DI COSA SI PARLA QUANDO SI SENTE IL NOME DDL ZAN? QUALI SONO LE SUE IMPLICAZIONI SOCIALI?
Il DDL ZAN è un disegno di legge approvato il 4 Novembre 2020 dalla Camera dei Deputati, il quale attesta misure di prevenzione con conseguente contrasto alla discriminazione e alla violenza per motivi fondati su: genere, identità di genere, orientamento sessuale, sesso e disabilità. Traslato dal linguaggio contorto della lingua legale, afferma equità per tutti e difende chi viene discriminato ingiustamente. Si concentra nello specifico su un versante della popolazione che fino ad oggi è sempre stato visto come un enorme tabù, ovvero la comunità LGBTQ+, strumentalizzata nel bene e nel male in ogni dove da ogni campagna politica portata avanti negli ultimi 5 anni, ma mai tutelata davvero da uno Stato che quasi se ne dimentica e spesso fa passare in sordina problemi reali relegati alla discriminazione nei confronti di essa.
Questo disegno di legge è stato fra i più discussi negli ultimi mesi, nonostante sia così semplice e il suo unico scopo sia quello di salvaguardare l’incolumità di una fetta di popolazione fino ad oggi abbandonata a se stessa, che da anni combatte. Le argomentazioni contro il DDL ZAN sono sempre state futili nonostante abbiano riscosso grande successo, soprattutto fra quella parte di popolo più conservatore ed anziano, il quale si rifiuta di guardare oltre il proprio naso. Una delle argomentazioni più utilizzate che voglio analizzare è quella per cui secondo molti la legge in sé sarebbe discriminatoria: fare una legge per difendere individui con determinate caratteristiche sarebbe superfluo nonché insultante poiché la legge già compie il suo lavoro. Voi direte: “beh non fa una piega”, se non fosse che è proprio per ragionamenti come questi che la legge ha bisogno di un’implementazione di codesto tipo. Abbiamo infatti potuto vedere con i nostri occhi come negli ultimi anni le aggressioni omofobe e trans-fobiche non abbiano accennato a diminuire rispetto al passato, lasciando intendere che la legge non è mai stata efficace nel riconoscere situazioni dove l’unico movente dell’azione è odio dato dall’intolleranza, punendo di conseguenza atti violenti in maniera inadeguata, o peggio, non punendoli affatto, andando tutto a discapito delle vittime. Un’altra futile argomentazione riguarda sempre la cosiddetta “inutilità” di questa legge, ma in una declinazione diversa, per cui non si parla di vera e propria argomentazione, ma perlopiù di uno statement: come legge in sé non avrebbe senso poiché evidentemente alcuni cittadini meritano giustizia più di altri, per motivi indefiniti decisi da chissà chi e chissà quando in base a leggi astrali poco chiare; su questa tesi gli appunti da fare sono effettivamente pochi. Come affermazione è già discriminante di suo e rende ancora più chiaro il motivo per cui la legge ha un serio ruolo anche all’interno di un contesto sociale popolare, e non solo politico. Andando a vedere l’impatto di una legge del genere nella nostra vita di tutti i giorni possiamo notare che la sua approvazione potrebbe cambiare qualcosa, qualcosa che nella sua piccolezza è molto grande, ovvero l’approccio della giustizia nei confronti di atti omofobi e trans-fobici considerati fino ad oggi solo scaramucce mascherate da una fantomatica “libertà di pensiero”, nella quale l’unico individuo che ha libertà è l’aggressore. Lo Stato, avendo una legge fra le mani, finalmente in grado di individuare legittimamente atti offensivi che vanno spesso a ledere i soggetti specificati da essa, potrebbe, in visione forse anche troppo utopica (e questo devo ammetterlo), riuscire a limitare l’accadimento di simili episodi e addirittura farli calare in maniera graduale.
Come disse Mathieu Kassovitz nel 1995 in “La Haine” attraverso Hubert Koundè: “L’odio porta l’odio”. In una società, dove da 26 anni viene detta questa frase, e dove ci si continua a chiedere perché nulla mai cambia, sento che fare una legge del genere sia necessario, poiché non ci si può affidare alla buona fede della gente né tantomeno al destino, pregando che mai nulla di brutto ti accada solo perché vivi liberamente e qualcuno non lo riesce ad accettare. La violenza nella sua purezza non cesserà mai di esistere e con lei le sue conseguenze, perciò se il minimo indispensabile per cercare di difendersi è scrivere su un pezzo di carta un principio fondamentale di civiltà, ovvero che nessuno va discriminato in base al proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere, bisogna farlo, senza troppe remore e discussioni. Quelle quattro parole stampate, infatti, simboleggiano l’inizio di un’epoca in cui tutti vengono protetti, in cui tutti vengono accettati e inclusi nella legge…inclusi in uno scenario di normalità che ci sarebbe sempre dovuto essere.
SERENA MAVROVIC