From Her to Eternity

Cieli di ruggine, angoscia grigia, angeli immortali, amori di carne e cielo, racconti di vita e di eternità: tutto ciò evoca “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders, uno dei capolavori del regista tedesco, risalente alla prima metà degli anni ’80.

Ma oltre alle immagini meravigliose, i piani sequenza aerei, i primissimi piani densi di dolore e poesia, a parlare nel film di Wenders e a esprimere tutto è la musica, la colonna sonora, composta a volte da brani ambient o da stupende ballate elettroniche, o semplicemente dalle voci delle persone che gli angeli si trovano a conservare all’interno del loro spirito immortale. Un mosaico di umanità riflesso negli sguardi dolci e sempiterni dei due serafini Cassiel e Damien, un mito di emozioni fragili, condensate nel fumo tristissimo e opaco della Berlino divisa, della Berlino mutata, nella quale le anime degli uomini respirano a fatica, ma soprattutto sospirano, e così gli angeli non possono far altro che collezionare i loro sospiri di pece e incastonarli come pietre preziose all’interno della collana di eternità che si trovano a forgiare sin dall’alba dei tempi.

Ma a questo punto la musica ambient, soffusa, scompare, e lascia il posto a niente di meno che a quella di Nick Cave e dei Bad Seeds, che suonano live in un locale dove alla fine Damien incontrerà la sua amata Marion. La performance di Nick Cave è elettrizzante e sconvolgente, trasuda sporca umanità da tutti i pori: il brano eseguito non a caso è “From Her to Eternity”, in antifrasi con la realtà vissuta dall’angelo o, forse, a rappresentare esattamente il percorso spirituale di Damien, un angelo paradossale che può salvarsi e ricongiungersi all’eternità solo attraverso la figura di Marion. Il brano è un nevrotico post-punk elettrificato, una sporca indagine sul potenziale inenarrabile dell’amore, l’amore che striscia e si insinua nel cuore dell’uomo e lo porta alla salvezza, o alla distruzione, ma comunque lo conduce direttamente, con il suo bacio di fuoco, nelle braccia dell’eternitàFino a che una passione disarmante, pura come l’abisso, si trova a scuotere l’angelo Damien dal suo stoicismo celeste: l’amore per Marion, trapezista, finto-angelo del circo che, tuttavia, porta con sé una sofferenza, una tragicità e una sensibilità tutte umane, così oltre il paradiso, così oltre la luce eterna di Dio, da spingere Damien ad abbandonare la sua angelica vita eterna per farsi uomo. Così l’angelo si trova per la prima volta a sperimentare il sapore del caffè mischiato a quello del dolore e della solitudine, e forse, solo allora, dalla notte del brodo primordiale, comprende la natura dei suoi protetti.

JACOPO SORU

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