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TESTIMONIANZE: I RACCONTI SULLA VIOLENZA DI GENERE

“Erano circa le sei, aveva appena iniziato a fare buio. Io e altre tre amiche eravamo sedute sulla panchina di una piazza, dopo un po’ tre/quattro ragazzi sui diciotto si sono seduti sulla panchina di fronte alla nostra e hanno iniziato ad importunarci.

All’inizio ci hanno lanciato degli sguardi, non soddisfatti hanno iniziato a dire “hey bellee” o “mi date l’instagram” “dai perché ci ignorate” “mi dai il numero bellissima” e cose di questo tipo, abbiamo continuato ad ignorarli per un po’,ma dopo qualche minuto abbiamo iniziato a preoccuparci veramente e siamo andate via entrando in un supermercato vicino e rimanendoci per una decina di minuti.

Uno dei nostri genitori ci è venuto a prendere in  macchina cento metri più avanti all’uscita del supermercato, vicino alla piazzetta dove eravamo sedute prima, dove ci siamo ritrovate quei ragazzi che continuavano ad importunarci ed a fischiarci. Mentre noi ci precipitavamo in macchina, loro continuavano ad esordire con “ahahah hanno paura di noi”.

Sicuramente qualcuno si chiederà come fossimo vestite; mi sembra tutte in jeans con sopra il giaccone/cappotto invernale. Questi comportamenti non avvengono in base all’abbigliamento, ma solo per dare fastidio o non so per quale altro motivo. Eravamo in seconda/terza media e ne siamo rimaste molto scosse.”

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“Sono una persona molto frenata di mio, non faccio mai niente se non ho prima valutato attentamente le conseguenze. Con te era come se avessi dimenticato tutto, ogni tua azione mi sembrava così normale. E invece dopo mesi, finita la storia, ho capito quanto fosse tutto così sbagliato.

Voglio ricordare che la violenza non è solo fisica. Una relazione in cui il tuo compagno o la tua compagna ti manipola, ti fa credere di volere cose che non vuoi, in cui i tuoi no non sono validi, in cui il piangere la notte è normale, in cui ti senti in trappola, costrett* o monopolizzat* non è una storia sana.

È abuso psicologico, e prego chiunque stia ascoltando questo discorso e che magari sta vivendo una situazione del genere di uscirne immediatamente, perché io tutt’ora non mi sono totalmente ripresa e giorno dopo giorno mi accorgo di quanto tutto questo abbia cambiato il mio modo di reagire e di essere.”

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“Era estate avrò avuto cinque o sei anni.

In spiaggia ci si era avvicinato un signore sulla trentina che diceva di essere un dottore. Aveva fatto amicizia con mia madre e un giorno mi chiese di andare a pescare assieme a lui i gamberetti perché in un punto della spiaggia ce ne erano tantissimi; mia madre acconsentì e io non potevo esserne più felice. Così andammo a pescare i gamberetti al pontile, sotto ad una piattaforma di legno, abbastanza al riparo. Prendemmo retino e secchiello, lui mi fece chinare sulle buche per prendere i gamberetti. Mi disse che dovevo avere pazienza perché ci mettevano un po’ a uscire.

Quando mi chinai mi sembrò di sentire che qualcuno mi alzasse il costume e me lo spostasse,ma non mi rendevo conto, per me non faceva senso, pensavo fosse tutto nella mia testa. Una volta sposato il costume cominciò a penetrami l’ano con le dita, ripetutamente, io ero ferma e aspettavo i gamberetti. Quando provavo a girarmi lui mi diceva che dovevo tenere gli occhi sopra la buca. Ricordo che la sera, quando mi ritrovavo da sola nel mio letto, sentivo una sensazione molto strana perché non sapevo che fare e non sapevo se accadesse davvero oppure era tutto frutto della mia immaginazione e tutt’ora, in realtà, non ne ho la certezza. Così, una volta, portai con me mia sorella, anche lei abbastanza piccola e lui non fece nulla. Mi sentivo molto sollevata, ma mia sorella mi disse che si annoiava, e nonostante io avessi tentato di convincerla a rimanere in tutti i modi, mi lasciò da sola con l’uomo. Ricordo che ogni giorno, dopo averli pescati, gettavamo i gamberetti in mare; io gli chiesi perché, mi sembrava che l’impegno impiegato per catturarli così fosse gettato all’aria. Lui rispondeva dicendo che nel suo enorme acquario non entravano perché ce ne erano già troppi. La cosa andò avanti per una settimana, forse di meno, forse di più.

Penso sia uno di quei ricordi che ho sempre tentano di soffocare spingendolo giù nei miei pensieri più profondi. Ricordo che da piccola lo reputavo il mio segreto più grande. Ho capito di aver subito un abuso sessuale solo pochi mesi fa quando è uscito l’argomento e ne ho parlarlo con le mie amiche più intime, di cui una si è messa anche a piangere.

Nell’ultimo periodo mi veniva spesso da pensarci, quando mi spogliavo per fare la doccia… e tutt’ora mi fa strano pensare che qualcuno mi abbia toccato in quel modo senza che io gli abbia mai dato il mio consenso e che la prima volta che sono stata toccata non sia stato da qualcuno che volevo lo facesse e a cui mi sento legata sentimentalmente, come il mio attuale ragazzo.”

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“avevo un vestitino, un vecchio mi urla sette volte “mamma che bona” corro via e mi metto a piangere”

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Non ho mai subito abusi, e non mi hanno mai fatto del male fisico, nonostante io sia una donna. Ho la fortuna di essere una ragazza che ha sempre potuto indossare quello che voleva per andare in giro, senza che uomini adulti mi fermassero dicendomi che non potevo andare in giro vestita come volevo, senza che persone strane cercassero di molestarmi. Una volta però stavo camminando con la mia migliore amica per strada. Ad un certo punto ho visto dei ragazzi più grandi, avranno avuto circa venti/venticinque anni che si sono girati a guardarci,poi hanno fischiato. Questo gesto mi ha fatto sentire un oggetto, come se fossi utile solo per il mio corpo, come se non avessi nulla a parte quello. Imparate a rispettare le ragazze, più grandi o più piccole non importa. Perché voi che vi divertite a fissare le donne per strada, a picchiarle o a violentarle, ricordate che un giorno la stessa cosa potrebbe capitare a vostra figlia. Vi prego fatelo. Perché ho paura (e come me molte altre ragazze) perché se mai subissi violenze fisiche da parte di qualcuno mi sentirei terribilmente sporca, e non riuscirei mai più a far andare via quella sensazione.”

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“Ho ricevuto diverse battutine ma soprattutto toccatine anche spinte oltre il limite della decenza, ovviamente non desiderate, perché mi ero lasciata da poco e avevo bisogno di compagnia. “Sicuramente ti piacerà, ne hai bisogno, come tutte”.

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“Nella mia vita mi è capitato più volte di aver subito molestie, spesso da uomini anche molto anziani. Io ho quindici anni e sentirmi suonare urlare chiamare mentre aspetto l’autobus è la normalità. Una volta mi è stato chiesto e cito testuali parole : “ Ao bella ma a quanto li fai i bocchini?” da un uomo che poteva benissimo essere mio padre. Mentre scendevo dall’autobus uno ha avuto il coraggio di darmi una pacca sul culo. Penso che la discriminazione di genere si veda anche in questo. Come mai si ritengono liberi di fare quello che vogliono? Perché gli uomini credono di avere una sorta di potere su di noi e di poterci controllare, e finché questa malata mentalità del possesso non cambierà sarnno uccise donne ogni giorno.

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“Ciao, spero davvero che questo venga letto perché ci tengo particolarmente. Parlo da ragazza in prima persona così come parlo a nome di mie compagne di classe e amiche. È oramai quasi quotidiano che, ogni volta che giro da sola, o in una strada non affollata con qualche amica, qualcuno fischi, suoni il clacson, faccia apprezzamenti non richiesti, spesso mettendomi/ci in imbarazzo. Provo disgusto nel pensare che uomini sulla cinquantina che potrebbero essere mio padre facciano apprezzamenti così vomitevoli e imbarazzanti a me o a qualcuno con cui mi trovo. So di ragazze che conosco che sono state seguite, chiamate, anche fermate fisicamente da uomini molto più grandi di loro, e chi pensa che possano essere giudicati come “complimenti” o stronzate del genere non ha capito nulla di ciò che si prova. Esempio: qualche giorno fa stavo attraversando ad un incrocio, era sera ma c’erano ancora molte persone, vedo due tipi sui trent’anni che si comportavano in modo strano e guardavano me e la ragazza accanto a me, che avrà avuto al massimo 16 anni. Io ho tirato dritto affrettando il passo. Una volta superati li ho sentiti dire cose come “dove scappi” o “dove pensi di andare”, ridendo, io non mi sono girata e ho continuato ad andare per la mia strada, una volta arrivata a casa ci ho ripensato e mi è salita una rabbia incredibile nel pensare all’indelicatezza che hanno avuto e all’imbarazzo che mi hanno creato. Questo è solo una delle tante volte in cui è successo a me o a mie amiche o talvolta anche quando eravamo in gruppo, e credetemi non è piacevole. Altro esempio; ieri ero a pranzo con una mia amica, e per quanto questa non sia una scusa ci tengo a precisare che avevamo un paio di jeans semplici e un maglione, niente di più, un tipo con due figli piccoli ci ha squadrate dall’alto in basso, sorridendo alla fine in modo ambiguo.

Questa storia deve finire, sono stanca di sentirmi osservata quando esco in tuta e felpa o quando indosso una gonna. La società attuale deve darsi una svegliata, e non fischiare o suonare il clacson a ogni individuo di sesso femminile che stava solo camminando.”

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“Era mio amico, io lo avevo appena rifiutato e lui non c’è stato. Mi ha preso per i fianchi ed ha provato a baciarmi, io l’ho scansato ed è finita lì ,so che sembra stupido ma mi sono davvero sentita indifesa e violata.”

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“Questa è una testimonianza allegra. Un giorno stanca del continuo catcalling, ho imbruttito uno proprio in mezzo alla strada fino a farlo scappare via, è stato molto soddisfacente.”

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“Eccoci qua… questo è un argomento che mi sta molto a cuore: la violenza sulle donne. È assurdo il fatto che nel 2020 ancora se ne debba parlare. Fortunatamente non ho mai subito una violenza ma, e questo credo sia successo a tutte le donne, mi hanno fischiato più volte mentre camminavo per strada. Gli uomini non sapranno mai cosa si prova a camminare per strada con la paura perenne che ti scava dentro. Non capirete mai quello che si prova, mai. È per questo che credo sia una cosa assurda, perché ieri ho visto un video di un uomo che diceva cose fuori dal normale… e io mi domando perché io e le mie future figlie dovremmo vivere in questa società, dove lo stereotipo della donna è ancora quello in cui viene raffigurata come oggetto da prendere,usare e poi gettare via. Basta sono una donna e sono stufa di essers trattata come un oggetto. #LAVIOLENZASIFERMAQUI”

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“Ero sull’autobus. Vicino a me c’erano dei ragazzi che hanno iniziato a fissarmi e a fare commenti su di me a bassa voce. Nonostante vedessero che io mi accorgessi di tutto e che fossi chiaramente a disagio, continuavano a ridere e scherzare tra di loro, finché mi sono allontanata sentendomi responsabile o in colpa per qualcosa, pensando che potevo vestirmi o truccarmi in modo diverso. Solo dopo molto tempo ho capito che non ero io a dovermi vergognare; purtroppo questo concetto non è per nulla scontato.”

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“Stavo passeggiando sulla spiaggia con mia madre e un gruppo di ragazzi di circa trent’anni mi hanno lanciato una marea di fischi e commenti, quando mi sono girata uno di loro mi ha fatto segno con la mano di andare da lui; mi pento ancora di non avergli detto niente, avrei potuto rispondergli con i peggiori insulti, ma in quel momento non ci riuscivo, mi sentivo solamente umiliata.”

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“Avevo passato una giornata stupenda in centro, salgo sul tram (rigorosamente pieno) e mi metto le cuffiette. Un uomo davanti a me si avvicina, con una mano mi dice di stare in silenzio mentre con l’altra mi tocca sui pantaloni. Mi scende una lacrima e alla fermata dopo,presa dal panico, scendo, credendo che quel momento fosse finito, ma era sceso anche lui.

Mi chiudo in un bar e mi faccio venire a prendere.

Ragazze/i se vi accade una cosa del genere urlate (cosa che io sul momento non ho saputo fare) e riparatevi in un luogo dove non siete soli/e.

Spero non accada a nessun altro.”

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“Ero in giro con la mia famiglia, mio padre ed io un po’ eravamo un po’ più indietro rispetto a mia sorella e mia madre. Due cinquantenni che aspettavano l’autobus hanno fatto la radiografia a mia sorella (che aveva un cappotto lungo). È stato orrendo. Poi ho sentito anche io il loro sguardo addosso,mi è salito il vomito.”

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“Una settimana fa ero per strada con una mia amica, avevo dei jeans skinny e una maglietta normalissima; ad un certo punto due uomini in una macchina ci hanno urlato e suonato “abbone salite pure”e ci hanno seguite fino a quando non siamo salite a casa mia.”

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“una volta ho incontrato un uomo sull’autobus, anche il giorno dopo e quello dopo ancora, è successo per le 2 settimane seguenti. Scendeva sempre alla fermata dove scendevo io e se io cambiavo fermata, lui non scendeva fino a quando non scendevo io. Cercava sempre il mio sguardo e mi terrorizzava, a tal punto da far venire mia madre a controllarlo. Ho fatto venire mio padre e da quel punto non è venuto più.”

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“Quest’estate, di sera, stavo tornando a casa da sola, su una via un po’ buia. Un uomo sui cinquant’anni mi ha visto, si è fermato e mi è rimasto a guardare. Quando l’ho sorpassato si è girato e mi ha fissato il culo per circa un minuto. Poco dopo credo avesse iniziato a seguirmi ma ho corso e sono entrata nel mio palazzo. So che non è nulla di grave ma comunque sono cose che succedono spesso e danno abbastanza fastidio.”

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“Una volta un vecchio mi ha fatto i complimenti”

LA BATTAGLIA DEI SESSI (NEL MONDO DEL CINEMA)

La tradizione del cinema Hollywoodiano – paradigma di molto del cinema occidentale – ha spesso messo al centro delle sue storie figure femminili forti e protagoniste.                                                                  

Addirittura nei titoli di alcuni dei film più famosi della storia del cinema è spesso presente il nome della protagonista femminile, da “Gilda” a “La regina Cristina” fino ai più recenti “Colette” e “Jackie”. Da questo possiamo dedurne che il mondo del cinema è aperto alle istanze del movimento femminista e più in generale a una attenzione alla rappresentazione reale e contemporanea della donna? Forse le cose non sono così semplici come sembrano. Basti pensare ad uno dei film più misogini e sessisti della storia del cinema che si intitola “Donne”.                                        

Partiamo da una considerazione oggettiva: il mondo del cinema è senza dubbio governato dagli uomini e per darvene una prova basta fare un semplice esempio: in ben novantadue edizioni degli Oscar, solo una volta, nel 2010 (quindi pochi anni fa) a vincere il premio per la miglior regia è stata una donna, ovvero Kathryn Bigelow per il film “The Hurt Locker”, tra l’altro pellicola dalla trama decisamente non “rosa”.                                                                                                                           

Nonostante ciò, però, negli ultimi anni, sono usciti in sala alcune pellicole con protagoniste femminili diverse dalle solite. Vi starete chiedendo quale sia la differenza tra i personaggi di oggi e quelli di ieri, beh eccola qui: per molto tempo siamo stati abituati a figure femminili passive, che subivano le storie raccontate e che alla fine non facevano altro che tornare dal proprio uomo mostrando allo spettatore, per l’ennesima volta, come doveva comportarsi una brava donna (e se ciò non accadeva la trama si concludeva con la morte della protagonista).                                                           

Ora la situazione sta cambiando e abbiamo la possibilità di vedere personaggi che prendono in mano la storia e che con scelte proprie e decisioni prese senza sottostare agli ordini di nessuno stravolgono la narrazione e cambiano il corso degli eventi. Alcuni di questi film hanno come protagoniste donne realmente esistite, donne che hanno in qualche modo cambiato la storia.                                                              

A cosa o a chi dobbiamo questa svolta nel mondo del cinema? Sicuramente in buona parte alle stesse donne di Hollywood che con le loro proteste e le loro accuse contro alcuni degli uomini più potenti del settore hanno lanciato movimenti come “Me Too” per cercare di cambiare le cose.                                           

Queste pellicole hanno come protagoniste donne che tutti noi conosciamo, ma forse di loro sappiamo solo il nome e non la storia e ne è un perfetto esempio il film “Coco avant Chanel”, con una meravigliosa Audrey Tautou, che ci fa scoprire le origini di uno dei personaggi più rivoluzionari della storia della moda.                                                                                                                      

Alcuni film parlano di donne famose e conosciute, come la regina Elisabetta I in “Elizabeth”, ma altri ci fanno conoscere le storie di figure femminili che stavano dietro le quinte, nell’ombra, come per esempio le protagoniste del film “Il diritto di contare”, tre donne di colore che negli anni 60 collaborarono all’operazione spaziale degli Stati Uniti alla NASA.    

Certamente da ciò che vi sto raccontando potreste pensare che si siano raggiunti gli obbiettivi posti, quindi la parità di genere nel mondo del cinema, ma purtroppo ancora non si può cantare vittoria; infatti nonostante vi siano pellicole che portano avanti ideali femministi, molte di queste sono dirette da uomini. Sono veramente poche le registe che riescono a farsi un nome ad Hollywood, mentre nuotano in un mare popolato principalmente da registi uomini; uno dei nomi più recenti che mi viene in mente è Greta Gerwig, regista rivelazione di “Lady Bird” e dell’ultima trasposizione cinematografica di “Piccole Donne”. Un’altra regista che si è imposta con la sua bravura ad Hollywood è Sofia Coppola che per esempio con il suo film “Marie Antoinette” racconta la storia della più amata e odiata regina di Francia enfatizzando il suo amore per lo sfarzo e la bella vita, ma anche la sua fragilità e vulnerabilità e regalando allo spettatore un coloratissimo film sulla vita della sovrana.                                                                                                                                                                

Capita spesso che alcune delle storie narrate abbiano come protagoniste donne schiacciate da una società maschilista che hanno lottato per rimanere in piedi, come Judy Garland famosissima cantante e attrice degli anni 40/50 con una vita piena di molestie e soprusi, le cui vicende sono state magistralmente raccontate nel film dell’anno scorso “Judy”, con una strabiliante Renée Zellweger vincitrice dell’Oscar come miglior attrice per la sua performance. Proprio questa ultima pellicola mostra perfettamente come il mondo di Hollywood imponga standard estetici e di performance alle artiste, o di come per esempio dopo una certa età per una donna, anche se grande attrice, si faccia ardua la ricerca di un lavoro; questo però non vale per gli attori di sesso maschile, che nonostante l’età hanno molte più occasioni. Per una Meryl Streep o Glenn Close che continuano a lavorare dopo i cinquant’anni ci sono decine di Robert De Niro e Al Pacino che superati i settant’anni riescono tranquillamente a passare dalle commedie agli action movie.                                               

Il mondo del cinema si sta facendo vecchio, ormai le serie tv stanno prendendo il posto dei film, già prima dell’emergenza Covid-19 e ancora di più dopo, ed è molto interessante notare come il mondo delle serie tv sia in mano alle donne: infatti sono molto numerose le registe, produttrici e sceneggiatrici di serie che hanno dato vita ad alcuni dei programmi più conosciuti di sempre come “Grey’s Anatomy”, “Le regole del delitto perfetto”, “Orange is the new black” o “Scandal”; alcune di queste grandi donne sono per esempio Shonda Rhimes, Jenji Kohan, Ava DuVernay e molte altre ancora. Questi personaggi sono pioniere di un’ondata di freschezza nel mondo televisivo e promuovono messaggi di inclusione e girl power.          

In conclusione è evidente che c’è ancora bisogno di lavorare riguardo la parità di genere nel mondo del cinema; si sta procedendo, ma lo si sta facendo lentamente. Ogni film diretto, scritto, prodotto e interpretato da una donna è un passo avanti e siamo anche noi spettatori e spettatrici, in quanto consumatori di prodotti cinematografici, a poter orientare le scelte della settima arte e prima o poi si sfonderà finalmente questo tetto di cristallo.

CESARE NARDELLA

CASSANDRA E IL FEMMINISMO NELL’ILIADE

Christa Wolf, scrittrice tedesca e grande appassionata di storia antica, con un lungo monologo riesce a dare voce a una figura che, nell’Iliade, ha sempre ricevuto poco spessore, ma di cui lei si serve per osservare il ruolo della donna all’interno della società a palazzo, rendendola un’eroina per cui fare il tifo mentre combatte contro una realtà patriarcale e maschilista, sebbene ne conosciamo la sorte, Cassandra

Fu la porta dei leoni a Micene ad accogliere, secondo la leggenda, i prigionieri che gli Achei erano riusciti a portare con loro al termine della guerra di Troia. A salvarsi furono in pochi: solo chi, come Enea, fece in tempo ad imbarcarsi, tutti gli altri morirono sotto le fiamme o furono fatti schiavi. E a quest’ultimi non era riservato un destino migliore. Quando Cassandra, la mitica sacerdotessa di Apollo secondo Omero, raggiunge Micene dopo un estenuante viaggio via mare, non ha certo bisogno del suo dono per profetizzare quello che sta per succedere a lei e a tutti quelli che Agamennone ha portato con sé.

La morte é vicinissima, e quei leoni a capeggiare la rocca ne diventano il simbolo. E l’unica cosa che le sembri giusto fare é ripercorrere, prima a grandi balzi e poi lentamente, tutto quello che l’ha portata fin lì, sotto il sole, a dover rinunciare a una vita per cui non le dispiace neanche troppo in fondo. Parte dall’inizio, dalla sua nascita, passando per l’adolescenza e per tutto ciò che l’ha resa la donna che é ora. Forte e indipendente ma terribilmente fragile e sola. Tramite i suoi occhi ricostruiamo un’intera società, basata sull’apparenza e su giochi di potere. Incontriamo figure di donne forti e intraprendenti, non assoggettate alla volontà di nessuno, così come vediamo ragazze il cui unico scopo a palazzo é soddisfare i desideri dei principi.

Vediamo Ecuba, la moglie di Priamo, cui il re chiede sempre consiglio prima di prendere qualsiasi decisione. É lei il vero capo, a palazzo: ogni scelta passa da lei. Anche se é una figura nascosta, nell’ombra, Troia crollerebbe senza il suo polso, e il Consiglio non può farne a meno. Ma vediamo anche come, nell’infuriarsi e nell’inevitabile incedere della guerra, la violenza e la sete di potere offuschi la ragione degli uomini e lei, che invece di dirgli quello che si vogliono sentire dire, affronta i problemi con razionalità, viene piano piano sempre più messa da parte. Finché, bandita da ogni consiglio, non ha più alcun potere e osserva Troia distruggersi da sola, logorata dai conflitti interni più che dai colpi dei nemici, impotente e relegata nelle sue stanze. Con il rinnegamento della figura femminile c’é il rinnegamento della ragione, di quel filtro tra gli uomini il potere, e senza di lei essi ne rimangono accecati.

Vediamo poi Polissena, la sorella di Cassandra, bellissima e piena di fascino, con cui lei si contende fino all’ultimo il ruolo di sacerdotessa. Cassandra, che non ha le doti naturali della sorella, vede in quella strada il suo unico modo di arrivare al potere, in un mondo in cui l’alternativa é il matrimonio. E sa bene che non tutti gli uomini sono come suo padre Priamo. Le basta pensare a Briseide per capire che lei non intende assolutamente legarsi a nessuno. Per quanto non neghi possa esistere un uomo che la possa addirittura amare, lei ama di più la sua libertà. E con la determinazione che é la sua spada, riesce a vincere la sorella. A Polissena allora non restano piú alternative e le tocca trovare marito, e passa da un uomo all’altro finché non viene scelta come esca per Achille, e va incontro al suo tragico destino.

Figura, anch’essa indipendente e rispettata da tutti, seppure ovviamente in modo diverso da Ecuba prima della guerra, é la madre del fratello adorato. Nella sua casa nel bosco, non c’é nessuno a dirle cosa fare, e la sua saggezza diventa un punto di riferimento per tutte le ragazze che non hanno un posto dove stare. Da lei si cuce, si balla, ci si racconta la propria vita, ma soprattutto si impara, si discute, si cresce. La sua capanna é il punto di ritrovo per quelle anime libere, non ancora toccate dalla sete di potere degli uomini al potere, e tra esse spicca Anchise, il padre di Enea, e la sua saggia bontà.

Ma a colpire più di tutte é la figura della stessa Cassandra, che iniziamo a conoscere e di cui capiamo ogni scelta: fin da piccola interessata alla politica e giochi di potere del palazzo, capisce subito che l’essere una bambina non le riserverà la gloria dei fratelli.

Allora prega Apollo, e il dio l’ascolta, dondole un dono terribile e potentissimo, quello della profezia: lei però non si concede neanche al dio, che furioso la condanna a non essere creduta. Ora é lei ad essere la più forte, ma a Delo viene mandato il fratello, infinitamente meno adatto. La gente vuole essere rassicurata, sentire sempre le stesse cose, ha bisogno di qualcuno che le legga nelle viscere nient’altro che il prossimo raccolto. Perché metterle in testa domande che non si pone? Ecco, questo passo mi ha colpita molto, perché oltre al fatto che sia una donna, fa paura il fatto che dica la verità, che possa scombussolare gli equilibri e svelare gli inganni del palazzo. L’intera guerra di Troia é basata su un inganno: Elena é mai esistita? A Troia non l’ha mai vista nessuno, ma per Priamo é una questione d’orgoglio. É questo cieco senso dell’onore degli uomini che né lei né Ecuba capiscono, e che la porterà alla pazzia. Una follia dovuta alla ragione, però: Cassandra impazzisce perché per lei nessuno di tutti quegli inganni ha un senso, e il suo dono é un fardello troppo pesante. É sempre stata ambiziosa e ha raggiunto il potere, ma ormai nessuno le dà retta, nemmeno Pantoo, il sacerdote di Apollo, e ne paga le conseguenze. Solo Enea é in grado di amarla, ma anche quando lui la chiama, offrendole la possibilità di scappare verso una nuova vita, lei rimane dolorosamente se stessa e va incontro al proprio destino.

Quanto ci sia di vero nella sua figura nessuno lo saprà mai. Quello che rimane, però, é un mondo, sapientemente creato dall’autrice basandosi su fonte storiche e immaginazione, che rappresenta fedelmente il ruolo delle donne in una società della vergogna e basata sul patriarcato come quella omerica. A Clitemnestra rimane solo la crudeltà e la vendetta per esercitare il potere, Briseide non ha potuto dire una parola sul proprio destino, Ecuba ha dovuto assistere alla rovinosa caduta di Priamo senza poterla evitare in alcun modo, Cassandra non si é mai sentita parte di quella città, troppo falsa, basata sull’apparenza e la menzogna, troppo dura per lei, così desiderosa di conoscere e vivere rapporti veri. La sua é la ricerca di una felicità impossibile, il matrimonio non é un’opzione per la sua anima ribelle e rimanere da sola non può, ma neanche l’unione con un Dio si rivela una decisione giusta. Infatti si rende conto di non credere neanche negli dei, quegli esseri celesti che li guardano dall’alto. E se non si crede in niente é difficile poter continuare a dire la propria opinione a palazzo: in un mondo abilmente costruito sul cristallo, come un castello di carte, in cui in cui ogni carta é una menzogna, una sacerdotessa che mette di fronte a tutti la verità é più pericolosa dei soldati achei intorno alle mura. E viene quindi rinchiusa, e con lei l’ultimo briciolo di ragione che ne avrebbe evitato la distruzione.

Non posso amare un eroe.

Anche di fronte alla morte, rifiuta ogni forma di sottomissione.

ISOTTA RIGGIO