ACCORDO UE E CINA, SVOLTA STORICA NON GRADITA AGLI USA?
Un giorno prima dell’ultimo dell’anno Unione europea e Cina hanno annunciato l’accordo bilaterale che garantirebbe agli imprenditori di tutta Europa l’ingresso a importanti branche del mercato cinese. Il confronto per il “Comprehensive Agreement on Investment” (CAI) era cominciato già nel novembre 2013. Il negoziato lungo sette anni ha favorito l’Ue, in quanto, rispetto a quelli inizialmente previsti, sono aumentati i settori su cui Pechino ha dovuto fare concessioni: l’accordo stipulato comprende, infatti, l’accesso per gli investitori europei ai settori cinesi delle telecomunicazioni, della finanza e del mercato di automobili elettriche e ibride. I principali obiettivi del CAI sono quindi quello di stimolare la ripresa economica e promuovere il libero commercio, dando particolare importanza allo sviluppo sostenibile e al rispetto delle convenzioni internazionali contro il lavoro forzato (soprattutto per quanto riguarda la Cina).
È proprio quest’ultimo aspetto ad essere stato sollevato da diversi paesi e in particolar modo da un alleato di grande rilievo per l’Ue: gli Stati Uniti d’America. Il team del presidente neoeletto Joe Biden (in particolare il consigliere per la Sicurezza Nazionale scelto dal presidente, Jake Sullivan) aveva richiesto all’Ue delle consultazioni preventive sul tema dello sfruttamento del lavoro forzato in Cina. Nello specifico si intendeva puntare l’attenzione sulle accuse rivolte alla regione autonoma dello Xinjiang. Tali consultazioni non hanno però avuto luogo. Per Biden e il suo team il mancato rispetto dei diritti umani è una violazione all’ordine del giorno in Cina. Da molti però la preoccupazione umanitaria americana è stata interpretata come un semplice appiglio per portare l’Unione europea sulla propria posizione nei confronti della Cina. Ci sono state anche interpretazioni provocatorie secondo cui il tweet di Jake Sullivan sarebbe una dimostrazione di continuità tra la presidenza Trump e quella del suo successore Biden nei rapporti diplomatici con la Cina di Xi Jiping e sull’allarme nei confronti dell’ascesa cinese. È stato notato, inoltre, che anche l’utilizzo dei social network, quali Twitter, per le comunicazioni riguardanti la politica internazionale, sarebbe un ulteriore segnale di continuità.
Ci sono state polemiche anche da parte dell’Italia, sebbene in altro ambito. Alla videoconferenza del 30 dicembre per la stipulazione dell’accordo, oltre ai vertici dell’Ue, Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, Charles Michel, Presidente del Consiglio europeo, Angela Merkel, in qualità di Presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, ha partecipato a sorpresa anche il Presidente francese Emmanuel Macron. Questa presenza non annunciata è stata accolta con disappunto e giudicata inopportuna dall’Italia. L’accordo stipulato rappresenta una novità molto significativa e un successo per l’Ue, ottenuto grazie all’azione della presidenza di turno tedesca. La cancelliera Merkel, seppure dopo 15 anni e diversi errori di gestione, giunta probabilmente al suo ultimo mandato da cancelliere federale della Germania, ha deciso di sfruttare l’enorme potenziale europeo per farne un patrimonio comune. Il CAI è dunque un segnale della volontà dell’Ue di svolgere un ruolo di primaria importanza sulla scena globale. Nonostante le numerose critiche e le polemiche, per le istituzioni europee non c’era modo migliore per chiudere l’annus horribilis che è stato il 2020.
CATERINA DI GIULIO