioni del nazismo, inizia a porsi la problematica della protezione dei diritti dell’uomo in generale e nel 1945 arriva il punto di svolta: con la Carta delle Nazioni Unite si inizia a creare un sistema di norme internazionali teso a vincolare gli Stati.

Innescato questo meccanismo, la comunità internazionale ha mostrato una sempre crescente sensibilità alla tutela dei diritti umani e perfino l’Unione Europea ha fatto propri tali principi.

Ricordiamo che il trattato di Maastricht all’articolo 6 afferma: “L’unione si fonda sui principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e dello stato di diritto, principi che sono comuni agli stati membri”.

Addirittura nel successivo articolo 7 sono previste procedure di accertamento per violazioni gravi e persistenti con relative sanzioni nei confronti degli stati che deroghino a tali principi.

La Corte di Giustizia Europea, che ha il compito di garantire l’osservanza del diritto comunitario ha affermato: “i diritti umani fanno parte dei principi generali del diritto comunitario di cui la Corte garantisce l’osservanza “.

Ma allora, perché in Italia siamo così indietro, rispetto ai nostri partner europei, in materia di diritti civili?

Forse perché nel nostro paese è profondamente radicata una morale cattolica, che spesso rifiuta aprioristicamente di affrontare taluni temi ritenuti scabrosi.

D’altronde è incontestabile come l’atteggiamento cauto della Chiesa sia sotto gli occhi di tutti; forse perché la Chiesa stessa teme che l’evoluzione di alcuni diritti civili possa portare a rovesciare i valori cristiani ed agevolare la creazione di una società nella cui scala valoriale vi siano regole affrancate dalla religione.

È altrettanto vero che negli ultimi anni, con Papa Francesco, si è aperta una nuova fase di confronto tra la Chiesa e la società civile; tuttavia, malgrado ciò, certi temi restano un tabù.

Lo stesso Papa Francesco ha infatti ripetutamente affermato che, laddove si promuovono diritti che la Chiesa ritiene incompatibili tanto con la legge divina che con quella naturale, la Santa Sede non cesserà di levare i suoi scudi in difesa della stessa persona umana;  questo perché vi può essere il rischio che, in nome di certi diritti umani, si vengano ad affermare moderne forme di “colonizzazione ideologica”, cosicché  alcuni diritti fondamentali vengano lesi in nome della promozione di altri diritti.

Insomma malgrado la laicità dello stato sia un valore sancito dalla Costituzione, il nostro è un paese bacchettone?

Mea sententiarebus sic stantibus: il nostro paese più che bacchettone è un po’ ipocrita; da un lato, infatti, vergono spesso sbandierati valori morali ed etici come fossero un pedigree a garanzia dell’integrità della persona e dall’altra, poi, tali valori vengono messi da parte quando si tratta di pensare al proprio orticello.

Infine, vorrei soffermarmi sul tenore delle dichiarazioni di diversi esponenti della politica nazionale che, essendo a corto di argomentazioni valide, continuano a definire assurde le proposte di legge per la rivendicazione dei diritti della persona, affermando che in Italia ci sono tanti problemi più importanti da affrontare e che quindi non si può perder tempo con tali questioni.

Evidentemente questi signori, peraltro retribuiti anche dai cittadini che li hanno votati, e che dovrebbero quindi rappresentare le istanze dei cittadini stessi (anche delle minoranze), ritengono la tutela della dignità di ogni essere umano un problema residuale, degno di essere affrontato a tempo perso.

CAMILLA MARCONI

“AI MIEI TEMPI NON ESISTEVANO” O FORSE Sì

Come tutti sappiamo, il mese di giugno è anche il Pride Month, o mese del Pride. Esso prevede la promozione dell’orgoglio, dell’autoaffermazione, dell’uguaglianza e della dignità delle persone facenti parte della comunità LGBTQ+.
Si tratta dunque di concetti importantissimi, fondamentali per il sostegno dei diritti LGBTQ+.
Nonostante però l’amore, indipendentemente dal sesso delle persone, dovrebbe essere celebrato e considerato come la cosa più naturale del mondo, ad oggi ci sono ancora moltissime persone che considerano l’omosessualità una moda, qualcosa che si sbandiera per seguire l’onda del momento.
Spessissimo capita infatti di sentir pronunciare la fatidica frase: “ai miei tempi non esistevano, ora invece essere omosessuali è una moda”.
Ma è davvero così?
Una moda è, secondo definizione, qualcosa di passeggero, che cambia nel tempo, si trasforma e, con molta facilità, muore.
L’omosessualità è invece sempre esistita, in qualsiasi periodo della storia umana. Essa è presente fin dal mondo antico: per gli uomini dell’antichità, anzi, non esisteva nessuna opposizione tra eterosessualità e omosessualità ed era normale per un uomo avere rapporti sia con una donna che con un ragazzo, in genere più giovane e di ceto sociale inferiore.
La discriminante non stava dunque nel sesso, quanto in caratteri prettamente sociali. Il concetto di omosessualità probabilmente nemmeno esisteva, poiché non ci si definiva in base a orientamento sessuale o identità di genere ma in base appunto a criteri sociali.
Pratiche omosessuali sono ampiamente documentate tra numerosi popoli dell’antichità, tanto che per elencarli tutti ci vorrebbe moltissimo tempo.
Per comodità, dunque, la nostra attenzione sarà focalizzata solamente sul mondo classico.
In Grecia, i cittadini vivevano una vita di fatto bisessuale, con preferenze individuali.
Tra i Greci era diffusissima, soprattutto in ambito aristocratico, la pederastia, risalente all’epoca della civiltà minoica, ovvero una relazione tra un uomo adulto e un adolescente. Questa relazione amorosa era inoltre inquadrata nell’ambito dell’educazione: l’amante, più anziano, aveva funzione di guida e modello per il giovane amato.
Si tratta quindi senza dubbio di una concezione dell’omosessualità molto diversa da quella moderna ma, comunque, largamente diffusa.
La mitologia e la tradizione greca comprendono inoltre racconti e leggende i cui eroi e divinità maschili si innamorano di altri uomini: basti pensare all’amore del dio Apollo per il mortale Giacinto o alla più famosa e ampiamente tramandata storia d’amore tra Achille e Patroclo.
Tra i personaggi storici, invece, famoso è il rapporto tra il re macedone Alessandro Magno e il suo più caro amico Efestione, generale dell’esercito di Alessandro e, secondo diverse fonti, suo innamorato, tanto che i due vennero paragonati (e si paragonarono) agli stessi Patroclo e Achille.
Il filosofo Platone, nel suo Simposio, attraverso il cosiddetto mito degli androgini parla di due tipologie d’amore: il rapporto eterosessuale e quello omosessuale.
Platone esprime una pari concezione di queste due tipologie, non parla infatti di un rapporto più nobile o migliore dell’altro.
Per quanto riguarda le donne, famosissimo è il caso di Saffo, poetessa del VII secolo a.C. che, nei suoi componimenti, cantava dell’amore omosessuale femminile e delle donne da lei amate.
Il termine “lesbica”, infatti, deriva proprio dall’isola di Lesbo, patria di Saffo.
Per quanto riguarda il mondo romano, nemmeno in questo caso si può distinguere tra omosessualità ed eterosessualità, in quanto a Roma, ancor più che in Grecia, i rapporti trai cittadini erano più che altro bisessuali.
Nell’Urbe, soprattutto nel periodo arcaico, era però accentuato il carattere sociale: era considerato infatti normale per un cittadino romano avere rapporti con schiavi o liberti, mentre una relazione tra due cittadini sarebbe stata fortemente disapprovata.
Nel I secolo a.C. invece, nel periodo dell’età di Cesare, i tempi cambiarono e i costumi divennero più liberi, come testimoniano i carmina di Catullo, personalità che comunque a Roma costituiva l’eccezione più che la regola.
Catullo infatti parla apertamente dei suoi sentimenti, fatto considerato assurdo per un cittadino romano e, oltre ai famosi componimenti dedicati all’amata Lesbia, il Liber del poeta contiene anche un gruppo di poesie dedicate a Giovenzio, un ragazzo libero molto giovane, cui Catullo dedica parole d’amore simili a quelle destinate a Lesbia.
Lo stesso Giulio Cesare, pensato nell’immaginario comune come un uomo dalla grande virilità, venne soprannominato “il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”.
Questa battuta circolava a Roma per evidenziare il notevole numero delle mogli e amanti di Cesare ma alludeva anche a dei suoi presunti rapporti omosessuali.
Molto chiacchierata era infatti nell’Urbe la giovinezza di Cesare: si diceva che il politico fosse stato l’amante del re di Bitinia Nicomede IV.
In età imperiale la sessualità divenne ancora più libera: l’imperatore Nerone arrivò anche a sposare pubblicamente Sporo, uno dei suoi schiavi adolescenti.
L’imperatore Adriano, invece, amò profondamente il suo amasio Antinoo, un giovane greco, venendo ricambiato.
In seguito alla morte precoce del ragazzo, annegato nel Nilo a soli diciannove anni mentre si trovava in Egitto con Adriano, l’imperatore lo innalzò in apoteosi elevandolo a semidio e fece ergere una città, Antinopoli, in suo onore.
Profondamente sconvolto dalla morte di Antinoo, Adriano fece inoltre costruire nella sua Villa Adriana, a Tivoli, un monumento funerario in sua memoria, l’Antinoeion.
Di esempi da riportare ce ne sarebbero molti altri ma, per non dilungarsi troppo, già questi sono sufficienti per provare la falsità della convinzione esposta all’inizio.
Perciò, la prossima volta che alcune persone vi dovessero dire che l’omosessualità non è altro che un’attuale moda passeggera, potreste consigliare loro di leggere Catullo o Saffo!

CAROLINA CORSETTI

Lesbians & gays support the miners

È il 1984, e la PremierMargaret Thatcher non si aggiudica la simpatia di molti sindacati a causa delle sue inconsistenti politiche sociali. Tra i lavoratori che protestano vi sono i minatori, che prendono la decisione di scioperare.

Prideè un film uscito nel 2014, realizzato dal regista Matthew Warchus: tratta del supporto che attivisti gay e lesbiche diedero alla protesta dei minatori.

In occasione del Pride del 1984, Mark Ashton, membro della componente giovanile del Partito Comunista Britannico, ha l’idea di formare un gruppo in sostegno alla causa dei minatori. È così che nasce Lesbians and GaysSupport the Miners(LGSM), un’inaspettata collaborazione tra lesbiche, gay e minatori. Gli attivisti cercano all’inizio di relazionarsi con i sindacati, i quali però ricevono molto freddamente il gruppo che vuole offrire loro aiuto. Pertanto, essi decidono di rivolgersi direttamente ai minatori, recandosi in un paesino minerario del Sud del Galles.

Non tutti i minatori sono al principio entusiasti di questo appoggio, considerando l’alleanza un po’ stravagante. Ci troviamo inoltre in un paesino che segue un pensiero molto tradizionalista: negli anni ’80, infatti, l’omofobia era all’ordine del giorno e gli stessi minatori hanno molti pregiudizi nei confronti dei nuovi arrivati. Soprattutto, la domanda che in molti di loro si fa strada è: cosa abbiamo noi lavoratori in comune con la comunità di lesbiche e gay?

LGSM riesce però a risolvere i problemi interni e a fronteggiare a testa altagli insulti esterni che riceve dai paesani e dalla stampa; tramite un grande concerto di beneficienza riescono a ricavare molte donazioni in supporto dei lavoratori. Minatori e attivisti si conoscono, dialogano e si confrontano: nasce così un grande rapporto di amicizia, basato sulla solidarietà reciproca.

È proprio di solidarietà che parla questo film. E non di una solidarietà offerta da un gruppo che si trova in una posizione privilegiata rispetto a quella dei minatori.Per rispondere alla domanda precedente, i minatori e la comunità gay non hanno nulla in comune, i loro obiettivi sono diversi: i primi cercano una condizione lavorativa dignitosa, i secondi vogliono essere riconosciuti come persone normali e non subire odio e violenza.Ciò che hanno in comune è l’essere entrambi denigrati da una società che li esclude, che non li protegge, che li dimentica. Mark Ashton decide di formare questa collaborazione perché rivede nei minatori una condizione simile a quella degli omosessuali, completamente emarginati dalla linea politica di Margaret Thatcher.

Difendere se stessi ed essere ascoltati non è semplice, quando la società che dovrebbe ascoltarti è la stessa che ti impedisce di parlare. Se sei discriminato, con molta difficoltà riceverai aiuto da chi ti discrimina. Ciò che puoi fare, dunque, è farti avanti quando hai l’occasione e la possibilità di aiutare qualcun altro che subisce un altro tipo di ingiustizia. Il film mostra come sia fondamentale lottare insieme per i diritti civili e per i diritti sociali, un messaggio ancora oggi di grandissima attualità. I traguardi che i minatori raggiungono non sono favori concessi dall’alto, ma sono frutto di una dura lotta che due comunità denigrate affrontano da sole, mosse solamente dal sentimento della solidarietà. E posso aggiungere (senza anticipare la fine del film) che i minatori non dimenticheranno l’aiuto di Lesbians and Gayssupport the Miners, e saranno pronti a offrire loro appoggio quando vi sarà bisogno.

MARIA GUERRIERI

orientamenti animali

Il cuore sul lago èuna favola semplicissimae apparentemente banale, scritta dall’ornitologo e naturalistaRosario Balestrieri.È dedicata“a tutte le vittime dell’omofobia e di qualsiasi altra forma di discriminazione dettata dall’ignoranza e dalla paura del diverso” ed è la fonte d’ispirazione per questo articolo.

Ambientato in Australia, presso il lago Eildon, ci fa immergere nella natura selvaggia del luogo e ci presenta i protagonisti del racconto, due cigni neri. Attraverso queste creature meravigliose vengono affrontati con estrema delicatezza temi come l’amore, il rispetto,l’adozione, l’omosessualità e l’omogenitorialità. Così come molte altre specie infatti, il cigno neropuò assumere comportamenti omosessualiin svariate situazioni.Nella seconda parte del libro, un approfondimento scientifico ci fornisce i dettagli sui comportamenti naturali di questi volatili. Ci spiega ad esempio come il maschio adulto, dopo una breve interazione riproduttiva con la femmina,incontri un altro maschio con il quale dapprima custodisce le uova fino alla schiusa, dopodiché accudisce i piccoli fino all’involo.I due maschi proteggonoinsieme,anchein modo aggressivo, il loro territorio e, poiché sono di dimensioni maggiori e tendenzialmente più combattivi delle femmine, riescono a essere più efficaci nell’allontanareeventuali predatori.

Ci sono in natura specie di animali monogami, fedeli per tutta la vita a un esemplare dell’altro sesso (ad esempio molti uccelli). Alcuni animali si riproducono con un esemplare dell’altro sesso ma scelgono di trascorrere la vita accompagnati da un compagno dello stesso sesso; altri assumono comportamenti omosessuali o bisessuali per soddisfare il loro istinto sessuale, dovuto, in alcuni casi, anche alla carenza di femmine (i coleotteri maschi, ad esempio, iniziano ad accoppiarsi con qualsiasi altro esemplare, anche quando non sono certi che sia femmina, per incrementare la possibilità di riproduzione) e altri per preferenza di genere.

Fino a non molti anni fa l’omosessualità legata al comportamento animale riscontrava forti pregiudizi anche tra gli studiosi che tendevano a ignorare o censurare manifestazioni singolari.Considerata come una forma anomala e curiosa (se non addirittura come una patologia), l’omosessualità animalefu ricondotta a diverse cause scatenantiquali la carenza di ormoni o un difetto di informazioni nelle prime fasi di vita (imprinting errato) e osservata soprattutto in situazioni di convivenza forzatadi specie dello stesso sesso in luoghi circoscritti(gabbia, recinto, allevamenti, zoo, ecc.).

Un altro fondamentale motivo per cui tali atteggiamenti venivano a priori rifiutati era perché contraddicevano la teoria dell’evoluzione, tant’è che per decenni il comportamento omosessuale è stato denominato “paradosso di Darwin”: com’è possibile che persista un comportamento che, invece di far riprodurre la specie, genera una riduzione della fitness – ovvero un numero sempre maggiore di figli che a loro volta procreeranno – e potrebbe portare all’estinzione?

Studi mirati sono stati avviati grazie alla ventiquattresima Conferenza etologica internazionaleche,nel 1995, ha dichiarato l’omosessualità animale un legittimo campo di ricerca.Oggi sappiamo che questi comportamenti sono stati riscontrati in più di 1500 specie animali e studiati su oltre 450 (sia tra i maschi sia tra le femmine). Ciascuna specie ha abitudiniproprie.Tra le scimmie, per esempio, i rapporti omosessuali sono utilizzati come forma di saluto, per formare nuovi legami sociali, per risolvere conflitti e riappacificarsi.Igorilla,durante l’adolescenza, vivono in gruppi dello stesso sesso e per tutto il periodo si corteggiano a vicenda e hanno relazioni di lunga durata;anche quando raggiungono l’età adulta alcuni di loro continuano a preferire un partner del proprio sesso.I maschi adulti dei trichechidurante la stagione degli amori si accoppiano con le femmine e nel resto dell’anno hanno rapporti con esemplari più giovani dello stesso sesso.Alcune femmine degli orsi, dopo essersi fatte ingravidare da un maschio, scelgono come partner un’altra femmina, allevando insieme i cuccioli.In altri casi, invece, gli esemplari si accoppianotra di loro per attirare animali del sesso opposto oppure al fine di allenarsi per la futura relazione con la femmina.

Ricerche approfondite suggeriscono che tali atteggiamenti potrebbero svolgere un ruolo importante nella riproduzione e nell’evoluzione poiché possono fare da collante per stabilire, mantenere e rinforzare le relazioni sociali e a diminuire aggressioni e conflitti tra lo stesso sesso.

VITTORIA SERAFINI

TESTIMONIANZE: I RACCONTI SULLA VIOLENZA DI GENERE

“Erano circa le sei, aveva appena iniziato a fare buio. Io e altre tre amiche eravamo sedute sulla panchina di una piazza, dopo un po’ tre/quattro ragazzi sui diciotto si sono seduti sulla panchina di fronte alla nostra e hanno iniziato ad importunarci.

All’inizio ci hanno lanciato degli sguardi, non soddisfatti hanno iniziato a dire “hey bellee” o “mi date l’instagram” “dai perché ci ignorate” “mi dai il numero bellissima” e cose di questo tipo, abbiamo continuato ad ignorarli per un po’,ma dopo qualche minuto abbiamo iniziato a preoccuparci veramente e siamo andate via entrando in un supermercato vicino e rimanendoci per una decina di minuti.

Uno dei nostri genitori ci è venuto a prendere in  macchina cento metri più avanti all’uscita del supermercato, vicino alla piazzetta dove eravamo sedute prima, dove ci siamo ritrovate quei ragazzi che continuavano ad importunarci ed a fischiarci. Mentre noi ci precipitavamo in macchina, loro continuavano ad esordire con “ahahah hanno paura di noi”.

Sicuramente qualcuno si chiederà come fossimo vestite; mi sembra tutte in jeans con sopra il giaccone/cappotto invernale. Questi comportamenti non avvengono in base all’abbigliamento, ma solo per dare fastidio o non so per quale altro motivo. Eravamo in seconda/terza media e ne siamo rimaste molto scosse.”

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“Sono una persona molto frenata di mio, non faccio mai niente se non ho prima valutato attentamente le conseguenze. Con te era come se avessi dimenticato tutto, ogni tua azione mi sembrava così normale. E invece dopo mesi, finita la storia, ho capito quanto fosse tutto così sbagliato.

Voglio ricordare che la violenza non è solo fisica. Una relazione in cui il tuo compagno o la tua compagna ti manipola, ti fa credere di volere cose che non vuoi, in cui i tuoi no non sono validi, in cui il piangere la notte è normale, in cui ti senti in trappola, costrett* o monopolizzat* non è una storia sana.

È abuso psicologico, e prego chiunque stia ascoltando questo discorso e che magari sta vivendo una situazione del genere di uscirne immediatamente, perché io tutt’ora non mi sono totalmente ripresa e giorno dopo giorno mi accorgo di quanto tutto questo abbia cambiato il mio modo di reagire e di essere.”

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“Era estate avrò avuto cinque o sei anni.

In spiaggia ci si era avvicinato un signore sulla trentina che diceva di essere un dottore. Aveva fatto amicizia con mia madre e un giorno mi chiese di andare a pescare assieme a lui i gamberetti perché in un punto della spiaggia ce ne erano tantissimi; mia madre acconsentì e io non potevo esserne più felice. Così andammo a pescare i gamberetti al pontile, sotto ad una piattaforma di legno, abbastanza al riparo. Prendemmo retino e secchiello, lui mi fece chinare sulle buche per prendere i gamberetti. Mi disse che dovevo avere pazienza perché ci mettevano un po’ a uscire.

Quando mi chinai mi sembrò di sentire che qualcuno mi alzasse il costume e me lo spostasse,ma non mi rendevo conto, per me non faceva senso, pensavo fosse tutto nella mia testa. Una volta sposato il costume cominciò a penetrami l’ano con le dita, ripetutamente, io ero ferma e aspettavo i gamberetti. Quando provavo a girarmi lui mi diceva che dovevo tenere gli occhi sopra la buca. Ricordo che la sera, quando mi ritrovavo da sola nel mio letto, sentivo una sensazione molto strana perché non sapevo che fare e non sapevo se accadesse davvero oppure era tutto frutto della mia immaginazione e tutt’ora, in realtà, non ne ho la certezza. Così, una volta, portai con me mia sorella, anche lei abbastanza piccola e lui non fece nulla. Mi sentivo molto sollevata, ma mia sorella mi disse che si annoiava, e nonostante io avessi tentato di convincerla a rimanere in tutti i modi, mi lasciò da sola con l’uomo. Ricordo che ogni giorno, dopo averli pescati, gettavamo i gamberetti in mare; io gli chiesi perché, mi sembrava che l’impegno impiegato per catturarli così fosse gettato all’aria. Lui rispondeva dicendo che nel suo enorme acquario non entravano perché ce ne erano già troppi. La cosa andò avanti per una settimana, forse di meno, forse di più.

Penso sia uno di quei ricordi che ho sempre tentano di soffocare spingendolo giù nei miei pensieri più profondi. Ricordo che da piccola lo reputavo il mio segreto più grande. Ho capito di aver subito un abuso sessuale solo pochi mesi fa quando è uscito l’argomento e ne ho parlarlo con le mie amiche più intime, di cui una si è messa anche a piangere.

Nell’ultimo periodo mi veniva spesso da pensarci, quando mi spogliavo per fare la doccia… e tutt’ora mi fa strano pensare che qualcuno mi abbia toccato in quel modo senza che io gli abbia mai dato il mio consenso e che la prima volta che sono stata toccata non sia stato da qualcuno che volevo lo facesse e a cui mi sento legata sentimentalmente, come il mio attuale ragazzo.”

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“avevo un vestitino, un vecchio mi urla sette volte “mamma che bona” corro via e mi metto a piangere”

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Non ho mai subito abusi, e non mi hanno mai fatto del male fisico, nonostante io sia una donna. Ho la fortuna di essere una ragazza che ha sempre potuto indossare quello che voleva per andare in giro, senza che uomini adulti mi fermassero dicendomi che non potevo andare in giro vestita come volevo, senza che persone strane cercassero di molestarmi. Una volta però stavo camminando con la mia migliore amica per strada. Ad un certo punto ho visto dei ragazzi più grandi, avranno avuto circa venti/venticinque anni che si sono girati a guardarci,poi hanno fischiato. Questo gesto mi ha fatto sentire un oggetto, come se fossi utile solo per il mio corpo, come se non avessi nulla a parte quello. Imparate a rispettare le ragazze, più grandi o più piccole non importa. Perché voi che vi divertite a fissare le donne per strada, a picchiarle o a violentarle, ricordate che un giorno la stessa cosa potrebbe capitare a vostra figlia. Vi prego fatelo. Perché ho paura (e come me molte altre ragazze) perché se mai subissi violenze fisiche da parte di qualcuno mi sentirei terribilmente sporca, e non riuscirei mai più a far andare via quella sensazione.”

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“Ho ricevuto diverse battutine ma soprattutto toccatine anche spinte oltre il limite della decenza, ovviamente non desiderate, perché mi ero lasciata da poco e avevo bisogno di compagnia. “Sicuramente ti piacerà, ne hai bisogno, come tutte”.

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“Nella mia vita mi è capitato più volte di aver subito molestie, spesso da uomini anche molto anziani. Io ho quindici anni e sentirmi suonare urlare chiamare mentre aspetto l’autobus è la normalità. Una volta mi è stato chiesto e cito testuali parole : “ Ao bella ma a quanto li fai i bocchini?” da un uomo che poteva benissimo essere mio padre. Mentre scendevo dall’autobus uno ha avuto il coraggio di darmi una pacca sul culo. Penso che la discriminazione di genere si veda anche in questo. Come mai si ritengono liberi di fare quello che vogliono? Perché gli uomini credono di avere una sorta di potere su di noi e di poterci controllare, e finché questa malata mentalità del possesso non cambierà sarnno uccise donne ogni giorno.

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“Ciao, spero davvero che questo venga letto perché ci tengo particolarmente. Parlo da ragazza in prima persona così come parlo a nome di mie compagne di classe e amiche. È oramai quasi quotidiano che, ogni volta che giro da sola, o in una strada non affollata con qualche amica, qualcuno fischi, suoni il clacson, faccia apprezzamenti non richiesti, spesso mettendomi/ci in imbarazzo. Provo disgusto nel pensare che uomini sulla cinquantina che potrebbero essere mio padre facciano apprezzamenti così vomitevoli e imbarazzanti a me o a qualcuno con cui mi trovo. So di ragazze che conosco che sono state seguite, chiamate, anche fermate fisicamente da uomini molto più grandi di loro, e chi pensa che possano essere giudicati come “complimenti” o stronzate del genere non ha capito nulla di ciò che si prova. Esempio: qualche giorno fa stavo attraversando ad un incrocio, era sera ma c’erano ancora molte persone, vedo due tipi sui trent’anni che si comportavano in modo strano e guardavano me e la ragazza accanto a me, che avrà avuto al massimo 16 anni. Io ho tirato dritto affrettando il passo. Una volta superati li ho sentiti dire cose come “dove scappi” o “dove pensi di andare”, ridendo, io non mi sono girata e ho continuato ad andare per la mia strada, una volta arrivata a casa ci ho ripensato e mi è salita una rabbia incredibile nel pensare all’indelicatezza che hanno avuto e all’imbarazzo che mi hanno creato. Questo è solo una delle tante volte in cui è successo a me o a mie amiche o talvolta anche quando eravamo in gruppo, e credetemi non è piacevole. Altro esempio; ieri ero a pranzo con una mia amica, e per quanto questa non sia una scusa ci tengo a precisare che avevamo un paio di jeans semplici e un maglione, niente di più, un tipo con due figli piccoli ci ha squadrate dall’alto in basso, sorridendo alla fine in modo ambiguo.

Questa storia deve finire, sono stanca di sentirmi osservata quando esco in tuta e felpa o quando indosso una gonna. La società attuale deve darsi una svegliata, e non fischiare o suonare il clacson a ogni individuo di sesso femminile che stava solo camminando.”

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“Era mio amico, io lo avevo appena rifiutato e lui non c’è stato. Mi ha preso per i fianchi ed ha provato a baciarmi, io l’ho scansato ed è finita lì ,so che sembra stupido ma mi sono davvero sentita indifesa e violata.”

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“Questa è una testimonianza allegra. Un giorno stanca del continuo catcalling, ho imbruttito uno proprio in mezzo alla strada fino a farlo scappare via, è stato molto soddisfacente.”

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“Eccoci qua… questo è un argomento che mi sta molto a cuore: la violenza sulle donne. È assurdo il fatto che nel 2020 ancora se ne debba parlare. Fortunatamente non ho mai subito una violenza ma, e questo credo sia successo a tutte le donne, mi hanno fischiato più volte mentre camminavo per strada. Gli uomini non sapranno mai cosa si prova a camminare per strada con la paura perenne che ti scava dentro. Non capirete mai quello che si prova, mai. È per questo che credo sia una cosa assurda, perché ieri ho visto un video di un uomo che diceva cose fuori dal normale… e io mi domando perché io e le mie future figlie dovremmo vivere in questa società, dove lo stereotipo della donna è ancora quello in cui viene raffigurata come oggetto da prendere,usare e poi gettare via. Basta sono una donna e sono stufa di essers trattata come un oggetto. #LAVIOLENZASIFERMAQUI”

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“Ero sull’autobus. Vicino a me c’erano dei ragazzi che hanno iniziato a fissarmi e a fare commenti su di me a bassa voce. Nonostante vedessero che io mi accorgessi di tutto e che fossi chiaramente a disagio, continuavano a ridere e scherzare tra di loro, finché mi sono allontanata sentendomi responsabile o in colpa per qualcosa, pensando che potevo vestirmi o truccarmi in modo diverso. Solo dopo molto tempo ho capito che non ero io a dovermi vergognare; purtroppo questo concetto non è per nulla scontato.”

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“Stavo passeggiando sulla spiaggia con mia madre e un gruppo di ragazzi di circa trent’anni mi hanno lanciato una marea di fischi e commenti, quando mi sono girata uno di loro mi ha fatto segno con la mano di andare da lui; mi pento ancora di non avergli detto niente, avrei potuto rispondergli con i peggiori insulti, ma in quel momento non ci riuscivo, mi sentivo solamente umiliata.”

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“Avevo passato una giornata stupenda in centro, salgo sul tram (rigorosamente pieno) e mi metto le cuffiette. Un uomo davanti a me si avvicina, con una mano mi dice di stare in silenzio mentre con l’altra mi tocca sui pantaloni. Mi scende una lacrima e alla fermata dopo,presa dal panico, scendo, credendo che quel momento fosse finito, ma era sceso anche lui.

Mi chiudo in un bar e mi faccio venire a prendere.

Ragazze/i se vi accade una cosa del genere urlate (cosa che io sul momento non ho saputo fare) e riparatevi in un luogo dove non siete soli/e.

Spero non accada a nessun altro.”

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“Ero in giro con la mia famiglia, mio padre ed io un po’ eravamo un po’ più indietro rispetto a mia sorella e mia madre. Due cinquantenni che aspettavano l’autobus hanno fatto la radiografia a mia sorella (che aveva un cappotto lungo). È stato orrendo. Poi ho sentito anche io il loro sguardo addosso,mi è salito il vomito.”

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“Una settimana fa ero per strada con una mia amica, avevo dei jeans skinny e una maglietta normalissima; ad un certo punto due uomini in una macchina ci hanno urlato e suonato “abbone salite pure”e ci hanno seguite fino a quando non siamo salite a casa mia.”

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“una volta ho incontrato un uomo sull’autobus, anche il giorno dopo e quello dopo ancora, è successo per le 2 settimane seguenti. Scendeva sempre alla fermata dove scendevo io e se io cambiavo fermata, lui non scendeva fino a quando non scendevo io. Cercava sempre il mio sguardo e mi terrorizzava, a tal punto da far venire mia madre a controllarlo. Ho fatto venire mio padre e da quel punto non è venuto più.”

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“Quest’estate, di sera, stavo tornando a casa da sola, su una via un po’ buia. Un uomo sui cinquant’anni mi ha visto, si è fermato e mi è rimasto a guardare. Quando l’ho sorpassato si è girato e mi ha fissato il culo per circa un minuto. Poco dopo credo avesse iniziato a seguirmi ma ho corso e sono entrata nel mio palazzo. So che non è nulla di grave ma comunque sono cose che succedono spesso e danno abbastanza fastidio.”

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“Una volta un vecchio mi ha fatto i complimenti”

LA BATTAGLIA DEI SESSI (NEL MONDO DEL CINEMA)

La tradizione del cinema Hollywoodiano – paradigma di molto del cinema occidentale – ha spesso messo al centro delle sue storie figure femminili forti e protagoniste.                                                                  

Addirittura nei titoli di alcuni dei film più famosi della storia del cinema è spesso presente il nome della protagonista femminile, da “Gilda” a “La regina Cristina” fino ai più recenti “Colette” e “Jackie”. Da questo possiamo dedurne che il mondo del cinema è aperto alle istanze del movimento femminista e più in generale a una attenzione alla rappresentazione reale e contemporanea della donna? Forse le cose non sono così semplici come sembrano. Basti pensare ad uno dei film più misogini e sessisti della storia del cinema che si intitola “Donne”.                                        

Partiamo da una considerazione oggettiva: il mondo del cinema è senza dubbio governato dagli uomini e per darvene una prova basta fare un semplice esempio: in ben novantadue edizioni degli Oscar, solo una volta, nel 2010 (quindi pochi anni fa) a vincere il premio per la miglior regia è stata una donna, ovvero Kathryn Bigelow per il film “The Hurt Locker”, tra l’altro pellicola dalla trama decisamente non “rosa”.                                                                                                                           

Nonostante ciò, però, negli ultimi anni, sono usciti in sala alcune pellicole con protagoniste femminili diverse dalle solite. Vi starete chiedendo quale sia la differenza tra i personaggi di oggi e quelli di ieri, beh eccola qui: per molto tempo siamo stati abituati a figure femminili passive, che subivano le storie raccontate e che alla fine non facevano altro che tornare dal proprio uomo mostrando allo spettatore, per l’ennesima volta, come doveva comportarsi una brava donna (e se ciò non accadeva la trama si concludeva con la morte della protagonista).                                                           

Ora la situazione sta cambiando e abbiamo la possibilità di vedere personaggi che prendono in mano la storia e che con scelte proprie e decisioni prese senza sottostare agli ordini di nessuno stravolgono la narrazione e cambiano il corso degli eventi. Alcuni di questi film hanno come protagoniste donne realmente esistite, donne che hanno in qualche modo cambiato la storia.                                                              

A cosa o a chi dobbiamo questa svolta nel mondo del cinema? Sicuramente in buona parte alle stesse donne di Hollywood che con le loro proteste e le loro accuse contro alcuni degli uomini più potenti del settore hanno lanciato movimenti come “Me Too” per cercare di cambiare le cose.                                           

Queste pellicole hanno come protagoniste donne che tutti noi conosciamo, ma forse di loro sappiamo solo il nome e non la storia e ne è un perfetto esempio il film “Coco avant Chanel”, con una meravigliosa Audrey Tautou, che ci fa scoprire le origini di uno dei personaggi più rivoluzionari della storia della moda.                                                                                                                      

Alcuni film parlano di donne famose e conosciute, come la regina Elisabetta I in “Elizabeth”, ma altri ci fanno conoscere le storie di figure femminili che stavano dietro le quinte, nell’ombra, come per esempio le protagoniste del film “Il diritto di contare”, tre donne di colore che negli anni 60 collaborarono all’operazione spaziale degli Stati Uniti alla NASA.    

Certamente da ciò che vi sto raccontando potreste pensare che si siano raggiunti gli obbiettivi posti, quindi la parità di genere nel mondo del cinema, ma purtroppo ancora non si può cantare vittoria; infatti nonostante vi siano pellicole che portano avanti ideali femministi, molte di queste sono dirette da uomini. Sono veramente poche le registe che riescono a farsi un nome ad Hollywood, mentre nuotano in un mare popolato principalmente da registi uomini; uno dei nomi più recenti che mi viene in mente è Greta Gerwig, regista rivelazione di “Lady Bird” e dell’ultima trasposizione cinematografica di “Piccole Donne”. Un’altra regista che si è imposta con la sua bravura ad Hollywood è Sofia Coppola che per esempio con il suo film “Marie Antoinette” racconta la storia della più amata e odiata regina di Francia enfatizzando il suo amore per lo sfarzo e la bella vita, ma anche la sua fragilità e vulnerabilità e regalando allo spettatore un coloratissimo film sulla vita della sovrana.                                                                                                                                                                

Capita spesso che alcune delle storie narrate abbiano come protagoniste donne schiacciate da una società maschilista che hanno lottato per rimanere in piedi, come Judy Garland famosissima cantante e attrice degli anni 40/50 con una vita piena di molestie e soprusi, le cui vicende sono state magistralmente raccontate nel film dell’anno scorso “Judy”, con una strabiliante Renée Zellweger vincitrice dell’Oscar come miglior attrice per la sua performance. Proprio questa ultima pellicola mostra perfettamente come il mondo di Hollywood imponga standard estetici e di performance alle artiste, o di come per esempio dopo una certa età per una donna, anche se grande attrice, si faccia ardua la ricerca di un lavoro; questo però non vale per gli attori di sesso maschile, che nonostante l’età hanno molte più occasioni. Per una Meryl Streep o Glenn Close che continuano a lavorare dopo i cinquant’anni ci sono decine di Robert De Niro e Al Pacino che superati i settant’anni riescono tranquillamente a passare dalle commedie agli action movie.                                               

Il mondo del cinema si sta facendo vecchio, ormai le serie tv stanno prendendo il posto dei film, già prima dell’emergenza Covid-19 e ancora di più dopo, ed è molto interessante notare come il mondo delle serie tv sia in mano alle donne: infatti sono molto numerose le registe, produttrici e sceneggiatrici di serie che hanno dato vita ad alcuni dei programmi più conosciuti di sempre come “Grey’s Anatomy”, “Le regole del delitto perfetto”, “Orange is the new black” o “Scandal”; alcune di queste grandi donne sono per esempio Shonda Rhimes, Jenji Kohan, Ava DuVernay e molte altre ancora. Questi personaggi sono pioniere di un’ondata di freschezza nel mondo televisivo e promuovono messaggi di inclusione e girl power.          

In conclusione è evidente che c’è ancora bisogno di lavorare riguardo la parità di genere nel mondo del cinema; si sta procedendo, ma lo si sta facendo lentamente. Ogni film diretto, scritto, prodotto e interpretato da una donna è un passo avanti e siamo anche noi spettatori e spettatrici, in quanto consumatori di prodotti cinematografici, a poter orientare le scelte della settima arte e prima o poi si sfonderà finalmente questo tetto di cristallo.

CESARE NARDELLA

CASSANDRA E IL FEMMINISMO NELL’ILIADE

Christa Wolf, scrittrice tedesca e grande appassionata di storia antica, con un lungo monologo riesce a dare voce a una figura che, nell’Iliade, ha sempre ricevuto poco spessore, ma di cui lei si serve per osservare il ruolo della donna all’interno della società a palazzo, rendendola un’eroina per cui fare il tifo mentre combatte contro una realtà patriarcale e maschilista, sebbene ne conosciamo la sorte, Cassandra

Fu la porta dei leoni a Micene ad accogliere, secondo la leggenda, i prigionieri che gli Achei erano riusciti a portare con loro al termine della guerra di Troia. A salvarsi furono in pochi: solo chi, come Enea, fece in tempo ad imbarcarsi, tutti gli altri morirono sotto le fiamme o furono fatti schiavi. E a quest’ultimi non era riservato un destino migliore. Quando Cassandra, la mitica sacerdotessa di Apollo secondo Omero, raggiunge Micene dopo un estenuante viaggio via mare, non ha certo bisogno del suo dono per profetizzare quello che sta per succedere a lei e a tutti quelli che Agamennone ha portato con sé.

La morte é vicinissima, e quei leoni a capeggiare la rocca ne diventano il simbolo. E l’unica cosa che le sembri giusto fare é ripercorrere, prima a grandi balzi e poi lentamente, tutto quello che l’ha portata fin lì, sotto il sole, a dover rinunciare a una vita per cui non le dispiace neanche troppo in fondo. Parte dall’inizio, dalla sua nascita, passando per l’adolescenza e per tutto ciò che l’ha resa la donna che é ora. Forte e indipendente ma terribilmente fragile e sola. Tramite i suoi occhi ricostruiamo un’intera società, basata sull’apparenza e su giochi di potere. Incontriamo figure di donne forti e intraprendenti, non assoggettate alla volontà di nessuno, così come vediamo ragazze il cui unico scopo a palazzo é soddisfare i desideri dei principi.

Vediamo Ecuba, la moglie di Priamo, cui il re chiede sempre consiglio prima di prendere qualsiasi decisione. É lei il vero capo, a palazzo: ogni scelta passa da lei. Anche se é una figura nascosta, nell’ombra, Troia crollerebbe senza il suo polso, e il Consiglio non può farne a meno. Ma vediamo anche come, nell’infuriarsi e nell’inevitabile incedere della guerra, la violenza e la sete di potere offuschi la ragione degli uomini e lei, che invece di dirgli quello che si vogliono sentire dire, affronta i problemi con razionalità, viene piano piano sempre più messa da parte. Finché, bandita da ogni consiglio, non ha più alcun potere e osserva Troia distruggersi da sola, logorata dai conflitti interni più che dai colpi dei nemici, impotente e relegata nelle sue stanze. Con il rinnegamento della figura femminile c’é il rinnegamento della ragione, di quel filtro tra gli uomini il potere, e senza di lei essi ne rimangono accecati.

Vediamo poi Polissena, la sorella di Cassandra, bellissima e piena di fascino, con cui lei si contende fino all’ultimo il ruolo di sacerdotessa. Cassandra, che non ha le doti naturali della sorella, vede in quella strada il suo unico modo di arrivare al potere, in un mondo in cui l’alternativa é il matrimonio. E sa bene che non tutti gli uomini sono come suo padre Priamo. Le basta pensare a Briseide per capire che lei non intende assolutamente legarsi a nessuno. Per quanto non neghi possa esistere un uomo che la possa addirittura amare, lei ama di più la sua libertà. E con la determinazione che é la sua spada, riesce a vincere la sorella. A Polissena allora non restano piú alternative e le tocca trovare marito, e passa da un uomo all’altro finché non viene scelta come esca per Achille, e va incontro al suo tragico destino.

Figura, anch’essa indipendente e rispettata da tutti, seppure ovviamente in modo diverso da Ecuba prima della guerra, é la madre del fratello adorato. Nella sua casa nel bosco, non c’é nessuno a dirle cosa fare, e la sua saggezza diventa un punto di riferimento per tutte le ragazze che non hanno un posto dove stare. Da lei si cuce, si balla, ci si racconta la propria vita, ma soprattutto si impara, si discute, si cresce. La sua capanna é il punto di ritrovo per quelle anime libere, non ancora toccate dalla sete di potere degli uomini al potere, e tra esse spicca Anchise, il padre di Enea, e la sua saggia bontà.

Ma a colpire più di tutte é la figura della stessa Cassandra, che iniziamo a conoscere e di cui capiamo ogni scelta: fin da piccola interessata alla politica e giochi di potere del palazzo, capisce subito che l’essere una bambina non le riserverà la gloria dei fratelli.

Allora prega Apollo, e il dio l’ascolta, dondole un dono terribile e potentissimo, quello della profezia: lei però non si concede neanche al dio, che furioso la condanna a non essere creduta. Ora é lei ad essere la più forte, ma a Delo viene mandato il fratello, infinitamente meno adatto. La gente vuole essere rassicurata, sentire sempre le stesse cose, ha bisogno di qualcuno che le legga nelle viscere nient’altro che il prossimo raccolto. Perché metterle in testa domande che non si pone? Ecco, questo passo mi ha colpita molto, perché oltre al fatto che sia una donna, fa paura il fatto che dica la verità, che possa scombussolare gli equilibri e svelare gli inganni del palazzo. L’intera guerra di Troia é basata su un inganno: Elena é mai esistita? A Troia non l’ha mai vista nessuno, ma per Priamo é una questione d’orgoglio. É questo cieco senso dell’onore degli uomini che né lei né Ecuba capiscono, e che la porterà alla pazzia. Una follia dovuta alla ragione, però: Cassandra impazzisce perché per lei nessuno di tutti quegli inganni ha un senso, e il suo dono é un fardello troppo pesante. É sempre stata ambiziosa e ha raggiunto il potere, ma ormai nessuno le dà retta, nemmeno Pantoo, il sacerdote di Apollo, e ne paga le conseguenze. Solo Enea é in grado di amarla, ma anche quando lui la chiama, offrendole la possibilità di scappare verso una nuova vita, lei rimane dolorosamente se stessa e va incontro al proprio destino.

Quanto ci sia di vero nella sua figura nessuno lo saprà mai. Quello che rimane, però, é un mondo, sapientemente creato dall’autrice basandosi su fonte storiche e immaginazione, che rappresenta fedelmente il ruolo delle donne in una società della vergogna e basata sul patriarcato come quella omerica. A Clitemnestra rimane solo la crudeltà e la vendetta per esercitare il potere, Briseide non ha potuto dire una parola sul proprio destino, Ecuba ha dovuto assistere alla rovinosa caduta di Priamo senza poterla evitare in alcun modo, Cassandra non si é mai sentita parte di quella città, troppo falsa, basata sull’apparenza e la menzogna, troppo dura per lei, così desiderosa di conoscere e vivere rapporti veri. La sua é la ricerca di una felicità impossibile, il matrimonio non é un’opzione per la sua anima ribelle e rimanere da sola non può, ma neanche l’unione con un Dio si rivela una decisione giusta. Infatti si rende conto di non credere neanche negli dei, quegli esseri celesti che li guardano dall’alto. E se non si crede in niente é difficile poter continuare a dire la propria opinione a palazzo: in un mondo abilmente costruito sul cristallo, come un castello di carte, in cui in cui ogni carta é una menzogna, una sacerdotessa che mette di fronte a tutti la verità é più pericolosa dei soldati achei intorno alle mura. E viene quindi rinchiusa, e con lei l’ultimo briciolo di ragione che ne avrebbe evitato la distruzione.

Non posso amare un eroe.

Anche di fronte alla morte, rifiuta ogni forma di sottomissione.

ISOTTA RIGGIO

Revenge porn, violenza online e i gruppi Telegram

Siamo agli inizi di aprile quando la rivista Wired punta i riflettori su alcuni gruppi privati Telegram in cui veniva scambiato materiale pornografico non-consensuale, nei quali si contavano 43.000 iscritti in soli due mesi. Già un anno prima Wired e il programma Mediaset Le Iene si erano infiltrati in queste comunità, scoprendo un canale che contava 2000 membri, aperto nel 2016, con lo stesso scopo. Continua a leggere