TESTIMONIANZE: I RACCONTI SULLA VIOLENZA DI GENERE

“Erano circa le sei, aveva appena iniziato a fare buio. Io e altre tre amiche eravamo sedute sulla panchina di una piazza, dopo un po’ tre/quattro ragazzi sui diciotto si sono seduti sulla panchina di fronte alla nostra e hanno iniziato ad importunarci.

All’inizio ci hanno lanciato degli sguardi, non soddisfatti hanno iniziato a dire “hey bellee” o “mi date l’instagram” “dai perché ci ignorate” “mi dai il numero bellissima” e cose di questo tipo, abbiamo continuato ad ignorarli per un po’,ma dopo qualche minuto abbiamo iniziato a preoccuparci veramente e siamo andate via entrando in un supermercato vicino e rimanendoci per una decina di minuti.

Uno dei nostri genitori ci è venuto a prendere in  macchina cento metri più avanti all’uscita del supermercato, vicino alla piazzetta dove eravamo sedute prima, dove ci siamo ritrovate quei ragazzi che continuavano ad importunarci ed a fischiarci. Mentre noi ci precipitavamo in macchina, loro continuavano ad esordire con “ahahah hanno paura di noi”.

Sicuramente qualcuno si chiederà come fossimo vestite; mi sembra tutte in jeans con sopra il giaccone/cappotto invernale. Questi comportamenti non avvengono in base all’abbigliamento, ma solo per dare fastidio o non so per quale altro motivo. Eravamo in seconda/terza media e ne siamo rimaste molto scosse.”

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“Sono una persona molto frenata di mio, non faccio mai niente se non ho prima valutato attentamente le conseguenze. Con te era come se avessi dimenticato tutto, ogni tua azione mi sembrava così normale. E invece dopo mesi, finita la storia, ho capito quanto fosse tutto così sbagliato.

Voglio ricordare che la violenza non è solo fisica. Una relazione in cui il tuo compagno o la tua compagna ti manipola, ti fa credere di volere cose che non vuoi, in cui i tuoi no non sono validi, in cui il piangere la notte è normale, in cui ti senti in trappola, costrett* o monopolizzat* non è una storia sana.

È abuso psicologico, e prego chiunque stia ascoltando questo discorso e che magari sta vivendo una situazione del genere di uscirne immediatamente, perché io tutt’ora non mi sono totalmente ripresa e giorno dopo giorno mi accorgo di quanto tutto questo abbia cambiato il mio modo di reagire e di essere.”

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“Era estate avrò avuto cinque o sei anni.

In spiaggia ci si era avvicinato un signore sulla trentina che diceva di essere un dottore. Aveva fatto amicizia con mia madre e un giorno mi chiese di andare a pescare assieme a lui i gamberetti perché in un punto della spiaggia ce ne erano tantissimi; mia madre acconsentì e io non potevo esserne più felice. Così andammo a pescare i gamberetti al pontile, sotto ad una piattaforma di legno, abbastanza al riparo. Prendemmo retino e secchiello, lui mi fece chinare sulle buche per prendere i gamberetti. Mi disse che dovevo avere pazienza perché ci mettevano un po’ a uscire.

Quando mi chinai mi sembrò di sentire che qualcuno mi alzasse il costume e me lo spostasse,ma non mi rendevo conto, per me non faceva senso, pensavo fosse tutto nella mia testa. Una volta sposato il costume cominciò a penetrami l’ano con le dita, ripetutamente, io ero ferma e aspettavo i gamberetti. Quando provavo a girarmi lui mi diceva che dovevo tenere gli occhi sopra la buca. Ricordo che la sera, quando mi ritrovavo da sola nel mio letto, sentivo una sensazione molto strana perché non sapevo che fare e non sapevo se accadesse davvero oppure era tutto frutto della mia immaginazione e tutt’ora, in realtà, non ne ho la certezza. Così, una volta, portai con me mia sorella, anche lei abbastanza piccola e lui non fece nulla. Mi sentivo molto sollevata, ma mia sorella mi disse che si annoiava, e nonostante io avessi tentato di convincerla a rimanere in tutti i modi, mi lasciò da sola con l’uomo. Ricordo che ogni giorno, dopo averli pescati, gettavamo i gamberetti in mare; io gli chiesi perché, mi sembrava che l’impegno impiegato per catturarli così fosse gettato all’aria. Lui rispondeva dicendo che nel suo enorme acquario non entravano perché ce ne erano già troppi. La cosa andò avanti per una settimana, forse di meno, forse di più.

Penso sia uno di quei ricordi che ho sempre tentano di soffocare spingendolo giù nei miei pensieri più profondi. Ricordo che da piccola lo reputavo il mio segreto più grande. Ho capito di aver subito un abuso sessuale solo pochi mesi fa quando è uscito l’argomento e ne ho parlarlo con le mie amiche più intime, di cui una si è messa anche a piangere.

Nell’ultimo periodo mi veniva spesso da pensarci, quando mi spogliavo per fare la doccia… e tutt’ora mi fa strano pensare che qualcuno mi abbia toccato in quel modo senza che io gli abbia mai dato il mio consenso e che la prima volta che sono stata toccata non sia stato da qualcuno che volevo lo facesse e a cui mi sento legata sentimentalmente, come il mio attuale ragazzo.”

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“avevo un vestitino, un vecchio mi urla sette volte “mamma che bona” corro via e mi metto a piangere”

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Non ho mai subito abusi, e non mi hanno mai fatto del male fisico, nonostante io sia una donna. Ho la fortuna di essere una ragazza che ha sempre potuto indossare quello che voleva per andare in giro, senza che uomini adulti mi fermassero dicendomi che non potevo andare in giro vestita come volevo, senza che persone strane cercassero di molestarmi. Una volta però stavo camminando con la mia migliore amica per strada. Ad un certo punto ho visto dei ragazzi più grandi, avranno avuto circa venti/venticinque anni che si sono girati a guardarci,poi hanno fischiato. Questo gesto mi ha fatto sentire un oggetto, come se fossi utile solo per il mio corpo, come se non avessi nulla a parte quello. Imparate a rispettare le ragazze, più grandi o più piccole non importa. Perché voi che vi divertite a fissare le donne per strada, a picchiarle o a violentarle, ricordate che un giorno la stessa cosa potrebbe capitare a vostra figlia. Vi prego fatelo. Perché ho paura (e come me molte altre ragazze) perché se mai subissi violenze fisiche da parte di qualcuno mi sentirei terribilmente sporca, e non riuscirei mai più a far andare via quella sensazione.”

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“Ho ricevuto diverse battutine ma soprattutto toccatine anche spinte oltre il limite della decenza, ovviamente non desiderate, perché mi ero lasciata da poco e avevo bisogno di compagnia. “Sicuramente ti piacerà, ne hai bisogno, come tutte”.

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“Nella mia vita mi è capitato più volte di aver subito molestie, spesso da uomini anche molto anziani. Io ho quindici anni e sentirmi suonare urlare chiamare mentre aspetto l’autobus è la normalità. Una volta mi è stato chiesto e cito testuali parole : “ Ao bella ma a quanto li fai i bocchini?” da un uomo che poteva benissimo essere mio padre. Mentre scendevo dall’autobus uno ha avuto il coraggio di darmi una pacca sul culo. Penso che la discriminazione di genere si veda anche in questo. Come mai si ritengono liberi di fare quello che vogliono? Perché gli uomini credono di avere una sorta di potere su di noi e di poterci controllare, e finché questa malata mentalità del possesso non cambierà sarnno uccise donne ogni giorno.

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“Ciao, spero davvero che questo venga letto perché ci tengo particolarmente. Parlo da ragazza in prima persona così come parlo a nome di mie compagne di classe e amiche. È oramai quasi quotidiano che, ogni volta che giro da sola, o in una strada non affollata con qualche amica, qualcuno fischi, suoni il clacson, faccia apprezzamenti non richiesti, spesso mettendomi/ci in imbarazzo. Provo disgusto nel pensare che uomini sulla cinquantina che potrebbero essere mio padre facciano apprezzamenti così vomitevoli e imbarazzanti a me o a qualcuno con cui mi trovo. So di ragazze che conosco che sono state seguite, chiamate, anche fermate fisicamente da uomini molto più grandi di loro, e chi pensa che possano essere giudicati come “complimenti” o stronzate del genere non ha capito nulla di ciò che si prova. Esempio: qualche giorno fa stavo attraversando ad un incrocio, era sera ma c’erano ancora molte persone, vedo due tipi sui trent’anni che si comportavano in modo strano e guardavano me e la ragazza accanto a me, che avrà avuto al massimo 16 anni. Io ho tirato dritto affrettando il passo. Una volta superati li ho sentiti dire cose come “dove scappi” o “dove pensi di andare”, ridendo, io non mi sono girata e ho continuato ad andare per la mia strada, una volta arrivata a casa ci ho ripensato e mi è salita una rabbia incredibile nel pensare all’indelicatezza che hanno avuto e all’imbarazzo che mi hanno creato. Questo è solo una delle tante volte in cui è successo a me o a mie amiche o talvolta anche quando eravamo in gruppo, e credetemi non è piacevole. Altro esempio; ieri ero a pranzo con una mia amica, e per quanto questa non sia una scusa ci tengo a precisare che avevamo un paio di jeans semplici e un maglione, niente di più, un tipo con due figli piccoli ci ha squadrate dall’alto in basso, sorridendo alla fine in modo ambiguo.

Questa storia deve finire, sono stanca di sentirmi osservata quando esco in tuta e felpa o quando indosso una gonna. La società attuale deve darsi una svegliata, e non fischiare o suonare il clacson a ogni individuo di sesso femminile che stava solo camminando.”

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“Era mio amico, io lo avevo appena rifiutato e lui non c’è stato. Mi ha preso per i fianchi ed ha provato a baciarmi, io l’ho scansato ed è finita lì ,so che sembra stupido ma mi sono davvero sentita indifesa e violata.”

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“Questa è una testimonianza allegra. Un giorno stanca del continuo catcalling, ho imbruttito uno proprio in mezzo alla strada fino a farlo scappare via, è stato molto soddisfacente.”

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“Eccoci qua… questo è un argomento che mi sta molto a cuore: la violenza sulle donne. È assurdo il fatto che nel 2020 ancora se ne debba parlare. Fortunatamente non ho mai subito una violenza ma, e questo credo sia successo a tutte le donne, mi hanno fischiato più volte mentre camminavo per strada. Gli uomini non sapranno mai cosa si prova a camminare per strada con la paura perenne che ti scava dentro. Non capirete mai quello che si prova, mai. È per questo che credo sia una cosa assurda, perché ieri ho visto un video di un uomo che diceva cose fuori dal normale… e io mi domando perché io e le mie future figlie dovremmo vivere in questa società, dove lo stereotipo della donna è ancora quello in cui viene raffigurata come oggetto da prendere,usare e poi gettare via. Basta sono una donna e sono stufa di essers trattata come un oggetto. #LAVIOLENZASIFERMAQUI”

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“Ero sull’autobus. Vicino a me c’erano dei ragazzi che hanno iniziato a fissarmi e a fare commenti su di me a bassa voce. Nonostante vedessero che io mi accorgessi di tutto e che fossi chiaramente a disagio, continuavano a ridere e scherzare tra di loro, finché mi sono allontanata sentendomi responsabile o in colpa per qualcosa, pensando che potevo vestirmi o truccarmi in modo diverso. Solo dopo molto tempo ho capito che non ero io a dovermi vergognare; purtroppo questo concetto non è per nulla scontato.”

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“Stavo passeggiando sulla spiaggia con mia madre e un gruppo di ragazzi di circa trent’anni mi hanno lanciato una marea di fischi e commenti, quando mi sono girata uno di loro mi ha fatto segno con la mano di andare da lui; mi pento ancora di non avergli detto niente, avrei potuto rispondergli con i peggiori insulti, ma in quel momento non ci riuscivo, mi sentivo solamente umiliata.”

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“Avevo passato una giornata stupenda in centro, salgo sul tram (rigorosamente pieno) e mi metto le cuffiette. Un uomo davanti a me si avvicina, con una mano mi dice di stare in silenzio mentre con l’altra mi tocca sui pantaloni. Mi scende una lacrima e alla fermata dopo,presa dal panico, scendo, credendo che quel momento fosse finito, ma era sceso anche lui.

Mi chiudo in un bar e mi faccio venire a prendere.

Ragazze/i se vi accade una cosa del genere urlate (cosa che io sul momento non ho saputo fare) e riparatevi in un luogo dove non siete soli/e.

Spero non accada a nessun altro.”

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“Ero in giro con la mia famiglia, mio padre ed io un po’ eravamo un po’ più indietro rispetto a mia sorella e mia madre. Due cinquantenni che aspettavano l’autobus hanno fatto la radiografia a mia sorella (che aveva un cappotto lungo). È stato orrendo. Poi ho sentito anche io il loro sguardo addosso,mi è salito il vomito.”

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“Una settimana fa ero per strada con una mia amica, avevo dei jeans skinny e una maglietta normalissima; ad un certo punto due uomini in una macchina ci hanno urlato e suonato “abbone salite pure”e ci hanno seguite fino a quando non siamo salite a casa mia.”

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“una volta ho incontrato un uomo sull’autobus, anche il giorno dopo e quello dopo ancora, è successo per le 2 settimane seguenti. Scendeva sempre alla fermata dove scendevo io e se io cambiavo fermata, lui non scendeva fino a quando non scendevo io. Cercava sempre il mio sguardo e mi terrorizzava, a tal punto da far venire mia madre a controllarlo. Ho fatto venire mio padre e da quel punto non è venuto più.”

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“Quest’estate, di sera, stavo tornando a casa da sola, su una via un po’ buia. Un uomo sui cinquant’anni mi ha visto, si è fermato e mi è rimasto a guardare. Quando l’ho sorpassato si è girato e mi ha fissato il culo per circa un minuto. Poco dopo credo avesse iniziato a seguirmi ma ho corso e sono entrata nel mio palazzo. So che non è nulla di grave ma comunque sono cose che succedono spesso e danno abbastanza fastidio.”

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“Una volta un vecchio mi ha fatto i complimenti”

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