A OGNI EPOCA LA SUA ARTE, ALL’ARTE LA SUA LIBERTà

Passeggiando per le vie di Vienna si resta colpiti da molte cose, ma certamente non si può non rimanere folgorati da un edificio bianco di forma cubica, sormontato da una cupola ornata di foglie dorate, decorato con maschere di gorgoni e il cui frontone reca la solenne iscrizione “A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”: è il palazzo della Secessione, il tempio della nuova arte.

Subito veniamo trasportati in un’altra epoca ed eccola, ci troviamo nella Vienna di Gustav Klimt, della Belle Epoque al volgere del secolo, la Vienna protagonista di uno dei momenti più affascinanti nella storia dell’arte e della cultura. La capitale austriaca è sommersa in una realtà oscillante tra sogno e realtà, tra Eros e Thanatos, tradizione e modernità, e qui vivono artisti e intellettuali immersi in una potente energia creativa. E’la Vienna di Freud, dello scrittore Schnitzler, del grande compositore Mahler e soprattutto della Secessione.

La rivolta di questo movimento va contro l’imposizione esercitata sull’arte da un tradizionalismo sociale, politico ed estetico e si fa strada con tale forza da sfociare nell’ideale utopico della trasformazione della società attraverso l’arte.

Si combatte per l’arte stessa, per il diritto di creare artisticamente.

“Vogliamo dichiarare guerra alla sterile routine, la nostra secessione non è una battaglia degli artisti moderni contro i vecchi, bensì una lotta per affermare la superiorità degli artisti sui mercanti ambulanti che hanno interesse a impedire la fioritura dell’arte” questa dichiarazione viene considerato il manifesto della Secessione viennese formatasi nel 1897 e di cui Klimt diviene presidente.

La secessione pubblica la propria rivista, Ver Sacrum, ovvero “Primavera Sacra”, il nome deriva da un rito della Roma antica a cui i giovani si sottoponevano quando la patria veniva minacciata; per gli artisti del nuovo movimento la minaccia consiste nell’impoverimento culturale, in un’arte non libera di rispecchiare la vita moderna.

Il programma diventa chiaro: la lotta per il diritto della creazione artistica, l’annullamento della distinzione tra arte elevata e inferiore, tra arte per ricchi e arte per poveri, il conseguimento della creazione dell’opera d’arte totale.

Klimt è uno dei massimi esponenti, la sua pittura è portatrice di nuovi valori e attraverso l’opera di tutte le figure coinvolte nella secessione, egli aspira all’integrazione delle arti nella società per raggiungere, appunto, quella che lui stesso definisce l’opera d’arte totale, un rinnovamento condiviso, una sintesi perfetta delle diverse arti.

Egli propone un linguaggio alla portata di tutti, non più riservato alle classi sociali facoltose, comprensibile a un pubblico più vasto, ricco di un simbolismo che poggia sulla psicoanalisi freudiana e che si traduce in stilizzazione, gusto delle forme e assenza di prospettiva.

Nel 1898 Klimt dipinge il quadro della Pallade Atena che sarà usato come manifesto in occasione dell’inaugurazione dell’edificio che ospiterà la seconda esposizione, il palazzo della Secessione dell’architetto Joseph Maria Olbrich. La dea greca della saggezza, delle arti, ma anche della guerra appare nell’opera come una donna vittoriosa e trionfante. La testa e il busto della dea occupano tutto lo spazio: si presenta con la lancia alzata, pronta a battersi per difendere l’ideologia della secessione. Tiene nella mano destra la Nuda Veritas. Klimt rende così omaggio alla nuova arte, l’arte che presa nella sua totalità e globalità, ha il potere di rigenerare un mondo prigioniero dell’infelicità.

Con questo obiettivo, incentrano la quattordicesima esposizione sulla musica, su Beethoven e la Nona Sinfonia. Ed è all’interno del tempio della Secessione, in occasione di questa mostra, che Klimt in un immenso fregio, dà la sua interpretazione simbolica all’opera musicale, anche questa volta verso la realizzazione di un’arte totale.

MOA

Rispondi