DIRITTI CIVILI: QUESTI SCONOSCIUTI
È di questi giorni la notizia che la Commissione Giustizia- Senato ha calendarizzato la discussione del disegno di legge Zan, controverso provvedimento presentato dall’omonimo deputato del PD, contro le discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo.
Ricordiamo che il provvedimento è già stato approvato alla Camera dei Deputati e che dopo settimane di patetici tira e molla, di ostruzionismo e squallidi giochini di palazzo è così stato avviato l’iter affinché sia discusso e votato anche al Senato, dopo il passaggio in Commissione Giustizia.
Siamo finalmente ad un punto di svolta? Neanche per sogno!
Infatti, il Presidente della Commissione Giustizia a Palazzo Madama, Andrea Ostellari, della Lega, da sempre contraria al provvedimento, ha annunciato un vero e proprio coup de theatre.
Questi ha deciso infatti che il DDL Zan ed un secondo DDL presentato in fretta e furia dai Senatori Renzulli – Salvini, antitetico e di fatto abrogativo del DDL Zan, saranno trattati insieme, allungando così le tempistiche dei lavori con la (neanche troppo) velata speranza che magari verranno approvate modifiche per farlo ritornare all’altro ramo del parlamento.
Insomma una logorante partita a scacchi che conferma ancora una volta come nel nostro paese sia maledettamente complicato legiferare in materia dei diritti civili e ci fa tornare indietro nel tempo con le tensioni sociali che accompagnarono le lotte per la legge sul divorzio e sull’aborto ed i referendum che ne scaturirono dividendo gli italiani.
Ma ritorniamo al punto, cosa sono i diritti civili? Come mai nel nostro paese è così complicato approvare leggi che ineriscono alla sfera di tali diritti?
I diritti civili possono essere sintetizzati come quelli che attengono alla personalità dell’individuo (libertà personale, sessuale, di pensiero, di religione ecc.), per cui all’individuo viene garantita una sfera di arbitrio e liceità purché tale comportamento non violi il diritto altrui.
Tali libertà sono tutte conseguenze che derivano logicamente dal principio di eguaglianza, motore trainante delle nostre democrazie.
Infatti, dopo la fine della seconda guerra mondiale, il mondo, scosso dalle aberrazioni del nazismo, inizia a porsi la problematica della protezione dei diritti dell’uomo in generale e nel 1945 arriva il punto di svolta: con la Carta delle Nazioni Unite si inizia a creare un sistema di norme internazionali teso a vincolare gli Stati.
Innescato questo meccanismo, la comunità internazionale ha mostrato una sempre crescente sensibilità alla tutela dei diritti umani e perfino l’Unione Europea ha fatto propri tali principi.
Ricordiamo che il trattato di Maastricht all’articolo 6 afferma: “L’unione si fonda sui principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e dello stato di diritto, principi che sono comuni agli stati membri”.
Addirittura nel successivo articolo 7 sono previste procedure di accertamento per violazioni gravi e persistenti con relative sanzioni nei confronti degli stati che deroghino a tali principi.
La Corte di Giustizia Europea, che ha il compito di garantire l’osservanza del diritto comunitario ha affermato: “i diritti umani fanno parte dei principi generali del diritto comunitario di cui la Corte garantisce l’osservanza “.
Ma allora, perché in Italia siamo così indietro, rispetto ai nostri partner europei, in materia di diritti civili?
Forse perché nel nostro paese è profondamente radicata una morale cattolica, che spesso rifiuta aprioristicamente di affrontare taluni temi ritenuti scabrosi.
D’altronde è incontestabile come l’atteggiamento cauto della Chiesa sia sotto gli occhi di tutti; forse perché la Chiesa stessa teme che l’evoluzione di alcuni diritti civili possa portare a rovesciare i valori cristiani ed agevolare la creazione di una società nella cui scala valoriale vi siano regole affrancate dalla religione.
È altrettanto vero che negli ultimi anni, con Papa Francesco, si è aperta una nuova fase di confronto tra la Chiesa e la società civile; tuttavia, malgrado ciò, certi temi restano un tabù.
Lo stesso Papa Francesco ha infatti ripetutamente affermato che, laddove si promuovono diritti che la Chiesa ritiene incompatibili tanto con la legge divina che con quella naturale, la Santa Sede non cesserà di levare i suoi scudi in difesa della stessa persona umana; questo perché vi può essere il rischio che, in nome di certi diritti umani, si vengano ad affermare moderne forme di “colonizzazione ideologica”, cosicché alcuni diritti fondamentali vengano lesi in nome della promozione di altri diritti.
Insomma malgrado la laicità dello stato sia un valore sancito dalla Costituzione, il nostro è un paese bacchettone?
Mea sententiarebus sic stantibus: il nostro paese più che bacchettone è un po’ ipocrita; da un lato, infatti, vergono spesso sbandierati valori morali ed etici come fossero un pedigree a garanzia dell’integrità della persona e dall’altra, poi, tali valori vengono messi da parte quando si tratta di pensare al proprio orticello.
Infine, vorrei soffermarmi sul tenore delle dichiarazioni di diversi esponenti della politica nazionale che, essendo a corto di argomentazioni valide, continuano a definire assurde le proposte di legge per la rivendicazione dei diritti della persona, affermando che in Italia ci sono tanti problemi più importanti da affrontare e che quindi non si può perder tempo con tali questioni.
Evidentemente questi signori, peraltro retribuiti anche dai cittadini che li hanno votati, e che dovrebbero quindi rappresentare le istanze dei cittadini stessi (anche delle minoranze), ritengono la tutela della dignità di ogni essere umano un problema residuale, degno di essere affrontato a tempo perso.
CAMILLA MARCONI