Category Archives: Poesie

COMPONIMENTI CREATIVI

Mano sul cuore

Ormai sono tutti bravi a parlare
Provo a dimostrartelo con i fatti
Metti la tua mano sul mio cuore
E senti come batte forte
Solamente a sentire il tuo nome

E tu che non credevi
Quando ti dicevo che
Tu eri tutto per me

Mentre io per te
Perdo la testa
Te stai in giro
A fare festa

Con il tuo sguardo penetrante
Hai trafitto il mio cuore
Da parte a parte

G. PITA

Stanza vuota

La luce

è calda,

come è ancora caldo

questo passato, che

piano piano

scivola dalle mie mani.

Si allontana

lento, come la lava

che esce dai vulcani.

So che un giorno esso

diventerà pietra lavica,

e potrò conservarlo

come un anello al dito.

Ma ancora è presto.

Una distesa

larga, densa, fitta,

mi brucia gli occhi.

Tra il calore e

il rumore assordante

della vita che mi appresto a salutare,

vedo lei, lontana, lontanissima.

Non so chi sia,

non so cosa aspetti.

Ma so che tiene al dito l’anello,

e che mi sorride.

MARIA GUERRIERI

“Siete voi qui, ser…?”

Io, un personaggio così illustre, costretto a stare qui, in una landa battuta dal fuoco, circondato da persone che si muovono in modo disordinato, senza una meta.

Eppure, io in vita avevo una meta: sono stato notaio, funzionario comunale, poeta e retore, servendo sempre la mia bella Firenze. 

Da vivo mi occupavo di così tante cose, ora il mio unico scopo è fuggire da questo fuoco che mi ha corroso il volto. 

Come avrete capito qui non accade mai nulla di nuovo, ma oggi sento che qualcosa sta cambiando. 

Ci sono due uomini sull’argine sopraelevato del Flegetonte. Meraviglia: uno è vivo!

E non un mortale qualsiasi, bensì Dante: il mio allievo. Non ho mai dubitato delle sue capacità ma come avrà fatto a giungere sin qui con l’anima ancora unita al corpo?

Corro, mi sbrigo, non accadrà più un evento simile. Fuoco cessa di cadere almeno per salutare il figlio di Alighiero. Che sciocco, il volere divino è di gran lunga più potente del mio, quello di un peccatore, forse se avessi seguito la Sua dottrina non sarei qui. Ora basta, il tempo di tormentarmi e pensare a ciò che avrei potuto fare di certo non mi manca. Vado.

I peccatori come me osservano i due estranei come ci si guarda l’un l’altro la sera, alla debole luce della Luna nuova, con lo sguardo aguzzo come quello del vecchio sarto che cerca di infilare il filo nella cruna dell’ago.

Io non sono come loro e mi distacco dalla folla disordinata di anime.

Afferro il lembo della veste di Dante ed egli, nonostante il mio aspetto deturpato dal fuoco, che scende incessantemente e violentemente nella landa, mi riconosce.

Per parlare non è possibile fermarci, me lo impone la mia pena: chiunque di questa schiera si ferma un solo momento, giace poi senza potersi riparare quando il fuoco lo colpisce.

Dunque, cammino di fianco al mio allievo e alla sua guida.

Io mi trovo in basso e loro in alto, sull’argine, Dante tiene sempre il capo chino verso di me in segno di riverenza. Dal suo atteggiamento capisco che manifesta sorpresa, stima e ammirazione, tanto che non ha esitato due volte a parlare con me.

Una situazione di fatto ribaltata: maestro in basso e discepolo in alto, uno è peccatore, l’altro, anche se con la testa abbassata, è avviato alla salvezza.

Mi racconta il suo viaggio, la valle oscura e l’incontro con colui che adesso lo conduce per la retta via.

Avrei avuto tanto ancora da insegnare a Dante, egli ha seguito la sua stella, raggiungendo così la gloria. Se avessi visto il cielo così favorevole verso di lui lo avrei aiutato nella sua opera. Ahimè, mi sono spento quando il mio discepolo prediletto aveva 29 anni.

Un bravo maestro racconta tutto al suo allievo, ricorderà con angoscia il nostro ultimo incontro ma non posso fare altrimenti. 

Pronuncio tali parole: “La tua fortuna tanto onor ti serba, che l’una parte e l’altra avranno fame di te; ma lungi fia dal becco l’erba. Faccian le bestie fiesolane strame di lor medesme, e non tocchin la pianta, s’alcuna surge ancora in lor letame, in cui riviva la sementa santa di que’ Roman che vi rimaser quando fu fatto il nido di malizia tanta”. 

L’esilio: esiste una pena peggiore? Lasciare la città in cui hai trascorso la giovinezza, la tua vita. Tutto quello che verrà dopo solo Lui lo sa.

La sua risposta alla mia profezia mi lascia di stucco: “Se fosse tutto pieno il mio dimando voi non sareste ancora de l’umana natura posto in bando; ché ‘n la mente m’è fitta, e or m’accora, la cara e buona imagine paterna di voi quando nel mondo ad ora ad ora m’insegnavate come l’uom s’etterna: e quant’io l’abbia in grado, mentr’io vivo convien che ne la mia si scerna”. Mi considera come un padre, forse qualcosa di buono nella mia vita l’ho fatto. L’esilio è immeritato, ma lui già è preparato alla sorte, qualsiasi cosa essa voglia, purché la sua coscienza non lo rimproveri. “Che la Fortuna giri la sua ruota come le piace, e il contadino la sua zappa.”

Chiede chi sconta la pena con me e cito qualche nome: Prisciano, Francesco d’Accorso e Andrea de’ Mozzi.

Il tempo è poco. Prima di tornare sul cammino che mi spetta raccomando al mio discepolo il mio “Tesoro”, secondo me il ricordo della mia persona nel mondo non può che essere affidato alla mia opera. Mi auguro che anche Dante verrà ricordato dai posteri tramite i suoi componimenti.

Io sono Brunetto Latini, mi trovo all’Inferno, nel terzo girone, quello dei violenti contro Dio, natura e arte. Sono qui per la mia presunta omosessualità. È tutto vero? Vi lascio con il dubbio, certo che se sconto la stessa punizione inflitta da Dio agli abitanti della città di Sodoma un motivo ci sarà.

Tuttavia, l’incontro con Dante mi ha aiutato a ricordarmi chi sono veramente: un notaio, funzionario comunale, poeta e retore, che ha sempre servito la sua bella Firenze.

Coscienzioso della mia identità continuo incessantemente a correre, certo che le fiamme cadono proprio in modo implacabile su questo sabbione infuocato. Addio.  

LIVIA PAOLIZZI

COMPONIMENTI CREATIVI

Come un’ombra

Era sola. Il sole illuminava la sabbia attorno a lei. Era di spalle, di lei si vedeva solo la sua figura. Il rosso del crepuscolo delineava i suoi contorni. Era come un’ombra. Era ferma, mentre vedeva il mondo muoversi e cambiare colore. Era paziente, mentre aspettava il sopraggiungere della notte. Chi era? Forse un’illusa, forse un’ingenua.

O forse era semplicemente viva.

MARIA GUERRIERI

Posso dirti

Non posso dirti

che ti cercavo,

non possi dirti

che ti ho trovato.

Non ho mai realizzato

che avevo sempre capito.

Ti ho sempre detto addio,

senza mai salutarti.

Non posso dirti che eri una speranza,

meno che mai una certezza.

Ma eri una bella illusione,

questo ti posso dire.

L.

Lo specchio opaco dell’infinito

Indistinti

sono i colori offuscati dalla nebbia,

sovrastati dal grigiore del cielo.

Indistinti

sono gli sguardi di chi mi circonda,

e i loro volti coperti.

Eppure in questa città

turbata dalla pioggia,

ritrovo il suono delle lacrime

di chi piange di gioia,

e il suono delle lacrime

che bagnano il volto di colui che invece

cerca riparo e conforto

nella pace del temporale.

Il suono di chi ha fretta,

di chi è fermo nel traffico,

il suono di una bambina

che scopre il mondo

nel riflesso di una pozzanghera.

Ritrovo il suono degli affanni,

dei turbamenti, dei dilemmi,

delle speranze.

Ritrovo il suono della vita.

Lo specchio opaco dell’infinito

è un pentagramma,

e il rumore delle gocce

è la musica.

MARIA GUERRIERI

Lungo il fiume

Un uomo, preso da una grande tristezza, aveva preso a viaggiare con i suoi due bambini intorno al mondo intero, interrogandosi sul senso della vita e del susseguirsi degli eventi.

Quando lo sconforto più profondo stava corrodendogli l’animo, un posto risvegliò la sua coscienza.

L’acqua era parte integrante di quel piccolo paese, il suo nucleo si potrebbe dire. Scorreva inesorabile insieme alle vite degli abitanti che quando non sapevano con chi parlare, si rivolgevano al loro angelo custode in terra: il fiume dalle mille braccia. Il corso d’acqua da secoli era stato testimone di amori proibiti e incontri segreti, amico dei pazzi, nutrimento di poeti e sognatori, confessore per i più disperati e vita per ogni uomo. In quelle sponde, tra le increspature dell’acqua giacevano assopiti i sogni dei bambini, le angosce dei soldati, i peccati più osceni e i desideri mai confessati…se non al fiume. “L’acqua ha memoria, l’acqua ricorda, assiste alla storia degli uomini e scorre, va oltre, ma non dimentica.” In un sussurro l’uomo, a cui si era rivelata la verità, svelò così il segreto del fiume ai due bambini che accarezzavano la superficie dell’acqua e osservavano i mulinelli e i vortici girare. Si sdraiò sulla riva poggiandosi sui gomiti, finalmente rasserenato. Il giorno stava per terminare, una leggera brezza rinfrescava l’aria preannunciando la sera e all’orizzonte una nuvola bianca grande come una balena stava mutando in una dolce pennellata rosa. Abbassò lo sguardo al fiume, lo guardava come l’uomo che prima di spegnere la luce e addormentarsi osserva la sua amata, perché non si sa mai quel che può accadere.

Gli rivolse uno sguardo dolce e familiare, come quello che si rivolge a chi si conosce ormai da tempo, l’osservava come una vecchia ed elegante signora che continuava a ballare la sua danza senza che il tempo, o nessun altro, potessero fermare i suoi passi. E quello, bisogna dire, era un ballo tutto suo: suo il tempo, sua la musica, il ritmo, sue tutte le regole. Ma era anche lo sguardo di chi aveva capito il senso di quella danza, di chi era riuscito a svelarne l’essenza. Era lo sguardo che solo i disperati, i romantici o gli ubriachi malinconici erano riusciti a rivolgere a quello specchio del cielo e di ogni vita. Era lo sguardo di chi tanto aveva amato quella placida tempesta, di chi aveva trovato il senso della vita.

Dopo lungo vagare, era finalmente tornato a casa.

MOA

Consapevolezza

E d’un tratto

l’infinito si svela,

e lo vedi: il viaggio

che compiamo, unico nostro bagaglio

la Speranza.

E l’impegno, che come alleato ci si mostra,

non è altro che un passatempo.

Un giocattolo che ci concediamo,

mentre l’Universo si muove.

Una benda che ci mettiamo,

nell’oscurità della nostra ignoranza

infinita.

L’ipocrita fama di chi

non va da nessuna parte,

camminando tutta la vita.

Significhiamo nulla e mai

ci sarà concesso il diritto di incidere.

Così, l’infinito si svela:

la consapevolezza è una prigione,

la curiosità, il nostro carceriere.

JACOPO F. AUGENTI

Fine

L’irricordabile vuoto del buio profondo

si conclude in un’esplosione:

Principio di tutto.

Sentimenti, emozioni, paura,

sofferenze: momenti dapprima

sconosciuti, ti circondano, ti travolgono,

ti soffocano.

Mentre il Tempo, 

inesorabile come

la spada di un Boia zelante,

ti ricorda quanto sia 

effimero il bagliore di quella 

esplosione.

La Vita è un viaggio

che si conclude con una partenza.

JACOPO F. AUGENTI

La mafia

C’è gente che si nasconde,
approfitta delle nostre paure,
il loro dominio si diffonde;
Ma noi non ci faremo
Abbattere da queste sciagure

La mafia c’è ed esiste,
crede di essere forte
E ci minaccia;
Ma noi insieme
Con il cuore in mano
Non ci arrendiamo

G. PITA

Intervista al covid-19

Sei arrivato all’improvviso da lontano
Saltando da un animale in un corpo umano.
E da lì non ti sei più fermato
Hai infettato il nostro pianeta globalizzato.
Hai portato morte, dolore e disperazione,
ansie, psicosi e aberrazione.
Ma non solo, con la crisi economica che hai generato,
l’intero sistema mondiale è collassato.
Adesso però una domanda ti voglio fare:
Perché hai causato tutto questo male?
“Mia cara, io sono un virus non ho le gambe e non so volare!
È stato l’uomo a farmi arrabbiare!
Ha distrutto la natura e l’ecosistema
Su questa terra ha lanciato un anatema.
Ha occupato tutti gli spazi che ci ha donato la natura,
ha inquinato mari, cieli, sottosuolo ed ogni radura.
La verità è che avete sprecato la vostra intelligenza,
vi siete persi nella vostra incoerenza.
Soltanto alla vostra ingordigia avete pensato
ed ora il conto vi ho presentato!
Posso darti un consiglio anche se potrò sembrare un po’ duro?
Cambiate registro oppure non avrete un futuro”.

CONTESSA

                                             

Componimenti creativi

Allontanarsi

Volevo parlarti,

allontanarti dagli sguardi non desiderati,

dalle voci confuse,

dalle grida represse.

Scappare con te

solo per un istante,

per vedere cosa si prova

a rifugiarsi tra i silenzi,

a cercare il calore

della pace,

a rispecchiarsi nell’acqua limpida

non contaminata dalla pioggia.

Forse è impossibile

in un mondo che corre

fermarsi senza aspettare?

O è forse un dovere

mettere in pausa la fretta

e abbandonarsi al sognare?

MARIA GUERRIERI

Un libro sotto al cuscino

via di fuga per i pensieri scomodi.

Tentativo di spegnere la mente,

          ma nelle parole sottolineo ciò che mi smuove.

         E alla fine ci faccio i conti comunque,

con quello da cui scappo.

E nel frattempo è maggio,

schizzi di sangue

e sprazzi di paesaggio.

Chi sono io,

anemica un po’ viva e un po’ smorta,

con la speranza negli occhi

e il grande Gatsby tra le dita.

Chi sono io,

se non credo in Dio,

se non sono bella,

se non inseguo un ideale.

ISOTTA RIGGIO

Il valore del tempo

Il tempo,
Che continua a passare inesorabilmente,
ma la gente inconsapevolmente
non se ne accorge.
Solo se ti fermi
per un momento,
ti accorgerai che:
Il passato è argento;
Il presente invece vale oro;
Il futuro invece non si può valutare,
dato che deve ancora arrivare.

G. PITA

Una scuola, una casa, un rifugio

Mi manchi amata scuola, mi mancano i tuoi muri, le tue scale, il cortile e l’aula magna.

Mi manca l’aria che si respira durante le assemblee.

Questa pandemia ci ha tolto i sapori migliori della vita.

Ci ha imposto delle regole nuove,dei comportamenti innaturali.

Eppure,malgrado tutto, sei sempre dentro di me. Come un cordone ombelicale che ci lega indissolubilmente.

Quando tutto questo sarà finito ci riapproprieremo dei tuoi spazi, che sono i nostri.

Allieteremo le tue mura con i nostri canti, riempiremo le tue giornate con la nostra rumorosa presenza.

Perché noi siamo pronti, e non aspettiamo altro che poterti riabbracciare.

Scuola è Nostra.

CONTESSA

Lo strambo e lo strambo evento che cambiò la stramba vita dello strambo

Presentazione dello strambo:

Morgan Hill era un uomo nervoso. Non nervoso nel senso che era irritabile o soggetto a scoppi di rabbia improvvisa. Morgan Hill sembrava semplicemente vivere in uno stato di ansia costante. Ogni fibra del suo essere appariva tesa, agitata, inquieta. I suoi movimenti erano teatrali, melodrammatici, improvvisi. Gli occhi, esageratamente spalancati, si spostavano velocemente in tutte le direzioni come se avesse il perenne terrore di essere seguito. Il corpo alto, secco e tremante, era sempre intento a torcersi le mani con risatine isteriche. Morgan Hill, in sostanza, si mostrava come la copia perfetta di un Chihuahua spaventato.

Tuttavia, nonostante desse l’idea di essere un tipo riservato e in procinto di collassare da un momento all’altro, tutti coloro che avevano avuto l’immenso onore di conoscerlo sapevano bene che mai e poi mai avrebbero dovuto fare domande sulla sua carriera e sulle sue ricerche. Se c’era qualcosa di cui Morgan Hill era orgoglioso, quello era il suo lavoro.  Appena cominciava a parlare sulla sua occupazione ogni traccia di riservatezza o nervosismo spariva completamente garantendo al suo interlocutore una morte lenta e dolorosa causata da un cocktail letale di noia, esasperazione e diffidenza riguardo alle capacità cognitive dello strano individuo. Il problema, per tutti coloro che avevano la sfortuna di abitare nelle vicinanze, era che approfittava di qualsiasi cosa, anche della più stupida, per avere occasione di sproloquiare sul suo lavoro.

Morgan Hill era un ufologo. Un ufologo specializzato in clipeologia, meglio conosciuta come paleoufologia.  

Con il sorriso di chi la sa lunga  gli piaceva sottolineare di essere nato nella notte tra il 19 e il 20 dicembre del 1961 sotto circostanze misteriose, come per invitare il suo interlocutore a chiedere spiegazioni, cosa che nessuno saggiamente faceva. All’età di 59 anni era universalmente noto come Lo Strambo.

Di origine americana, del New Hampshire, si trovava in Italia da oltre trent’anni per investigare su certe questioni Top Secret per conto della NUFORC (National Ufo Reporting Center). Se qualche ingenuo malcapitato chiedeva cosa stesse facendo esattamente per quell’organizzazione, rispondeva prima con tono vago (non scendeva mai in dettagli in quanto le informazioni in suo possesso erano, a suo dire, strettamente confidenziali) e poi, per l’immensa gioia dell’ascoltatore, cominciava senza un’apparente motivo una lunga dissertazione sulla “teoria degli antichi astronauti”.

Viveva da solo in un piccolo appartamento; da solo per modo di dire, perché godeva della simpatica compagnia di un apatico gatto rosso battezzato FreakyFred detto anche Martin e di due piantine di grano prese durante un pic-nic sugli agroglifi (i cerchi nel grano nel sud-ovest dell’Inghilterra). Morgan era particolarmente orgoglioso delle sue piantine e nutriva per loro stima e grande rispetto. La prima si chiamava Kenneth Arnold e veniva nutrita a suon di musica classica, la seconda era stata nominata Benzodiazepine e veniva fatta crescere a ritmo di Heavy Metal.

Il suo appartamento era relativamente ordinato, o almeno più ordinato di quanto ci si aspetti da tipi come lui. Pile di riviste (tra le quali spiccavano UFO e  Weekly World News) e dvd di documentari sui temi più improbabili affollavano i mobili. Oggetti stravaganti e foto inquietanti erano sparse in giro. Tuttavia, era la sua camera da letto l’ambiente più particolare della casa: la sua stanza, senza mezzi termini, si presentava come un vero delirio. Un mosaico di articoli di giornali (che venivano periodicamente aggiunti e aggiornati), vecchie pagine di libri e oggetti non identificati tappezzavano il pavimento e le pareti. Totalmente disorientante. Nessuno, ma proprio nessuno sarebbe mai riuscito a trovare una logica  in mezzo a tutto quel mare di oggetti e informazioni. Nessuno, tranne Morgan e sua madre, ovviamente. Sua madre, Betty Hill, era una vecchietta energica tutta polmoni. Impossibile riuscire a spiegarsi come facesse a urlare al figlio con un’intensità tale da far tremare le pareti, eppure ci riusciva. Betty Hill era uno dei grandi misteri irrisolti dell’umanità. Veniva spesso a trovare il figlio dall’America e quando lo faceva bisognava essere certi di procurarsi al più presto possibile tappi antirumore per essere protetti dalle possenti grida di una nonnina dal buffissimo e assai marcato accento americano.

Le giornate di Morgan passavano tranquille, erano per lo più impegnate nello studio di enormi tomi sulle antiche civiltà in contatto con forme di vita extraterrestri (stava preparando un lungo articolo da mandare a una delle riviste di cui era socio) e nel ritagliare e collezionare tutte le notizie di fenomeni misteriosi accaduti all’interno del sistema solare. La mattinata cominciava con una nutriente colazione: mezzo litro di acqua caricata con onde gamma ad alta frequenza. Poi, metteva la musica per Kenneth Arnold e per Benzodiazepine e, dopo essersi aggirato a caso per l’appartamento come un’anima inquieta, decideva di rilassarsi qualche minuto davanti ad alcuni dei suoi programmi preferiti: Mistero e Enigmi alieni. Dopodiché si alzava di scatto, come colto da un pensiero improvviso, si girava in torno come se si aspettasse di vedere qualcosa e qualcuno, afferrava enormi occhialoni da aviatore e si precipitava fuori di casa. Tutto questo succedeva ogni mattina esattamente alle 9.30 e 15 secondi. Nessuno sapeva dove Morgan fosse diretto, probabilmente nemmeno lui. Tutti però sapevano fin troppo bene (e di questo Morgan se ne era accertato personalmente) a cosa servissero gli occhiali da aviatore: erano un sofisticato dispositivo fabbricato con appositi materiali contro la lettura delle onde celebrali che avevano inoltre la funzione di proteggere dalle radiazioni nocive a cui la mente umana veniva fatta esporre (nemmeno lui aveva specificato da chi) al fine di istupidirla e manipolarla.

Il suo pomeriggio era dedicato, invece, alla manutenzione e alla revisione delle apparecchiature per captare onde aliene.

La sera si dedicava poi alla sua attività preferita: si posizionava nel terrazzo che affacciava sul cortile e, con l’enorme telescopio che aveva comprato con i risparmi di una vita, guardava le stelle mentre il fresco vento della notte gli scompigliava i capelli.

Morgan adorava le stelle.

NOTA DI INTRODUZIONE ALL’EVENTO DEL PROF. DOC. HILL

Cercherò ti trascrivere tutto. Non tralascerò nulla, ogni cosa è degna di essere ricordata. Non ometterò nemmeno il particolare più insignificante, insulso, frivolo e sciocco (per il semplice motivo che non ve ne sono, troverete tutto piuttosto interessante). Ogni parola di quello che sto per svelarvi è degna di essere analizzata, sminuzzata, scomposta  e, infine, riferita a quante più persone possibile. Riporterò ogni mia singola azione e mio singolo pensiero. Perciò preparatevi perché sto per narrarvi del mio incredibile incontro con una forma di vita potenzialmente aliena.

Tuttavia, prima di procedere e raccontare gli stani fatti accaduti nel condominio di Via Octavia Butler 23, una domenica di luglio alle ore 17,25 e 00 secondi è necessario chiarire alcune cose.

Prima di tutto va posta la seguente domanda: è possibile che sulla Terra, in alcune circostanze, si creino dei varchi spazio temporali?

Assolutamente sì.

Come posso esserne certo? Beh, prima di tutto è provato da numerose cronache che nel corso dei secoli tali fenomeni sono sempre accaduti (basti pensare a ciò che successe la mattina del 25 Ottobre nel 1593 a Città del Messico o alla distorsione spazio temporale del 22 Gennaio 1854 in Westfalia).

Recentemente, inoltre, la scienza è riuscita a trovare diverse spiegazioni per questi rari prodigi; negli ultimi tempi è stata sempre più studiata la teoria dei cosiddetti Wormhole (tunnel che conducono verso uno spazio iperdimensionale e che ridurrebbero immensamente i tempi di spostamento da una parte all’altra dell’Universo). Se, quindi, civiltà extraterrestri avessero costruito questa sorta di metropolitana interstellare, sarebbe altamente probabile la presenza sulla Terra di entrate che danno accesso ai Wormhole (per maggiori informazioni leggete i miei articoli pubblicati su ALIEN TODAY).

Ora, sicuramente vi starete chiedendo cosa c’entra la teoria dello spostamento della materia con i fatti che vi voglio raccontare; beh, potreste rimanere sorpresi nell’apprendere che credo di aver individuato l’imboccatura di uno di questi tunnelproprio nel giardino condominiale che affaccia sul mio appartamento. Ma cosa mi spinge a formulare tale ipotesi?

Ebbene sì, sto per rivelarvi la verità. Il 26 Luglio del 2020 alle ore 17.25 esatte il profilo di una creatura, vagamente rassomigliante a un essere umano di sesso femminile, si materializzò improvvisamente al centro del cortile esterno del condominio in cui attualmente abito.

Ma cosa successe esattamente?

Ciò che potrete leggere di seguito è la trascrizione di due fonti di inestimabile valore. La prima è il mio diario cartaceo, la seconda è il mio diario vocale. Dopo essere corso alla finestra per osservare meglio gli avvenimenti, ho registrato ogni mio pensiero in diretta e, su questi fogli, ho riportato tutto, persino il mio respiro.

Morgan Hill

Il diario del Prof. Doc. Hill

Domenica 26 Luglio 2020

Via O. Butler 23, prima palazzina. Attico.

Ore 10.15 e 22 secondi. Temperatura: 32° Umidità: 58% Condizioni di visibilità: pessime. Molto probabilmente questa sera non sarà possibile supervisionare adeguatamente la volta celeste.

L’apparecchiatura appena arrivata da New York sembra intatta, le poche perdite non sono gravi. Inventario:

1 othosgrafo

2 prismi trasmettitori di Kampov

1 indicatore polvere kovis

1 spettroscopio di seconda mano

3 nuove antenne per il radiotelescopio

Finalmente a casa! Non posso dire che non mi sia mancato il mio comodo santuario ma il caldo… no! Quello non mi è mancato per niente! L’atmosfera è pesante, l’umidità mi uccide, riuscirò a sopravvivere qui per un altro mese? Bah!  Dopo essere andato al Polo sarà difficile riprendersi.

Sono appena tornato dai miei viaggi: la prima tappa è stata in Messico (Chichén Itzá e Palenque sono spettacolari. Mi sono commosso. D’altronde non capita tutti i giorni di assistere ad una delle grandi testimonianze del contatto tra la razza umana e quella aliena! Devo assolutamente scriverci un articolo!), la seconda in Antartide (sembrava ci fosse una stazione extraterrestre nascosta sotto i ghiacci e mi hanno chiamato per investigare).

Credo che oggi impiegherò la mattinata a ordinare i dati raccolti dalla strumentazione in mia assenza, spero di scoprire qualcosa di eccitante!

PS: Devo ricordarmi di ritirare la nuova camicia in tessuto schermante per protezione da elettrosmog.

Morgan

Ore 13.02 e 47 secondi. Nulla di nuovo o di estremamente interessante. Che noooooooooia. Torno, dopo due settimane di assenza (!) e scopro che non c’è stata nemmeno la più piccola variazione nell’atmosfera registrata dall’uranoscopio! Che delusione. Ah! Almeno ho  Kenneth Arnold e  Benzodiazepine che mi danno consolazione, sono cresciute così tanto!

Morgan

Ore 15.38 e 03 secondi. Ho dovuto rinchiudere FreackyFred in camera mia perché non fa altro che strusciarsi sulla mia sofisticata apparecchiatura. Che maleducato!

Mi trovo attualmente sul tetto del condominio. Dato che non ho questioni urgenti da sbrigare ho deciso di aggiornare le mie annotazioni sugli abitanti del luogo. Prima di tutto sospetto che uno di loro sia un robot spia, poi quello che abita al primo piano non me la dà a bere, secondo me nasconde qualcosa. Sto inoltre osservando la tizia della palazzina accanto: nuove indagini fanno credere che possa essere una rifugiata russa il cui vero nome sarebbe Antonida Vassil’evna Tarasseviceva. Devo tenerla d’occhio.

Dovrei anche controllare le trappole appiccicose che avevo piazzato per catturare i Piccoli Grigi. Sono forme di vita scaltre, ma io so come raggirarle: secondo una recente teoria, infatti, gli extraterrestri di taglia più piccola…  *Parte delirante del diario omessa per preservare la sanità mentale del lettore*

Morgan

Ore 17.20 e 00 secondi.

Lievi, quasi inesistenti variazioni nel campo magnetico terrestre. Ci sarà bisogno di investigare?

Sto tenendo sotto controllo gli altri tipi di onde, l’oscillazione delle suddette sembra parecchio… anomala. Prima di saltare a conclusioni affrettate meglio aspettare l’othosgrafia.

Ore 17.24

Ok, questo è strano. Tutta l’apparecchiatura sembra improvvisamente impazzita. Non capisco cosa stia accadendo.

L’esame dell’othosgrafia è un groviglio confuso. L’oscillazione delle onde è sempre più… particolare. Che stia avvenendo un improvviso contatto con la civiltà aliena? Gli uccelli stando dando di matto, FreakyFred miagola isterico. La musica nel mio appartamento si è fermata. I miei apparecchi gracchiano. Non ho molto tempo, devo assolutamente analizz…

…

-Qui si interrompe improvvisamente il diario, quello che segue è tratto dalle registrazioni del prof. Doc. Hill

Registrazione N°1

* il nastro inizia con urla isteriche *

 Huff huff  -fiatone- 

Non… posso… crederci. Aahhh  non posso… davvero… crederci. S-st… sta succedendo veramente!

HI! HI! HI! HI! HI! HI! questa, questa è una rivoluzione! MAI era accaduta una cosa del genere dalla scoperta dei Piccoli Grigi.

S-si è fatto tutto buio, non… non riesco a vedere niente… aaaahhh aaaaahhhh mi gira la testa.

Ok, calma e sangue freddo. Quali sono i miei sintomi? H-ho problemi a respirare… il mio c-c aahh co-corpo non risponde ai miei comandi. Il, il cuore? H-ha superato i 170 battiti al minuto. Il mio stomaco si contorce. Devo… restare -huff huff- calmo. 

L’apparecchiatura è attiva, grazie a dio. Se tutto va come previsto avrà registrato tutte le anomalie. Spero solo, spero… ahhhh ahhh… che non ci siano i-interferenze. l’aria è pesante, sento u-un lieve ro-ronzio; co-come se si stesse facendo un grande uso di energia elettromagnetica. Anche la bu-bussola di mia invenzione è impazzita.

AAAAAAAAAAAH!! * Morgan ha una realizzazione improvvisa *

P-po… possibile? Possibile che si tratti di un salto quantico? MA Sì! È OVVIO! Opp- ahhhh huff o-oppure… oppure… no! Non oso pensare alle implicazioni di un tale avvenimento! Tuttavia… u-un Wormhole? P-possibbile?

Coff coff coff… *attacco di tosse isterica*

Registrazione N°2

P-perdonatemi! H-ho nervi un po’ sc-sco… scossi aaaaaaghh aah

I-il cuore non si, si fe-feh, ferma! I-il treee… ahhh tremm- tremore pe- peggiora. Il respiro è aff- aff ahhhh affannoso…

AGGIORNAMENTO DELLA SITUAZIONE: l-le nuvole c-co aahh coprono il cielo. L’oscurità è OVUNQUE. Uomini e animali so-sono sotto shock. I, i corvi gracchiano e gli uomini si, si ahhh af-af affacciano co-confusi.

I-io…

BAAAAAA-DUMMMMMM

– La seconda registrazione si conclude a causa di uno schianto secco seguito da un assordante fragore, se prima Morgan aveva i nervi a pezzi ora è in una condizione pietosa (N.d.o.e.)1

Registrazione N°3

vngjhgjhvrehgvjgghgcgf   * lamenti incomprensibili *

*silenzio*

Il varco è aperto  *voce seria*

Il… varco… è stato… aperto  *respiro affannoso*

L’aria è calda, irrespirabile. Una scossa elettrica ha come forzato il mondo in un silenzio insostenibile. Un, un rumore insopportabile viene dal centro de-del giardino.  Un ru-ru ahhh rumore ha fe-fermato per un attimo il ba-battito del mio cuo-cuooo ahh cuore.

Al… centro del giardino… è stato aperto un varco intradimensionale (credo).

St-sto alla finestra. Non ne posso fare a meno. Devo vedere! È, è come s-se una maaa-mano invisibile m-mi cooo- ahhh costringesse a tenere, tenere spalancati gli occhi. Devo vedere, devovedere, DEVO VEDERE! È insopportabile!!

Sono sporto dalla finestra. C-ci sono tutt- tutti i condomini affacciati. Tutti guardano. Un… unico… punto.

Haff haff hafff  *respiro affannoso *

La, la mia frequenza ca-cardiaca ha ha superato i 200 battiti al minuto, ma, ma cerch… aahh cercherò di parlare in modo più chiaro po-possibile.

S-si muove a scatti. Sembra nuda. La, la testa è chin… china, i capelli toccano terra e, e co-coprono il volto. È acc-ac accovacciata, quasi gobba. Anche dall’alto della mia finestra posso intravedere le venature sotto la pelle lucida, violacea.  Emette un suono rasposo, inumano. La sento, posso sentirla. Il suo respiro affannoso si sincronizza con il mio.

La sto guardando, affascinato. La guardo. Non posso distogliere lo sguardo…

CRASH!

– Morgan si fa improvvisamente bianco come un cencio, i suoi occhi sono fuori dalle orbite (cioè, più del normale, intendo). Chiude di scatto la finestra (N.d.o.e.)1–

Registrazione N°4

ahi ahi ahi! * rumori di cose che si frantumano rumorosamente *

Lei, lei mi ha guardato! Mi-mi ha guardato! Mihaguardato! Affh affh affh

I suoi occhi… i suoi occhi… i suoi occhi!! Hanno guardato dentro di me! Mi hanno trafitto e ha-hanno messo a nudo… ogni. Ogni cosa…

Lei mi ha guardato, con quegli occhi! Lei mi ha guardato con una nostalgia infinita! Con una tristezza infinita! Insopportabile! Lei mi ha guardato! Co-con così tanto dolore…

Con quegli occhi… con quegli occhi rossi…

Con quegli occhi… si muoveva a scatti. Imprigionata nel nostro spazio, nel nostro tempo, co-come se non potesse andare in sincronia con questa dimensione. Come se l’unica cosa che potesse fare fosse guardare dentro i nostri cuori… con quegli occhi. Con così tanta sofferenza. INSOPPORTABILE!

Ho dovuto distogliere lo sguardo, ho dovuto chi-chiudere la finestra p-prima che mi consumasse. Con… quegli… occhi…

…

Bzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

[complete]

–Fine del nastro-

– 26 Luglio 2020: quello fu uno strano pomeriggio d’estate per gli abitanti di Via Octavia Butler 23. Verso le 17.25 il cielo si annuvolò improvvisamente mandando in confusione tutti i comuni mortali che si aspettavano una normale, soffocante, giornata estiva. Poi, più tardi, verso le 17. 40 circa, i condomini giurano d’aver visto la donna delle pulizie dello stabile uscire dal giardino condominiale con aria colpevole dopo aver fatto crollare i materiali per la ristrutturazione del condominio.Riportano inoltre di aver udito un vociare sconnesso dall’attico culminante in urla inquietanti, a seguito delle quali venne chiamata un ambulanza.

Subito dopo l’ambulanza portava via un uomo in stato confusionale….

(N.d.o.e.)1

 1. Nota di un osservatore esterno

B. DELLA GUERRA

Il bacio del corvo

Le mattonelle azzurre e grigie del pavimento a scacchiera erano fredde sotto le piante dei piedi nudi della ragazza che non era a conoscenza, o ignorava completamente, il luogo in cui si trovava. La stanza era umida e polverosa e il soffitto altissimo era sorretto da antiche colonne che rimandavano alle ancestrali leggende dei giganti di pietra, che pareva popolassero proprio quella silente sala. Nella parete opposta al letto una grande finestra era incorniciata da due pesanti tende odorose di muffa e chiusa da spesse tapparelle. La ragazza dondolando si avvicinò con l’intento di aprirla, anche se nella sua testa nemmeno sperava di far filtrare un poco di luce in quella camera annegata nell’oscurità; anzi, poteva già vedere un grande disco bianco e triste risplendere di una fioca luce rubata nel mezzo di un cielo nero, scuro come la sala in cui si trovava, e nudo, come i suoi propri piedi. Scostò i pesanti drappi e sollevò le tapparelle e con sorpresa vide raggi di sole infilzare l’aria polverosa, i suoi capelli, e tutta la stanza che subito si andava mascherando di colori vivaci e stoffe tinte di caldi pigmenti rossi e arancioni. Gli occhi allora le si riempirono di vita , dalla finestra vide un’ampia, lunga e morbida vallata coccolata da un sole tenero e tondo che stava per tramontare oltre le colline su cui si snodavano lunghe file di ulivi. Decise di uscire per non perdersi la magica ora e così scese per le scale di legno che scricchiolarono rumorosamente al suo passaggio come in un lungo mormorio. La casa sembrava essere in uno stato di abbandono, ai bordi dei pavimenti si erano accumulati due dita spesse di calcinacci caduti dalle pareti e dal soffitto, e ovunque c’erano travi di legno e tegole raccolte in grandi mucchi. Già prima di superare l’uscio venne sollevata dall’alito fresco di Zefiro e dalle sue ali, portatrici di brezze frizzanti. Uscita fuori dal grande portone di legno centenario vide che quell’abitazione era stata, tempo prima, un imponente casale, ormai divorato dai tarli e dalle erbacce. Non c’era la minima presenza umana o animale: tutt’intorno, la vallata e ogni cosa sembravano giacere assopiti sotto un incantesimo potente. Decise di recarsi nei campi sottostanti dove tutto andava colorandosi di oro. Si fermò lì, girando lo sguardo ovunque intorno a lei, lungo i campi arati coperti di zolle di terra scura. Un suono di una campana che rintoccava l’ora giunse debole come un’eco, come se provenisse da una chiesa sconsacrata di una città fantasma. Poi, improvvisamente, rumori da dietro due ulivi , il campo dorato di spighe si riempie di corvi, grandi e neri, dal becco anch’esso fosco, e in mezzo a loro, da dietro, che li insegue, un uomo alto e vestito anche lui tutto di nero, con un cappello nero, in contrasto con il grano. L’aria si fa tesa e il vento sembra voler minacciare una tempesta, l’uomo cammina sbandato e in modo agitato urla, senza notare la ragazza che immobile si sente ancorata tra il grano e la terra aspra; ammutolita assiste alla scena. Gli occhi sembrano accecati, come non vedenti, e in questa nebulosa confusione l’uomo urla ai corvi sventolando una pistola che sbuca dalla lunga manica nera; “venite qui! Venite qui, dovete darmi un bacio! Dovete darmi un bacio!” grida mentre faticosamente cerca di acchiapparne uno, o mille, non fa alcuna differenza. “Datemi un bacio o vi faccio vedere io che cosa succede!” A questo punto si ferma e ne prende uno, lo tiene fermo sotto il braccio, stretto verso il petto. Il corvo cerca di divincolarsi dalla stretta dell’uomo che gli punta, sulla pancia, la piccola pistola.
Accade tutto in un secondo, lo sparo squarcia il corvo, il cielo, la valle, il silenzio, le orecchie. Davanti la ragazza si presenta la cruda scena dell’uccello colpito, del sangue e della carne che ricoprono le mani del carnefice. Sconcertata e impressionata domanda ad alta voce tra sé e sé “ma perché quell’uomo vuole il bacio di un corvo?” e accanto a lei compare dal nulla (oppure c’è sempre stato?) uno spaventapasseri dalle sembianze molto umane che dolcemente le risponde “sai, solo il bacio di un corvo toglie la pazzia dagli uomini“.


La ragazza torna indietro e il casale non sembra più essere abbandonato ma una folla di bambini sta dando una colorata festa, le cicale cantano in tranquillità, il sole ancora risplende e il cielo non è macchiato di sangue. Come, è stato tutto un sogno?

MOA

Componimenti creativi

Parole di altri tempi

Non sono bravo con le parole
Come Leopardi,
Almeno sono onesto
Non come altri.
Non sono un filosofo
Come Platone,
Almeno non sono un buffone.
In poche parole,
Sono me stesso
In ogni momento
E non me ne pento

G. PITA

L’inseguimento

Stavo camminando per la mia strada, e ad un certo punto la vedo. Lei mi guarda con un sorprendente misto di sorpresa e di soddisfazione, come se fosse stupita di incontrarmi, ma allo stesso tempo come se mi avesse atteso fino a quell’istante. Mi vuole parlare, ma io non la voglio ascoltare. Non so se le sue saranno parole dure o se saranno saggi consigli. Non voglio sentire la sua voce, non voglio neanche vederla. Piano piano indietreggio per allontanarmi. Il suo volto si irrigidisce, non riesco a capire se per la rabbia o per la paura. Per entrambe. Fa un passo avanti. Non mi lascerà andare via così facilmente. Non mi resta altra scelta se non quella di correre, di scappare. Lei mi lancia uno sguardo stupito, offeso, ma anche divertito. E mi insegue.

Non so dove rifugiarmi. Non ho un luogo dove lei non mi possa raggiungere. Ho paura di lei, ho paura di quello che mi deve dire. Ma devo continuare a correre, piano piano forse si stancherà di correre prima che lo faccia io. Ma comincio a respirare a fatica e sento che sto per fermarmi.

Imbocco un lungo vicolo, e temo il peggio. Lei mi raggiungerà. Ma mi volto, e lei si trova alla fine del vicolo. Vedo che si ferma, mentre si appoggia ad un muro ansimante. Ha finito di correre, ha rinunciato.

Sono ferma, appoggiata al muro. Ho finito di correre.

Peccato, l’avevo quasi raggiunta.

MARIA GUERRIERI

Athazagorafobia: paura di dimenticare

Io non sono mai nato, non ho ancora iniziato a vivere e, proprio nell’istante in cui stavo per nascere, sono morto.

Il tavolo dell’obitorio è freddo.

Ma lei… lei è così calda! Completamente nuda, sopra di me. Mi stringe, mi stringe in una morsa d’acciaio. Mi tiene steso e immobile sul tavolo di marmo mentre mi passa la lingua rovente. Biforcuta. Su tutto il corpo. Mi riempie la bocca con il suo calore.

Fa male.

Lascia cicatrici. Lascia ustioni. Rosse. Bruciano! Contro il tavolo freddo.

Prendimi, ti prego! Prendimi, feriscimi, mordimi.

Il mio cervello esplode in una danza di squisito piacere e atroce dolore.

Prendimi e stringimi contro il tavolo freddo. Estrai tutto il mio sangue, estrailo tutto! Ma ti prego… non farmi dimenticare.

Lei brucia e taglia e marchia e ustiona la pelle grigia. Rigida e morta. Io resto immobile con occhi di vetro. La mia coscienza, immersa in un fluido primordiale, denso e soffocante, ha reciso il cordone che la legava al feto dell’Uroboro.  Il mio cervello è allo scoperto, bianco e freddo.

Lei mi chiama.

Io non penso, non ne sono più in grado.

Ho dimenticato tutto.

B. DELLA GUERRA

Foglia d’oro

La lunga fila di donne si disperdeva confusa intorno i banchi della frutta e del pesce. Le vesti opulente creavano disegni colorati che si andavano a mescolare con i grandi meloni gialli, i pomodori scarlatti, i fiori di lavanda nei vasi dei fiorai, con i tetti del paese e, infine, con il nudo cielo, tinto di un accecante blu cobalto. Tutti quei fazzoletti di lino annodati tra i capelli per tenere lontano il caldo e per proteggersi dal forte sole, danzavano frenetici tra le grida in dialetto e le offerte dell’arlecchineo mercato. La frizzante brezza marina, insinuandosi tra l’odore della cannella e dello zafferano, riusciva a portare un leggero conforto al fruttivendolo e al suo amico giornalista che sedevano sullo scalino di una bottega per un momento di pausa. Era solo la prima metà della mattinata e gli occhi del giornalista erano già stati assaltati dalle più violente luci e dalle tinte più brillanti. “Questo paese lo trovo davvero affascinante, come tutta la Sicilia del resto” sibilò con un filo di voce il giornalista passandosi un panno sulla fronte coperta da perle di sudore. “E’ strano che non ti sia mai venuto a trovare prima”; poi fermò il suo sguardo su un gran palazzo, incassato tra le tondeggianti case e il cielo, preceduto da eleganti gradoni adornati di piante che si diramavano in una doppia scalinata. La facciata di un delicato rosa antico spiccava sulla salubre collina. “Che palazzo è quello?” chiese con un cenno del capo al fruttivendolo che con un occhio controllava il figlio alla cassa. “Quello è l’antico palazzo dei Crisafulli, beh, è una strana storia quella che accompagna quelle mura”. Preso un profondo respiro, diede un’ultima occhiata al figlio e rivolse i suoi occhi scuri alla collina soprastante al paese. “In quel palazzo viveva un bambino, Ruggero Crisafulli, nato debole come uno spettro eppure animato da un grande spirito. I genitori, i nobili Lucia ed Egidio Santoro Crisafulli, sapevano che le speranze per il loro bambino non potevano essere molto alte, e cercarono fin da quando era piccolissimo di animare il suo cuore di grandi sogni e leggende, dandogli un’educazione che andava molto lontana da quella che si erano immaginati per il loro unico figlio.

Più volte gli avevano raccontato, mentre egli sedeva traboccante di emozione, l’origine dell’antico nome che aveva ricevuto e con esso la responsabilità di mantenere alto il suo onore. Tra le stoffe preziose e gli abiti di velluto gli narravano la storia che era stata tramandata di generazione in generazione sul capostipite della sua antica famiglia, il quale, per le sue grandi qualità umane, era stato chiamato Crisafulli, ovvero foglia d’oro. Gli occhi del bambino si illuminavano ogni volta quando il papà, con voce soffusa e grave, illuminato dalla morbida luce delle fiaccole, raccontava le gesta del suo antico avo bizantino Giorgio Maniace e i tesori che aveva depredato quando gli arabi avevano invaso la regione. Ruggero era sempre rimasto affascinato dal mistero e dal profumo degli agrumi e dei datteri che nelle calde sere estive le serve poggiavano in grandi cesti sulla tavola. Con il passare di pochi mesi però, il bambino stava peggiorando e fu costretto a passare le giornate nelle grandi stanze adornate con arazzi e statue. La madre fece chiamare uno speziale che viveva qua, tra le vie di questo paese; aveva sentito dire che era tra i migliori della Sicilia, fornito di erbe e pietre che nessuno aveva mai visto prima. Lo speziale arrivò dunque al palazzo insieme a un carro su cui aveva messo tutti i suoi materiali per visitare il bambino e rimanere con lui per ogni evenienza. Egli in breve tempo riuscì a far stare meglio il piccolo ma annunciò ai genitori che si dovevano preparare a una morte imminente del figlio. Ruggero, da quando si era riuscito ad alzare dal letto, sentiva di volere un gran bene allo speziale e rimase stupefatto dalle maioliche così ben dipinte, dalle innumerevoli spezie, dai pestelli, dalle erbe odorose e dalle pietre colorate che avevano invaso la sua stanza. Il bambino faceva innumerevoli domande all’unico nuovo viso che vedeva dopo tanto tempo e lo speziale dolcemente cedeva alle sue domande raccontandogli dei suoi numerosi viaggi, dei luoghi oscuri che aveva visto e delle persone che aveva curato. A Ruggero piacevano soprattutto le storie in cui l’uomo affermava di aver dovuto curare uomini che avevano perduto tutto il senno, perché gli era stato rubato dalle dolci ninfe che si nascondevano nelle campagne, e le storie di quando erano giunti antichi arabi portando una luna islamica sulle loro teste. I racconti di jinn dispettosi che mandavano all’aria amori di principi e principesse, le leggende siciliane sulle “truvature” e su uomini che reggevano l’isola con tutta la loro forza, trasformarono quelle stanze del palazzo in una caverna d’oro che il bambino non sentiva più tanto stretta ma al contrario vasta quanto l’intero mondo, inebriato dai segreti di luoghi lontani e dall’odore delle spezie.

Allora i sogni si mescolavano con leggende e antichi racconti, e anche per i mesi successivi queste parole gli facevano passare le notti a guardare il cielo che tesseva storie. Lo speziale capì che la morte era alle porte quando il bambino cominciò a diventare sempre più pallido e quasi trasparente. Quella speciale creatura era tuttavia ancora affamata di storie e quello che gli occhi ormai non riuscivano più a vedere lo speziale glielo faceva annusare e toccare. La stanza non solo era diventata il suo mondo, ma ora anche la sua cornice di senso, e qui veniva accompagnato dalla guida sicura delle storie del suo amico. Arrivò il giorno, e il bambino consapevole del destino che lo stava per portare in un altro luogo avvicinò lo speziale con una mano trasparente e gli sussurrò: “in un mondo in cui tutto è effimero come un breve racconto, sarebbe troppo superbo pretendere di durare per l’eternità, non me lo perdonerei”. Così tra le lacrime disperate dei genitori e dello speziale il bambino sparì nel suo lettino lasciando posto a una piccola foglia d’oro”.

“Strana storia per davvero” sbuffò il giornalista, e si tuffò nel mare della piazza.

MOA

Componimenti creativi

Il pazzo

Al principio della notte, immobile, ti trovi davanti la casa del Pazzo. I tuoi occhi lacrimano per il freddo, ma tu tremi per la paura. Tieni fisso lo sguardo verso il cancello. Muori dalla voglia di toccare le sbarre, ma senti di non poterlo fare, come se tra voi ci fosse un muro invisibile e impossibile da attraversare. Non sai perché sei lì, ma sai che il sentimento che ti ha condotto verso quel posto maledetto non è semplice curiosità. Il tuo dubbio opprimente diventa meno pesante quando pensi che forse ciò che hai sentito sono più leggende che verità. Si sa che la gente in fondo ama la paura. E tu ami la paura?

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Componimenti creativi

Cose importanti

Persa
Per sempre
Mai più tornerò
Ormai un’ombra che cammina
Sembra veramente che sia io
Ma non è vero
Non ci sono più
Perché per me non ci sei più tu
Lacrime amare sui tempi che furono
Questo è rimasto di me
Errori
Dubbi
Rimpianti
Niente più
Anche prima ero questo
Ma avevo te
Come tu avevi me
Ora non ti ho più
E la mia vita tu l’hai persa
Da qualche parte
In mille pensieri
Più importanti

BESHE

Un attimo di eternità

Sull’ombra delle comete si trova sommersa una regione infinita, dimora di minuscole
stelle. Tra tali astri sorgono le tracce luminose di vie sconosciute. Oltre i sentieri dorati
esiste un luogo immerso nelle profondità dell’universo, lontano si muove sfuggente.
Invano lo cercano.
Qui l’eternità non potrà mai eguagliare l’attimo in cui cominciai ad esistere.
Nessun istante sarà mai come il momento in cui emersi dal mare al centro del cosmo.
Dapprima senza volto, nell’oscurità vagavo. Poi nel fulcro celeste ho assorbito una stella
cadente, nelle profondità dei miei occhi sono apparsi circuiti dorati, mi sono mossa tra gli interminabili legami di un alfabeto vermiglio. Brillando di autentica luce sono diventata una stella vivente.

BIANCA DELLA GUERRA

Retrouvailles

Vorrei che non mi importasse
Come faccio finta di fare,
Di cascare dalle nuvole quando
Sento il tuo sguardo gravare,
Vorrei non dover chiedere di te,
Ma non è vero niente
Mi importa
Sempre troppo di tutto.
Non ti cerco,
Ma non dimentico
Come eravamo soliti parlare,
Occupavi un posto troppo grande
E adesso è strano.
Ogni cosa finisce,
Bisogna ricordare
Il passato solo quando ci fa piacere,
Come eravamo prima.
Continuo a volerti
Bene,
Ma non ho più voglia
Di dirti niente.
Ho fatto quello che potevo,
Il tuo silenzio l’ho capito.
Basterà fingere che
Non esisti più
Non mi manchi più
Finché non sarà vero
Perché tanto tutto passa

HYGGE

Morte

La pioggia batte lieve sulle finestre. Prendo una delle gocce solitarie. Sai come fanno i bambini? Scelgono una goccia sul finestrino della macchina e poi tifano per lei in una gara immaginaria.
Hai dimenticato di abbassare le serrande e la luce della mattina presto filtrerà dall’esterno e vi sveglierà . Lui probabilmente brontolerà. Lo hai tenuto sveglio tutta la notte con i tuoi baci e i tuoi occhi supplicanti.
Ti guardo. Il respiro gonfia il tuo petto.
Sei adorabile così addormentata. I tuoi occhi sono chiusi, in un dolce abbandono, i tuoi capelli biondi sono sparsi sul cuscino. Sei il ritratto della serenità, una moderna Rosa Spina. Capisco perché lui ti ami.
Sono entrata dalla porta principale, le serrature non mi hanno mai fermato. Lui, giovane dalla pelle scura ti stringe nel sonno. Siete avvinghiati, abbracciati. Bellissimi. Otello e Desdemona prima dell’orrendo finale. Lui non è un maniaco della gelosia. Mi siedo a contemplare i vostri corpi caldi. Il suo collo è esposto, macchiato del tuo amore. Ho l’impulso di sfiorarlo.
Riesco a immaginare la vostra vita insieme. Il matrimonio.
Tu hai un lungo abito bianco, lui è vestito elegantemente. I vostri bambini sono adorabili. Due. Il più grande si innamorerà dei fiori e della loro vita. Sua sorella amerà le stelle della notte blu come i suoi occhi.
Avrete una vita bellissima.
Avete una vita bellissima.
Avreste avuto una vita bellissima. Ma ormai il gas ha corso per ogni stanza. Il vostro gatto già si struscia sulle mie gambe, se ne è andato nel sonno. Mi sporgo sul letto, e deposito un bacio casto sulle labbra carnose del tuo compagno di vita, futuro padre dei tuoi figli. Bacio anche te, persa fra le mie braccia. Il mio bacio non ti sveglia però. La vita non è una favola e tu non sei RosaSpina.
Come fumo mi dirigo alla prossima casa. Il mio lavoro non finisce mai. La tua distrazione ha condannato anche i tuoi vicini. Non c’è mai riposo per la morte.

STYX

Ci vediamo in giro

Ci vediamo in giro
Io ho pensato
Ascoltando gli occhi tuoi
Mai uno sguardo complice
Io ho incontrato
Abbracciami come vuoi
Mai un tocco fugace
O è solo una fantasia della mia biro?

HYGGE

Contrasti

Ogni giorno un fiore sboccia
Ma ce n’è un altro che appassisce
E per ogni persona che nasce
C’è una vita che finisce
C’è sempre una lacrima
Ma c’è sempre un sorriso
E per ogni inferno
Esiste un paradiso

SIMONE GRAPPASONNI

I sette giorni di fuoco

Quando gli alti guerrieri di cenere si muovono nella nebbia il mondo va a
fuoco. Quando la luce diventa rossa la notte e il mare si tingono di vermiglio,
macchiati dal sangue arroventato dei soldati titani.
Arrivano, arrivano gli dei di macchine e ingranaggi.
Arrivano, arrivano gli dei dei della miseria che inghiottono la terra.
Arrivano bagnati dal sangue della stirpe maledetta. Si trascinano per le lande
fumose, camminano lenti in mezzo al mare di miasmi velenosi. Programmati
per recidere legami avanzano tra i cocci scheggiati, portavoce d’un era
morente.
E così… quando le divinità guerriere deformarono lo spazio, in una notte senza
luna, l’ultima cosa che l’umanità vide fu una falce, una falce di luna.

BIANCA DELLA GUERRA

Ponti di libri e muri di fango

Ve voglio raccontá na breve storia
Che è vera, nun me devo inventá gnente
Na robba che fa parte daa memoria
De tanta popo tanta bella gente
Se tratta de ‘n fattaccio capitato
Na cinquantina d’anni ormai saranno
Che l’ha lasciati tutti senza fiato
Così m’ha detto er nonno raccontanno
Nun so se siete stati mai a Firenze:
È lì che gli è caduta, pè sventura,
Na quantità de acqua che, potente,
Coprì de fango tutto e de paura
Potete immagginá sortanto er danno
Ae case, alli viali, ai monumenti
Ma quello che ve vado raccontanno
È tutto quer popò de documenti
De libri, d’ogni epoca e ogni lingua
Che staveno a rischiá d’esse distrutti
Da quella catastrofica fanghiglia,
E annaveno sarvati; e che li butti?
Pe fa partí sti grandi sarvataggi
Se fecero catene de persone
E no de gente solo dei paraggi
Ma de ragazzi giunti da ogni dove
Veniveno dar nord, dar sud dar centro
Da tutta Italia, e pure dar di fori
Da tutta Europa, tutti in gran fermento
Pe anná a sarvá quei libri, quei tesori
Perché v’ho raccontato sta storiella?
Che c’entra mò sta robba che v’ho detto?
E c’entra sì si annamo un po’ a vedella,
Si la capimo, si c’entramo dentro
Perché quei libri tanto sventurati
Nun so soltanto libri de Firenze
So libri che, seppur manco sfogliati
Hanno riunito tutta quella gente
Cioè nun è servito manco aprilli
Pe fa che s’attivasse la magia
De fa sta tutti insieme e ben tranquilli
A fa ch’ogni litigio annasse via

E beh ve sembra che non sia abbastanza?
Se fossimo davero tutti insieme
A andá contro sto fango de ignoranza
Ve pare che nun se starebbe bene?
Envece stamo qua a fasse la guerra
Appresso ad ogni slogan roboante
E i libri se ne restano pe terra
Ai piedi de sto popolo ignorante
E sì che poi sto fango se ndurisce
E forma questo muro così spesso
Che te fa litigá, che t’abbrutisce
E nun te fa conosce chi c’hai appresso
Allora ritiramo su sti libri
Pulimoli, proviamo ad asciugarli
Che questa volta er fango è popo tanto
E nun è così facile sarvalli

ANDREA CRINO’

Ciechi

Guardami
Cammino senza meta
In un mondo fatto di arrivo
Guardami
La mia gente parla
Ma in realtà da dire ha poco
Guardati
Se ti osservi allo specchio
Sei l’immagine di ciò che non sei
Guardati
Urli in mezzo al popolo
Ma nessuno vuole ascoltarti
Guardiamoci
Togliamo le nostre radici
E moriamo lentamente
Guardatevi
Un giorno i vostri figli
Vivranno in un mondo
Che ha trovato nel rumore
Il suo più grande silenzio

CS

Pare che mò semo maturi

È giunto ormai er momento dei saluti:
Dovemo salutà ste quattro mura,
Che pè sti cinque anni c’hanno avuti
E che lascialle mette ‘n po’ paura.

“Ao” fa dice “beh sete maturi,
È pure giunta l’ora d’annà avanti”
Ma quanto so’ più semplici i futuri
Sognati ancora dietro a questi banchi.

E mò pare se debba fa sur serio,
Se debba costruì questo futuro
E forse semo pronti, pare vero,
che questo vole dì l’esse maturo.

Ma forse a noi, che semo stati grandi
da quanno c’è iniziato a convenire;
che pure da quartini, alti du palmi,
più grandi volevamose sentire,

adesso che lo semo pè davero
ce fa ‘n po’ più paura, ‘n po’ d’ansietta
er fatto de lasciasse tutto dietro,
che sai che lasci e nun cosa t’aspetta.

ma insomma si quest’anni l’hai vissuti,
co’ spirito gajardo e bella gente
quell’ansie e quei problemi che c’hai avuti
in fondo poi nun contano più gnente

rimangono sortanto i bei ricordi
insieme a quell’amici che c’hai accanto
e quelli e questi rendono più forti
e io dei miei di certo me ne vanto

perciò quarcosa dietro te lo porti
e questo è quel che serve pè fa er salto
nun so quanto a sto mondo glie ne importi
ma semo grandi e mò stiamo arrivando

ANDREA CRINO’

Un’unica emozione

L’istante proietta un tuono in una notte sferica, apre uno squarcio delineato dall’immagine
di un ago boreale. La luce del caos apre una finestra d’ordine in un mondo di fiamme.
Mentre irradia il mondo degli spiriti io mi fondo con una successione di voci. Divengo un
cuore sconosciuto. Un’unica emozione che annulla tutto il resto.

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Componimenti Creativi

A TE
A te,
A te che entri tardi, che non dici buongiorno,
Che mi hai promesso la tua vicinanza ma sento solo lontananza.
A te che invece mi stai vicino, da sempre ma
non per sempre,
Che in silenzio mi parli.
A te che potevi essere importante
ma hai scelto di farmi essere niente.
A te che mi sei stata accanto,
con il cuore in mano, sempre.
A te che da sotto una maschera ci sei,
chiedendo tanto ma dando tutto quello che sei.
A te che mi hai fatto sorridere, quando non ci
facevo nemmeno caso a chi fossi.
A te che mi hai insegnato il dialogo e ricordato
i miei valori.
A te che sembra non prendi nulla sul serio, ma
seria sei tu nell’essere te stessa.
A te che mi hai insegnato a non fidarmi di
chiunque, che c’è sempre un’altra storia da
scoprire.
A te che non t’aspettavo, non sapevo di poterci
prendere un caffè.
A te che così monotono non sei,
Come chi non ha ancora trovato il suo posto.
A te che mi hai fatto sorridere nonostante le
richieste, che mi hai fatto sentire utile.
A te che mi parli di cose così, come chi tace,
osserva e capisce.
A te che ridi come un matto, ma matto non sei
affatto.
A te che sei composta anche quando dentro
hai una tempesta.
A te che non parli molto, non riveli chi sei, ma
sei te stessa.
A te che mi sei stata accanto, quando eri l’ultima persona a doverlo fare ma la prima a farlo.
A te che mi hai insegnato a raccogliere questi
pezzi e a farne parte, anche senza di te.
A te, a voi, a noi, che ci stiamo accanto giorno
dopo giorno, osservando e capendo noi stessi
e tutto ciò di bello che è nato da anni di sofferenza.

CWTCH

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Componimenti Creativi – Ottobre 2018

 

PENSIERI

 

Pensieri che come voci

mi chiamano nel vento

Lacrime scorrono sotto il suo sguardo contento,

Affondo le radici nel cuore del passato

e un grido esce dal mio corpo sciupato.

 

Vorrei un amore che mi riportasse nell’eterno

giù nel bosco dove risiedono gli altari

lontano da ogni lamento

più lontano delle fasi lunari,

vorrei sdraiarmi sul tuo corpo coricato

e rinnegare questo mio corpo straziato.

 

Danzando tra steppe e alte costiere

ascolta gli inni dei nostri avi

potenti come le mutevoli maree

si uniscono alle voci dei grandi alberi cavi.

Iniziamo ora il nostro ballo sfrenato

spezziamo l’incantesimo incatenato.

LIVIA

IL MIMO E GLI ZINGARI

 

In un certo senso io e loro

Semo colleghi

Colleghi

D’allegria

A staccà a quiete de ‘sto triste posto

Semo noi i distrattori dee’ genti

A quiete a me e a voi viè tolta

A voi pubblico

A voi cittadini

Non si direbbe che a parlar

Sian meglio

Gli zingari dell’artri

Ma nel core mio

In uno zingaro

C’ho visto mille cori in più

De quelli de tanti.

SARA BUONOMINI

 

L’URLO

 

L’urlo si riflette

E arriva

Ma come?

Come è possibile?

Si incastra nel tempo

Ma resta

E se ne va…

Lontano da sempre

La leggerezza dei tuoi sguardi

La piuma della vita

Mi accarezza dolcemente

Come una rosa selvatica

Come una brezza di strada

E nel mentre Io m’accorgo

Sì

M’accorgo di te

Te ne stai sempre accovacciato su te stesso

Ma osservi il dolce mormorio

Di tutti

Di niente

Il tuo

Del mare

CATERINA DI GIULIO

 

MEMORIA DI GHIACCIO

 

A volte mi scordo

Mi scordo di noi

E

Stono

Stono in questa vita disordinata

Perché io voglio

Qualcosa di più dolce

Di più chiaro

Da gustare lentamente…

Al gusto di blu

CATERINA DI GIULIO

 

ULTIME VOLONTÀ

 

Non scrivete con il pianto

Sulla pietra polverosa,

Non scrivete: “qui riposa”

Ma elevate il vostro canto

Alle vette immacolate,

Al bel cielo mattutino;

Nella voce d’un bambino

Melodie dimenticate

Rivivranno ancora un poco

Finché il coro improvvisato,

Puerilmente appassionato

Si farà sempre più fioco…

SYBIL

 

GUARDANDO LE STELLE

 

Il blu infinito

Il riflesso di una storia lontana

Il fascino immortale

Un sogno fin troppo reale

Sotto un cielo notturno, guardando le stelle.

 

MARIA GUERRIERI

 

 

SVANISCO

 

Svanisco

Come petali di un fiore

Appassito

Nel vento

E di me non resta più nulla

Non il corpo

Non l’anima

Non il ricordo

E non c’è niente che possa fare

Succede e basta
Io impotente

Aspetto la mia fine

Divento trasparente

Taccio pur sapendo

Presto io non sarò più

Svanisco

Nella tua mente

Come un sogno al mattino

Dimenticato

BESHE

 

LONGING

 

I see people passing by,

so many faces

and still all of them blurry

into one.

Yours.

And I run towards you as fast as I can

my arms stretch out to touch you

but you’re not there.

it was just a dream.

By now I should have got used to my mind

playing with my emotions as they were insignificant puppets

with their threads

held by it

OCEAN

 

SUL VETRO GRIGIO

 

Scivolano le note sulla scala,

cade lo sguardo

sul bianco e sul nero,

come fa la pioggia

sul vetro grigio.

Lo specchio opaco dell’infinito

è un pentagramma,

e il rumore delle gocce

è la musica.

MARIA GUERRIERI

 

DALL’AZZURRO SERENO

Seduta sul prato

guardando il cielo,

cerco di catturare le emozioni in una nuvola,

la felicità in una goccia di pioggia,

di strappare il sorriso all’azzurro sereno.

Eppure so che dovrei prima

sentire il profumo dei fiori,

accarezzare il prato verde sotto di me

e ascoltare i passi di chi cammina.

MARIA GUERRIERI

 

SHIPWRECK

 

Just a shadow

is what suddenly appears

and swallows my mind,

leaving it spinning in circles,

and I become a hopeless wanderer

in my sea of thoughts.

Will I sink in them like a ship

in its last moments?

Or will I pull myself out of the water

and finally breathe?

OCEAN

 

OCEANIC ANGER

 

My chest tightens

and I can’t catch my breath.

A loud scream wants to get out

but I’m afraid of myself

so I keep it at bay.

I want an ocean to shout at

so as to let my scream mix

with the crashing sound of the waves.

The ocean

silently

hears

and

understands.

And suddenly

I’m not alone anymore

OCEAN

 

AIUTO

 

Sto per

sbattere

la testa

sulla tastiera

L’IMPAGINATORE DI COMPONIMENTI

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