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Il #freeBritney: essere schiavi della propria immagine

Era il 2008 quando Britney Spears, famosa cantane americana, ebbe una grave crisi nervosa di cui tutt’oggi ricordiamo le foto. In seguito a ciò fu sottoposta ad un trattamento sanitario obbligatorio e il controllo delle finanze fu affidato al padre Jamie.

Ripercorriamo, però, quello che è stato il percorso della star americana e di come, in realtà, la sua crisi sia stata solamente la reale conseguenza dei vari soprusi che ha subito sin dalla tenera età.

Britney diventò famosa nel 1999 con il celebre album …Baby one more time che riscosse talmente tanto successo da essere, tuttora, l’album pop femminile più venduto di sempre. Da qui la sua scalata verso la fama si è evoluta precocemente, approdando anche nel cinema (anche nella celebre serie tv How i met your mother) e producendo diversi album, tutti di successo. Parallelamente a ciò la teen star iniziò ad essere dipendente dalla droga ed ebbe diversi problemi familiari. Tutto questo la portò ad una crisi nervosa, un “crollo” che la costrinse a trattamenti sanitari obbligatori e ricoveri in centri di riabilitazione. Le fu tolta la custodia dei figli, affidati al padre Kevin Federline, e il patrimonio gestito dal padre.

 Il crollo fu un momento drammatico per Britney, tanto che lei stessa affermò: “Ho davvero toccato il fondo. Ora non penso che il mio problema fosse alcol o depressione. […] ero come una bambina affetta da ADHD che corre in giro». Nonostante ciò, la cantante si riprese tanto da riottenere la custodia dei figli nel 2015, sette anni dopo l’accaduto.

La tutela del patrimonio prende nome di Conservatorship ed è una tutela temporanea ma James Spears e il suo avvocato la resero permanente.

Dobbiamo andare avanti di circa una decina di anni per vedere come la situazione si sia complicata: il 2018.

Il padre viene ricoverato per un intervento e la cantante annulla il tour. Poco dopo si annuncia che la star è stata ricoverata in una clinica per ragioni di salute mentale, sembra essere “devastata” dalla malattia del padre. Le voci iniziano a circolare: vari podcast, post su instagram iniziano a speculare sul fatto che, forse, dietro il ricovero della cantante e l’annullamento del tour non ci fosse il volere di Britney, ma del padre. Inizia a diffondersi l’idea che il padre non stesse gestendo solo il patrimonio della cantane ma tutta la sua vita, imponendole decisioni sulla carriera e sulla vita privata.

Nel settembre 2019 l’ex marito Federline ottiene un ordine restrittivo contro James Spears accusandolo di aver aggredito fisicamente uno dei suoi figli.

Nasce il movimento #FreeBritney che riceve l’appoggio di numerose celebrità, tra cui Miley Cirus, Cher, Chiara Ferragni e Paris Hilton.

Insomma, si leva un grido contro un padre approfittatore, aggressivo e abusivo che mostra la sua natura: denuncia i vari blogger che scrivono periodicamente contro di lui e in tribunale chiede l’estensione della conservatorship.

La storia ha un epilogo. Nel 2020 il tribunale prende una decisone: accetta una mozione attraverso la quale viene richiesta la rimozione del padre di Britney dal ruolo di tutore legale della cantante e la sostituzione permanente con Jodi Montgomery e il mese successivo viene accolta la richiesta che il patrimonio della cantante venga co-gestito da una società finanziaria esperta, la Bessemer Trust Company.

Dai documenti legali presentati dal legale della Spears si evince, inoltre, che la Spears non tornerà a lavorare finché non si sarà liberata della tutela del padre.

Per concludere una piccola riflessione: Britney Spears è stata una delle prime teen star, è stata resa un oggetto, una macchina per i soldi sin dalla tenera età. Le sue vicende, anche le più intime, sono sempre state di dominio pubblico. Se da un lato si è arricchita di soldi dall’altro si è impoverita di vita, è stata resa schiava della sua stessa immagine e questo la ha portata inevitabilmente ad “esplodere” non appena la sua persona non coincideva più con la sua nomea.

B. T.

LA PLAYLIST

Siamo arrivati quasi alla fine del tortuoso cammino che è stato l’anno scolastico corrente, ci restano solo pochi mesi prima che la scuola chiuda i portoni dando il via all’estate, fino ad ora il tempo è scorso velocemente e ci è scivolato fra le dita, siamo stati fra i banchi relativamente poco, il lungo strascico portato da questa Pandemia pian piano sta ingurgitando la nostra adolescenza senza pietà, perciò mentre tutto ciò accade ci vuole almeno una buona colonna sonora.

“Mannequins”- Bilk: Questo brano del 2019 proveniente dall’EP “Chipped out” della suddetta band britannica proveniente dall’Essex, per me si può riassumere nella parola energia, racchiudendo al suo interno i principi del Punk mischiandolo al Rap si ottiene un mix esplosivo, il quale aggiunto ai loro testi ironici e talvolta crudi favorisce un ascolto complessivamente interessante.

Genere: Rap/Punk

“Breezeblocks”- Alt-J: Brano datato 2012 dall’album “An awesome wave” della band indie-rock britannica che nel decennio scorso ha sbancato le classifiche a livello mondiale, ricevendo però poco riscontro in Italia, come purtroppo spesso accade. Strumentalmente si può percepire un crescendo continuo, aggiungendo man mano che si va avanti nuove componenti in grado di catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore, il testo d’altro canto racconta un amore tossico e tormentato, nella quale il “narratore” abusa costantemente psicologicamente della sua compagna, essendone cosciente ma non al punto di riuscire a fermarsi, costringendola a scappare e implorandola di rimanere dandoci un quadro alquanto chiaro e struggente di una relazione non sana. Tutto ciò rende questo brano a tratti malinconico, come se fosse un pianto disperato ignorato in una stanza con troppa confusione.

Generi: Indie/Pop, Art Rock

“Mr. Sun (miss da sun)”- Greentea Peng: Brano del 2019 tratto dall’EP “Rising” di quest’artista britannica con una vocalità singolare e immediatamente riconoscibile in grado di soddisfare il suo pubblico con ogni sua nuova uscita. Questa canzone, in particolare, la trovo estremamente d’impatto per il suo sound che fonde Jazz e musica Elettronica in maniera delicata, caratterizzato da un cantato molto elegante con un testo avvolgente anche se criptico, nella quale l’artista racconta al pubblico il suo bisogno di trovare luce al fine di vivere in felicità, come se fosse una pianta che sente ancora la necessità di crescere, intrappolata nella sua mente descritta da lei stessa come una Babilonia senza Sole.

Generi: Elettronica, Jazz

“Acid Brain”- Bad Waitress: Brano del 2018 dall’album “Party Bangers: volume 1” di questa band canadese completamente al femminile pronta a portare in alto il nome del punk anche dalla prospettiva delle donne. Questa canzone a livello strumentale presenta una linea costante ma molto potente e vigorosa, non ridondante grazie alla scelta della forte distorsione della chitarra e la durata ridotta del brano. Il testo rappresenta l’insicurezza e l’incertezza di vivere alla giornata, non sapendo comporre la propria vita in maniera ordinata, lasciando però perdere la speranza di riuscire a poter sistemare qualcosa che oramai è in frantumi ed è molto più semplice assecondare che contrastare.

Generi: Punk, Alternative/Indie

“April in Paris”- Billie Holiday: Quest’artista non penso abbia bisogno di introduzioni, in quanto figura iconica della scena Jazz, e come lei anche questa canzone del 1956, cover di un brano del 1932 tratto dal musical “Walk a little faster”, che con avvolgente raffinatezza trasporta l’ascoltatore in un limbo lontano nel tempo, dove il mondo che ci circonda caldamente ci invita a danzare, dimenticando i nostri crucci quotidiani.

Genere: Jazz

“Où va le monde”- La Femme: Brano del 2016 tratto dall’album “Mystère” di questo gruppo francese dalle sonorità peculiari. La strumentale resa dinamica dallo stile accomunabile al rock psichedelico tardi anni ’60, accoglie il testo in maniera eccelsa. Il testo infatti proposto come un lungo flusso di coscienza a proposito del proprio scopo nel mondo e della mancanza dilagante di obbiettivi, traspone l’insieme come se si stesse assistendo ad un monologo recitato in presa diretta a tempo con la musica.

Generi:French Pop, Psychedelic Rock, Psychedelic Pop, Surf  Rock

“Lonesome Town”- Ricky Nelson: Celebre brano rilasciato nel 1958 di quest’artista statunitense dall’album “Ricky sings again”. Tutto ciò che questa canzone trasmette è l’emblema di quello che molti di noi stiamo sperimentando in questo periodo, la solitudine e il rinchiudersi dentro sè stessi solo per trovare un piccolo mondo privato dove potersi sfogare e  soffrire senza essere visti, un posto dove tutti vanno ma nessuno mai si incontra, partendo dalla strumentale emblematica del tempo, in grado di conferire a quel senso di vuoto espresso dalla linea vocale ed il testo una cassa di risonanza che amplifica tutto ciò che percepiamo.

Genere:Rock and Roll

“Common People”- Pulp: Brano del 1995 di questa band inglese la quale ha segnato la storia del Brit Pop tratto dall’album “Different Class”, è una delle tracce simbolo di questo periodo musicale con il suo sound inconfondibile e lo stile di scrittura dei testi, che come quello di questa canzone, parlano di quotidianità e realtà tangibili traendo ispirazione dagli stereotipi della società britannica degli anni ’90, smontandoli o rimodellandoli come solo gli artisti del tempo erano in grado di fare.

Generi: Brit Pop, Alternative Rock

“White teeth teens”- Lorde: Questo brano del 2013 facente parte dell’album di debutto “Pure Heorine” di questa famosissima artista neo zelandese, racconta attraverso le note tipiche del Pop quanto la vera e propria cultura pop legata al mondo dello spettacolo, specialmente Hollywood e i suoi capi saldi, abbiano rovinato la sua generazione, basando il giudizio nei confronti dell’altra persona sull’apparenza, in questo caso nel testo viene fatto riferimento ai denti bianchi di coloro che vengono definiti i “popolari”, essendo la cura dei denti simbolo principale di ricchezza secondo lo stereotipo moderno di agiatezza. La maniera in cui Lorde esprime il suo giudizio sembra quasi sarcastico, mischiando un velo d’invidia per le possibilità che gli altri hanno in più di chi non se lo può permettere e, in maniera quasi impercettibile, il bisogno che sente colui che non ha pari opportunità e considerazione, di voler somigliare a loro per poter simboleggiare una versione migliore di chi cerca di osteggiarlo.

Generi: Electropop, Pop

“Boredom”- Tyler, The Creator feat. Rex Orange County, Anna Of The North: Brano del 2017 facente parte dell’album “Flower Boy” di quest’artista statunitense geniale, accompagnato da due voci appartenenti a due correnti musicali apparentemente lontane dalla sua, le quali sono rispettivamente R&B ed Electropop. Questo brano ho deciso di metterlo a chiusura di questa playlist per conferirgli il ruolo più importante, ovvero di rappresentanza ufficiale di questo lasso di tempo in cui tutto sembra essersi fermato nelle nostre vite ma veloce a scorrere per il mondo, poiché la sua vena Hip Hop che vira sul soul in alcuni punti, il testo che racconta l’effettivo senso della noia intesa come ampio spazio da riempire e le vocalità di questi tre artisti le quali trasmettono serenità, riescono nell’insieme a narrare in modo chiaro e coinciso il ruolo che la mancanza di impegni gioca nella nostra vita attuale.

Generi: Contemporary Soul, Hip Hop/Rap

SERENA MAVROVIC

LA PLAYLIST

Stiamo tutti lentamente tornando alla nostra sfera di solitudine, abbiamo giusto avuto il tempo di salutarci per poi tornare a dover star rinchiusi dentro le nostre  quattro mura, solo che stavolta riusciamo sporadicamente a vedere qualche volto diverso dal solito, allora con questo vado ad annunciare la playlist che ci accompagnerà in un viaggio ancora più incerto del precedente, di cui però già conosciamo in parte le abitudini conciliando fra i suoi alti e bassi musica in grado di lasciarci vivere, con centimetro di libertà in più nella nostra mente. 

“(You don’t know) How glad i am”- Nancy Wilson: questo celebre brano del 1964 tratto dall’omonimo album della cantante californiana Nancy Wilson l’ho selezionato per un motivo molto particolare, poiché nonostante il testo non presenti alcuna caratteristica peculiare, le dinamiche vocali della canzone sono a mio avviso meravigliose, lei ha una capacità di proiettare la voce in maschera con una maestria invidiabile, inoltre la voce viene messa in risalto dalla strumentale che segue il trend dell’epoca in cui è stato registrato il brano.

Genere: R&B

“Cash Machine”- Oliver tree: brano del 2019 tratto dall’album “Ugly is beautiful” di questo cantante californiano il quale parla di quanto effettivamente la ricchezza materiale sia superflua, quasi condannando e prendendo in giro con il suo solito stile ironico e goliardico il reale problema dell’avarizia, definisce il ricco come una figura insicura che ha bisogno del suo denaro per darsi forza, con metafore molto singolari ma d’impatto. La strumentale si lega in maniera stranamente armoniosa con il testo creando un connubio travolgente, io stessa al primo ascolto mi sono sentita come stravolta dal brano, nonostante nel tempo abbia sentito strumentali più potenti è l’insieme che è stato capace di catturarmi, suggerirei inoltre l’ascolto dell’intero album poiché variegato e contenente molti stili diversi rendendosi completo e favorendo un’esperienza d’ascolto molto interessante.

Generi: Dance/Elettronica

“Bete Noire”- On Video: brano del 2020 di questa band britannica che con  la suddetta canzone è finita in moltissime playlist tematiche create dal colosso Spotify acquistando sempre più popolarità, non prende parte ad un album specifico in quanto fino ad ora siano stati rilasciati solo singoli. Il brano parla dell’esperienza di un membro del gruppo diagnosticato con sindrome da deficit d’attenzione e iperattività in età adulta e lo stigma che si crea intorno a ciò. La strumentale di marchio prevalentemente Punk sembra quasi essere nostalgica dei primi anni duemila, come tutte le canzoni della band, dandogli quella spinta in più che nel genere serve per non scadere nel banale.

Genere: Punk

“Resistor”- Shinjuku Mad: brano del 2010 tratto dal self-titled album “Shinjuku Mad” di questa band canadese durata solo il tempo di produzione di due album, dalla disfatta della band però vedremo nascere un progetto al latere dal nome Blank Banshee, in grado di evolvere il sound della prima formazione del gruppo ad un grado superiore, nonostante fosse già molto alto, infatti vedremo questa canzone diventare il sample di “Dreamcast”, canzone che traspone in un’altra dimensione questo brano. Testo e strumentale di “Resistor” tuttavia riescono già al primo colpo ad esprimere il messaggio che vogliono mandare all’ascoltatore, ovvero una visione distopica del futuro attraverso suoni nostalgici rimembranti gli anni ’80, proiettando l’immagine del futuro come quella di un passato che si reitera all’infinito avvicinandosi sempre più all’autodistruzione.

Generi: Dance/Elettronica, Vaporwave

“Kids”- Current Joys (Nick Rattingan): brano rilasciato nel 2016 come singolo da questo cantante poli-strumentista del Nevada, notiamo una strumentale molto statica accompagnata da un cantato a sua volta poco dinamico, oserei dire con tono di rassegnazione, assolutamente in linea con la canzone. Il brano in sé infatti è come se fosse una lettera di un ragazzo che ormai adulto che cerca di raccontare cosa significhi non essere più un ragazzino, e quanto questo modifichi la sua visione attuale della realtà, quindi ormai perso nei suoi mille pensieri e non in grado di comprendere più cosa significhi poter ancora sognare e divertirsi senza preoccupazione, rammendando i tempi in cui sognava di crescere e affermando che forse avrebbe dovuto pensare di più al suo status presente, poiché non sarebbe mai più tornato. L’insieme di testo strumentale e voce li trovo quasi ipnotici, adatti ad accogliere le più variegate riflessioni che vengono in mente ad una persona della nostra età, accompagnandoci in un viaggio per mano che si conclude dolcemente a fine canzone.

Generi: Alternative/Indie

“Momentary Bliss”- Gorillaz ft. Slowthai & Slaves: brano rilasciato nel 2020 dalla celebre band Gorillaz e contenuto in uno degli album più elaborati e attesi di quest’anno “Gorillaz present SONG MACHINE SEASON ONE strange timez”, in questa canzone c’è anche la presenza di due promesse della musica britannica che nel Regno Unito stanno spopolando, il rapper Slowthai conosciuto anche per le sue produzioni a carattere Punk e il duo Slaves altro ambasciatore moderno di questo genere. All’interno del brano troviamo tre tipi di strumentali diverse ma legate in maniera molto armoniosa dai tre diversi modi di cantare degli artisti coinvolti nella produzione, e si nota anche l’utilizzo (nonostante sia minimale) di un sample preso dalla canzone “Lovely Rita” dei The Beatles. La produzione in generale è molto dinamica presentando al suo interno un tripudio di generi differenti, cosa solita dei Gorillaz.

Generi:Punk Rock, Elettronica, Pop Punk, Ska, Hip Hop, Britpop, Raggae Rock

“Venom”- Little Simz: brano del 2019 tratto dall’album “Grey Area” di una delle rapper britanniche più talentuose al momento, sempre acclamata dalla critica e rispettata dai suoi colleghi della scena ci propone un brano di stampo femminista con un beat ansiogeno, capace però di spiegare al meglio ciò che l’artista cerca di esprimere. Lei è sempre stata attiva su fronti come l’antirazzismo e il femminismo esprimendo nelle sue canzoni sempre dissenso verso chi tende a minimizzare i problemi relegati a queste due realtà, puntando all’anti-stigmatizzazione di determinati topic.

Generi:Hip Hop/Rap

“ATTENTION”- Joji: brano del 2018 tratto dall’album di debutto dell’artista giappo-australiano “ BALLADS 1” è un brano rappresentativo del bisogno di attenzione ed il terrore dell’abbandono che la nostra generazione sente sempre più vicino, soprattutto con lockdown generali che si minaccia possano rifare capolino facendoci ritornare alla nostra reclusione forzata, in cui temiamo di essere dimenticati o addirittura cancellati dai ricordi delle persone a cui teniamo. Testo e strumentale si legano alla perfezione e la distorsione di basso e voce ad un certo punto del brano danno quasi un’idea di implosione dell’artista, una sorta di grido soffocato d’aiuto, in cui chiede alla persona che ama solo un briciolo di attenzione per sentirsi sicuro di essere contraccambiato, alternando ciò a quasi un tono di noncuranza forzata per autoconvincersi che alla fine quelle attenzioni da lui richieste non sono più così importanti.

Generi:R&B/Soul

“Black Dog”- Arlo Parks: brano del 2020 rilasciato come singolo da questa portentosa artista britannica che in poco tempo è riuscita a far conoscere la sua musica ad un gruppo ampissimo di ascoltatori. La strumentale di questa canzone è caratterizzata da un tono malinconico raffigurante a pieno lo spirito del testo, la controparte vocale si muove come una mano su un nastro di velluto, poiché la voce candida dell’artista accompagna l’insieme amorevolmente abbracciando il testo. Il testo nello specifico parla di una persona che cerca di scacciare il mostro della depressione che sta mangiando viva dall’interno una persona a cui vuole bene, non sapendo però come fare le tenta tutte in maniera a volte goffa, cercando di salvare dal buio totale chi ormai ci brancola da molto tempo.

Generi:R&B/Soul

“Mai”- Videoclub: brano del 2019 rilasciato come singolo del duo francese che dal 2018 fa parlare di sè in tutto il mondo avendo pubblicato fino ad ora solo sette canzoni, il testo è molto semplice e parla del sogno della ribellione adolescenziale e la voglia di libertà estrema che tutti  noi proviamo ad un determinato punto della nostra vita, la strumentale tende ad avere tratti nostalgici degli anni ’80 ma a differenza di come vengono di solito lavorati questi vengono presentati come freschi, come se li avessero svecchiati e resi qualcosa di nuovo, legando il tutto con una sorta di botta e risposta fra strofa e ritornello costituito dall’alternanza delle voci dei due cantanti.

Genere: Indie Pop

SERENA MAVROVIC

17, jake la furia ed emis killa: album dell’anno?

Il 18 settembre di quest’anno è uscito “17”, l’album di coppia realizzato da Emis Killa e Jake la furia, che vanta featuring di alto livello come: Lazza, presente in ben due tracce, Salmo, Fabri Fibra, Massimo Pericolo e Tedua. Si percepisce sin dal primo brano, ovvero “Broken Language”,  che l’album rappresenta una forma di rap più vicino al vero hip-hop che ad una influenza prettamente trap, corrente che negli ultimi anni sta saturando le playlist del genere musicale in questione; la intro fa notare sin da subito che i due artisti parlano di strada, elemento fondamentale che percorre tutte le 17 tracce dell’album, e sin dalla prima strofa notiamo Jake La Furia che sottolinea esplicitamente la presenza del rap, quello più genuino possibile che fa da filo conduttore esattamente come la strada; andando però avanti nell’ascolto ci renderemo conto che è presente una lieve influenza trap data da artisti ambasciatori del genere che portano un alleggerimento e un cambio di stile in un album molto lungo per gli standard del mercato discografico attuale che necessita di alcune variazioni melodico-stilistiche fisiologiche.

– “Malandrino”, singolo usato per il lancio del prodotto discografico, caratterizzato da un ritornello molto orecchiabile che riconduce allo stile dei Dogo, motivo per cui possiamo ipotizzare la scelta come singolo di lancio.

– “No Insta”, ovvero il primo featuring di Lazza dove si può notare l’influenza trap/pop che però non si sovrappone al messaggio che i due titolari dell’album vogliono esplicare ma semplicemente lo accompagna attraverso sonorità più orecchiabili. Molto interessante il contenuto della strofa di Emis Killa, infatti il rapper lombardo attacca tutti coloro che si definiscono artisti, criticandoli per essere privi di contenuti e personalità, per essere tutti molto simili tra loro, ma soprattutto perché pensano esclusivamente a mettere in mostra i soldi attraverso capi di abbigliamento firmati, discorso quasi inflazionato al giorno d’oggi se si attacca il mondo trap-mainstream, ma Emis riesce ovviamente a dargli forma con parole che rimangono facilmente impresse per la loro  brevità e precisione: “Questi rapper col marsupio a tracolla sembrano sbirri-

Va bene spenderne un po’-Ma prima impara a investirli-Versace Balmain e Gucci ma ancora non sai vestirti”.

– “Renè & Francis”, traccia dove si percepisce immediatamente la base ben strutturata e molto interessante composta dai 2nd roof. Il ritornello di Emis Killa sottolinea come in uno Stato come il nostro, nel mondo del lavoro, non ci si focalizzi su un talento o su una predisposizione, ma esclusivamente sugli interessi della singola persona che ha potere decisionale, infatti sin dalla nascita ognuno è destinato a fare qualcosa che nella maggior parte dei casi non corrisponde al proprio volere: “C’è chi nasce medico e chi capo di Stato-Ma io fra sono nato per fare il ladro”. Ovviamente non mancano allusioni alla vita di strada e al fascino del crimine irresistibile per i ragazzi che crescono in situazioni di disagio: “Ma ho capito presto fra che l’onestà non paga-Fratelli flirtano col crimine per fare strada-Mentre gli altri bambini al parco scambiavano figurine-

Io mi facevo le ossa in un carcere minorile”.

– “Amore Tossico”, pezzo che vede Jake solista, come si può dedurre dal nome racconta una storia d’amore nata sin dal primo momento in cui l’autore del brano nota la donna che gli suscita sentimenti molto forti, sentimenti che si trasformano gradualmente in tristezza vista la fine della serata passata insieme, tutto raccontato attraverso toni quasi poetici ovviamente caratterizzati da un velo di malinconia.

– “666” lo si può definire un vero e proprio pezzo hip-hop dove gli argomenti centrali del pezzo sono: lo stile di vita criminale, le donne, e la crescita dei due rapper per strada.

– “Sparami”: vede il featuring di due massimi esponenti del rap italiano, cioè Fabri Fibra e Salmo; pezzo caratterizzato da un flow incalzante, non particolarmente ricco di contenuti, o per lo meno di nulla particolarmente degno di nota dal punto di vista di una analisi testuale, anche se molti non la pensano così. La nota artista Margherita Vicario, conosciuta al pubblico per pezzi come Mandela, Giubottino, Romeo (feat. Speranza), e Piña Colada (feat. Izi), ha voluto esternare le sue critiche contestando Emis Killa per la sua dialettica molto cruda e diretta che in alcuni versi va a colpire molto duramente la figura della donna, mancando di rispetto a questa figura sotto un punto di vista etico e morale attraverso espressioni che possono risultare sorprendentemente eclatanti ad un pubblico non troppo abituato ad un certo tipo di dialettica.

– “Lontano da me”: i due artisti riferendosi ad un soggetto non direttamente esplicitato, ma verosimilmente una donna, sottolineano quanto la loro vita sia anticonformista e complessa per poi consigliare a questa donna di allontanarsi perché sia Emis sia Jake riconoscono di essere nocivi per le persone che gli stanno vicine troppo a lungo; ci sono due passaggi nella strofa di Emis KIlla su cui reputo ci si debba focalizzare: “Provo qualcosa, ma non lo dimostro-A parte quando si litiga e divento un mostro”, “So che sei fragile, ma tutto è instabile-Accettalo e non dire più una parola-Se vuoi salvare il salvabile puoi solo andartene ora-E salvarti da sola”, Per me daresti la vita-Anche adesso che è finita-Mi hai messo l’anima in mano-Io solo anelli alle dita”.

– “Maleducato”: beat basato su una successione di bassi (808) veramente imponente, Emis Killa ironizza su quanto sia piccolo il suo paese prendendo l’agente di polizia come esempio: “Posso capirlo, il paese è piccolo-Sono dieci anni che vengo fermato dallo stesso sbirro-Vorrebbe chiudermi click clack-Buttare la chiave come a ponte Milvio”. Successivamente non mancano allusioni alla vita malavitosa.

– “L’ultima volta”: brano che vede come ospite Massimo Pericolo. La storia narrata ha come protagonista un uomo, non definito, ma comunque un carissimo amico che in una sera viene arrestato dalle forze dell’ordine; è destinato a finire in cella, e intanto tornano alla memoria ricordi della gioventù dove i ragazzi passavano le giornate insieme accompagnati dallo sfondo onnipresente che caratterizza sia l’album sia le vite degli artisti coinvolti nel pezzo, ovvero la strada. La strofa di Massimo Pericolo è più profonda e personale, infatti le parole usate sono: “In prigione per sempre nella mia pelle-Se c’è giustizia, perché non paga un altro?-Se c’è Dio, perché tua madre ha il cancro?-Non basta l’amore a cambiare vita-Non curi un tumore con l’aspirina”. Il rapper di Gallarate, che ha passato due anni della sua vita tra arresti domiciliari e reclusione carceraria, inizialmente afferma di sentirsi imprigionato nel suo stesso corpo, per poi attaccare il concetto generale di giustizia, sottolineando implicitamente la giustizia terrena ed esplicitamente quella divina.

– “La mia prigione”: pezzo di Emis Killa che in questo caso lo vede come solista. Nel pezzo viene evidenziato il disagio che l’autore prova quasi quotidianamente facendo anche riferimento a trascorsi che hanno portato alla rottura di alcuni legami. I passaggi più interessanti del testo sono: “La felicità quaggiù non fa mai sconti-Vorrei comprarne un po’ ma non mi bastano mai i soldi”, “Non mi fido di nessuno ed è un problema mio-E ti ho già detto addio”, “La libertà è intraprendere una strada

E farla propria anche senza sapere a dove porta”, “Farsi in quattro per gli amici per poi essere tradito sul finale”, “Questa gente mi saluta, ma non sa chi sono-Conosce solo le mie azioni, non conosce l’uomo-Sono uscito dalla melma con le mie ambizioni-Emiliano ed Emis Killa, onoro entrambi i nomi”. Saltano all’occhio i passaggi finali in cui notiamo la redenzione di Emis, accostati a parole di forte orgoglio contraddistinte da una positività vista raramente nella carriera del rapper.

– “Toro Loco”: pezzo che presumibilmente serviva ad alleggerire la tracklist per evitare che diventasse pesante dal punto di vista contenutistico; possiamo dire che entrambi gli artisti esternano il loro amore verso la lussuria e il gentil sesso.

– “Gli amici miei”: secondo featuring di Lazza. Con questa collaborazione si percepisce un’inflessione più vicina alla trap, l’argomento in questione è il classico concetto che potremmo sintetizzare con estrema semplicità, ma per farci capire meglio da qualcuno esterno al genere potremmo dire che i tre artisti sottolineano il vigore, la forza e la fratellanza del gruppo con cui girano in strada, in cui respirano un’aria di fratellanza a tutti gli effetti.

– “Medaglia”: brano con un sound molto più leggero rispetto alle altre tracce dell’album, infatti è caratterizzato da un ritornello composto da Jake la Furia che entra in testa con estrema semplicità vista la sua orecchiabilità: “La faccia è l’unica cosa di me che cambia-E questa strada ha il valore di una medaglia-Perché la mia benzina non saranno i soldi mai-Ho sogni così grandi che se dormi non li fai”. Per quanto riguarda la parte di Emis Killa reputo ci siano passaggi interessanti perché diffondono un senso di positività e fiducia in se stessi: “Se un sogno non ti spaventa non è grande abbastanza-Per questo pensavo in grande da quella stanza”, “Se è vero che anche l’erba calpestata diventa un sentiero-Io proseguo e non mi guardo indietro-Dicevano “sei pazzo” e forse un po’ era vero-Grazie al cielo che ero pazzo e quindi ci credevo”.

– “Il seme del male”: brano che come costante ha un linguaggio ed una struttura sintattica classica del genere rap/hip-hop, unito a svariati riferimenti alla vita di strada, tra cui l’uso di stupefacenti e alcolici, non mancano perifrasi che nutrono l’ego dei due autori e nemmeno allusioni particolarmente esplicite all’atto sessuale.

– “Cowboy”: featuring di Tedua; all’ospite in questione, purtroppo, è stato assegnato esclusivamente il ritornello, anche se ovviamente orecchiabile e degno di nota. Analizzandolo testualmente infatti salta all’occhio quella che possiamo definire come una citazione al mondo prettamente trap, ovvero: “In zona 4 le sirene metterò le quattro frecce 4L”, quel “4L” è facilmente riconducibile a uno degli artisti più parlati di questo 2020, ovvero Sapobully, artista del collettivo FSK satellite, che ha coniato questa espressione. Emis Killa nella sua strofa ci permette di desumere la condizione in cui è cresciuto spiegando brevemente quanto lavorasse la madre per dargli un futuro: “Mia madre senza un futuro-Faceva due turni per darmene uno-Usciva di casa che era ancora buio-E tornava che il cielo era scuro da un po’”.

– “Quello che non ho”: Emis Killa racconta della sua ambizione descrivendo i suoi pensieri sin da ragazzino, di quanto lui si sentisse determinato in certi momenti e completamente disorientato in altri, di quanto avesse l’affetto delle persone che gli stavano intorno quando però questo non era abbastanza per lui, siccome aveva bisogno dell’affetto dei suoi cari, che però come suo padre non aveva. Chiudono la strofa due versi che con parole semplicissime espongono un concetto di enorme spessore: “Pensavo tanto al mio futuro che ho perso il presente-Volevo essere onnipotente come un Dio-Per poi scoprire che anche Dio è niente-Di fronte a un non credente”.

A parer mio questo album è l’alchimia perfetta tra lo stile classico, un po’ mainstream, ma caratterizzato da musicalità e struttura dei club dogo, di cui Jake è stato fondatore e altissimo esponente, e lo stile inconfondibile unito alle punch line strabilianti di Emis Killa che ha contribuito sotto un punto di vista melodico a dare un tocco leggermente più moderno, come tra l’altro volle fare con il suo album da solista “Terza Stagione” uscito nel 2016. L’album certamente è candidato al titolo di miglior album dell’anno, ovviamente premio non assegnato ufficialmente, ma verdetto che ogni ascoltatore abituale del genere aspetta quasi ansiosamente ogni anno. Sinceramente penso che Emis Killa sia stato più performante del compagno Jake. Su Emis, costantemente attaccato per svariate motivazioni, la maggior parte delle quali io stesso reputo valide, non posso però non essere obiettivo: mi ha colpito molto sia per il flow sia per le strofe a parer mio ricche di spessore, senza contare che è merito suo se Jake è tornato a rappare dopo un periodo di avvicinamento al mondo pop-reggaeton, come lo stesso Jake ha ammesso nell’intervista al noto portale Esse Magazine. Resta il fatto che entrambi gli autori di questo joint album abbiano fatto un eccellente lavoro. Spero che ci siano altri lavori di coppia che in futuro possano eguagliare se non superare questo imponente e straordinario progetto.

IGOR LISOGENO

la playlist

In questo primo mese di scuola a cavallo fra la fine dell’estate ed i primi giorni d’autunno, fra pioggia ed incertezze tutto ciò che ci rimane è la dolce melodia di qualche canzone ascoltata di sfuggita, allora prendendo spunto da ciò vi presento una breve playlist di 10 brani, che racconta attraverso diversi generi e artisti quello che per me è questo periodo:

“He can only hold her”- Amy Winwhouse: si tratta di una canzone in grado di distinguersi all’interno dell’intero album “Back to black” per via della sua strumentale che tende a fare contrasto con tutta la linea quasi malinconica dell’elaborato, trattando sempre il tema della tormentata vita sentimentale dell’artista ma con un acustica più gioviale proponente un punto di vista diverso, quasi di accettazione della propria situazione e di conseguenza consapevolezza e arresa di fronte alla realtà dei fatti. 

Generi: Contemporary Soul, Ska/Rocksteady, R&B/Soul,Pop

“June”– Briston Maroney: tratta dall’album “Big Shot” di quest’artista del Tennesse, racconta quanto sia facile che l’amore che provi per una persona possa svanire con la delicatezza di un filo di seta che passa fra le dita, ma anche con la velocità e la capacità distruttiva di della grandine su un giardino di rose. Strumentale e testo si legano perfettamente attraverso un crescendo fra strofa e ritornello in grado di rendere il percorso dell’artista anche per chi lo ascolta una sorta di finestra sul suo pensiero, alternando rabbia con se stesso a dispiacere e desolazione per il sentimento oramai perso.

Genere:Alternative/Indie

“Popscene”- Blur: brano del 1993 dell’album “Modern life is rubbish” è una critica alla musica pop da parte della celebre band britannica che per anni ha dato filo da torcere agli Oasis nella scena del Britpop, venne considerato in quel periodo un brano pioneristico dalla critica. Ancora oggi con il suo testo ironico che cerca di racchiudere le caratteristiche principali di un testo standard di musica pop riesce a colpire come allora, con il suo raccontare di un mondo dove tutti siamo cloni in cerca della loro propria maniera di vivere ed una strumentale che si presenta come innovativa ma al contempo confusionale.

Genere: Brit pop

“Marceline”- Vista Kicks: canzone tratta dall’abum di debutto “Chasing waves” della band californiana, presenta una linea di rock classico, differente da quella degli album successivi caratterizzati da una vena più psichedelica e nostalgica degli anni ’70. Strumentale molto ben elaborata ed energica e testo con significato a doppia interpretazione, infatti si dice possa parlare sia di un ragazzo tradito e deluso dalla persona che ama arrivato al punto di doverla lasciare, sia di un ragazzo innamorato e contraccambiato ma purtroppo non in grado di fare nulla perchè lei già fidanzata con un altro.

Genere: Rock

“In my life”- The Beatles: penso che questa band non abbia bisogno di presentazioni e ne tantomeno la celebre canzone tratta dall’album “Rubber soul”, brano simbolo del ricordo di tempi passati con la consapevolezza che mai nulla tornerà, tutto è cambiato nel bene e nel male e le persone che ci sono state affianco con ruoli e in tempi diversi vanno e vengono ma le ricorderemo in eterno.

Generi: Rock, Pop

“Four Women”- Nina Simone: classico senza tempo del 1966 tratto dall’Album “Wild is the Wind” con una strumentale semplice sentiamo la voce meravigliosa di Nina Simone raccontare la storia di 4 donne che rappresentano lo stereotipo Afroamericano nella società, facendo un critica vera alla situazione americana condannandola, poichè non è possibile e umanamente concepibile rilegare un qualsiasi etnia ad uno stereotipo creatosi con il tempo per colpa di un’ideologia razzista che limita la libertà dell’individuo. Le quattro donne descritte nel testo sono: Aunt Sarah, donna che rappresenta il dolore della schiavitù, la resilienza e la resistenza del popolo nero; Saffronia, costretta a vivere fra due mondi diversi perchè nata da padre bianco e ricco e madre povera e di colore costretta dall’uomo ad avere un rapporto e rimasta incinta, rappresenta la sofferenza del popolo nero nelle mani di chi bianco ed in una  posizione di potere; Sweet thing invece è una prostituta che viene accettata sia dal popolo nero che quello bianco per via del suo aspetto affascinante e del suo lavoro; infine c’è Peaches che non si presenta subito e parla di lei come figlia di schiavi e che per via della disperazione e della sofferenza che deve portare sulle spalle dalle generazioni precedenti è stata resa scontrosa e dura e dopo aver parlato di se con un urlo rivela il suo nome. I quattro stereotipi sono proposti nella descrizione fisica e caratteriale delle donne e con pochi dettagli si è capaci di comprendere il loro background ed il significato della loro presenza nel brano.

Genere: Jazz

“No hope generation”- Mura Masa: questo brano fa parte dell’album “R.Y.C”( raw youth collage) che è stata una delle mie uscite preferite del 2020 in quanto al suo interno si può trovare molta sperimentazione, soprattutto nel mischiare generi diversi, qui infatti sentiamo mescolate musica elettronica dance e punk. Il testo si accosta molto alla visione che si ha del mondo moderno da parte delle nuove generazioni, utilizzando formule sintetiche capaci di riassumere a pieno almeno un piccolo pezzo della vita di tutti noi, chiamandosi poi generazione senza speranza riflette quello che effettivamente tutti noi pensiamo, ovvero che il nostro futuro sia assolutamente incerto e quasi certamente non quello che vorremmo.

Generi: Dance/Elettronica, Punk

“AdélaÏde”- Requin Chagrin: questo brano viene dal self-titled album “Requin Chagrin” di questa talentuosa band indipendente francese, la struementale è molto particolare in quanto apparentemente allegra e frizzante ma a tratti se ascoltata bene risulta quasi ansiogena, sposandosi con il testo in maniera apparentemente discordante, conferendo alla canzone una connotazione peculiare ma stranamente equilibrata. L’argomento che si tratta viene quasi sfiorato in maniera molto delicata, ovvero un amore ed una passione molto forti costretti a soffocarsi per via del giudizio della gente poiché fra due persone dello stesso sesso. L’utilizzo delle parole nel testo penso sia una delle caratteristiche che si preferisce della canzone perchè molto introspettive come se fossero il riflesso di un flusso di coscienza abbastanza breve ma d’impatto, facendo arrivare l’ascoltatore al verso significato stimolandolo a riflettere sfruttando il senso di mistero che trasmettono.

Genere:Alternative/Indie

“Nothing to yell about”- Mike Krol: brano dell’album “Power chords” del musicista californiano principalmente Garage Rock che nonostante la strumentale rappresenti a pieno il genere essendo molto potente, il testo parla di come quando si è in ansia le parole ci si blocchino in gola restando il silenzio quando in realtà si vorrebbe strillare, personalmente trovo fra testo e strumentale una buona correlazione poichè nel suo “lamentarsi” di non riuscire a farsi sentire, esprime il suo dissenso verso se stesso e quello che accade quasi urlando in protesta, divenendo la canzone a questo punto come un grosso ossimoro rafforzandone il significato.

Generi:Alternative/Indie, Garage Rock

“Blue lights”- Jorja Smith: brano dell’album di debutto “Lost & Found” della cantante britannica presenta una strumentale tipicamente R&B caratterizzata dall’uso di samples e reference ad artisti che lei ha sempre ammirato crescendo, il testo si sposa perfettamente con la sensazione nostalgica che trasmette la melodia perchè parla di quanto sia veloce ed improvviso il pasaggio dall’innocenza alla vera conoscenza del pericolo, dall’essere semplici ragazzi ad adulti, a volte magari in un solo giorno, raccontando l’esperienza di una ragazza che dalla sera alla mattina si è ritrovata in una situazione critica con un suo amico che si stava accostando sempre più alla criminilità, compiendo gesti irresponsabili e sconsiderati a cui lei ha assistito, avvenuti talmente tanto velocemente da non aver avuto nemmeno il tempo di processare cosa fosse accaduto, come mai ad un certo punto le sue mani sono state macchiate di sagnue, come mai la persona onesta seduta accanto a lei fino al giorno prima ora stesse scappando. Raccontato quasi come una bambina spaventata che scopre per la prima volta cos’è il mondo reale: prima la sua confusione, poi la paura ed infine la consapevolezza che l’ha cambiata e fatta crescere divenendo adulta.

Generi: R&B, Soul

SERENA MAVROVIC

Itpop – Tommaso va nei Soviet

#2 Soviet Soviet, Endless, felte (2016)

«Abbiamo passato la notte in cella. Perquisizione, manette e camionetta. Ci hanno portato all’ufficio controlli del giorno precedente dove abbiamo atteso il nostro volo di ritorno che era verso le 13.00 ora locale. Solo in prossimità della partenza ci sono stati ridati i cellulari e le borse e siamo stati scortati fino all’entrata dell’aereo». Continua a leggere

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