“AI MIEI TEMPI NON ESISTEVANO” O FORSE Sì
Come tutti sappiamo, il mese di giugno è anche il Pride Month, o mese del Pride. Esso prevede la promozione dell’orgoglio, dell’autoaffermazione, dell’uguaglianza e della dignità delle persone facenti parte della comunità LGBTQ+.
Si tratta dunque di concetti importantissimi, fondamentali per il sostegno dei diritti LGBTQ+.
Nonostante però l’amore, indipendentemente dal sesso delle persone, dovrebbe essere celebrato e considerato come la cosa più naturale del mondo, ad oggi ci sono ancora moltissime persone che considerano l’omosessualità una moda, qualcosa che si sbandiera per seguire l’onda del momento.
Spessissimo capita infatti di sentir pronunciare la fatidica frase: “ai miei tempi non esistevano, ora invece essere omosessuali è una moda”.
Ma è davvero così?
Una moda è, secondo definizione, qualcosa di passeggero, che cambia nel tempo, si trasforma e, con molta facilità, muore.
L’omosessualità è invece sempre esistita, in qualsiasi periodo della storia umana. Essa è presente fin dal mondo antico: per gli uomini dell’antichità, anzi, non esisteva nessuna opposizione tra eterosessualità e omosessualità ed era normale per un uomo avere rapporti sia con una donna che con un ragazzo, in genere più giovane e di ceto sociale inferiore.
La discriminante non stava dunque nel sesso, quanto in caratteri prettamente sociali. Il concetto di omosessualità probabilmente nemmeno esisteva, poiché non ci si definiva in base a orientamento sessuale o identità di genere ma in base appunto a criteri sociali.
Pratiche omosessuali sono ampiamente documentate tra numerosi popoli dell’antichità, tanto che per elencarli tutti ci vorrebbe moltissimo tempo.
Per comodità, dunque, la nostra attenzione sarà focalizzata solamente sul mondo classico.
In Grecia, i cittadini vivevano una vita di fatto bisessuale, con preferenze individuali.
Tra i Greci era diffusissima, soprattutto in ambito aristocratico, la pederastia, risalente all’epoca della civiltà minoica, ovvero una relazione tra un uomo adulto e un adolescente. Questa relazione amorosa era inoltre inquadrata nell’ambito dell’educazione: l’amante, più anziano, aveva funzione di guida e modello per il giovane amato.
Si tratta quindi senza dubbio di una concezione dell’omosessualità molto diversa da quella moderna ma, comunque, largamente diffusa.
La mitologia e la tradizione greca comprendono inoltre racconti e leggende i cui eroi e divinità maschili si innamorano di altri uomini: basti pensare all’amore del dio Apollo per il mortale Giacinto o alla più famosa e ampiamente tramandata storia d’amore tra Achille e Patroclo.
Tra i personaggi storici, invece, famoso è il rapporto tra il re macedone Alessandro Magno e il suo più caro amico Efestione, generale dell’esercito di Alessandro e, secondo diverse fonti, suo innamorato, tanto che i due vennero paragonati (e si paragonarono) agli stessi Patroclo e Achille.
Il filosofo Platone, nel suo Simposio, attraverso il cosiddetto mito degli androgini parla di due tipologie d’amore: il rapporto eterosessuale e quello omosessuale.
Platone esprime una pari concezione di queste due tipologie, non parla infatti di un rapporto più nobile o migliore dell’altro.
Per quanto riguarda le donne, famosissimo è il caso di Saffo, poetessa del VII secolo a.C. che, nei suoi componimenti, cantava dell’amore omosessuale femminile e delle donne da lei amate.
Il termine “lesbica”, infatti, deriva proprio dall’isola di Lesbo, patria di Saffo.
Per quanto riguarda il mondo romano, nemmeno in questo caso si può distinguere tra omosessualità ed eterosessualità, in quanto a Roma, ancor più che in Grecia, i rapporti trai cittadini erano più che altro bisessuali.
Nell’Urbe, soprattutto nel periodo arcaico, era però accentuato il carattere sociale: era considerato infatti normale per un cittadino romano avere rapporti con schiavi o liberti, mentre una relazione tra due cittadini sarebbe stata fortemente disapprovata.
Nel I secolo a.C. invece, nel periodo dell’età di Cesare, i tempi cambiarono e i costumi divennero più liberi, come testimoniano i carmina di Catullo, personalità che comunque a Roma costituiva l’eccezione più che la regola.
Catullo infatti parla apertamente dei suoi sentimenti, fatto considerato assurdo per un cittadino romano e, oltre ai famosi componimenti dedicati all’amata Lesbia, il Liber del poeta contiene anche un gruppo di poesie dedicate a Giovenzio, un ragazzo libero molto giovane, cui Catullo dedica parole d’amore simili a quelle destinate a Lesbia.
Lo stesso Giulio Cesare, pensato nell’immaginario comune come un uomo dalla grande virilità, venne soprannominato “il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”.
Questa battuta circolava a Roma per evidenziare il notevole numero delle mogli e amanti di Cesare ma alludeva anche a dei suoi presunti rapporti omosessuali.
Molto chiacchierata era infatti nell’Urbe la giovinezza di Cesare: si diceva che il politico fosse stato l’amante del re di Bitinia Nicomede IV.
In età imperiale la sessualità divenne ancora più libera: l’imperatore Nerone arrivò anche a sposare pubblicamente Sporo, uno dei suoi schiavi adolescenti.
L’imperatore Adriano, invece, amò profondamente il suo amasio Antinoo, un giovane greco, venendo ricambiato.
In seguito alla morte precoce del ragazzo, annegato nel Nilo a soli diciannove anni mentre si trovava in Egitto con Adriano, l’imperatore lo innalzò in apoteosi elevandolo a semidio e fece ergere una città, Antinopoli, in suo onore.
Profondamente sconvolto dalla morte di Antinoo, Adriano fece inoltre costruire nella sua Villa Adriana, a Tivoli, un monumento funerario in sua memoria, l’Antinoeion.
Di esempi da riportare ce ne sarebbero molti altri ma, per non dilungarsi troppo, già questi sono sufficienti per provare la falsità della convinzione esposta all’inizio.
Perciò, la prossima volta che alcune persone vi dovessero dire che l’omosessualità non è altro che un’attuale moda passeggera, potreste consigliare loro di leggere Catullo o Saffo!
CAROLINA CORSETTI