PROVE DELLA VOSTRA ESISTENZA

Provate a fare con me un piccolo esperimento mentale. Immaginate di scomparire. Così, di colpo, il vostro corpo improvvisamente lascia spazio al vuoto. Magari i vostri vestiti rimangono a terra ma è un dettaglio inutile. Ciò che ci interessa è che voi come individuo siete scomparso e nessuno riesce a capirne il perché. Ovviamente i vostri parenti, i vostri amici (se ne avete) cercheranno di scoprire cosa vi sia accaduto, ma non c’è nulla da fare. I media si interessano subito al caso e per un po’ di tempo sulle copertine dei giornali la vostra scomparsa fa notizia, nei tg si intervista qualche un commissario di polizia, ma il tutto si risolve in un bel nulla e col tempo quasi tutti se ne dimenticano.

Invece facciamo ora un salto avanti nel tempo, fino all’anno 2121, un secolo dopo il nostro. Qui uno studioso X (magari uno storico o uno scrittore a caccia di una storia interessante), scavando in vecchi database s’imbatte nella storia di un tale scomparso cento anni prima senza lasciar alcuna traccia. Il caso lo interessa e si mette a cercare le prove della vostra esistenza. Già, ma quali prove? Cosa sarà rimasto di tangibile della vostra esistenza su questa Terra? Di cosa può usufruire il nostro caro signor X per conoscere la vostra storia (almeno quella che avete vissuto fino al momento della vostra scomparsa)?

Anche nel caso estremo in cui abbiate trascorso la vostra intera esistenza seduti sul divano a dormire, esistono comunque molte tracce del vostro passaggio sulla Terra. Per prima cosa occorre distinguere tra due principali tipi di testimonianze. Chiamiamole “personali” e “impersonali”. Una testimonianza personale è un qualsiasi tipo di traccia direttamente ricollegabile a voi nella vostra individualità, ad esempio una lettera che avete firmato o una vostra foto. Una testimonianza impersonale invece è un elemento sempre prodotto da voi ma più difficilmente ricollegabile direttamente alla vostra persona, come ad esempio la vostra spazzatura o addirittura come le cellule morte del vostro corpo. Ora, visto che non vogliamo che il signor X abbia vita facile aggiungeremo che, guarda caso, in una terribile guerra accaduta nel 2070 tutto il materiale su di voi tenuto dal governo o da altre istituzioni è andato perduto. Quindi il nostro investigatore storico non avrà più accesso ai dati dell’anagrafe, alle cartelle cliniche e ospedaliere, ai documenti legali o a campioni del vostro DNA. A questo punto il nostro indagatore può solo affidarsi a tre tipi di testimonianze: orali, materiali e digitali. Le testimonianze orali sono quelle di sicuro più difficili da trovare per il nostro ricercatore.

Sono passati cento anni dalla vostra scomparsa ma è plausibile pensare che qualche vostro amico abbia deciso di raccontare ai propri figli la storia della vostra sparizione, ma non è sempre detto che questi ultimi decidano di raccontarla ai propri figli. Supponendo quindi che un vostro conoscente abbia dei figli intorno ai trent’anni e così i suoi figli e i figli dei suoi figli, nel 2121 il signor X dovrebbe venire a sentire il racconto della vostra scomparso tramandato tre generazioni dopo l’accaduto, un racconto che sarà forse alterato e comunque non sufficiente a completare la sua ricerca. É più probabile pensare che la storia della vostra scomparsa sia diventata un racconto della vostra famiglia, una di quelle vecchie storie che si raccontano ai piccoli di casa o alle cene di Natale. Se ancora oggi sentite raccontare la storia di uno dei vostri bisnonni o trisavoli risalente agli inizi del novecento o alla Prima Guerra Mondiale, è plausibile credere che anche un avvenimento così strano come la scomparsa di una persona possa resistere nella tradizione orale di una famiglia per così tanto tempo. A parte il caso misterioso della sparizione, è difficile che si trasmettano oralmente altri fatti riguardanti la vostra vita (a meno che non abbiate compiuto qualche gesto memorabile o abbiate ricoperto un ruolo di grande prestigio). Quindi la via delle testimonianze orali non può soddisfare appieno la curiosità del signor X per la vostra vita.

Per quanto riguarda le fonti materiali invece la storia è diversa. Durante la nostra vita possediamo una quantità incalcolabile di oggetti, siano strumenti per l’uso quotidiano (padelle, penne, telefoni) o semplici oggetti usa e getta (pacchi, imballaggi, tubetti del dentifricio). La stragrande maggioranza di questi ricadono nella categoria delle testimonianze “impersonali”; essendo beni non solo prodotti da altri, ma anche fabbricati in produzione, il che li depriva di una qualsiasi forma di legame con l’individuo che ne fa uso.

Le testimonianze materiali “personali” della vostra vita sono quegli oggetti su di cui voi avete lasciato un segno del vostro passaggio, non alterandone semplicemente la condizione fisica (un quaderno a cui sono state piegate le pagine) ma esercitando su di esso un’azione che abbia coinvolto, anche se in minima parte, il vostro essere (un quaderno dove sono state scritte delle parole). Se avete provato le vostre capacità artistiche producendo manufatti di qualsiasi natura (siano essi ceramiche, sculture, quadri o disegni), le probabilità che rimanga una traccia legata alla vostra individualità è molto più alta, rispetto a chi magari ha avuto talenti artistici che richiedono l’uso del loro corpo (come gli attori o i ballerini) o a chi magari ha avuto talenti in campi che non richiedevano la creazione di nulla di fisico (come i programmatori) o che si potesse preservare nel tempo (come gli chef). Attraverso un’opera possiamo risalire a fatica a quella che poteva essere la visione del mondo del suo creatore, ai suoi sentimenti, alla sua storia. Ma il quadro che ne esce sarà sempre incompleto, e pieno di interrogativi.

La questione cambia quando passiamo alle fonti scritte. La fonte scritta può essere una trascrizione diretta di un nostro pensiero, e può quindi essere la testimonianza più sincera della nostra esistenza (guardandola dal punto di vista di chi la vive ovviamente). Una fonte scritta può essere di varia natura e può quindi rivelare indizi diversi. Un diario personale fornirà molte più informazioni sulla nostra storia e sui nostri sentimenti e pensieri, mentre una lista della spesa aiuterà a comprendere quali siano i nostri gusti. Se siete dei romantici e scrivete tutto su carta, è difficile che molti testi scritti da voi possano arrivare al signor X ma non è impossibile. Tralasciando le scartoffie legali con la vostra firma, che, come abbiamo detto, sono andate tragicamente perdute nella terribile guerra del 2070, quello che resterà di scritto dopo la vostra scomparsa saranno: i quaderni della scuola (se non li avete già buttati tutti), le agende (se ne fate uso) e gli scritti personali (se vi piace tenere scritte le vostre memorie o se vi dilettate di scrittura). A meno che non siate stati dei grandi scrittori, è molto improbabile che i fogli da voi scritti non siano stati buttati. Se anche i vostri parenti più prossimi o i vostri amici più stretti vorranno conservarli dopo la vostra sparizione, i loro figli non sapranno probabilmente che farsene. Ma capita sempre che qualcosa si perda nei meandri della casa e che, se le tarme non ci banchettino prima, rispunti all’improvviso dopo tanti anni. Io stesso ho in casa una vecchia agenda del 1908 appartenente ai cugini della mia bisnonna (quindi neanche parenti così stretti), spuntata casualmente da una vecchia scatola di cianfrusaglie trovata in soffitta. Un dubbio sorge spontaneo: siamo così sicuri che abbiamo scritto così tante cose su carta? In questo momento ad esempio, non sto scrivendo questo articolo con una penna o con una macchina da scrivere, ma bensì su un computer, in un file word. Questa domanda ci porta al terzo tipo di testimonianze: le testimonianze digitali.

Quando si approda su internet è facile pensare che i nostri commenti, i nostri like si perdano nella marea del web, e che prima o poi saranno eliminati, persi. Con il tempo, si spera, si apprende che su internet tutto ciò che facciamo rimane come un’impronta, se non per sempre, almeno per più tempo di quanto si possa pensare. E tutti quei video o quei post pubblicati tanto tempo fa e che adesso riteniamo stupidi o imbarazzanti, diventano davvero difficili da cancellare fino all’ultima traccia. Ma agli occhi del nostro ricercatore del futuro, quella marea di dati farebbe davvero comodo per ricostruire il vostro personaggio. Una speranza per la sopravvivenza della vostra “impronta digitale” potrebbe essere l’Archivio di Internet, un deposito online di tutte le informazioni sul web, che ora conta circa 20 milioni di gigabytes. Ma escludendo la possibilità che questo progetto resti in funzione fino al prossimo secolo, risulta comunque difficile immaginare che social come Instagram o Youtube, non solo resistano per cento anni ma che abbiano tutti i loro dati conservati e aperti a tutti.

Oltre che alle vostre interazioni in giro per il web, un altro elemento digitale molto importante possono essere tutte i migliaia di file che tenete salvati sul pc o sul telefono. Senza neanche tener conto dell’inevitabile morte di ogni dispositivo digitale, il modo stesso in cui questi file vengono conservati si rivela di difficile risoluzione. Basti pensare che fino a vent’anni fa tutto il mondo usava i floppy disk come supporto di memoria digitale (probabilmente pochi di voi ne avranno mai sentito parlare). E prima ancora c’erano le cassette per la musica o, più recentemente, le videocasette. Ora c’è da chiedersi: quanti di noi hanno ancora in casa propria (inteso come fuori dalla soffitta o dalla cantina) lettori di tutti questi strumenti? Quanto materiale è andato perduto su dispositivi ora obsoleti e dimenticati? Noi siamo abituati alle nostre comode chiavette usb o ai nostri hard disk ma, all’arrivo dei prossimi metodi di archiviazione della memoria, anche i nostri file potrebbero venire dimenticati. Ma c’è sempre chi ha la passione per l’antiquato e come ora, anche se con un po’ difficoltà, riusciamo ancora a ascoltare le vecchie cassette di musica dei nostri genitori, anche il signor X potrebbe riuscire a riaprire i nostri vecchi file. Ho deciso di non parlare di tutte le testimonianze “improprie” in quanto non sono utili tanto al nostro curioso del futuro, quanto a un possibile archeologo, interessato a studiare non tanto voi come individuo ma noi come civiltà. E a quel punto tutta la nostra spazzatura, tutti i nostri oggetti usa e getta, anche se non raccontano nulla di noi, di certo raccontano molto sul nostro modo di vivere come società. Quanto al signor X, egli potrebbe concludere la sua ricerca con successo. Forse non saprà dire con certezza qual era il vostro film preferito, o forse avrà difficoltà a definire quale fosse il vostro orientamento politico, ma di certo avrà la prove, seppur piccole e scarse, della vostra esistenza. Certo, dovesse ripresentarsi un nuovo ricercatore con lo stesso intento tra duecento o trecento anni già avrebbe maggiori difficoltà, e forse non avrebbe modo di arrivare alla stessa conclusione. Ma alla fine questo non importa, perché le possibilità che veniate ricordati nel futuro sono comunque poche, ma quelle che possiate esserlo nel presente, anche se per pochi, ci sono eccome.

N. H. GABRIELE ASCIONE

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