PARI DIGNITà
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. L’articolo 3 è l’articolo più rivoluzionario della Costituzione. Dopo un periodo storico che fondava i suoi pilastri sull’odio, sulla violenza, sulle discriminazioni e sulla guerra, troviamo scritto tra i Principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale che prima di guardare a ciò che ci differenzia, la legge guarda a ciò che ci pone sullo stesso piano, ovvero al fatto che siamo tutti persone, e in quanto persone ci è riconosciuta pari dignità.
Ma il fatto di essere uguali davanti alla legge non implica che siamo uguali come individui. In base a ciò che siamo, le esperienze che viviamo sono diverse, come sono diverse le ingiustizie che subiamo e le esigenze di cui abbiamo bisogno. L’unico modo per aiutarci l’un l’altro è offrire aiuto e sostegno a qualcuno anche quando ciò che subisce non ci riguarda direttamente, soprattutto quando non ci riguarda direttamente. Perché alla base della convivenza civile vi è il rispetto, e quando questo viene meno è fondamentale che tutti prendano una posizione.
Questa pandemia ha messo in luce non solo le nostre differenze, ma anche il nostro egoismo. Le immagini di chi sottovalutava il coronavirus o addirittura di chi lo negava, insultando i malati e il ricordo dei morti, rimarranno nella storia di questo paese. Come lo rimarranno gli insulti misogini e razzisti e le minacce rivolte a Silvia Romano una volta tornata nel suo paese dopo essere stata prigioniera per due anni in mano ai terroristi islamici, come lo rimarrà l’omicidio di Willy Monteiro, e l’omicidio di Maria Paola, colpevole di avere un ragazzo trans. “La pandemia ci renderà persone migliori”… ne siamo ancora convinti? Siamo sicuri che la (legittima) frustrazione di esserci trovati e di trovarci chiusi in casa non ci abbia portato a sfogarci sugli altri? Mostrando la nostra minima o totale assenza di solidarietà?
In questi giorni si sta portando avanti una grande mobilitazione mediatica in favore dell’approvazione del Ddl Zan, il disegno di legge contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, che si trova ancora bloccato in Senato. Vorrei invitare chi dice che non abbiamo bisogno di questa legge, ad aprire il giornale, e a tenere il conto delle discriminazioni e delle violenze omofobe e transfobiche che avvengono quotidianamente. Il fatto che le nostre leggi non siano discriminatorie (cosa tra l’altro su cui potremmo discutere) non rende l’Italia un paese non discriminatorio. E come dice il secondo comma dell’articolo 3: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana […]”.
MARIA GUERRIERI