Category Archives: Editoriali Direttori

e infine…

Ebbene sì. Temo che non ci sia più modo di rimandare questo editoriale. L’ultimo pezzo che scrivo su questo giornale. Il saluto finale. L’addio. Scrivere questo editoriale mi mette in seria difficoltà, perché vorrei evitare il banale discorso del tipo “Questa scuola mi ha dato molto, mi mancherete tutti”, e in cui descrivo le mie emozioni di questi ultimi giorni di scuola della mia vita. La verità è che non penso di riuscirci. In primis perché esprimere pubblicamente e chiaramente nero su bianco ciò che provo, senza metafore, versi, allusioni poetiche, mi risulta estremamente complicato, in secundis, perché non ho esattamente chiare le mie emozioni di questo ultimo periodo. E come potrei? Mi appresto a lasciare un contesto in cui ho vissuto tredici anni della mia vita. In questi ultimi due anni, già naturalmente complicati, si è verificata una pandemia. Lascio la scuola per dirigermi verso… dove? Davanti a me ci sono solo incognite… o forse no?

Mi ritorna ora alla mente il mio primo giorno di scuola al Manara. Ero in aula magna… Anzi no, partiamo dal primo giorno in cui misi piede a scuola: l’open day. Cosa mi ricordo di quel giorno? Due cose: la Professoressa di Orientamento che ci disse come la foce a delta richiami la forma della lettera Δ, e come rimasi colpita dalle piante che si trovano nel corridoio davanti alla vicepresidenza e alla segreteria. Non so perché, ma sento che questo ricordo sia molto importante in questo momento. Come del resto lo sono tutti: il primo compito di latino, in cui tradussi Marti belli deicome del bel dio Marte;il chiaro rumore di tutta la classe che trema prima di un’interrogazione al ginnasio; i preparativi per la Notte Bianca;guardare la prima volta il Partenone; rivolgere preghiere a tutti gli Dei dell’Olimpo prima di una verifica; do, das, dedidatum, dare;le declinazioni; le particolarità delle declinazioni; i pluralia tantum; i temi in dentale, labiale, gutturale, nasale. E ovviamente, il mio primo articolo della Lucciola scritto in collaborazione con la mia amica e condirettrice Bianca Della Guerra (lo avresti detto, Bianca, mentre scrivevamo quell’articolo, che un giorno avremmo pensato ad organizzare tutto il giornale?). La Lucciola! È dalla fine del quinto ginnasio che faccio parte della redazione. È stato uno dei più bei progetti a cui abbia mai preso parte, mi ha dato modo di migliorare in una delle mie attività preferite: scrivere; e mi ha dato anche modo di far parte ogni anno di un gruppo redazionale formato da persone bellissime.

E di persone belle ne ho conosciute e ne ho scoperte, persone con cui mi dispiacerà molto non stare più in classe e a scuola. Per quanto riguarda la classe,vorrei semplicemente dirvi grazie. Grazie a tutti, anche alle persone con cui non ho mai avuto la possibilità di approfondire il rapporto. Perché siamo cresciuti insieme, e nel bene e nel male, in modo diretto e indiretto, ognuno di noi ha contribuito alla formazione dell’altro. Siamo tutti persone diverse da quelle che erano sedute in aula magna il primo giorno di scuola, in attesa di essere chiamate per la formazione della classe.

E di quel giorno in aula magna cosa ricordo? La Professoressa che mi chiama, io che mi alzo. E proprio nel momento in cui mi alzo una ragazza che conoscevo che mi dice: “buona fortuna”.

E io dico “buona fortuna” a tutte le classi terze che devono fare l’esame, e a tutti i ragazzi che entreranno a scuola l’anno prossimo. Spero che il vostro sarà un percorso ricco come è stato il mio: perché anche se davanti a me ci sono solo incognite, porto con me la bellezza e la forza di ciò che ho imparato in questi cinque anni.

E menomale che non volevo fare un editoriale melenso! A questo punto, direi che non rimane altro che salutare tutti (compresa la foce a delta e le piante nel corridoio) e dire: questa scuola mi ha dato molto, mi mancherete tutti. Non ci credo, l’ho detto veramente…

Ad maiora,

MARIA GUERRIERI

PARI DIGNITà

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. L’articolo 3 è l’articolo più rivoluzionario della Costituzione. Dopo un periodo storico che fondava i suoi pilastri sull’odio, sulla violenza, sulle discriminazioni e sulla guerra, troviamo scritto tra i Principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale che prima di guardare a ciò che ci differenzia, la legge guarda a ciò che ci pone sullo stesso piano, ovvero al fatto che siamo tutti persone, e in quanto persone ci è riconosciuta pari dignità.
Ma il fatto di essere uguali davanti alla legge  non implica che siamo uguali come individui. In base a ciò che siamo, le esperienze che viviamo sono diverse, come sono diverse le ingiustizie che subiamo e le esigenze di cui abbiamo bisogno. L’unico modo per aiutarci l’un l’altro è offrire aiuto e sostegno a qualcuno anche quando ciò che subisce non ci riguarda direttamente, soprattutto quando non ci riguarda direttamente. Perché alla base della convivenza civile vi è il rispetto, e quando questo viene meno è fondamentale che tutti prendano una posizione.
Questa pandemia ha messo in luce non solo le nostre differenze, ma anche il nostro egoismo. Le immagini di chi sottovalutava il coronavirus o addirittura di chi lo negava, insultando i malati e il ricordo dei morti, rimarranno nella storia di questo paese. Come lo rimarranno gli insulti misogini e razzisti e le minacce rivolte a Silvia Romano una volta tornata nel suo paese dopo essere stata prigioniera per due anni in mano ai terroristi islamici, come lo rimarrà l’omicidio di Willy Monteiro, e l’omicidio di Maria Paola, colpevole di avere un ragazzo trans. “La pandemia ci renderà persone migliori”… ne siamo ancora convinti? Siamo sicuri che la (legittima) frustrazione di esserci trovati e di trovarci chiusi in casa non ci abbia portato a sfogarci sugli altri? Mostrando la nostra minima o totale assenza di solidarietà?
In questi giorni si sta portando avanti una grande mobilitazione mediatica in favore dell’approvazione del Ddl Zan, il disegno di legge contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, che si trova ancora bloccato in Senato. Vorrei invitare chi dice che non abbiamo bisogno di questa legge, ad aprire il giornale, e a tenere il conto delle discriminazioni e delle violenze omofobe e transfobiche che avvengono quotidianamente. Il fatto che le nostre leggi non siano discriminatorie (cosa tra l’altro su cui potremmo discutere) non rende l’Italia un paese non discriminatorio. E come dice il secondo comma dell’articolo 3: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana […]”. 

MARIA GUERRIERI

TURBATIVE POLITICHE DI INIZIO ANNO

Il 2021 è iniziato da un mese e ha fatto intendere chiaramente già dai primi giorni che non aveva intenzione, almeno per il momento, di lasciare al 2020 il ruolo dell’anno turbolento. Mentre un anno fa i primi giorni di gennaio eravamo occupati a chiederci se tra americani e iraniani sarebbe scoppiata una guerra, quest’anno abbiamo trascorso l’Epifania stabilendo che se una guerra fosse scoppiata, sarebbe stata tra americani e americani. A seguito del rifiuto dell’allora Vicepresidente Mike Pence di non proclamare Biden Presidente degli USA, diversi fanatici repubblicani hanno assaltato Capitol Hill, interrompendo il Congresso che doveva prendere atto dell’elezione di Biden, e provocando la morte di quattro persone. Mentre tutto il mondo si stava chiedendo cosa fosse successo al paese che ha dato al mondo la prima Costituzione democratica, l’allora Presidente Donald Trump, difensore del “law and order”, lo stesso Presidente che ha incoraggiato nei mesi scorsi la violenta risposta della polizia alle proteste di chi non voleva che le persone morissero uccise per strada per il colore della pelle, il guardiano della difesa e della sicurezza, ha dichiarato usando parole di questa sconvolgente gravità: “Vi vogliamo bene, siete speciali, andate a casa”. Non mi hanno sorpresa dunque i dubbi di chi si chiedeva, in seguito a questo avvenimento, se fosse sicuro lasciare Trump Presidente per altre due settimane. Per fortuna mercoledì 20 Biden è riuscito a giurare senza essere interrotto da eventi estremi, e forse il pensiero che Trump non ha più i codici nucleari ci fa dormire un pochino più tranquilli.
E in Italia? Anche qui gli eventi politici non sono stati sicuramente noiosi, ma in fondo era già da un anno e mezzo che non si profilava una crisi di governo, e se non adesso, che non siamo in nessun tipo di emergenza e non abbiamo preoccupazioni imminenti, quando avremmo dovuto affrontarla?
L’anno non sarà iniziato nel modo più tranquillo. Ma se il 2020 ci ha portato l’inizio della pandemia, speriamo almeno che il 2021 ci porti la fine, grazie alla scienza e all’impegno di tutti. Solo allora potremo veramente dire: “Incipit vita nova”.

MARIA GUERRIERI

un’ancora nel mare di incertezze

È da ormai otto mesi che abbiamo trasformato la nostra vita in una continua ricerca di informazioni, di provvedimenti, di autorizzazioni. La nostra piccola quotidianità è radicalmente cambiata da quando una calamità ha investito tutto il mondo, e tutti i nostri piani, le nostre certezze, i nostri progetti sono diventati delle vaghe e lontane aspirazioni, delle possibilità, dei sogni irrealizzabili. Il contatto umano si è trasformato in un’arma, i nostri migliori amici in potenziali nemici. Nessuno se lo aspettava, nessuno avrebbe mai pensato che da un giorno all’altro ci saremmo trovati a dover scegliere tra la vita sociale e la vita stessa. Eppure è successo, e come accade in ogni tragica situazione, abbiamo imparato ad adattarci, a fare sacrifici e a navigare a vista.
Ovviamente ognuno di noi ha vissuto questi mesi in modo diverso. Non voglio paragonare la mia situazione a chi è stato male, a chi ha perso amici o parenti o a chi si è ritrovato senza un lavoro. Ma penso che per tutti noi un mondo che già prima era privo di stabilità si sia trasformato in un mare di incertezze.
Noi ragazzi siamo tornati tra i banchi, ma non sappiamo se ci resteremo, quanto ci resteremo; ogni giorno cambiano le linee guida, ogni settimana siamo in attesa di DPCM, di provvedimenti, di stabilità. A ciò si aggiunge per molti di noi la normale preoccupazione per l’esame e per la scelta del nostro futuro, entrambe tappe importantissime, che però risultano vaghe e sfumate dalla mancanza di conoscenza di come vivremo i prossimi mesi.
Come sottostare a questa quotidiana incertezza? Semplice, aggrappandoci con tutte le nostre forze a ciò che ci dà stabilità e voglia di sognare il futuro. Alle nostre ambizioni, alla nostra voglia di crescere, ai nostri interessi. Alla scrittura, e nel nostro piccolo a questo giornale, che da anni consente a noi studenti di poter esprimere le nostre idee e la nostra interiorità.
Ora come ora possiamo solo sperare che nel futuro questa sventura ci aiuterà a rivalutare ciò che diamo per scontato: la salute, l’ambiente, i contatti umani, l’istruzione. E sperare che: “per aspera ad astra”.

MARIA GUERRIERI

Guerra: una fonte inesauribile di guadagno

Un atto di violenza sostenuto e deliberato da più di un’organizzazione politica. Se cercate la definizione di “guerra” su internet vi appare questa frase. Un nome, un ente grammaticale, sei lettere che vogliono dire nei fatti distruzione, morte, tortura, fallimento. Fallimento della Storia e della società, delle regole del vivere comune e civile, dell’umanità tutta. Il numero di questo mese approfondirà questo tema, facendo particolare attenzione a quei conflitti a cui l’umanità ha deciso di non prestare attenzione, quelle guerre che probabilmente non saranno insegnate agli studenti di terzo liceo tra 50 anni. Continua a leggere

Questione di libertà

Siamo a scuola, litighiamo per l’ultimo pacchetto di croccantelle, ci infuriamo se non veniamo ascoltati e sicuramente facciamo bene. A tremila chilometri da qui un popolo sta venendo nuovamente privato della sua libertà, le “garanzie democratiche” che per fortuna noi abbiamo, a Rojava se le sognano. Una Regione -quella di Rojava- che si era dichiarata autonoma de facto nel 2012 durante la guerra civile siriana, un conflitto che ha attivato, oltre alle forze dell’ “opposizione” ed alle forze curde, anche i fondamentalisti dell’ISIS. Continua a leggere

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