CASSANDRA E IL FEMMINISMO NELL’ILIADE

Christa Wolf, scrittrice tedesca e grande appassionata di storia antica, con un lungo monologo riesce a dare voce a una figura che, nell’Iliade, ha sempre ricevuto poco spessore, ma di cui lei si serve per osservare il ruolo della donna all’interno della società a palazzo, rendendola un’eroina per cui fare il tifo mentre combatte contro una realtà patriarcale e maschilista, sebbene ne conosciamo la sorte, Cassandra

Fu la porta dei leoni a Micene ad accogliere, secondo la leggenda, i prigionieri che gli Achei erano riusciti a portare con loro al termine della guerra di Troia. A salvarsi furono in pochi: solo chi, come Enea, fece in tempo ad imbarcarsi, tutti gli altri morirono sotto le fiamme o furono fatti schiavi. E a quest’ultimi non era riservato un destino migliore. Quando Cassandra, la mitica sacerdotessa di Apollo secondo Omero, raggiunge Micene dopo un estenuante viaggio via mare, non ha certo bisogno del suo dono per profetizzare quello che sta per succedere a lei e a tutti quelli che Agamennone ha portato con sé.

La morte é vicinissima, e quei leoni a capeggiare la rocca ne diventano il simbolo. E l’unica cosa che le sembri giusto fare é ripercorrere, prima a grandi balzi e poi lentamente, tutto quello che l’ha portata fin lì, sotto il sole, a dover rinunciare a una vita per cui non le dispiace neanche troppo in fondo. Parte dall’inizio, dalla sua nascita, passando per l’adolescenza e per tutto ciò che l’ha resa la donna che é ora. Forte e indipendente ma terribilmente fragile e sola. Tramite i suoi occhi ricostruiamo un’intera società, basata sull’apparenza e su giochi di potere. Incontriamo figure di donne forti e intraprendenti, non assoggettate alla volontà di nessuno, così come vediamo ragazze il cui unico scopo a palazzo é soddisfare i desideri dei principi.

Vediamo Ecuba, la moglie di Priamo, cui il re chiede sempre consiglio prima di prendere qualsiasi decisione. É lei il vero capo, a palazzo: ogni scelta passa da lei. Anche se é una figura nascosta, nell’ombra, Troia crollerebbe senza il suo polso, e il Consiglio non può farne a meno. Ma vediamo anche come, nell’infuriarsi e nell’inevitabile incedere della guerra, la violenza e la sete di potere offuschi la ragione degli uomini e lei, che invece di dirgli quello che si vogliono sentire dire, affronta i problemi con razionalità, viene piano piano sempre più messa da parte. Finché, bandita da ogni consiglio, non ha più alcun potere e osserva Troia distruggersi da sola, logorata dai conflitti interni più che dai colpi dei nemici, impotente e relegata nelle sue stanze. Con il rinnegamento della figura femminile c’é il rinnegamento della ragione, di quel filtro tra gli uomini il potere, e senza di lei essi ne rimangono accecati.

Vediamo poi Polissena, la sorella di Cassandra, bellissima e piena di fascino, con cui lei si contende fino all’ultimo il ruolo di sacerdotessa. Cassandra, che non ha le doti naturali della sorella, vede in quella strada il suo unico modo di arrivare al potere, in un mondo in cui l’alternativa é il matrimonio. E sa bene che non tutti gli uomini sono come suo padre Priamo. Le basta pensare a Briseide per capire che lei non intende assolutamente legarsi a nessuno. Per quanto non neghi possa esistere un uomo che la possa addirittura amare, lei ama di più la sua libertà. E con la determinazione che é la sua spada, riesce a vincere la sorella. A Polissena allora non restano piú alternative e le tocca trovare marito, e passa da un uomo all’altro finché non viene scelta come esca per Achille, e va incontro al suo tragico destino.

Figura, anch’essa indipendente e rispettata da tutti, seppure ovviamente in modo diverso da Ecuba prima della guerra, é la madre del fratello adorato. Nella sua casa nel bosco, non c’é nessuno a dirle cosa fare, e la sua saggezza diventa un punto di riferimento per tutte le ragazze che non hanno un posto dove stare. Da lei si cuce, si balla, ci si racconta la propria vita, ma soprattutto si impara, si discute, si cresce. La sua capanna é il punto di ritrovo per quelle anime libere, non ancora toccate dalla sete di potere degli uomini al potere, e tra esse spicca Anchise, il padre di Enea, e la sua saggia bontà.

Ma a colpire più di tutte é la figura della stessa Cassandra, che iniziamo a conoscere e di cui capiamo ogni scelta: fin da piccola interessata alla politica e giochi di potere del palazzo, capisce subito che l’essere una bambina non le riserverà la gloria dei fratelli.

Allora prega Apollo, e il dio l’ascolta, dondole un dono terribile e potentissimo, quello della profezia: lei però non si concede neanche al dio, che furioso la condanna a non essere creduta. Ora é lei ad essere la più forte, ma a Delo viene mandato il fratello, infinitamente meno adatto. La gente vuole essere rassicurata, sentire sempre le stesse cose, ha bisogno di qualcuno che le legga nelle viscere nient’altro che il prossimo raccolto. Perché metterle in testa domande che non si pone? Ecco, questo passo mi ha colpita molto, perché oltre al fatto che sia una donna, fa paura il fatto che dica la verità, che possa scombussolare gli equilibri e svelare gli inganni del palazzo. L’intera guerra di Troia é basata su un inganno: Elena é mai esistita? A Troia non l’ha mai vista nessuno, ma per Priamo é una questione d’orgoglio. É questo cieco senso dell’onore degli uomini che né lei né Ecuba capiscono, e che la porterà alla pazzia. Una follia dovuta alla ragione, però: Cassandra impazzisce perché per lei nessuno di tutti quegli inganni ha un senso, e il suo dono é un fardello troppo pesante. É sempre stata ambiziosa e ha raggiunto il potere, ma ormai nessuno le dà retta, nemmeno Pantoo, il sacerdote di Apollo, e ne paga le conseguenze. Solo Enea é in grado di amarla, ma anche quando lui la chiama, offrendole la possibilità di scappare verso una nuova vita, lei rimane dolorosamente se stessa e va incontro al proprio destino.

Quanto ci sia di vero nella sua figura nessuno lo saprà mai. Quello che rimane, però, é un mondo, sapientemente creato dall’autrice basandosi su fonte storiche e immaginazione, che rappresenta fedelmente il ruolo delle donne in una società della vergogna e basata sul patriarcato come quella omerica. A Clitemnestra rimane solo la crudeltà e la vendetta per esercitare il potere, Briseide non ha potuto dire una parola sul proprio destino, Ecuba ha dovuto assistere alla rovinosa caduta di Priamo senza poterla evitare in alcun modo, Cassandra non si é mai sentita parte di quella città, troppo falsa, basata sull’apparenza e la menzogna, troppo dura per lei, così desiderosa di conoscere e vivere rapporti veri. La sua é la ricerca di una felicità impossibile, il matrimonio non é un’opzione per la sua anima ribelle e rimanere da sola non può, ma neanche l’unione con un Dio si rivela una decisione giusta. Infatti si rende conto di non credere neanche negli dei, quegli esseri celesti che li guardano dall’alto. E se non si crede in niente é difficile poter continuare a dire la propria opinione a palazzo: in un mondo abilmente costruito sul cristallo, come un castello di carte, in cui in cui ogni carta é una menzogna, una sacerdotessa che mette di fronte a tutti la verità é più pericolosa dei soldati achei intorno alle mura. E viene quindi rinchiusa, e con lei l’ultimo briciolo di ragione che ne avrebbe evitato la distruzione.

Non posso amare un eroe.

Anche di fronte alla morte, rifiuta ogni forma di sottomissione.

ISOTTA RIGGIO

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