Monthly Archives: luglio 2021

IL CUORE, LA MENTE IN POLVERE E POI (FORSE) LA RICOSTRUZIONE

Ciao a tutti, scrivo questo articolo con la piena consapevolezza di poter risultare un tantino pesante e eccessivamente attaccato alle vicende riguardanti la mia vita, beh sta di fatto che io non sono un giornalista, né tantomeno desidero apparire così. Scrivo per il semplice bisogno di esprimermi, quindi non sono tenuto a far pubblicare una semplice e noiosa recensione che sicuramente nessuno si filerebbe (e l’avrei voluta fare in parte perché mi piace anche quello), son fatto così quindi spero che mi perdonerete cari manarioti.

Insomma, io dovrei e vorrei parlarvi di questa meravigliosa serie tv americana che ho visto pochi mesi fa, un cult assoluto che troppe volte viene dimenticata oggigiorno qui da noi, ossia “I Soprano”; ora devo cercare di mettere in ordine le idee mentre scrivo, dato che ho finito la serie più di due mesi fa oramai e ancora oggi devo metabolizzare del tutto ciò che ho visto.

Torniamo indietro di sei mesi, a Ottobre, per l’esattezza il 29 Ottobre 2020, giorno in cui inizio la serie dopo che un mio caro amico mi ha spinto varie volte ad incominciarla (io ne avevo sentito parlare ma non mi era mai scattata la scintilla). Si tratta di un periodo abbastanza particolare tra vicissitudini personali, una situazione pandemica nel pieno della seconda ondata ed io, che per quanto fossi stato bene in quarantena, grazie anche a vari interessi e passioni che coltivo tra cui il cinema, la musica e la lettura, sentivo che qualcosa stesse andando sempre più per il verso sbagliato; mi crogiolavo nella mia solitudine, uscivo sempre meno e pensavo che tutto ciò andasse bene… aspettate un attimo, parlo come se fossi ad una seduta dallo psicologo.

Ecco a proposito di psicologo posso dirvi subito che ne “I Soprano” troviamo il boss mafioso Tony Soprano, interpretato straordinariamente dal compianto e grandissimo James Gandolfini, che va proprio da una psicologa, si tratta di un uomo messo totalmente a nudo dinnanzi allo spettatore, noi in quel momento siamo con lui e siamo (in un certo senso) la psicologa interpretata altrettanto bene da Lorraine Bracco. Fin dal primo episodio capisci che l’elemento che rende davvero eccelsa quest’opera è proprio quello psicologico, e lo dico perché penso che non si sia mai raggiunta una tale profondità di scrittura dei personaggi nel media televisivo. Si tratta di un qualcosa di monumentale, in sei stagioni David Chase parla dell’umanità, della vita e di tutte le sfaccettature che vi sono in esse attraverso un racconto della quotidianità malavitosa e tutto ciò senza alcun giudizio morale; Tony Soprano non è un semplice boss mafioso, è chiaramente un individuo che avrebbe potuto essere molto più di quel che è se solo non fosse cresciuto in un determinato contesto.

Ed è qui che entra in gioco anche la pesante critica che l’opera statunitense fa proprio nei confronti del suo stesso paese; tutti potremmo pensare ad un boss mafioso, considerato “convenzionalmente” il carnefice, e agli Stati Uniti come vittima di esso e di tutta l’organizzazione malavitosa, ma no! Sarebbe molto semplice pensarla così, e ce lo fanno capire ben più di una volta che le cose stanno diversamente, infatti Tony e tutti i suoi parenti, amici e collaboratori non rappresentano lo stereotipo del criminale bastardo privo di sentimenti, tutt’altro: sono umanissimi, più umani di molti altri personaggi che vediamo nel corso della serie e che dovrebbero essere “bravi” cittadini moralmente parlando. È sottilissima la linea che separa il bene dal male nella serie, e forse anche per questo per anni qui da noi è stata ripudiata, siamo troppo abituati a certi “dogmi” che non riusciamo a toglierci dalla testa.

Ma tornando a noi, Tony non è di certo uno stinco di santo, ma forse non lo è anche perché è cresciuto in un ambiente pieno di violenza e rabbia, che in questo caso è casa sua, ma il tutto si può tranquillamente estendere agli Stati Uniti in generale; lui e tutti i suoi amichetti sono figli della terra in cui vivono, sono frutto di una cultura e di un sistema violento che non va. Il nostro protagonista in particolare è un uomo che non ha mai realmente avuto l’opportunità di riscattarsi a livello sociale proprio a causa del paese in cui vive, e nel quale si preferisce fare show sulla mafia stessa invece che informazione vera e propria (varie le scene in cui vi è un chiaro attacco ai servizi televisivi e alla spettacolarizzazione che si ricerca sempre sul tema mafia). Vorrei dire molto di più ma evito di fare spoiler (anche se mi è davvero difficile quindi guardatevela).

Ora ritorno un attimo al 29 Ottobre scusatemi, se state ancora leggendo vi starete chiedendo del perché dovrei parlare della mia vita in una pseudo-recensione, ve lo spiego subito ed è molto semplice in realtà; in un momento di solitudine ho avuto un qualcosa che mi tenesse in vita, che mi facesse sentire realmente vivo, che mi facesse anche riflettere su determinate cose e mettesse in discussione molte delle mie certezze creandomene allo stesso tempo altre (chissà come mai). Nel titolo parlo di ricostruzione dopo un periodo assai buio a livello emotivo, ed è parallelo in un certo senso al percorso che cerca di compiere Tony a livello umano nella serie. L’arte penso abbia salvato e stia salvando molte persone in questo periodo davvero ostico, e se avete bisogno di vivere emozioni forti, di riflettere su un qualcosa (ossia l’uomo e il mondo che ci circonda) fate un piacere a voi stessi e forse scoprirete realmente qualcosa in più sull’animo umano. “I Soprano” li definirei la Divina Commedia del 21° secolo made in USA, hanno fatto scuola nel mondo delle serie tv (opere come Breaking Bad o Peaky Blinders e non solo gli devono molto) e visto l’enorme successo di questo media, grazie a piattaforme come Netflix o Amazon prime, ne ho approfittato per consigliarvi questo capolavoro. LA TROVATE SU NOW TV O SU SKY ON DEMAND.

MICHELE TANTILLO

LA PLAYLIST

Siamo arrivati quasi alla fine del tortuoso cammino che è stato l’anno scolastico corrente, ci restano solo pochi mesi prima che la scuola chiuda i portoni dando il via all’estate, fino ad ora il tempo è scorso velocemente e ci è scivolato fra le dita, siamo stati fra i banchi relativamente poco, il lungo strascico portato da questa Pandemia pian piano sta ingurgitando la nostra adolescenza senza pietà, perciò mentre tutto ciò accade ci vuole almeno una buona colonna sonora.

“Mannequins”- Bilk: Questo brano del 2019 proveniente dall’EP “Chipped out” della suddetta band britannica proveniente dall’Essex, per me si può riassumere nella parola energia, racchiudendo al suo interno i principi del Punk mischiandolo al Rap si ottiene un mix esplosivo, il quale aggiunto ai loro testi ironici e talvolta crudi favorisce un ascolto complessivamente interessante.

Genere: Rap/Punk

“Breezeblocks”- Alt-J: Brano datato 2012 dall’album “An awesome wave” della band indie-rock britannica che nel decennio scorso ha sbancato le classifiche a livello mondiale, ricevendo però poco riscontro in Italia, come purtroppo spesso accade. Strumentalmente si può percepire un crescendo continuo, aggiungendo man mano che si va avanti nuove componenti in grado di catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore, il testo d’altro canto racconta un amore tossico e tormentato, nella quale il “narratore” abusa costantemente psicologicamente della sua compagna, essendone cosciente ma non al punto di riuscire a fermarsi, costringendola a scappare e implorandola di rimanere dandoci un quadro alquanto chiaro e struggente di una relazione non sana. Tutto ciò rende questo brano a tratti malinconico, come se fosse un pianto disperato ignorato in una stanza con troppa confusione.

Generi: Indie/Pop, Art Rock

“Mr. Sun (miss da sun)”- Greentea Peng: Brano del 2019 tratto dall’EP “Rising” di quest’artista britannica con una vocalità singolare e immediatamente riconoscibile in grado di soddisfare il suo pubblico con ogni sua nuova uscita. Questa canzone, in particolare, la trovo estremamente d’impatto per il suo sound che fonde Jazz e musica Elettronica in maniera delicata, caratterizzato da un cantato molto elegante con un testo avvolgente anche se criptico, nella quale l’artista racconta al pubblico il suo bisogno di trovare luce al fine di vivere in felicità, come se fosse una pianta che sente ancora la necessità di crescere, intrappolata nella sua mente descritta da lei stessa come una Babilonia senza Sole.

Generi: Elettronica, Jazz

“Acid Brain”- Bad Waitress: Brano del 2018 dall’album “Party Bangers: volume 1” di questa band canadese completamente al femminile pronta a portare in alto il nome del punk anche dalla prospettiva delle donne. Questa canzone a livello strumentale presenta una linea costante ma molto potente e vigorosa, non ridondante grazie alla scelta della forte distorsione della chitarra e la durata ridotta del brano. Il testo rappresenta l’insicurezza e l’incertezza di vivere alla giornata, non sapendo comporre la propria vita in maniera ordinata, lasciando però perdere la speranza di riuscire a poter sistemare qualcosa che oramai è in frantumi ed è molto più semplice assecondare che contrastare.

Generi: Punk, Alternative/Indie

“April in Paris”- Billie Holiday: Quest’artista non penso abbia bisogno di introduzioni, in quanto figura iconica della scena Jazz, e come lei anche questa canzone del 1956, cover di un brano del 1932 tratto dal musical “Walk a little faster”, che con avvolgente raffinatezza trasporta l’ascoltatore in un limbo lontano nel tempo, dove il mondo che ci circonda caldamente ci invita a danzare, dimenticando i nostri crucci quotidiani.

Genere: Jazz

“Où va le monde”- La Femme: Brano del 2016 tratto dall’album “Mystère” di questo gruppo francese dalle sonorità peculiari. La strumentale resa dinamica dallo stile accomunabile al rock psichedelico tardi anni ’60, accoglie il testo in maniera eccelsa. Il testo infatti proposto come un lungo flusso di coscienza a proposito del proprio scopo nel mondo e della mancanza dilagante di obbiettivi, traspone l’insieme come se si stesse assistendo ad un monologo recitato in presa diretta a tempo con la musica.

Generi:French Pop, Psychedelic Rock, Psychedelic Pop, Surf  Rock

“Lonesome Town”- Ricky Nelson: Celebre brano rilasciato nel 1958 di quest’artista statunitense dall’album “Ricky sings again”. Tutto ciò che questa canzone trasmette è l’emblema di quello che molti di noi stiamo sperimentando in questo periodo, la solitudine e il rinchiudersi dentro sè stessi solo per trovare un piccolo mondo privato dove potersi sfogare e  soffrire senza essere visti, un posto dove tutti vanno ma nessuno mai si incontra, partendo dalla strumentale emblematica del tempo, in grado di conferire a quel senso di vuoto espresso dalla linea vocale ed il testo una cassa di risonanza che amplifica tutto ciò che percepiamo.

Genere:Rock and Roll

“Common People”- Pulp: Brano del 1995 di questa band inglese la quale ha segnato la storia del Brit Pop tratto dall’album “Different Class”, è una delle tracce simbolo di questo periodo musicale con il suo sound inconfondibile e lo stile di scrittura dei testi, che come quello di questa canzone, parlano di quotidianità e realtà tangibili traendo ispirazione dagli stereotipi della società britannica degli anni ’90, smontandoli o rimodellandoli come solo gli artisti del tempo erano in grado di fare.

Generi: Brit Pop, Alternative Rock

“White teeth teens”- Lorde: Questo brano del 2013 facente parte dell’album di debutto “Pure Heorine” di questa famosissima artista neo zelandese, racconta attraverso le note tipiche del Pop quanto la vera e propria cultura pop legata al mondo dello spettacolo, specialmente Hollywood e i suoi capi saldi, abbiano rovinato la sua generazione, basando il giudizio nei confronti dell’altra persona sull’apparenza, in questo caso nel testo viene fatto riferimento ai denti bianchi di coloro che vengono definiti i “popolari”, essendo la cura dei denti simbolo principale di ricchezza secondo lo stereotipo moderno di agiatezza. La maniera in cui Lorde esprime il suo giudizio sembra quasi sarcastico, mischiando un velo d’invidia per le possibilità che gli altri hanno in più di chi non se lo può permettere e, in maniera quasi impercettibile, il bisogno che sente colui che non ha pari opportunità e considerazione, di voler somigliare a loro per poter simboleggiare una versione migliore di chi cerca di osteggiarlo.

Generi: Electropop, Pop

“Boredom”- Tyler, The Creator feat. Rex Orange County, Anna Of The North: Brano del 2017 facente parte dell’album “Flower Boy” di quest’artista statunitense geniale, accompagnato da due voci appartenenti a due correnti musicali apparentemente lontane dalla sua, le quali sono rispettivamente R&B ed Electropop. Questo brano ho deciso di metterlo a chiusura di questa playlist per conferirgli il ruolo più importante, ovvero di rappresentanza ufficiale di questo lasso di tempo in cui tutto sembra essersi fermato nelle nostre vite ma veloce a scorrere per il mondo, poiché la sua vena Hip Hop che vira sul soul in alcuni punti, il testo che racconta l’effettivo senso della noia intesa come ampio spazio da riempire e le vocalità di questi tre artisti le quali trasmettono serenità, riescono nell’insieme a narrare in modo chiaro e coinciso il ruolo che la mancanza di impegni gioca nella nostra vita attuale.

Generi: Contemporary Soul, Hip Hop/Rap

SERENA MAVROVIC

A OGNI EPOCA LA SUA ARTE, ALL’ARTE LA SUA LIBERTà

Passeggiando per le vie di Vienna si resta colpiti da molte cose, ma certamente non si può non rimanere folgorati da un edificio bianco di forma cubica, sormontato da una cupola ornata di foglie dorate, decorato con maschere di gorgoni e il cui frontone reca la solenne iscrizione “A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”: è il palazzo della Secessione, il tempio della nuova arte.

Subito veniamo trasportati in un’altra epoca ed eccola, ci troviamo nella Vienna di Gustav Klimt, della Belle Epoque al volgere del secolo, la Vienna protagonista di uno dei momenti più affascinanti nella storia dell’arte e della cultura. La capitale austriaca è sommersa in una realtà oscillante tra sogno e realtà, tra Eros e Thanatos, tradizione e modernità, e qui vivono artisti e intellettuali immersi in una potente energia creativa. E’la Vienna di Freud, dello scrittore Schnitzler, del grande compositore Mahler e soprattutto della Secessione.

La rivolta di questo movimento va contro l’imposizione esercitata sull’arte da un tradizionalismo sociale, politico ed estetico e si fa strada con tale forza da sfociare nell’ideale utopico della trasformazione della società attraverso l’arte.

Si combatte per l’arte stessa, per il diritto di creare artisticamente.

“Vogliamo dichiarare guerra alla sterile routine, la nostra secessione non è una battaglia degli artisti moderni contro i vecchi, bensì una lotta per affermare la superiorità degli artisti sui mercanti ambulanti che hanno interesse a impedire la fioritura dell’arte” questa dichiarazione viene considerato il manifesto della Secessione viennese formatasi nel 1897 e di cui Klimt diviene presidente.

La secessione pubblica la propria rivista, Ver Sacrum, ovvero “Primavera Sacra”, il nome deriva da un rito della Roma antica a cui i giovani si sottoponevano quando la patria veniva minacciata; per gli artisti del nuovo movimento la minaccia consiste nell’impoverimento culturale, in un’arte non libera di rispecchiare la vita moderna.

Il programma diventa chiaro: la lotta per il diritto della creazione artistica, l’annullamento della distinzione tra arte elevata e inferiore, tra arte per ricchi e arte per poveri, il conseguimento della creazione dell’opera d’arte totale.

Klimt è uno dei massimi esponenti, la sua pittura è portatrice di nuovi valori e attraverso l’opera di tutte le figure coinvolte nella secessione, egli aspira all’integrazione delle arti nella società per raggiungere, appunto, quella che lui stesso definisce l’opera d’arte totale, un rinnovamento condiviso, una sintesi perfetta delle diverse arti.

Egli propone un linguaggio alla portata di tutti, non più riservato alle classi sociali facoltose, comprensibile a un pubblico più vasto, ricco di un simbolismo che poggia sulla psicoanalisi freudiana e che si traduce in stilizzazione, gusto delle forme e assenza di prospettiva.

Nel 1898 Klimt dipinge il quadro della Pallade Atena che sarà usato come manifesto in occasione dell’inaugurazione dell’edificio che ospiterà la seconda esposizione, il palazzo della Secessione dell’architetto Joseph Maria Olbrich. La dea greca della saggezza, delle arti, ma anche della guerra appare nell’opera come una donna vittoriosa e trionfante. La testa e il busto della dea occupano tutto lo spazio: si presenta con la lancia alzata, pronta a battersi per difendere l’ideologia della secessione. Tiene nella mano destra la Nuda Veritas. Klimt rende così omaggio alla nuova arte, l’arte che presa nella sua totalità e globalità, ha il potere di rigenerare un mondo prigioniero dell’infelicità.

Con questo obiettivo, incentrano la quattordicesima esposizione sulla musica, su Beethoven e la Nona Sinfonia. Ed è all’interno del tempio della Secessione, in occasione di questa mostra, che Klimt in un immenso fregio, dà la sua interpretazione simbolica all’opera musicale, anche questa volta verso la realizzazione di un’arte totale.

MOA

PROVE DELLA VOSTRA ESISTENZA

Provate a fare con me un piccolo esperimento mentale. Immaginate di scomparire. Così, di colpo, il vostro corpo improvvisamente lascia spazio al vuoto. Magari i vostri vestiti rimangono a terra ma è un dettaglio inutile. Ciò che ci interessa è che voi come individuo siete scomparso e nessuno riesce a capirne il perché. Ovviamente i vostri parenti, i vostri amici (se ne avete) cercheranno di scoprire cosa vi sia accaduto, ma non c’è nulla da fare. I media si interessano subito al caso e per un po’ di tempo sulle copertine dei giornali la vostra scomparsa fa notizia, nei tg si intervista qualche un commissario di polizia, ma il tutto si risolve in un bel nulla e col tempo quasi tutti se ne dimenticano.

Invece facciamo ora un salto avanti nel tempo, fino all’anno 2121, un secolo dopo il nostro. Qui uno studioso X (magari uno storico o uno scrittore a caccia di una storia interessante), scavando in vecchi database s’imbatte nella storia di un tale scomparso cento anni prima senza lasciar alcuna traccia. Il caso lo interessa e si mette a cercare le prove della vostra esistenza. Già, ma quali prove? Cosa sarà rimasto di tangibile della vostra esistenza su questa Terra? Di cosa può usufruire il nostro caro signor X per conoscere la vostra storia (almeno quella che avete vissuto fino al momento della vostra scomparsa)?

Anche nel caso estremo in cui abbiate trascorso la vostra intera esistenza seduti sul divano a dormire, esistono comunque molte tracce del vostro passaggio sulla Terra. Per prima cosa occorre distinguere tra due principali tipi di testimonianze. Chiamiamole “personali” e “impersonali”. Una testimonianza personale è un qualsiasi tipo di traccia direttamente ricollegabile a voi nella vostra individualità, ad esempio una lettera che avete firmato o una vostra foto. Una testimonianza impersonale invece è un elemento sempre prodotto da voi ma più difficilmente ricollegabile direttamente alla vostra persona, come ad esempio la vostra spazzatura o addirittura come le cellule morte del vostro corpo. Ora, visto che non vogliamo che il signor X abbia vita facile aggiungeremo che, guarda caso, in una terribile guerra accaduta nel 2070 tutto il materiale su di voi tenuto dal governo o da altre istituzioni è andato perduto. Quindi il nostro investigatore storico non avrà più accesso ai dati dell’anagrafe, alle cartelle cliniche e ospedaliere, ai documenti legali o a campioni del vostro DNA. A questo punto il nostro indagatore può solo affidarsi a tre tipi di testimonianze: orali, materiali e digitali. Le testimonianze orali sono quelle di sicuro più difficili da trovare per il nostro ricercatore.

Sono passati cento anni dalla vostra scomparsa ma è plausibile pensare che qualche vostro amico abbia deciso di raccontare ai propri figli la storia della vostra sparizione, ma non è sempre detto che questi ultimi decidano di raccontarla ai propri figli. Supponendo quindi che un vostro conoscente abbia dei figli intorno ai trent’anni e così i suoi figli e i figli dei suoi figli, nel 2121 il signor X dovrebbe venire a sentire il racconto della vostra scomparso tramandato tre generazioni dopo l’accaduto, un racconto che sarà forse alterato e comunque non sufficiente a completare la sua ricerca. É più probabile pensare che la storia della vostra scomparsa sia diventata un racconto della vostra famiglia, una di quelle vecchie storie che si raccontano ai piccoli di casa o alle cene di Natale. Se ancora oggi sentite raccontare la storia di uno dei vostri bisnonni o trisavoli risalente agli inizi del novecento o alla Prima Guerra Mondiale, è plausibile credere che anche un avvenimento così strano come la scomparsa di una persona possa resistere nella tradizione orale di una famiglia per così tanto tempo. A parte il caso misterioso della sparizione, è difficile che si trasmettano oralmente altri fatti riguardanti la vostra vita (a meno che non abbiate compiuto qualche gesto memorabile o abbiate ricoperto un ruolo di grande prestigio). Quindi la via delle testimonianze orali non può soddisfare appieno la curiosità del signor X per la vostra vita.

Per quanto riguarda le fonti materiali invece la storia è diversa. Durante la nostra vita possediamo una quantità incalcolabile di oggetti, siano strumenti per l’uso quotidiano (padelle, penne, telefoni) o semplici oggetti usa e getta (pacchi, imballaggi, tubetti del dentifricio). La stragrande maggioranza di questi ricadono nella categoria delle testimonianze “impersonali”; essendo beni non solo prodotti da altri, ma anche fabbricati in produzione, il che li depriva di una qualsiasi forma di legame con l’individuo che ne fa uso.

Le testimonianze materiali “personali” della vostra vita sono quegli oggetti su di cui voi avete lasciato un segno del vostro passaggio, non alterandone semplicemente la condizione fisica (un quaderno a cui sono state piegate le pagine) ma esercitando su di esso un’azione che abbia coinvolto, anche se in minima parte, il vostro essere (un quaderno dove sono state scritte delle parole). Se avete provato le vostre capacità artistiche producendo manufatti di qualsiasi natura (siano essi ceramiche, sculture, quadri o disegni), le probabilità che rimanga una traccia legata alla vostra individualità è molto più alta, rispetto a chi magari ha avuto talenti artistici che richiedono l’uso del loro corpo (come gli attori o i ballerini) o a chi magari ha avuto talenti in campi che non richiedevano la creazione di nulla di fisico (come i programmatori) o che si potesse preservare nel tempo (come gli chef). Attraverso un’opera possiamo risalire a fatica a quella che poteva essere la visione del mondo del suo creatore, ai suoi sentimenti, alla sua storia. Ma il quadro che ne esce sarà sempre incompleto, e pieno di interrogativi.

La questione cambia quando passiamo alle fonti scritte. La fonte scritta può essere una trascrizione diretta di un nostro pensiero, e può quindi essere la testimonianza più sincera della nostra esistenza (guardandola dal punto di vista di chi la vive ovviamente). Una fonte scritta può essere di varia natura e può quindi rivelare indizi diversi. Un diario personale fornirà molte più informazioni sulla nostra storia e sui nostri sentimenti e pensieri, mentre una lista della spesa aiuterà a comprendere quali siano i nostri gusti. Se siete dei romantici e scrivete tutto su carta, è difficile che molti testi scritti da voi possano arrivare al signor X ma non è impossibile. Tralasciando le scartoffie legali con la vostra firma, che, come abbiamo detto, sono andate tragicamente perdute nella terribile guerra del 2070, quello che resterà di scritto dopo la vostra scomparsa saranno: i quaderni della scuola (se non li avete già buttati tutti), le agende (se ne fate uso) e gli scritti personali (se vi piace tenere scritte le vostre memorie o se vi dilettate di scrittura). A meno che non siate stati dei grandi scrittori, è molto improbabile che i fogli da voi scritti non siano stati buttati. Se anche i vostri parenti più prossimi o i vostri amici più stretti vorranno conservarli dopo la vostra sparizione, i loro figli non sapranno probabilmente che farsene. Ma capita sempre che qualcosa si perda nei meandri della casa e che, se le tarme non ci banchettino prima, rispunti all’improvviso dopo tanti anni. Io stesso ho in casa una vecchia agenda del 1908 appartenente ai cugini della mia bisnonna (quindi neanche parenti così stretti), spuntata casualmente da una vecchia scatola di cianfrusaglie trovata in soffitta. Un dubbio sorge spontaneo: siamo così sicuri che abbiamo scritto così tante cose su carta? In questo momento ad esempio, non sto scrivendo questo articolo con una penna o con una macchina da scrivere, ma bensì su un computer, in un file word. Questa domanda ci porta al terzo tipo di testimonianze: le testimonianze digitali.

Quando si approda su internet è facile pensare che i nostri commenti, i nostri like si perdano nella marea del web, e che prima o poi saranno eliminati, persi. Con il tempo, si spera, si apprende che su internet tutto ciò che facciamo rimane come un’impronta, se non per sempre, almeno per più tempo di quanto si possa pensare. E tutti quei video o quei post pubblicati tanto tempo fa e che adesso riteniamo stupidi o imbarazzanti, diventano davvero difficili da cancellare fino all’ultima traccia. Ma agli occhi del nostro ricercatore del futuro, quella marea di dati farebbe davvero comodo per ricostruire il vostro personaggio. Una speranza per la sopravvivenza della vostra “impronta digitale” potrebbe essere l’Archivio di Internet, un deposito online di tutte le informazioni sul web, che ora conta circa 20 milioni di gigabytes. Ma escludendo la possibilità che questo progetto resti in funzione fino al prossimo secolo, risulta comunque difficile immaginare che social come Instagram o Youtube, non solo resistano per cento anni ma che abbiano tutti i loro dati conservati e aperti a tutti.

Oltre che alle vostre interazioni in giro per il web, un altro elemento digitale molto importante possono essere tutte i migliaia di file che tenete salvati sul pc o sul telefono. Senza neanche tener conto dell’inevitabile morte di ogni dispositivo digitale, il modo stesso in cui questi file vengono conservati si rivela di difficile risoluzione. Basti pensare che fino a vent’anni fa tutto il mondo usava i floppy disk come supporto di memoria digitale (probabilmente pochi di voi ne avranno mai sentito parlare). E prima ancora c’erano le cassette per la musica o, più recentemente, le videocasette. Ora c’è da chiedersi: quanti di noi hanno ancora in casa propria (inteso come fuori dalla soffitta o dalla cantina) lettori di tutti questi strumenti? Quanto materiale è andato perduto su dispositivi ora obsoleti e dimenticati? Noi siamo abituati alle nostre comode chiavette usb o ai nostri hard disk ma, all’arrivo dei prossimi metodi di archiviazione della memoria, anche i nostri file potrebbero venire dimenticati. Ma c’è sempre chi ha la passione per l’antiquato e come ora, anche se con un po’ difficoltà, riusciamo ancora a ascoltare le vecchie cassette di musica dei nostri genitori, anche il signor X potrebbe riuscire a riaprire i nostri vecchi file. Ho deciso di non parlare di tutte le testimonianze “improprie” in quanto non sono utili tanto al nostro curioso del futuro, quanto a un possibile archeologo, interessato a studiare non tanto voi come individuo ma noi come civiltà. E a quel punto tutta la nostra spazzatura, tutti i nostri oggetti usa e getta, anche se non raccontano nulla di noi, di certo raccontano molto sul nostro modo di vivere come società. Quanto al signor X, egli potrebbe concludere la sua ricerca con successo. Forse non saprà dire con certezza qual era il vostro film preferito, o forse avrà difficoltà a definire quale fosse il vostro orientamento politico, ma di certo avrà la prove, seppur piccole e scarse, della vostra esistenza. Certo, dovesse ripresentarsi un nuovo ricercatore con lo stesso intento tra duecento o trecento anni già avrebbe maggiori difficoltà, e forse non avrebbe modo di arrivare alla stessa conclusione. Ma alla fine questo non importa, perché le possibilità che veniate ricordati nel futuro sono comunque poche, ma quelle che possiate esserlo nel presente, anche se per pochi, ci sono eccome.

N. H. GABRIELE ASCIONE

LA CURA DEGLI ALTRI

Dal momento in cui veniamo al mondo entriamo a far parte di un insieme, la nostra esistenza è da subito co-esistenza. Eppure spesso ci sentiamo soli, se pur circondati da una molteplicità di persone.

La situazione emergenziale che stiamo vivendo è una prova di come lo stare insieme non è un semplice “aggregarsi di account su una piattaforma”. Trovarsi insieme, nello stesso luogo allo stesso momento, è spesso confuso con “stare insieme”. Gli altri a volte ci sembrano  separati da noi, di essi ci accorgiamo nei momenti di necessità, di emergenza e sicuramente ciò è fondamentale, anche se concerne più l’evento che la persona. Paradossalmente sembra che sia tanto più difficile avere cura del prossimo, quanto meno esso manifesta disagio. Come se senza un avvertimento non ci accorgessimo degli altri. Prendersi cura è un atto d’umanità che spesso può insegnare più di quanto si impara pensando principalmente a sé stessi.

La cura è un interessamento attivo dell’animo, è volere l’altrui bene.

Elena Pulcini, docente di filosofia sociale presso l’Università di Firenze, nel suo testo La cura del mondo (Bollati Boringhieri 2020) configura l’attuale società come narcisistica e scrive di un uomo guidato dall’ansia dell’autorealizzazione: “Il narcisismo è una perdita di ‘emotività’, una condizione di apatia. La figura dell’altro, prima identificata con il nemico o il rivale, oggetto di pulsioni aggressive subisce un processo di opacizzazione e di erosione, che trasforma il conflitto in indifferenza. Si configura un io caratterizzato da una sorta di apatico distacco da tutto ciò che non è immediatamente riconducibile alla sua vocazione autoaffermativa. Ciò implica l’erosione del legame sociale”.

La società di oggi, dunque, appare nel suo insieme come esclusivamente autoreferenziale, tanto da dimenticarsi dell’altro, talvolta persino nell’eventuale contrasto. Non esiste dunque neanche il nemico perché è annullato da una visione di continuo autorispecchiamento. La stessa cura dell’altro spesso si riduce ad un’azione coatta, determinata semplicemente dall’aspettativa di essere ricompensati da un accrescimento della propria autostima o da una risposta altruistica da parte di coloro a cui abbiamo prestato cura. Tale comportamento talvolta è addirittura un automatismo, una reazione naturale salvifica.

Curare, invece, si traduce nell’avere un’attenzione pura, sentire spontaneamente l’altro, un altro cui si tiene davvero e avere cura del quale non necessariamente comporta il legarlo a sé, ma il saper essere presenti così come il riuscire ad allontanarsi ed essere soddisfatti, prescindendo dalle gratificazioni concrete. Nella cura dell’altro può anche accadere che, decentrandoci da noi stessi e focalizzandoci sull’altro, si trovino, senza accorgercene, risposte per risolvere i problemi che ci opprimono.

Sentirsi in connessione con qualcuno è energia vitale e necessita di un’emotività non artificiosa. Possiamo tutti diventare una fonte di benessere per gli altri, a partire dai gesti più banali, come un saluto.

Nel nostro mondo globalizzato e avanzato la migliore cura che possiamo dare è sviluppare empatia.

CHIARA ALBONETTI

COMPONIMENTI CREATIVI

Come un’ombra

Era sola. Il sole illuminava la sabbia attorno a lei. Era di spalle, di lei si vedeva solo la sua figura. Il rosso del crepuscolo delineava i suoi contorni. Era come un’ombra. Era ferma, mentre vedeva il mondo muoversi e cambiare colore. Era paziente, mentre aspettava il sopraggiungere della notte. Chi era? Forse un’illusa, forse un’ingenua.

O forse era semplicemente viva.

MARIA GUERRIERI

Posso dirti

Non posso dirti

che ti cercavo,

non possi dirti

che ti ho trovato.

Non ho mai realizzato

che avevo sempre capito.

Ti ho sempre detto addio,

senza mai salutarti.

Non posso dirti che eri una speranza,

meno che mai una certezza.

Ma eri una bella illusione,

questo ti posso dire.

L.

Lo specchio opaco dell’infinito

Indistinti

sono i colori offuscati dalla nebbia,

sovrastati dal grigiore del cielo.

Indistinti

sono gli sguardi di chi mi circonda,

e i loro volti coperti.

Eppure in questa città

turbata dalla pioggia,

ritrovo il suono delle lacrime

di chi piange di gioia,

e il suono delle lacrime

che bagnano il volto di colui che invece

cerca riparo e conforto

nella pace del temporale.

Il suono di chi ha fretta,

di chi è fermo nel traffico,

il suono di una bambina

che scopre il mondo

nel riflesso di una pozzanghera.

Ritrovo il suono degli affanni,

dei turbamenti, dei dilemmi,

delle speranze.

Ritrovo il suono della vita.

Lo specchio opaco dell’infinito

è un pentagramma,

e il rumore delle gocce

è la musica.

MARIA GUERRIERI

Lungo il fiume

Un uomo, preso da una grande tristezza, aveva preso a viaggiare con i suoi due bambini intorno al mondo intero, interrogandosi sul senso della vita e del susseguirsi degli eventi.

Quando lo sconforto più profondo stava corrodendogli l’animo, un posto risvegliò la sua coscienza.

L’acqua era parte integrante di quel piccolo paese, il suo nucleo si potrebbe dire. Scorreva inesorabile insieme alle vite degli abitanti che quando non sapevano con chi parlare, si rivolgevano al loro angelo custode in terra: il fiume dalle mille braccia. Il corso d’acqua da secoli era stato testimone di amori proibiti e incontri segreti, amico dei pazzi, nutrimento di poeti e sognatori, confessore per i più disperati e vita per ogni uomo. In quelle sponde, tra le increspature dell’acqua giacevano assopiti i sogni dei bambini, le angosce dei soldati, i peccati più osceni e i desideri mai confessati…se non al fiume. “L’acqua ha memoria, l’acqua ricorda, assiste alla storia degli uomini e scorre, va oltre, ma non dimentica.” In un sussurro l’uomo, a cui si era rivelata la verità, svelò così il segreto del fiume ai due bambini che accarezzavano la superficie dell’acqua e osservavano i mulinelli e i vortici girare. Si sdraiò sulla riva poggiandosi sui gomiti, finalmente rasserenato. Il giorno stava per terminare, una leggera brezza rinfrescava l’aria preannunciando la sera e all’orizzonte una nuvola bianca grande come una balena stava mutando in una dolce pennellata rosa. Abbassò lo sguardo al fiume, lo guardava come l’uomo che prima di spegnere la luce e addormentarsi osserva la sua amata, perché non si sa mai quel che può accadere.

Gli rivolse uno sguardo dolce e familiare, come quello che si rivolge a chi si conosce ormai da tempo, l’osservava come una vecchia ed elegante signora che continuava a ballare la sua danza senza che il tempo, o nessun altro, potessero fermare i suoi passi. E quello, bisogna dire, era un ballo tutto suo: suo il tempo, sua la musica, il ritmo, sue tutte le regole. Ma era anche lo sguardo di chi aveva capito il senso di quella danza, di chi era riuscito a svelarne l’essenza. Era lo sguardo che solo i disperati, i romantici o gli ubriachi malinconici erano riusciti a rivolgere a quello specchio del cielo e di ogni vita. Era lo sguardo di chi tanto aveva amato quella placida tempesta, di chi aveva trovato il senso della vita.

Dopo lungo vagare, era finalmente tornato a casa.

MOA

Consapevolezza

E d’un tratto

l’infinito si svela,

e lo vedi: il viaggio

che compiamo, unico nostro bagaglio

la Speranza.

E l’impegno, che come alleato ci si mostra,

non è altro che un passatempo.

Un giocattolo che ci concediamo,

mentre l’Universo si muove.

Una benda che ci mettiamo,

nell’oscurità della nostra ignoranza

infinita.

L’ipocrita fama di chi

non va da nessuna parte,

camminando tutta la vita.

Significhiamo nulla e mai

ci sarà concesso il diritto di incidere.

Così, l’infinito si svela:

la consapevolezza è una prigione,

la curiosità, il nostro carceriere.

JACOPO F. AUGENTI

Fine

L’irricordabile vuoto del buio profondo

si conclude in un’esplosione:

Principio di tutto.

Sentimenti, emozioni, paura,

sofferenze: momenti dapprima

sconosciuti, ti circondano, ti travolgono,

ti soffocano.

Mentre il Tempo, 

inesorabile come

la spada di un Boia zelante,

ti ricorda quanto sia 

effimero il bagliore di quella 

esplosione.

La Vita è un viaggio

che si conclude con una partenza.

JACOPO F. AUGENTI

La mafia

C’è gente che si nasconde,
approfitta delle nostre paure,
il loro dominio si diffonde;
Ma noi non ci faremo
Abbattere da queste sciagure

La mafia c’è ed esiste,
crede di essere forte
E ci minaccia;
Ma noi insieme
Con il cuore in mano
Non ci arrendiamo

G. PITA

Intervista al covid-19

Sei arrivato all’improvviso da lontano
Saltando da un animale in un corpo umano.
E da lì non ti sei più fermato
Hai infettato il nostro pianeta globalizzato.
Hai portato morte, dolore e disperazione,
ansie, psicosi e aberrazione.
Ma non solo, con la crisi economica che hai generato,
l’intero sistema mondiale è collassato.
Adesso però una domanda ti voglio fare:
Perché hai causato tutto questo male?
“Mia cara, io sono un virus non ho le gambe e non so volare!
È stato l’uomo a farmi arrabbiare!
Ha distrutto la natura e l’ecosistema
Su questa terra ha lanciato un anatema.
Ha occupato tutti gli spazi che ci ha donato la natura,
ha inquinato mari, cieli, sottosuolo ed ogni radura.
La verità è che avete sprecato la vostra intelligenza,
vi siete persi nella vostra incoerenza.
Soltanto alla vostra ingordigia avete pensato
ed ora il conto vi ho presentato!
Posso darti un consiglio anche se potrò sembrare un po’ duro?
Cambiate registro oppure non avrete un futuro”.

CONTESSA

                                             

TURBATIVE POLITICHE DI INIZIO ANNO

Il 2021 è iniziato da un mese e ha fatto intendere chiaramente già dai primi giorni che non aveva intenzione, almeno per il momento, di lasciare al 2020 il ruolo dell’anno turbolento. Mentre un anno fa i primi giorni di gennaio eravamo occupati a chiederci se tra americani e iraniani sarebbe scoppiata una guerra, quest’anno abbiamo trascorso l’Epifania stabilendo che se una guerra fosse scoppiata, sarebbe stata tra americani e americani. A seguito del rifiuto dell’allora Vicepresidente Mike Pence di non proclamare Biden Presidente degli USA, diversi fanatici repubblicani hanno assaltato Capitol Hill, interrompendo il Congresso che doveva prendere atto dell’elezione di Biden, e provocando la morte di quattro persone. Mentre tutto il mondo si stava chiedendo cosa fosse successo al paese che ha dato al mondo la prima Costituzione democratica, l’allora Presidente Donald Trump, difensore del “law and order”, lo stesso Presidente che ha incoraggiato nei mesi scorsi la violenta risposta della polizia alle proteste di chi non voleva che le persone morissero uccise per strada per il colore della pelle, il guardiano della difesa e della sicurezza, ha dichiarato usando parole di questa sconvolgente gravità: “Vi vogliamo bene, siete speciali, andate a casa”. Non mi hanno sorpresa dunque i dubbi di chi si chiedeva, in seguito a questo avvenimento, se fosse sicuro lasciare Trump Presidente per altre due settimane. Per fortuna mercoledì 20 Biden è riuscito a giurare senza essere interrotto da eventi estremi, e forse il pensiero che Trump non ha più i codici nucleari ci fa dormire un pochino più tranquilli.
E in Italia? Anche qui gli eventi politici non sono stati sicuramente noiosi, ma in fondo era già da un anno e mezzo che non si profilava una crisi di governo, e se non adesso, che non siamo in nessun tipo di emergenza e non abbiamo preoccupazioni imminenti, quando avremmo dovuto affrontarla?
L’anno non sarà iniziato nel modo più tranquillo. Ma se il 2020 ci ha portato l’inizio della pandemia, speriamo almeno che il 2021 ci porti la fine, grazie alla scienza e all’impegno di tutti. Solo allora potremo veramente dire: “Incipit vita nova”.

MARIA GUERRIERI

TRUMP E BIDEN: COSA SUCCEDE NELLA CASA BIANCA E COSA FINO AD ADESSO HA PORTATO ALLA SITUAZIONE ATTUALE?

Donald J. Trump aveva promesso che se non avesse vinto le elezioni avrebbe fatto tutto ciò che è in suo potere per invalidarle, rendendo quella che sembrava una semplice promessa da marinaio compiuta in campagna elettorale realtà, vediamo il presidente uscente arrampicarsi sugli specchi in tutte le maniere possibili pur di non concedere la sua poltrona al Democratico Joe Biden, accusato plurime volte insieme al suo partito dal rivale in carica di frode, nonostante la vittoria sia evidente. Trump nel tempo ha cercato mille accuse diverse cominciando dal puntare il dito sui voti stati fatti per posta, evento eccezionale avvenuto causa Covid-19, secondo la sua opinione truccati dai Democratici in favore del loro candidato, fallendo miseramente in quest’impresa ora sta cercando di premere sui singoli stati in modo che ricontino i voti e magicamente escano nuovi numeri in grado di lasciarlo troneggiare ancora indisturbato.

La presa di posizione di Trump però vediamo che a questo punto non sta più riuscendo a reggere, il suo stesso partito si sta rivoltando contro di lui non tendendogli più una mano ma definendo quasi ridicolo il suo comportamento, quindi visto negatogli il supporto da parte dei sui ormai, si potrebbe dire, ex-alleati sta avviando una battaglia su twitter dove lancia accuse creando teorie di cospirazione a misura di scandalo, tutto ciò per guadagnare terreno e non perdere la fiducia dei suoi sostenitori, credendo probabilmente nel miracolo di un’inaspettata vittoria dovuta ad un disguido. Uno dei tentativi più recenti di Trump riguardo all’invalidazione dei voti è stato quello di scrivere uno statement su Twitter accusando il Segretario dello Stato della Georgia di essere collegato al Governo Cinese  scrivendo questo: “ Now it turns out that Brad R’s brother works for China, and they definitely don’t want ‘Trump’. So disgusting!” ( traduzione: ora esce fuori che il fratello di Brad R lavori per la Cina, e loro definitivamente non vogliono Trump. Disgustoso!), la CNN stessa però conferma la falsità di quanto dichiarato all’interno del Tweet avendone le prove, ciò che si evince da quanto accaduto è che tutto sia avvenuto in seguito ad un non proficuo controllo riguardo alla validità dei voti.

Biden dal canto suo in questo periodo sta subendo molti scandali per quanto riguarda questioni finanziarie, mettendolo leggermente in difficoltà, nonostante questo però cerca di continuare su una linea pulita non cedendo la maggior parte delle volte alle provocazioni del suo rivale. Biden è stato interpretato dai cittadini Statunitensi come una boccata d’aria fresca, con le capacità adatte a risollevare un paese ucciso dal Virus, purtroppo preso troppo sottogamba dal Governo precedente, interessatosi alla situazione della salute della popolazione forse solo per dare addosso alla Cina ad un certo punto, perché ahimè la politica per alcuni viene sempre prima. Il team del vincitore Democratico poi lascia ben sperare che i cittadini facenti parte di minoranze etniche abbiano qualche possibilità in più di essere considerati e rappresentati, visto come in precedenza anche durante il periodo di maxiprotesta dopo lo scandalo George Floyd i capi alti dello Stato abbiano cercato di sopprimere le proteste violentemente senza ascoltare la voce di una popolazione intera che chiede giustizia, avendo come vicepresidente Kamala Harris prima donna a ricoprire quel ruolo facente anche parte di una minoranza etnica, in grado di rappresentare la multiculturalità e la controparte non sessista degli States.

Tirando le somme se tutto continua come dovuto il 20 Gennaio Joe Biden entrerà ufficialmente nella Casa Bianca come Presidente, nel mentre sicuramente vedremo Trump ancora protestare e quel che si dice è che il presidente uscente non si fermerà qui, ritenterà cercando di essere eletto finché potrà, in quel momento sarà tutto di nuovo in mano alla popolazione sperando che faccia la scelta giusta.

SERENA MAVROVIC

KAMALA HARRIS: UN ALTRO PASSO VERSO IL PROGRESSO

Kamala Devi Harris (Oakland 20 ottobre 1964) figlia di madre indiana e padre giamaicano, è la
prima donna e la prima afroamericana a diventare vicepresidente degli Stati Uniti.
Ha studiato scienze politiche ed econimia alla Howard University e all’Hasting College of the Law di
San Francisco. Viene assunta viceprocuratore distrettuale della Contea di Alameda nel 1990, nel
2003 procuratore distrettuale di San Francisco e nel 2011 procuratore Generale della California,
carica mantenuta fino al 2017. Si è da subito distinta per il suo modo di fare e per la sua tenacia
nel suo lavoro, divenendo sostenitrice delle cause delle minoranze nere americane, di quelle del
movimento LGBT ed impegnandosi nella lotta alla dispersione scolastica e nei reati contro
l’ambiente e contro gli stupefacenti, divenendo famosa per aver aumentato il tasso delle
condanne nella sua contea. Sposata con Douglas Emhoff, avvocato ebreo di Los Angeles, (il primo
Second Gentleman della storia) la Harris non ha figli suoi ma è la cosiddetta ‘Momala‘ di Cole e
Ella, le figlie del marito con la precedente moglie. Ciò ha messo in luce anche il lato umano della
vicepresidente eletta, la quale ha affermato che tra i numerosi soprannomi ‘Momala’ è quello con
maggiore significato. Uno scontro pubblico tra lei e il presidente Biden ha preceduto la scelta di
quest’ultimo della Harris come sua vice. Il 27 giugno 2019 infatti sul palcoscenico televisivo di
Miami Kamala Harris ha attaccato Joe Biden perché per un periodo collaborò con due senatori
segregazionisti e perché da senatore negli anni settanta si oppose a un progetto federale di
desegregation busing, che prevedeva di usare dei bus per accompagnare tutti gli studenti a scuola,
in scuole anche fuori da quartieri dove vivevano solo le minoranze, nel tentativo di ridurre la
segregazione razziale. Aggiungendo che lei stessa da ragazzina grazie a questo progetto era
riuscita ad andare in una scuola migliore. Non ancora incominciato il mandato da vicepresidente la
Harris ha già dato il buon esempio in diretta tv sottoponendosi alla vaccinazione contro il
coronavirus in un ospedale di Washington DC. In tale occasione la Harris ha riconosciuto il duro ma
fruttuoso lavoro degli scienziati e ha invitato tutti, l’America, a fare altrettanto, per riuscire così a
salvare quante più vite. Il suo messaggio è considerato sulla stessa lunghezza di quello obamiano:
rinnovamento e capacità di fornire soluzioni intelligenti a problemi complessi. Venuta dal basso
Kamala Harris si è conquistata il suo spazio con lo studio e l’impegno, scalando le gerarchie
dell’amministrazione e della società con merito, e ritagliandosi uno stile nuovo e singolare.

LA PENNA COL BAFFO ARANCIONE

ACCORDO UE E CINA, SVOLTA STORICA NON GRADITA AGLI USA?

Un giorno prima dell’ultimo dell’anno Unione europea e Cina hanno annunciato l’accordo bilaterale che garantirebbe agli imprenditori di tutta Europa l’ingresso a importanti branche del mercato cinese. Il confronto per il “Comprehensive Agreement on Investment” (CAI) era cominciato già nel novembre 2013. Il negoziato lungo sette anni ha favorito l’Ue, in quanto, rispetto a quelli inizialmente previsti, sono aumentati i settori su cui Pechino ha dovuto fare concessioni: l’accordo stipulato comprende, infatti, l’accesso per gli investitori europei ai settori cinesi delle telecomunicazioni, della finanza e del mercato di automobili elettriche e ibride. I principali obiettivi del CAI sono quindi quello di stimolare la ripresa economica e promuovere il libero commercio, dando particolare importanza allo sviluppo sostenibile e al rispetto delle convenzioni internazionali contro il lavoro forzato (soprattutto per quanto riguarda la Cina).

È proprio quest’ultimo aspetto ad essere stato sollevato da diversi paesi e in particolar modo da un alleato di grande rilievo per l’Ue: gli Stati Uniti d’America. Il team del presidente neoeletto Joe Biden (in particolare il consigliere per la Sicurezza Nazionale scelto dal presidente, Jake Sullivan) aveva richiesto all’Ue delle consultazioni preventive sul tema dello sfruttamento del lavoro forzato in Cina. Nello specifico si intendeva puntare l’attenzione sulle accuse rivolte alla regione autonoma dello Xinjiang. Tali consultazioni non hanno però avuto luogo. Per Biden e il suo team il mancato rispetto dei diritti umani è una violazione all’ordine del giorno in Cina. Da molti però la preoccupazione umanitaria americana è stata interpretata come un semplice appiglio per portare l’Unione europea sulla propria posizione nei confronti della Cina. Ci sono state anche interpretazioni provocatorie secondo cui il tweet di Jake Sullivan sarebbe una dimostrazione di continuità tra la presidenza Trump e quella del suo successore Biden nei rapporti diplomatici con la Cina di Xi Jiping e sull’allarme nei confronti dell’ascesa cinese. È stato notato, inoltre, che anche l’utilizzo dei social network, quali Twitter, per le comunicazioni riguardanti la politica internazionale, sarebbe un ulteriore segnale di continuità.

Ci sono state polemiche anche da parte dell’Italia, sebbene in altro ambito. Alla videoconferenza del 30 dicembre per la stipulazione dell’accordo, oltre ai vertici dell’Ue, Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, Charles Michel, Presidente del Consiglio europeo, Angela Merkel, in qualità di Presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, ha partecipato a sorpresa anche il Presidente francese Emmanuel Macron. Questa presenza non annunciata è stata accolta con disappunto e giudicata inopportuna dall’Italia. L’accordo stipulato rappresenta una novità molto significativa e un successo per l’Ue, ottenuto grazie all’azione della presidenza di turno tedesca. La cancelliera Merkel, seppure dopo 15 anni e diversi errori di gestione, giunta probabilmente al suo ultimo mandato da cancelliere federale della Germania, ha deciso di sfruttare l’enorme potenziale europeo per farne un patrimonio comune. Il CAI è dunque un segnale della volontà dell’Ue di svolgere un ruolo di primaria importanza sulla scena globale. Nonostante le numerose critiche e le polemiche, per le istituzioni europee non c’era modo migliore per chiudere l’annus horribilis che è stato il 2020.

CATERINA DI GIULIO

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