IL CUORE, LA MENTE IN POLVERE E POI (FORSE) LA RICOSTRUZIONE
Ciao a tutti, scrivo questo articolo con la piena consapevolezza di poter risultare un tantino pesante e eccessivamente attaccato alle vicende riguardanti la mia vita, beh sta di fatto che io non sono un giornalista, né tantomeno desidero apparire così. Scrivo per il semplice bisogno di esprimermi, quindi non sono tenuto a far pubblicare una semplice e noiosa recensione che sicuramente nessuno si filerebbe (e l’avrei voluta fare in parte perché mi piace anche quello), son fatto così quindi spero che mi perdonerete cari manarioti.
Insomma, io dovrei e vorrei parlarvi di questa meravigliosa serie tv americana che ho visto pochi mesi fa, un cult assoluto che troppe volte viene dimenticata oggigiorno qui da noi, ossia “I Soprano”; ora devo cercare di mettere in ordine le idee mentre scrivo, dato che ho finito la serie più di due mesi fa oramai e ancora oggi devo metabolizzare del tutto ciò che ho visto.
Torniamo indietro di sei mesi, a Ottobre, per l’esattezza il 29 Ottobre 2020, giorno in cui inizio la serie dopo che un mio caro amico mi ha spinto varie volte ad incominciarla (io ne avevo sentito parlare ma non mi era mai scattata la scintilla). Si tratta di un periodo abbastanza particolare tra vicissitudini personali, una situazione pandemica nel pieno della seconda ondata ed io, che per quanto fossi stato bene in quarantena, grazie anche a vari interessi e passioni che coltivo tra cui il cinema, la musica e la lettura, sentivo che qualcosa stesse andando sempre più per il verso sbagliato; mi crogiolavo nella mia solitudine, uscivo sempre meno e pensavo che tutto ciò andasse bene… aspettate un attimo, parlo come se fossi ad una seduta dallo psicologo.
Ecco a proposito di psicologo posso dirvi subito che ne “I Soprano” troviamo il boss mafioso Tony Soprano, interpretato straordinariamente dal compianto e grandissimo James Gandolfini, che va proprio da una psicologa, si tratta di un uomo messo totalmente a nudo dinnanzi allo spettatore, noi in quel momento siamo con lui e siamo (in un certo senso) la psicologa interpretata altrettanto bene da Lorraine Bracco. Fin dal primo episodio capisci che l’elemento che rende davvero eccelsa quest’opera è proprio quello psicologico, e lo dico perché penso che non si sia mai raggiunta una tale profondità di scrittura dei personaggi nel media televisivo. Si tratta di un qualcosa di monumentale, in sei stagioni David Chase parla dell’umanità, della vita e di tutte le sfaccettature che vi sono in esse attraverso un racconto della quotidianità malavitosa e tutto ciò senza alcun giudizio morale; Tony Soprano non è un semplice boss mafioso, è chiaramente un individuo che avrebbe potuto essere molto più di quel che è se solo non fosse cresciuto in un determinato contesto.
Ed è qui che entra in gioco anche la pesante critica che l’opera statunitense fa proprio nei confronti del suo stesso paese; tutti potremmo pensare ad un boss mafioso, considerato “convenzionalmente” il carnefice, e agli Stati Uniti come vittima di esso e di tutta l’organizzazione malavitosa, ma no! Sarebbe molto semplice pensarla così, e ce lo fanno capire ben più di una volta che le cose stanno diversamente, infatti Tony e tutti i suoi parenti, amici e collaboratori non rappresentano lo stereotipo del criminale bastardo privo di sentimenti, tutt’altro: sono umanissimi, più umani di molti altri personaggi che vediamo nel corso della serie e che dovrebbero essere “bravi” cittadini moralmente parlando. È sottilissima la linea che separa il bene dal male nella serie, e forse anche per questo per anni qui da noi è stata ripudiata, siamo troppo abituati a certi “dogmi” che non riusciamo a toglierci dalla testa.
Ma tornando a noi, Tony non è di certo uno stinco di santo, ma forse non lo è anche perché è cresciuto in un ambiente pieno di violenza e rabbia, che in questo caso è casa sua, ma il tutto si può tranquillamente estendere agli Stati Uniti in generale; lui e tutti i suoi amichetti sono figli della terra in cui vivono, sono frutto di una cultura e di un sistema violento che non va. Il nostro protagonista in particolare è un uomo che non ha mai realmente avuto l’opportunità di riscattarsi a livello sociale proprio a causa del paese in cui vive, e nel quale si preferisce fare show sulla mafia stessa invece che informazione vera e propria (varie le scene in cui vi è un chiaro attacco ai servizi televisivi e alla spettacolarizzazione che si ricerca sempre sul tema mafia). Vorrei dire molto di più ma evito di fare spoiler (anche se mi è davvero difficile quindi guardatevela).
Ora ritorno un attimo al 29 Ottobre scusatemi, se state ancora leggendo vi starete chiedendo del perché dovrei parlare della mia vita in una pseudo-recensione, ve lo spiego subito ed è molto semplice in realtà; in un momento di solitudine ho avuto un qualcosa che mi tenesse in vita, che mi facesse sentire realmente vivo, che mi facesse anche riflettere su determinate cose e mettesse in discussione molte delle mie certezze creandomene allo stesso tempo altre (chissà come mai). Nel titolo parlo di ricostruzione dopo un periodo assai buio a livello emotivo, ed è parallelo in un certo senso al percorso che cerca di compiere Tony a livello umano nella serie. L’arte penso abbia salvato e stia salvando molte persone in questo periodo davvero ostico, e se avete bisogno di vivere emozioni forti, di riflettere su un qualcosa (ossia l’uomo e il mondo che ci circonda) fate un piacere a voi stessi e forse scoprirete realmente qualcosa in più sull’animo umano. “I Soprano” li definirei la Divina Commedia del 21° secolo made in USA, hanno fatto scuola nel mondo delle serie tv (opere come Breaking Bad o Peaky Blinders e non solo gli devono molto) e visto l’enorme successo di questo media, grazie a piattaforme come Netflix o Amazon prime, ne ho approfittato per consigliarvi questo capolavoro. LA TROVATE SU NOW TV O SU SKY ON DEMAND.
MICHELE TANTILLO