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CASSANDRA E IL FEMMINISMO NELL’ILIADE

Christa Wolf, scrittrice tedesca e grande appassionata di storia antica, con un lungo monologo riesce a dare voce a una figura che, nell’Iliade, ha sempre ricevuto poco spessore, ma di cui lei si serve per osservare il ruolo della donna all’interno della società a palazzo, rendendola un’eroina per cui fare il tifo mentre combatte contro una realtà patriarcale e maschilista, sebbene ne conosciamo la sorte, Cassandra

Fu la porta dei leoni a Micene ad accogliere, secondo la leggenda, i prigionieri che gli Achei erano riusciti a portare con loro al termine della guerra di Troia. A salvarsi furono in pochi: solo chi, come Enea, fece in tempo ad imbarcarsi, tutti gli altri morirono sotto le fiamme o furono fatti schiavi. E a quest’ultimi non era riservato un destino migliore. Quando Cassandra, la mitica sacerdotessa di Apollo secondo Omero, raggiunge Micene dopo un estenuante viaggio via mare, non ha certo bisogno del suo dono per profetizzare quello che sta per succedere a lei e a tutti quelli che Agamennone ha portato con sé.

La morte é vicinissima, e quei leoni a capeggiare la rocca ne diventano il simbolo. E l’unica cosa che le sembri giusto fare é ripercorrere, prima a grandi balzi e poi lentamente, tutto quello che l’ha portata fin lì, sotto il sole, a dover rinunciare a una vita per cui non le dispiace neanche troppo in fondo. Parte dall’inizio, dalla sua nascita, passando per l’adolescenza e per tutto ciò che l’ha resa la donna che é ora. Forte e indipendente ma terribilmente fragile e sola. Tramite i suoi occhi ricostruiamo un’intera società, basata sull’apparenza e su giochi di potere. Incontriamo figure di donne forti e intraprendenti, non assoggettate alla volontà di nessuno, così come vediamo ragazze il cui unico scopo a palazzo é soddisfare i desideri dei principi.

Vediamo Ecuba, la moglie di Priamo, cui il re chiede sempre consiglio prima di prendere qualsiasi decisione. É lei il vero capo, a palazzo: ogni scelta passa da lei. Anche se é una figura nascosta, nell’ombra, Troia crollerebbe senza il suo polso, e il Consiglio non può farne a meno. Ma vediamo anche come, nell’infuriarsi e nell’inevitabile incedere della guerra, la violenza e la sete di potere offuschi la ragione degli uomini e lei, che invece di dirgli quello che si vogliono sentire dire, affronta i problemi con razionalità, viene piano piano sempre più messa da parte. Finché, bandita da ogni consiglio, non ha più alcun potere e osserva Troia distruggersi da sola, logorata dai conflitti interni più che dai colpi dei nemici, impotente e relegata nelle sue stanze. Con il rinnegamento della figura femminile c’é il rinnegamento della ragione, di quel filtro tra gli uomini il potere, e senza di lei essi ne rimangono accecati.

Vediamo poi Polissena, la sorella di Cassandra, bellissima e piena di fascino, con cui lei si contende fino all’ultimo il ruolo di sacerdotessa. Cassandra, che non ha le doti naturali della sorella, vede in quella strada il suo unico modo di arrivare al potere, in un mondo in cui l’alternativa é il matrimonio. E sa bene che non tutti gli uomini sono come suo padre Priamo. Le basta pensare a Briseide per capire che lei non intende assolutamente legarsi a nessuno. Per quanto non neghi possa esistere un uomo che la possa addirittura amare, lei ama di più la sua libertà. E con la determinazione che é la sua spada, riesce a vincere la sorella. A Polissena allora non restano piú alternative e le tocca trovare marito, e passa da un uomo all’altro finché non viene scelta come esca per Achille, e va incontro al suo tragico destino.

Figura, anch’essa indipendente e rispettata da tutti, seppure ovviamente in modo diverso da Ecuba prima della guerra, é la madre del fratello adorato. Nella sua casa nel bosco, non c’é nessuno a dirle cosa fare, e la sua saggezza diventa un punto di riferimento per tutte le ragazze che non hanno un posto dove stare. Da lei si cuce, si balla, ci si racconta la propria vita, ma soprattutto si impara, si discute, si cresce. La sua capanna é il punto di ritrovo per quelle anime libere, non ancora toccate dalla sete di potere degli uomini al potere, e tra esse spicca Anchise, il padre di Enea, e la sua saggia bontà.

Ma a colpire più di tutte é la figura della stessa Cassandra, che iniziamo a conoscere e di cui capiamo ogni scelta: fin da piccola interessata alla politica e giochi di potere del palazzo, capisce subito che l’essere una bambina non le riserverà la gloria dei fratelli.

Allora prega Apollo, e il dio l’ascolta, dondole un dono terribile e potentissimo, quello della profezia: lei però non si concede neanche al dio, che furioso la condanna a non essere creduta. Ora é lei ad essere la più forte, ma a Delo viene mandato il fratello, infinitamente meno adatto. La gente vuole essere rassicurata, sentire sempre le stesse cose, ha bisogno di qualcuno che le legga nelle viscere nient’altro che il prossimo raccolto. Perché metterle in testa domande che non si pone? Ecco, questo passo mi ha colpita molto, perché oltre al fatto che sia una donna, fa paura il fatto che dica la verità, che possa scombussolare gli equilibri e svelare gli inganni del palazzo. L’intera guerra di Troia é basata su un inganno: Elena é mai esistita? A Troia non l’ha mai vista nessuno, ma per Priamo é una questione d’orgoglio. É questo cieco senso dell’onore degli uomini che né lei né Ecuba capiscono, e che la porterà alla pazzia. Una follia dovuta alla ragione, però: Cassandra impazzisce perché per lei nessuno di tutti quegli inganni ha un senso, e il suo dono é un fardello troppo pesante. É sempre stata ambiziosa e ha raggiunto il potere, ma ormai nessuno le dà retta, nemmeno Pantoo, il sacerdote di Apollo, e ne paga le conseguenze. Solo Enea é in grado di amarla, ma anche quando lui la chiama, offrendole la possibilità di scappare verso una nuova vita, lei rimane dolorosamente se stessa e va incontro al proprio destino.

Quanto ci sia di vero nella sua figura nessuno lo saprà mai. Quello che rimane, però, é un mondo, sapientemente creato dall’autrice basandosi su fonte storiche e immaginazione, che rappresenta fedelmente il ruolo delle donne in una società della vergogna e basata sul patriarcato come quella omerica. A Clitemnestra rimane solo la crudeltà e la vendetta per esercitare il potere, Briseide non ha potuto dire una parola sul proprio destino, Ecuba ha dovuto assistere alla rovinosa caduta di Priamo senza poterla evitare in alcun modo, Cassandra non si é mai sentita parte di quella città, troppo falsa, basata sull’apparenza e la menzogna, troppo dura per lei, così desiderosa di conoscere e vivere rapporti veri. La sua é la ricerca di una felicità impossibile, il matrimonio non é un’opzione per la sua anima ribelle e rimanere da sola non può, ma neanche l’unione con un Dio si rivela una decisione giusta. Infatti si rende conto di non credere neanche negli dei, quegli esseri celesti che li guardano dall’alto. E se non si crede in niente é difficile poter continuare a dire la propria opinione a palazzo: in un mondo abilmente costruito sul cristallo, come un castello di carte, in cui in cui ogni carta é una menzogna, una sacerdotessa che mette di fronte a tutti la verità é più pericolosa dei soldati achei intorno alle mura. E viene quindi rinchiusa, e con lei l’ultimo briciolo di ragione che ne avrebbe evitato la distruzione.

Non posso amare un eroe.

Anche di fronte alla morte, rifiuta ogni forma di sottomissione.

ISOTTA RIGGIO

CONSIGLI

Testimonianza storica: Marcia su Roma e dintorni diEmilio Lussu

Il deputato antifascista Emilio Lussu racconta ciò che ha vissuto negli anni che vanno dal 1919 al 1929. La sua esperienza personale è per noi una testimonianza diretta non solo del percorso politico e degli eventi che hanno portato al fascismo, ma anche dei coinvolgimenti e dei cedimenti morali che hanno fornito all’Italia le fondamenta per la costituzione di un regime dittatoriale a vocazione totalitaria.

Romanzo grafico: Persepolis di Marjane Satrapi

Marjane è una bambina iraniana che vive a Teheran. I suoi genitori sono dei progressisti, e quando crolla il regime dello Scià e trionfa la rivoluzione islamica la sua vita cambia radicalmente. Vede soppresse le libertà di chi le sta attorno, vede il suo paese trasformarsi in un regime fondamentalista, vede i suoi familiari aver paura di esprimere le proprie convinzioni. Si trova costretta a rispettare le rigide regole di usi e costumi controllate dai Guardiani della Rivoluzione, ascolta racconti di torture. Nel frattempo cresce e matura le sue idee, che spesso non ha paura di esprimere anche a scuola (con grande preoccupazione dei genitori).

Marjane Satrapi, cresciuta a Teheran e trasferitasi in Europa, racconta la sua vita in un fumetto e permette al lettore di assistere alla storia del suo paese attraverso i suoi occhi di bambina.

Romanzo di formazione: Il buio oltre la siepe di Harper Lee

Alabama, anni trenta. La protagonista Scout racconta la sua infanzia trascorsa giocando con il fratello Jem e l’amico Dill. Mentre il padre di Scout e Jem, l’avvocato Atticus Finch, è impegnato nella difesa di un bracciante nero accusato ingiustamente di aver violentato una ragazza bianca, una domanda assilla la mente dei ragazzi: chi è Boo, il misterioso ragazzo segregato nella casa oltre la siepe, vicina a quella di Scout e Jem? E qual è la sua storia?

Il romanzo parla di razzismo, di giustizia, ma soprattutto intende abbattere ogni pregiudizio che abbiamo verso il prossimo; poiché, fino a quando non riusciamo a capire una persona, non riusciremo mai a vederla per quello che realmente è, non andremo mai oltre la siepe.

Romanzo di formazione / romantico: Jane Eyre di Charlotte Bronte

Il romanzo è ambientato in Inghilterra durante il periodo vittoriano e ha Jane Eyre come protagonista. Jane fin da quando è una bambina dà prova della sua grande forza di carattere. È un’orfana, e la famiglia che si dovrebbe prendere cura di lei la maltratta psicologicamente e fisicamente. La scuola si dimostra fonte di altrettante sofferenze. Nonostante questo, la protagonista cresce e va avanti con la sua vita. Diventa insegnante, e in seguito inizia a lavorare come istitutrice a Thornfield, dove conosce il padrone Rochester. Il signor Rochester è un uomo misterioso, che da subito si interessa a Jane, con la quale intraprende una relazione, nonostante le nasconda un segreto.

Non si tratta solo di una storia d’amore, anzi, la storia di Jane e Rochester occupa meno della metà del romanzo. È la storia di una donna, che nonostante sia cresciuta subendo ingiustizie e sofferenze, ha grande bontà d’animo e coraggio, e per questo vuole essere ascoltata e rispettata.

A differenza delle eroine dei romanzi d’amore di quel periodo, Jane non viene descritta come l’intelligente, ma pur sempre bellissima Elizabeth Bennet, e il signor Rochester per quanto misterioso e interessante non ha certo il fascino di Mr Darcy. Sono il carattere forte e la determinazione della donna a conquistare il signor Rochester; per questo “Jane Eyre” è un romanzo che rivoluziona il prototipo di figura femminile ottocentesca, che non trova la sua realizzazione nella storia romantica, ma nelle sue scelte personali e nella sua capacità di affrontare le avversità.

Romanzo romantico / di spionaggio: Miele diIan McEwan

Serena Frome si laurea in matematica a Cambridge, e dopo la laurea entra nei Servizi Segreti. Viene inserita nel programma “Miele”, che si occupa di contrastare la propaganda comunista durante la Guerra Fredda. Serena, assidua lettrice, deve lavorare con lo scrittore di idee antisovietiche Thomas Haley, e indurlo a scrivere libri anticomunisti. Serena e Thomas si innamorano, ma Thomas ignora che Serena sia una spia, e la ragazza è sempre più preoccupata che lui scopra tutto.

Il romanzo ha come tema principale la scrittura: il suo potere, la sua capacità di ingannare e di ammaliare insieme.

Giallo:Poirot e la salma di Agatha Christie

Quando Poirot fa visita ai suoi vicini per un pranzo in campagna riceve un’accoglienza singolare: appena entrato vede un uomo morto per terra (John Cristow) e una donna accanto al corpo con in mano una pistola (Gerda Christow), e tutti i presenti che assistono esterrefatti alla scena. È stata Gerda, stanca di essere umiliata e tradita, ad uccidere il marito? Tutto sembra portare a questa conclusione. Eppure Agatha Christie non smette mai di sorprendere il lettore con colpi di scena e segreti svelati. Oltre ad un brillante giallo, Agatha Christie realizza una profonda analisi psicologica dei personaggi, indagando sulla complessità delle azioni umane.

Dramma: Enrico IV diLuigi Pirandello

Una cavalcata in costume. Un costume da Enrico IV, imperatore del Sacro Romano Impero. Questo è tutto quello che ricorda il protagonista di questa tragedia subito dopo aver avuto un incidente che gli ha fatto dimenticare la sua reale identità, fino a convincerlo di essere veramente l’imperatore Enrico IV. Ma dopo dodici anni in cui viene assecondato in questa fantasia, il protagonista ricorda e capisce tutto, compresa la reale circostanza del suo incidente. Fa dunque finta, di fronte a chi lo ha ingannato, di non essere rinsanito, per esercitare la sua vendetta. In fondo, perché dovrebbe tornare alla realtà, se può continuare a vivere nella finzione?

Trilogia di romanzi di formazione con contesto storico e attuale: La banda dei brocchi, Il circolo chiuso, Middle England diJonathan Coe

Benjamin Trotter, Philip Chase, Doug Anderton, Claire Newman, Paul Trotter, Lois Trotter. Adolescenti nella “Banda dei brocchi”, adulti nel “Circolo chiuso”, più maturi in “Middle England”. Anni 70: IRA, governi laburisti, punk. Anni 90: Tony Blair e il New Labour. 2016: Brexit. La trilogia ha come protagonista l’Inghilterra, vista dapprima dagli occhi di ragazzi idealisti, nel secondo libro da uomini e donne che si chiedono se si sono solo illusi negli anni della loro giovinezza, e nel terzo da uomini e donne che si rendono conto di essersi solo illusi negli anni della loro giovinezza. La politica cambia, la musica cambia, ma gli interrogativi dei protagonisti di fronte alla violenza rimangono gli stessi: è ancora possibile avere speranza? 

MARIA GUERRIERI

INTERVISTA A MASSIMO NIGRI, CREATORE DI “FRAGMENTS OF THE PAST”

Forse, leggendo un libro fantasy o fantascientifico, avrete provato la sensazione di ritrovarvi persi in un altro mondo. Un mondo sconosciuto, alieno, che però esploriamo passo passo accompagnati dalla mano dell’autore. La tecnica di saper costruire questo mondo, di saperne scolpire i dettagli, di regolarne la logica e il senso, si chiama world building. Il world building consiste nel riuscire a creare l’ambiente in cui si andranno a muovere i personaggi della storia, “il palcoscenico” dove tutto si svolgerà. L’abilità consiste nel saper mantenere una coerenza di fondo in modo che il lettore neanche si accorga della realtà in cui è immerso. Creare un mondo significa costruirne l’ecosistema, la storia, la geografia e tutti gli elementi che ne costituiscono l’identità.  Uno degli esempi più lampanti di world building è di certo “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, il quale sviluppò una lingua immaginaria,  il “Quenya” ( chi poteva parlarla? Quale era la storia di questo popolo?, ecc.). Con questa “indagine” Tolkien ideò la razza degli elfi e, utilizzando le stesse modalità, ne mise a punto molte altre. È proprio il porsi domande lo strumento più importante quando si idea un mondo . Alle volte si può finire sommersi in un mare di dettagli inutili e eccessivamente minuziosi, la maggior parte dei quali non avrà modo di finire nella nostra storia. Quante volte leggendo un libro ambientato in un mondo inventato, vi sarete annoiati a leggere pagine e pagine di descrizioni e spiegazioni su elementi superficiali di quell’universo e senza alcun collegamento con la trama? Questo accade quando un autore sviluppa un mondo attentamente e crede che spiegarcelo nei minimi particolari aiuterà a immergerci in esso. Come in tutte le cose, anche nel world building c’è bisogno di moderazione. Ai tempi di Tolkien (inizi del secolo scorso) il world building poteva avere solo due utilizzi: scrittura per la trama di un libro oppure per un film. Oggi questo prezioso strumento può avere tantissimi sbocchi: dai videogiochi ai giochi di ruolo (sto guardando voi, giocatori di “Dungeons and Dragons”), al fumetto, al world building fine a se stesso, fatto per il puro gusto di creare un realtà diversa da quella di tutti i giorni. Tolkien creò il suo mondo perché riteneva che l’antica mitologia del suo paese mancasse di un carattere coerente e unito e infatti scrive: “Desideravo creare un insieme di leggende più o meno connesse fra loro, dalle più complicate e cosmogoniche fino alle favole romantiche”. Ho sempre creduto, in quanto appassionato della storia delle civiltà del nostro mare, che un lavoro simile andasse fatto anche con il Mediterraneo, e con le tante leggende e storie che ne hanno sempre circondato le acque. Poco tempo fa, imbattendomi in un post su Reddit, ho scoperto che qualcuno lo aveva già fatto: Massimo Nigro e il suo meraviglioso progetto di “Fragments of the Past”. Ma lasciamo che sia lui a presentarsi.

– Come ti presenti?

– Mi chiamo Massimiliano Haematinon Nigro, sono uno scrittore e illustratore professionista. Vorrei dire artista, ma la parola spesso evoca immagini conflittuali!

– Come presenteresti il tuo progetto a chi non lo conosce ?

– Fragments of the Past è un progetto che vuole fare con il mondo culturale mediterraneo quel che Tolkien ha fatto con le saghe scandinave e i temi cristiani, una riscrittura e una nuova sintesi. Da questo progetto nascono una serie di libri illustrati e un gioco di ruolo. Per me è anche un tentativo di ricreare per i moderni un’esperienza poetica del mondo, come quella che forse ebbero gli antichi dell’Età del Bronzo quando ci si riuniva intorno al fuoco per ascoltare i versi degli Aedi. 

– Dove nasce la tua passione per il disegno?

– È molto recente, ho iniziato a disegnare 5-6 anni fa, quando avevo 26-27 anni. Ho tentato di intraprendere diverse strade prima di capire cosa volessi fare, benché abbia sempre amato l’arte, mi consideravo mancante del talento necessario per crearla. Poi ho capito che il talento è per i deboli :D, per creare basta tanto amore e molta pazienza. A spingermi verso la direzione giusta è stato il caso: con il mio più caro amico, Antonio Scacchetti, ho fondato nel 2013 una startup di game development: la Dev9k. Abbiamo lavorato nelle repubbliche baltiche a seguito del supporto di un incubatore estone e venendo esposto al processo di creazione dei videogiochi ho avuto modo di capire cosa volessi fare nella vita: creare mondi.

– E invece quella del worldbuilding?

– Di vecchissima data, ho ritrovato di recente degli appunti per un mondo immaginario ispirato a The Mutant Chronicles, credo di aver avuto all’incirca 6 – 8 anni. Ovviam

ente è un rimpasto di cose copiate qua e là, esattamente come faccio oggi, ma almeno copro le mie tracce!

– Ti sei ispirato a qualcosa in particolare nella realizzazione di “Fragments of the Past” ?

–  Omero, Ovidio, Erodoto, la Saga di Gilgamesh, Eschilo, Euripide, Nonno di Panopoli, Tolkien e la pittura di Alma Tadema.

–  Dove possiamo trovare il tuo progetto e come possiamo aiutarti a realizzarlo?

– Il primo libro di Fragments of the Past è disponibile su: https://https//bit.ly/FOTPstore , mentre la Quickstart gratuita del Gioco di Ruolo sarà online il 16 Dicembre 🙂 Per maggiori informazioni vi consiglio di seguire la pagina ufficiale su Facebook: https://www.facebook.com/fragmentsofthepast ; oppure il mio profilo su Instagram @haematinon. Potete iscrivervi alla Newsletter per ricevere preview, demo di libri e contenuti gratuiti! Ma sopratutto parlate di Fragments of the Past, giocate in questo mondo, vivetelo. Se riuscissi ad ispirarvi, create poesie, disegni, miti e condivideteli. Nel mio sogno Fragments è un mondo figlio della grande tradizione di Esiodo e Omero: una realtà viva che raccoglie tante storie, mille varianti delle stesse vicende tutte annodate ai medesimi temi.

– C’è qualche idea futura di cui ci vuoi raccontare?

–  Mentre finisco di preparare il primo manuale per il gioco di ruolo di Fragments, ho già disegni e appunti per la prossima ambientazione! Ma dovrà aspettare ancora tre anni, come minimo. Ho ancora molte isole, santuari, tiranni scellerati ed empie sacerdotesse di cui narrare e, forse, un videogioco da realizzare.

– Nella nostra scuola ci sono molti aspiranti illustratori, hai qualche consiglio per loro?

–  Sì, ci sono alcune fondamentali indicazioni, le stesse che do ai miei studenti durante le prime lezioni:

1) Accettate la frustrazione  e i dubbi come parte del processo di apprendimento, imparate ad amarli come segno inequivocabile che state affrontando ciò che deve essere affrontato. Se al termine di un allenamento di crossfit non vi sentite morire, non vi siete allenati.

2) Studiate i fondamentali, lo stile non è una scusa per non saper disegnare in prospettiva. Siate umili e studiate le basi della comunicazione visiva: composizione, valori, prospettiva, anatomia e design, colori.

3) Fare l’artista non è una carriera da poveracci come molti credono. Videogiochi, cinema e nuove forme editoriali permettono di guadagnare e anche molto bene. Ma non riuscirete senza sacrifici, l’arte richiede tempo e devozione.

4) Cercate mentori e non scuole. Per la mia esperienza è meglio affidarsi al rapporto individuale con un maestro: costa meno di una scuola e permette la creazione di un rapporto più stretto. Se necessario, cercate diversi mentori per le diverse cose che volete imparare e chiedete non solo informazioni tecniche, ma anche consigli professionali, sulla carriera, sui soldi, sugli aspetti commerciali e fiscali.

5) Fare l’artista è una professione: consideratevi dei mercenari, amazzoni che posso combattere al servizio di una regina (quando lavorate per un progetto altrui) o per edificare il vostro regno (quando seguite i vostri progetti). In ogni caso, siate fieri di ciò che fate!

6) La conoscenza è più importante di tutto il resto: se le finanze ve lo permettono privilegiate sempre un lavoro che vi permetta di imparare cosa nuove e affinare la vostra tecnica. Il sacrificio sarà ricompensato.

7) Coltivate il vostro amore per l’arte e la scrittura, l’amore è l’unica cosa che veramente serva. Scordatevi il talento.

M. H. GABRIELE ASCIONE

OTTO E MEZZO: UN CAPOLAVORO TRA SOGNO E REALTà

Otto e mezzo è un film scritto e diretto da un grande maestro del cinema italiano, Federico Fellini.

Per comprendere meglio il regista ed il suo essere surrealista viene in mente una frase : “Non faccio un film per dibattere tesi o sostenere teorie. Faccio un film alla stessa maniera in cui vivo un sogno”.

Una caratteristica fondamentale di Fellini è, infatti,la contrapposizione tra sogno e realtà; chi guarda i suoi film, spesso, non riesce a distinguerli.

“Otto e mezzo” è un film del 1963, a mio avviso il migliore di Fellini, vincitore di due Oscar (miglior film straniero e migliori costumi).

È la storia di un regista ,Guido ,interpretato dal grande Marcello Mastroianni, che sta lavorando ad un nuovo cortometraggio con risultati poco confortanti .

La sua vena creativa ormai si è inaridita, durante le riprese è spesso assente,si sente solo, oppresso dai suoi collaboratori che lo sollecitano.

Possiamo dire che Mastroianni in Otto e mezzo interpreta l’alter-ego di Fellini. Guido è un personaggio molto complesso, tende sempre ad escludersi,come se fosse un “pesce fuor d’acqua” in mezzo a tutta quella gente,come se vivesse in un mondo che non gli appartiene più. Spesso gli compare in sogno una donna di nome Claudia che per lui rappresenta la speranza, l’unica persona di cui si può fidare e con cui riesce a comunicare.

Un aspetto che apprezzo molto di Fellini è l’attenzione che utilizza nel creare ogni singolo personaggio e il suo modo di esaltare la figura femminile: sceglie infatti Claudia Cardinale per interpretare il ruolo di Claudia, per i lineamenti del viso molto delicati, ed un sorriso rassicurante. Caratterizzata da una bellezza unica, come anche Mastroianni, uomo di gran fascino e di un’eleganza imparagonabile, dall’espressione un po’ misteriosa ed ermetica, come il personaggio che interpreta.

Altri personaggi fondamentali in questo film sono: l’amante di Guido, interpretata da Sandra Milo e la moglie interpretata da Anouk Aimée. Anche qui, le attrici, hanno delle caratteristiche fisiche specifiche per interpretare questi ruoli: Sandra Milo è una donna prosperosa, con uno sguardo da cerbiatta molto seducente, mentre Anouk, al contrario, è una donna con lineamenti del viso molto spigolosi; il personaggio che interpreta, infatti, è molto diffidente e non riceve più attenzioni da suo marito Guido. Una scena che mi ha colpito molto è quella ambientata nell’Harem, scena onirica, in cui Guido è circondato da tutte le donne con cui ha avuto una storia, un’avventura, fino a quel momento: le donne lo viziano preparandogli un bagno caldo e la moglie, vestita da classica casalinga gli prepara la cena. Qui Fellini riesce ad esaltare la figura femminile in maniera eccezionale, approfondendo ogni caratteristica di ognuna di loro, non cadendo mai nel volgare, ma mantenendo sempre un tono elegante, quasi ammaliante.

Ad un certo punto della storia, Guido ordina l’installazione di una struttura di grandi dimensioni, che successivamente farà abbattere, decidendo di abbandonare tutto. Subito,però, si rende conto che in questo modo avrebbe lasciato le persone con cui aveva lavorato.

L’opera si conclude con un surreale carosello accompagnato da un’orchestra circense.

Possiamo dire che il film viene interpretato come un vero e proprio circo, e che quello che stiamo guardando è il “film nel film”. 

La poetica di otto e mezzo sta proprio nel generare confusione  allo spettatore,penso che solo un talento come Fellini possa riuscire a fare un capolavoro del genere.

ANNA AGNINI

LA PLAYLIST

Stiamo tutti lentamente tornando alla nostra sfera di solitudine, abbiamo giusto avuto il tempo di salutarci per poi tornare a dover star rinchiusi dentro le nostre  quattro mura, solo che stavolta riusciamo sporadicamente a vedere qualche volto diverso dal solito, allora con questo vado ad annunciare la playlist che ci accompagnerà in un viaggio ancora più incerto del precedente, di cui però già conosciamo in parte le abitudini conciliando fra i suoi alti e bassi musica in grado di lasciarci vivere, con centimetro di libertà in più nella nostra mente. 

“(You don’t know) How glad i am”- Nancy Wilson: questo celebre brano del 1964 tratto dall’omonimo album della cantante californiana Nancy Wilson l’ho selezionato per un motivo molto particolare, poiché nonostante il testo non presenti alcuna caratteristica peculiare, le dinamiche vocali della canzone sono a mio avviso meravigliose, lei ha una capacità di proiettare la voce in maschera con una maestria invidiabile, inoltre la voce viene messa in risalto dalla strumentale che segue il trend dell’epoca in cui è stato registrato il brano.

Genere: R&B

“Cash Machine”- Oliver tree: brano del 2019 tratto dall’album “Ugly is beautiful” di questo cantante californiano il quale parla di quanto effettivamente la ricchezza materiale sia superflua, quasi condannando e prendendo in giro con il suo solito stile ironico e goliardico il reale problema dell’avarizia, definisce il ricco come una figura insicura che ha bisogno del suo denaro per darsi forza, con metafore molto singolari ma d’impatto. La strumentale si lega in maniera stranamente armoniosa con il testo creando un connubio travolgente, io stessa al primo ascolto mi sono sentita come stravolta dal brano, nonostante nel tempo abbia sentito strumentali più potenti è l’insieme che è stato capace di catturarmi, suggerirei inoltre l’ascolto dell’intero album poiché variegato e contenente molti stili diversi rendendosi completo e favorendo un’esperienza d’ascolto molto interessante.

Generi: Dance/Elettronica

“Bete Noire”- On Video: brano del 2020 di questa band britannica che con  la suddetta canzone è finita in moltissime playlist tematiche create dal colosso Spotify acquistando sempre più popolarità, non prende parte ad un album specifico in quanto fino ad ora siano stati rilasciati solo singoli. Il brano parla dell’esperienza di un membro del gruppo diagnosticato con sindrome da deficit d’attenzione e iperattività in età adulta e lo stigma che si crea intorno a ciò. La strumentale di marchio prevalentemente Punk sembra quasi essere nostalgica dei primi anni duemila, come tutte le canzoni della band, dandogli quella spinta in più che nel genere serve per non scadere nel banale.

Genere: Punk

“Resistor”- Shinjuku Mad: brano del 2010 tratto dal self-titled album “Shinjuku Mad” di questa band canadese durata solo il tempo di produzione di due album, dalla disfatta della band però vedremo nascere un progetto al latere dal nome Blank Banshee, in grado di evolvere il sound della prima formazione del gruppo ad un grado superiore, nonostante fosse già molto alto, infatti vedremo questa canzone diventare il sample di “Dreamcast”, canzone che traspone in un’altra dimensione questo brano. Testo e strumentale di “Resistor” tuttavia riescono già al primo colpo ad esprimere il messaggio che vogliono mandare all’ascoltatore, ovvero una visione distopica del futuro attraverso suoni nostalgici rimembranti gli anni ’80, proiettando l’immagine del futuro come quella di un passato che si reitera all’infinito avvicinandosi sempre più all’autodistruzione.

Generi: Dance/Elettronica, Vaporwave

“Kids”- Current Joys (Nick Rattingan): brano rilasciato nel 2016 come singolo da questo cantante poli-strumentista del Nevada, notiamo una strumentale molto statica accompagnata da un cantato a sua volta poco dinamico, oserei dire con tono di rassegnazione, assolutamente in linea con la canzone. Il brano in sé infatti è come se fosse una lettera di un ragazzo che ormai adulto che cerca di raccontare cosa significhi non essere più un ragazzino, e quanto questo modifichi la sua visione attuale della realtà, quindi ormai perso nei suoi mille pensieri e non in grado di comprendere più cosa significhi poter ancora sognare e divertirsi senza preoccupazione, rammendando i tempi in cui sognava di crescere e affermando che forse avrebbe dovuto pensare di più al suo status presente, poiché non sarebbe mai più tornato. L’insieme di testo strumentale e voce li trovo quasi ipnotici, adatti ad accogliere le più variegate riflessioni che vengono in mente ad una persona della nostra età, accompagnandoci in un viaggio per mano che si conclude dolcemente a fine canzone.

Generi: Alternative/Indie

“Momentary Bliss”- Gorillaz ft. Slowthai & Slaves: brano rilasciato nel 2020 dalla celebre band Gorillaz e contenuto in uno degli album più elaborati e attesi di quest’anno “Gorillaz present SONG MACHINE SEASON ONE strange timez”, in questa canzone c’è anche la presenza di due promesse della musica britannica che nel Regno Unito stanno spopolando, il rapper Slowthai conosciuto anche per le sue produzioni a carattere Punk e il duo Slaves altro ambasciatore moderno di questo genere. All’interno del brano troviamo tre tipi di strumentali diverse ma legate in maniera molto armoniosa dai tre diversi modi di cantare degli artisti coinvolti nella produzione, e si nota anche l’utilizzo (nonostante sia minimale) di un sample preso dalla canzone “Lovely Rita” dei The Beatles. La produzione in generale è molto dinamica presentando al suo interno un tripudio di generi differenti, cosa solita dei Gorillaz.

Generi:Punk Rock, Elettronica, Pop Punk, Ska, Hip Hop, Britpop, Raggae Rock

“Venom”- Little Simz: brano del 2019 tratto dall’album “Grey Area” di una delle rapper britanniche più talentuose al momento, sempre acclamata dalla critica e rispettata dai suoi colleghi della scena ci propone un brano di stampo femminista con un beat ansiogeno, capace però di spiegare al meglio ciò che l’artista cerca di esprimere. Lei è sempre stata attiva su fronti come l’antirazzismo e il femminismo esprimendo nelle sue canzoni sempre dissenso verso chi tende a minimizzare i problemi relegati a queste due realtà, puntando all’anti-stigmatizzazione di determinati topic.

Generi:Hip Hop/Rap

“ATTENTION”- Joji: brano del 2018 tratto dall’album di debutto dell’artista giappo-australiano “ BALLADS 1” è un brano rappresentativo del bisogno di attenzione ed il terrore dell’abbandono che la nostra generazione sente sempre più vicino, soprattutto con lockdown generali che si minaccia possano rifare capolino facendoci ritornare alla nostra reclusione forzata, in cui temiamo di essere dimenticati o addirittura cancellati dai ricordi delle persone a cui teniamo. Testo e strumentale si legano alla perfezione e la distorsione di basso e voce ad un certo punto del brano danno quasi un’idea di implosione dell’artista, una sorta di grido soffocato d’aiuto, in cui chiede alla persona che ama solo un briciolo di attenzione per sentirsi sicuro di essere contraccambiato, alternando ciò a quasi un tono di noncuranza forzata per autoconvincersi che alla fine quelle attenzioni da lui richieste non sono più così importanti.

Generi:R&B/Soul

“Black Dog”- Arlo Parks: brano del 2020 rilasciato come singolo da questa portentosa artista britannica che in poco tempo è riuscita a far conoscere la sua musica ad un gruppo ampissimo di ascoltatori. La strumentale di questa canzone è caratterizzata da un tono malinconico raffigurante a pieno lo spirito del testo, la controparte vocale si muove come una mano su un nastro di velluto, poiché la voce candida dell’artista accompagna l’insieme amorevolmente abbracciando il testo. Il testo nello specifico parla di una persona che cerca di scacciare il mostro della depressione che sta mangiando viva dall’interno una persona a cui vuole bene, non sapendo però come fare le tenta tutte in maniera a volte goffa, cercando di salvare dal buio totale chi ormai ci brancola da molto tempo.

Generi:R&B/Soul

“Mai”- Videoclub: brano del 2019 rilasciato come singolo del duo francese che dal 2018 fa parlare di sè in tutto il mondo avendo pubblicato fino ad ora solo sette canzoni, il testo è molto semplice e parla del sogno della ribellione adolescenziale e la voglia di libertà estrema che tutti  noi proviamo ad un determinato punto della nostra vita, la strumentale tende ad avere tratti nostalgici degli anni ’80 ma a differenza di come vengono di solito lavorati questi vengono presentati come freschi, come se li avessero svecchiati e resi qualcosa di nuovo, legando il tutto con una sorta di botta e risposta fra strofa e ritornello costituito dall’alternanza delle voci dei due cantanti.

Genere: Indie Pop

SERENA MAVROVIC

un halloween un po’ particolare

Anche quest’anno Halloween si avvicina e, visto che probabilmente sarà un Halloween un po’ diverso dal solito, è meglio arrivare preparati. Stateci, non si può fare baldoria, niente feste e cose del genere, ma chi ha detto che ha questo punto tutto sia perduto? Possiamo rifarci organizzando una bella serata a tema con qualche amico e magari goderci un film horror, o che comunque abbia atmosfere attinenti al periodo. Personalmente ho iniziato ad apprezzare le pellicole di tensione o horror solo negli ultimi anni, ma mi sono comunque fatto una cultura a riguardo.                                                           Oggi però non sono qui per consigliarvi qualche banale film ricco di jumpscare da vedere la notte più creepy dell’anno, no, sono qui per parlarvi di qualche pellicola che forse non conoscete e che vi potrebbe far passare una serata spaventosa; attenzione però, non vi aspettate i classici horror, perché cercherò di farvi scoprire nuovi mondi che spero siano abbastanza interessanti e spaventosi per voi.

Iniziamo da una pietra miliare, l’horror per eccellenza: “Scream”, un film del 1996 che ha dato vita ad una delle maschere di Halloween più famosa che ci sia; la storia ruota intorno ad alcuni omicidi compiuti da una killer travestito con un costume di Halloween. L’assassino gioca con le sue vittime, chiamandole al telefono e facendo loro rispondere a domande inerenti a film Horror fino poi ad ucciderle. Se volete godervi un cult ricco di tensione e suspense, allora questo è il film giusto per voi, perché ha tutto quello che un buon horror deve avere.

Continuiamo cambiando completamente tipologia di film; chi ha detto che un film con atmosfere horror debba essere anche spaventoso? Nessuno, e ce lo dimostra il “Rocky Horror Picture Show”, una pellicola del 1975 che per me tutti dovrebbero vedere. Il film racconta la storia di Brad e Janet, due fidanzatini che durante un viaggio notturno in auto sono costretti a chiedere aiuto agli abitanti di uno spaventoso castello. Quella notte i due incontreranno molti personaggi che definire particolari e stravaganti è dire poco. La pellicola quando uscì fu un flop clamoroso al botteghino, ma successivamente è diventato, grazie al suo pubblico esuberante, un cult che tutti hanno iniziato ad adorare, tanto che è ancora proiettato in alcuni cinema. Se voleste vederlo sappiate che si tratta di una pellicola molto particolare: le atmosfere sono inquietanti, ma il tono è ironico, ricco di canzoni e di pungenti battute, quindi aspettatevi un film surreale e decisamente fuori dagli schemi.

Proseguiamo il nostro viaggio incontrando un altro film: “The Others”. Questa pellicola racconta la storia di una madre e dei suoi due figli aventi una rara malattia che impedisce loro di stare alla luce del sole; quando un giorno in quella casa arrivano tre nuovi domestici, vengono subito insegnate loro le numerose e rigide regole della casa, ma questi individui già le conoscono, poiché non è la prima volta che si trovano in quell’abitazione… Questo film assicura una visione ricca di tensione, perché è pieno di avvenimenti terrificanti che non fanno mai annoiare lo spettatore. Fantasmi e presenze inquietanti sono alla base di questo capolavoro che offre uno dei finali più inaspettati e particolari che io abbia mai visto. Vi assicuro che vi lascerà senza parole e che per tutta la sua durata vi farà stare incollati al divano.

Il prossimo film che voglio consigliarvi è un film d’animazione: sfatiamo l’idea che questi sono solo per bambini, perché alcuni cartoni animati sono veramente inquietanti, come appunto “Coraline e la porta magica”, pellicola del 2009, che da piccolo mi fece fare molti incubi notturni. Il film parla di Coraline Jones, una ragazzina che si è appena trasferita e che nella sua nuova casa scopre una piccola e misteriosa porta che conduce ad una versione alternativa e molto più interessante della sua esistenza; in questo mondo parallelo Coraline ha anche due nuovi genitori, identici agli altri ma con un piccolo particolare che li differenzia: al posto degli occhi hanno dei bottoni. Quello che all’inizio sembra il luogo più bello del mondo si trasformerà poi in un terribile incubo. E’ un film semplicemente perfetto, perché riesce a far rabbrividire in qualsiasi momento, e in cui si alternano atmosfere inquietanti e giocose. Il risultato è una avventura paranormale che fa riflettere sul fatto che bisogna fare sempre attenzione a quello che si desidera.

La prossima pellicola, lo dico subito, è davvero molto particolare: sto parlando di “Midsommar – Il villaggio dei dannati”, film del 2019 che decide di dire no agli jumpscare e di giocare invece su tensione e scene inquietanti. La storia parla di un gruppo di amici che compiono un viaggio in un piccolo villaggio in Svezia dove si ritrovano catapultati in un importante festa tradizionale; quella che inizia come una tranquilla vacanza lentamente si trasformerà in un incubo. I colori di questo film sono semplicemente meravigliosi e dall’ambiente che circonda i personaggi non ti aspetteresti mai quello che accade nel corso della storia. E’ una pellicola che non vi farà paura fin da subito, ma che vi introdurrà lentamente in un mondo molto spaventoso e ricco di scene veramente terrificanti. “Midsommar – Il villaggio dei dannati” è interamente giocato su atmosfere fiabesche che con il passare del tempo diventano sempre più cupe e oscure. 

Passiamo ad un altro cult: “Misery non deve morire”, un film del 1990 tratto da un libro di Stephen King, che racconta la storia di uno scrittore che dopo un incidente in auto avvenuto in montagna viene salvato e curato da un’infermiera, grande fan dei suoi lavori letterari. Con il passare del tempo però l’infermiera mostrerà il suo vero inquietante volto. Questo film è molto angosciante grazie anche grazie alla magistrale performance di Kathy Bates, che domina la scena e che per questa interpretazione ha anche ottenuto il premio Oscar. La storia si fa sempre più spaventosa e trasmette ansia a non finire… Se sceglierete questo film per la vostra serata andrete a colpo sicuro.

La mia ultima proposta, ma non in ordine di importanza è un film del 2017, debutto alla regia per Jordan Peele, e sto parlando di “Scappa – Get Out”. Mentre sta facendo visita alla famiglia della fidanzata, Chris – un giovane afro-americano – nota che c’è qualcosa che non quadra nella comunità apparentemente idilliaca e perfetta in cui si trova. Questo capolavoro unisce all’horror il tema del razzismo e crea uno scenario agghiacciante, che fa rabbrividire più volte lo spettatore; è un film cattivo, in cui il tema del razzismo è trattato in maniera completamente diversa dal solito, in maniera alternativa e che funziona perfettamente.

Ecco, questi erano i miei consigli per passare una fantastica serata di Halloween tra amici e film a tema e spero di avervi fatto conoscere titoli di cui forse non sapevate l’esistenza, quindi non mi resta altro da dire… Happy Halloween.

CESARE NARDELLA

Teoria e pratica dei viaggi nel tempo

“Strade? Dove stiamo andando non c’è bisogno di… strade”

(Dr. Emmett “Doc” Brown, Ritorno al Futuro)

I viaggi nel tempo hanno affascinato l’uomo da sempre. D’altronde chi non ha mai desiderato almeno una volta conoscere il proprio futuro, cambiare alcuni eventi della Storia o anche solo alcuni momenti della propria, di storia? Questo tema è stato trattato nelle maniere più diverse dalla letteratura, dal cinema e dalle serie tv. Ma è attraverso il cinema che il viaggio nel tempo è entrato a far parte del nostro immaginario collettivo. Nel primo capitolo della trilogia di “Ritorno al Futuro” di Robert Zemeckis (1985), Doc raccomanda a Marty di non cambiare niente del proprio passato, in modo così da evitare ripercussioni sul suo futuro. Questa affermazione si ricollega direttamente alla teoria della linea temporale dinamica. Secondo questo pensiero il tempo è fluido e il corso degli eventi può essere cambiato da un intervento attuato attraverso un viaggio nel tempo. Sulla stessa lunghezza d’onda si trova “Terminator” di James Cameron (1984), dove un androide proveniente dal futuro tenta di uccidere la donna che genererà colui che diventerà il capo della resistenza contro le macchine in un futuro post-apocalittico. Anche nel recentissimo “Tenet” di Christopher Nolan una minaccia dal futuro cerca di distruggere il nostro presente per scongiurare il destino drammatico cui andrà incontro il nostro pianeta a causa dei cambiamenti climatici. Ma il nemico senza nome né volto, cercando di compiere questa azione sconsiderata, non tiene conto di uno dei paradossi più conosciuti riguardante il viaggio nel tempo: il paradosso del nonno. Se un viaggiatore del tempo uccidesse suo nonno prima che incontri sua nonna, questo evento impedirebbe al viaggiatore stesso di nascere. Ma se il viaggiatore del tempo non fosse mai nato, allora non avrebbe mai viaggiato indietro nel tempo e non avrebbe mai ucciso suo nonno. E così all’infinito, creando un loop che causerebbe la morte dell’Universo. È proprio per scongiurare questa immane tragedia che i protagonisti di “Tenet” sono così decisi a sventare questa sorta di “attacco kamikaze temporale”.

Altra teoria molto utilizzata dal cinema di fantascienza è la teoria del multiverso, che sostiene che ogni viaggio nel tempo crea una nuova linea temporale, un universo parallelo al nostro. Il presente non cambia mai perché ogni viaggio nel passato crea un altro presente che si aggiunge a quello di partenza, senza sostituirlo. Per intenderci se una persona viaggia indietro nel tempo e uccide suo nonno, crea una realtà parallela in cui lui non esiste, ma continua a esistere altrove. Questa teoria verrà ripresa in “Ritorno al Futuro II” del 1989, dove, a causa di un incidente, si viene a creare una linea temporale alternativa nella quale Biff Tannen, il bullo che nel primo film tormentava il padre di Marty, diventa il padrone della cittadina di Hill Valley, dominata dalla criminalità e dalla corruzione. Alla teoria del multiverso fa riferimento anche “Avengers: Endgame”, il più recente blockbuster targato Marvel uscito nel 2019, nel quale i Vendicatori viaggiano indietro nel tempo e devono fare i conti con la possibilità di causare la creazione di linee temporali alternative.

In “Sliding Doors” (1998), una commedia romantica certamente non annoverabile tra i film di fantascienza, non solo troviamo rimandi alla teoria del multiverso, ma viene anche suggerito un tema molto caro ai film sui viaggi nel tempo: l’ineluttabilità del destino. “Sliding Doors” ci mostra che la nostra vita è già stata scritta, qualunque sia la porta che si aprirà (o si chiuderà) di fronte a noi. Ciò che da alcuni è stata chiamata τύχη, e da altri “disegno divino”, è stato chiamato principio di autoconsistenza da Igor Dmitriyevich Novikov. Formulata a metà degli anni Ottanta dal fisico russo per trovare una soluzione ai paradossi temporali, questa legge afferma che alcuni eventi devono accadere e non possono essere cambiati. Inoltre, se un fatto avesse la possibilità di causare un paradosso, la probabilità che quel fatto si verifichi è pari a zero. Quindi, facendo di nuovo riferimento al paradosso del nonno, se un viaggiatore temporale cercasse di uccidere suo nonno da giovane, non ci riuscirebbe mai, magari anche a causa di forze al di là della nostra comprensione. È impossibile. È già stato tutto scritto. In sostanza homo faber fortunae suae non est. Con buona pace del libero arbitrio.

ALESSANDRO PETRASSI

consigli

ROMANZO STORICO: Vita di Melania Mazzucco


Nel 1903 Vita e Diamante, nove anni lei, dodici lui, sbarcano a New York. Dalla miseria delle campagne del Mezzogiorno vengono catapultati in una metropoli moderna, caotica e ostile. Vita è ribelle, possessiva e indomabile, Diamante taciturno, orgoglioso e temerario. Li aspettano sopraffazione, violenza e tradimento. Ma anche occasioni di riscatto, la scoperta dell’amicizia e, soprattutto, l’amore. Che si rivelerà più forte della distanza, della guerra, degli anni. Dando voce a un coro di personaggi perduti nella memoria, Melania Mazzucco tesse i fili di una narrazione che è insieme familiare e universale. La storia di tutti quelli che hanno sognato, e sognano, una vita migliore.

NARRATIVA PSICOLOGICA: Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij

Raskol’nikov è un giovane che è stato espulso dall’università e che uccide una vecchia usuraia per un’idea, per affermare la propria libertà e per dimostrare di essere superiore agli uomini comuni e alla loro morale. Una volta compiuto l’omicidio, però, scopre di essere governato non dalla logica, ma dal caso, dalla malattia, dall’irrazionale che affiora nei sogni e negli impulsi autodistruttivi. Si lancia cosi in allucinati vagabondaggi, percorrendo una Pietroburgo afosa e opprimente, una città-incubo popolata da reietti, da carnefici e vittime con cui è costretto a scontrarsi e a dialogare, alla disperata ricerca di una via d’uscita.

SATIRA/ GROTTESCO: Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

“Il Diavolo è il più appariscente personaggio del grande romanzo postumo di Bulgakov. Appare un mattino dinanzi a due cittadini, uno dei quali sta enumerando le prove dell’inesistenza di Dio. Il neovenuto non è di questo parere… Ma c’è ben altro: era anche presente al secondo interrogatorio di Gesù da parte di Ponzio Pilato e ne dà ampia relazione in un capitolo che è forse il più stupefacente del libro… Poco dopo, il demonio si esibisce al Teatro di varietà di fronte a un pubblico enorme. I fatti che accadono sono cosi fenomenali che alcuni spettatori devono essere ricoverati in una clinica psichiatrica… Un romanzo-poema o, se volete, uno show in cui intervengono numerosissimi personaggi, un libro in cui un realismo quasi crudele si fonde o si mescola col più alto dei possibili temi: quello della Passione… È qui che Bulgakov si congiunge con la più profonda tradizione letteraria della sua terra: la vena messianica, quella che troviamo in certe figure di Gogol’ e Dostoevskij e in quel pazzo di Dio che è il quasi immancabile comprimario di ogni grande melodramma russo.” (Eugenio Montale)

ROMANZO D’AVVENTURA: Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas

Quattordici anni di prigionia per immaginare la propria vendetta, dieci anni per metterla in pratica: Edmond Dantès è disposto a tutto per vendicarsi di chi l’ha ingiustamente accusato, condannandolo alla galera e facendogli perdere reputazioni, famiglia e successo. Dopo un’avventurosa evasione dal castello d’If, Dantès adotta il titolo e la falsa identità di Conte di Montecristo; escogita audaci stratagemmi e molteplici travestimenti per annientare i propri avversari, in un delirio d’onnipotenza che terminerà in un drammatico confronto con la coscienza e il perdono. Fra avvelenamenti e rapimenti, scambi d’identità e tesori sepolti e ritrovati, Alexandre Dumas cattura i lettori oggi come ieri, e li tiene incollati a un classico della letteratura appassionante come un feuilleton

GIALLO: Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni

Napoli, marzo 1931, mentre un inverno particolarmente rigido tiene la città stretta in una morsa di gelo, un assassinio scuote l’opinione pubblica per la ferocia con cui il crimine è perpetrato e per la notorietà del morto. Il grande tenore Arnaldo Vezzi viene trovato cadavere nel suo camerino al Teatro San Carlo prima della rappresentazione de “I Pagliacci”, la gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi. Artista di fama mondiale, amico del Duce, uomo egoista e meschino: a ricostruire la personalità della vittima e a risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini e temuto dai sottoposti per il suo carattere chiuso ed enigmatico, Ricciardi coltiva nel suo animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino “vede i morti” – ma solo chi muore di morte violenta – , coglie la loro immagine nell’ultimo momento di vita e ascolta le ultime parole; “il Fatto”, come lo chiama lui, lo aiuta nelle indagini.

SURREALE : Lo specchio nello specchio di Michael Ende

Giramondo, funamboli, angeli, dittatori, donne obese, principesse si muovono attraverso stanze, palcoscenici, deserti, cattedrali e creano storie di volta in volta poetiche, bizzarre, assurde, surreali, sinistre. Al lettore il compito di fare da “specchio” alle immagini che gli si propongono con i suoi ricordi, le sue esperienze, i suoi sogni.

DISTOPIA: il mondo nuovo di Aldous Huxley

Scritto nel 1932, Il mondo nuovo è un romanzo dall’inesausta forza profetica ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, nel quale ogni aspetto della vita viene pianificato in nome del razionalismo produttivistico e tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi da fame, guerra, malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. In cambio del benessere fisico, però, devono rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento, a ogni manifestazione della propria individualità. 

FANTASCIENZA: Solaris di Stanislaw Lem

«Solaris» è il capolavoro della fantascienza filosofica. Siamo nel lembo più estremo dell’universo esplorato dal genere umano. Un astronauta, dalla Terra, approda nella stazione spaziale che gira intorno al pianeta Solaris. Qui trova un’atmosfera di mistero e sospetto: nessuno lo accoglie, i pochi ospiti della astronave sembrano angosciati e sopraffatti, c’è un morto recente a cui si allude con circospezione ma senza sorpresa, gli oggetti subiscono strane deformazioni, si avvertono presenze. Solaris è noto agli umani come il grande pianeta “vivente”. Appare in forma di vasto oceano e avrebbe dovuto conflagrare se la sua orbita avesse seguito le leggi della fisica. Ma è come dotato di capacità cosciente di reazione e questa capacità sembra legata alle apparizioni di fantasmi, proiezioni viventi di incubi, sogni e fantasie. L’astronauta è costretto a interrogarsi, mentre lo contagia la stessa angoscia che domina in tutto l’ambiente. Sul mistero della morte del compagno, innanzitutto. Ma questo lo spinge verso maggiori enigmi da svelare: se Solaris ha una propria vita, e che tipo alternativo di forma di vita; se le “apparizioni” hanno una qualche spiegazione accessibile; se tutta questa attività ha un fine, in qualche modo legato ai destini esistenziali degli umani. Se non è tutto addirittura un immane messaggio. Un’avventura avvincente e carica di attesa e mistero. Ma si potrebbe dire anche un’avventura epistemologica, nel senso che presenta alla lente della riflessione un numero enorme di quesiti che abitano i rami della filosofia. Fra essi, il più suggestivo sembra essere il tema dell’Identità, del Soggetto, dell’Io. Non esiste l’Io unico e identico a se stesso. Ognuno è un arcipelago di Io, e ciascuna delle isole di questo arcipelago si muove nei confronti dell’Io che le contiene, come un universo parallelo. Del resto, la mente, i suoi confini, le sue possibilità, i suoi legami con la potente macchina che la sorregge, il cervello, sono i temi attorno ai quali hanno sempre ruotato le storie di fantascienza di questo scrittore di Leopoli, cresciuto a Cracovia, esperto cibernetico, che è annoverato tra gli influenti capostipiti della moderna fiction di realtà virtuali.

FANTASY: Le tredici vite e mezzo del capitano Orso Blu di Walter Moers

mentirei (e tutti sanno bene che non ne sono capace) se dicessi che le mie prime tredici e mezzo sono passate senza scosse. Qualche anticipazione? Eccone alcune: minipirati, spiriti coboldi, stregaragni, onde ciacoline, gaglioffi delle spelonche, bacherozzi delle Oscure. Una megera montana, un gigante senza testa, una testa senza gigante, i pippioni del deserto, una fata morgana prigioniera, gli yeti sonnambuli, un eterno tornado. Diavorisciò, vampiri animati da pessime intenzioni. Un principe di un’altra dimensione, un professore con sette cervelli. Un deserto dolce. Barbari maleducati, canagli, un pigmeo della giungla esperto di arti marziali, sabbia pensante, talpe volanti, un mostruoso vascello, un calderone infernale. Un’isola dei ghiottoni. Sabbiosi sotteranei, draghi delle cloache. Drammatici duelli di bugie, buchi dimensionali, voltigorchi strapazzabassi, gnomi casinisti. Gli invisibili, i nattiftoffi. Tempeste di sabbia quadrate, venezianelli. Le anaconde grandiose, gli scarafonchi schifosi. La valle delle cattive idee, i supporci, le bertucce fettone, le montagne rugginose. Sventole intercettatrici, chiocciole del Tempo, elfi diabolici, mandragoni, olfattille. Un grande imbuto. Dracchi, fatomi, sgnacche. Pericoli mortali, amore eterno, salvataggi all’ultimo momento…

Ma non anticipiamo troppo!

FIABA: La collina dei conigli di Richard Adams

Timido Quintilio è un profeta e sa che una terribile minaccia sta per abbattersi sulla sua gente. Ma quando tenta di mettere in guardia il suo popolo, non viene creduto. In compagnia di un gruppo di fidi compagni, intraprende allora un viaggio alla conquista della libertà e di una nuova possibilità di vita. E se questo è lo scopo, che importa che Quintilio e i suoi amici siano conigli? Un romanzo epico con cui la letteratura contemporanea ricrea la sua “Iliade” e la sua “Odissea”.

UMORISTICO: Il tristo mietitore di Terry Pratchett

Si dice che al mondo niente sia inevitabile, tranne la morte e le tasse. Ma questo forse prima che Morte venisse licenziato in tronco. L’ultima cosa di cui un universo può aver bisogno è di un Tristo Mietitore disoccupato, perché quando un importante servizio pubblico viene a mancare la conseguenza è sempre il caos. Ora Mondo Disco pullula di zombie e non-morti. Reg Scarpa, attivista per i diritti dei defunti, improvvisamente ha molto più lavoro di quanto si sia mai sognato. E il mago Windle Poons, trapassato di fresco, si risveglia nella tomba scoprendo di essere… morto e vegeto. Ma proprio a lui e a un ben poco temibile gruppo di non-morti (Arthur Winkings, per esempio, era diventato vampiro dopo essere stato morso da un avvocato. Schleppel l’uomonero farebbe meglio il suo lavoro se non venisse colto da agorafobia appena fuori dal gabinetto. E Fratello Isolile, l’unica banshee al mondo con un difetto di pronuncia, invece di starsene sui tetti a gridare quando la gente sta per morire, fa passare sotto la porta un bigliettino con scritto ‘OOOOeeOOOeecOOOeee’) spetta il compito di salvare il mondo dei vivi. Nel frattempo in una piccola fattoria molto, molto lontana, uno straniero alto, scuro e allampanato si rivela particolarmente abile a maneggiare la falce. C’è tanto grano da falciare. E una battaglia diversa da combattere.

BIANCA DELLA GUERRA

17, jake la furia ed emis killa: album dell’anno?

Il 18 settembre di quest’anno è uscito “17”, l’album di coppia realizzato da Emis Killa e Jake la furia, che vanta featuring di alto livello come: Lazza, presente in ben due tracce, Salmo, Fabri Fibra, Massimo Pericolo e Tedua. Si percepisce sin dal primo brano, ovvero “Broken Language”,  che l’album rappresenta una forma di rap più vicino al vero hip-hop che ad una influenza prettamente trap, corrente che negli ultimi anni sta saturando le playlist del genere musicale in questione; la intro fa notare sin da subito che i due artisti parlano di strada, elemento fondamentale che percorre tutte le 17 tracce dell’album, e sin dalla prima strofa notiamo Jake La Furia che sottolinea esplicitamente la presenza del rap, quello più genuino possibile che fa da filo conduttore esattamente come la strada; andando però avanti nell’ascolto ci renderemo conto che è presente una lieve influenza trap data da artisti ambasciatori del genere che portano un alleggerimento e un cambio di stile in un album molto lungo per gli standard del mercato discografico attuale che necessita di alcune variazioni melodico-stilistiche fisiologiche.

– “Malandrino”, singolo usato per il lancio del prodotto discografico, caratterizzato da un ritornello molto orecchiabile che riconduce allo stile dei Dogo, motivo per cui possiamo ipotizzare la scelta come singolo di lancio.

– “No Insta”, ovvero il primo featuring di Lazza dove si può notare l’influenza trap/pop che però non si sovrappone al messaggio che i due titolari dell’album vogliono esplicare ma semplicemente lo accompagna attraverso sonorità più orecchiabili. Molto interessante il contenuto della strofa di Emis Killa, infatti il rapper lombardo attacca tutti coloro che si definiscono artisti, criticandoli per essere privi di contenuti e personalità, per essere tutti molto simili tra loro, ma soprattutto perché pensano esclusivamente a mettere in mostra i soldi attraverso capi di abbigliamento firmati, discorso quasi inflazionato al giorno d’oggi se si attacca il mondo trap-mainstream, ma Emis riesce ovviamente a dargli forma con parole che rimangono facilmente impresse per la loro  brevità e precisione: “Questi rapper col marsupio a tracolla sembrano sbirri-

Va bene spenderne un po’-Ma prima impara a investirli-Versace Balmain e Gucci ma ancora non sai vestirti”.

– “Renè & Francis”, traccia dove si percepisce immediatamente la base ben strutturata e molto interessante composta dai 2nd roof. Il ritornello di Emis Killa sottolinea come in uno Stato come il nostro, nel mondo del lavoro, non ci si focalizzi su un talento o su una predisposizione, ma esclusivamente sugli interessi della singola persona che ha potere decisionale, infatti sin dalla nascita ognuno è destinato a fare qualcosa che nella maggior parte dei casi non corrisponde al proprio volere: “C’è chi nasce medico e chi capo di Stato-Ma io fra sono nato per fare il ladro”. Ovviamente non mancano allusioni alla vita di strada e al fascino del crimine irresistibile per i ragazzi che crescono in situazioni di disagio: “Ma ho capito presto fra che l’onestà non paga-Fratelli flirtano col crimine per fare strada-Mentre gli altri bambini al parco scambiavano figurine-

Io mi facevo le ossa in un carcere minorile”.

– “Amore Tossico”, pezzo che vede Jake solista, come si può dedurre dal nome racconta una storia d’amore nata sin dal primo momento in cui l’autore del brano nota la donna che gli suscita sentimenti molto forti, sentimenti che si trasformano gradualmente in tristezza vista la fine della serata passata insieme, tutto raccontato attraverso toni quasi poetici ovviamente caratterizzati da un velo di malinconia.

– “666” lo si può definire un vero e proprio pezzo hip-hop dove gli argomenti centrali del pezzo sono: lo stile di vita criminale, le donne, e la crescita dei due rapper per strada.

– “Sparami”: vede il featuring di due massimi esponenti del rap italiano, cioè Fabri Fibra e Salmo; pezzo caratterizzato da un flow incalzante, non particolarmente ricco di contenuti, o per lo meno di nulla particolarmente degno di nota dal punto di vista di una analisi testuale, anche se molti non la pensano così. La nota artista Margherita Vicario, conosciuta al pubblico per pezzi come Mandela, Giubottino, Romeo (feat. Speranza), e Piña Colada (feat. Izi), ha voluto esternare le sue critiche contestando Emis Killa per la sua dialettica molto cruda e diretta che in alcuni versi va a colpire molto duramente la figura della donna, mancando di rispetto a questa figura sotto un punto di vista etico e morale attraverso espressioni che possono risultare sorprendentemente eclatanti ad un pubblico non troppo abituato ad un certo tipo di dialettica.

– “Lontano da me”: i due artisti riferendosi ad un soggetto non direttamente esplicitato, ma verosimilmente una donna, sottolineano quanto la loro vita sia anticonformista e complessa per poi consigliare a questa donna di allontanarsi perché sia Emis sia Jake riconoscono di essere nocivi per le persone che gli stanno vicine troppo a lungo; ci sono due passaggi nella strofa di Emis KIlla su cui reputo ci si debba focalizzare: “Provo qualcosa, ma non lo dimostro-A parte quando si litiga e divento un mostro”, “So che sei fragile, ma tutto è instabile-Accettalo e non dire più una parola-Se vuoi salvare il salvabile puoi solo andartene ora-E salvarti da sola”, Per me daresti la vita-Anche adesso che è finita-Mi hai messo l’anima in mano-Io solo anelli alle dita”.

– “Maleducato”: beat basato su una successione di bassi (808) veramente imponente, Emis Killa ironizza su quanto sia piccolo il suo paese prendendo l’agente di polizia come esempio: “Posso capirlo, il paese è piccolo-Sono dieci anni che vengo fermato dallo stesso sbirro-Vorrebbe chiudermi click clack-Buttare la chiave come a ponte Milvio”. Successivamente non mancano allusioni alla vita malavitosa.

– “L’ultima volta”: brano che vede come ospite Massimo Pericolo. La storia narrata ha come protagonista un uomo, non definito, ma comunque un carissimo amico che in una sera viene arrestato dalle forze dell’ordine; è destinato a finire in cella, e intanto tornano alla memoria ricordi della gioventù dove i ragazzi passavano le giornate insieme accompagnati dallo sfondo onnipresente che caratterizza sia l’album sia le vite degli artisti coinvolti nel pezzo, ovvero la strada. La strofa di Massimo Pericolo è più profonda e personale, infatti le parole usate sono: “In prigione per sempre nella mia pelle-Se c’è giustizia, perché non paga un altro?-Se c’è Dio, perché tua madre ha il cancro?-Non basta l’amore a cambiare vita-Non curi un tumore con l’aspirina”. Il rapper di Gallarate, che ha passato due anni della sua vita tra arresti domiciliari e reclusione carceraria, inizialmente afferma di sentirsi imprigionato nel suo stesso corpo, per poi attaccare il concetto generale di giustizia, sottolineando implicitamente la giustizia terrena ed esplicitamente quella divina.

– “La mia prigione”: pezzo di Emis Killa che in questo caso lo vede come solista. Nel pezzo viene evidenziato il disagio che l’autore prova quasi quotidianamente facendo anche riferimento a trascorsi che hanno portato alla rottura di alcuni legami. I passaggi più interessanti del testo sono: “La felicità quaggiù non fa mai sconti-Vorrei comprarne un po’ ma non mi bastano mai i soldi”, “Non mi fido di nessuno ed è un problema mio-E ti ho già detto addio”, “La libertà è intraprendere una strada

E farla propria anche senza sapere a dove porta”, “Farsi in quattro per gli amici per poi essere tradito sul finale”, “Questa gente mi saluta, ma non sa chi sono-Conosce solo le mie azioni, non conosce l’uomo-Sono uscito dalla melma con le mie ambizioni-Emiliano ed Emis Killa, onoro entrambi i nomi”. Saltano all’occhio i passaggi finali in cui notiamo la redenzione di Emis, accostati a parole di forte orgoglio contraddistinte da una positività vista raramente nella carriera del rapper.

– “Toro Loco”: pezzo che presumibilmente serviva ad alleggerire la tracklist per evitare che diventasse pesante dal punto di vista contenutistico; possiamo dire che entrambi gli artisti esternano il loro amore verso la lussuria e il gentil sesso.

– “Gli amici miei”: secondo featuring di Lazza. Con questa collaborazione si percepisce un’inflessione più vicina alla trap, l’argomento in questione è il classico concetto che potremmo sintetizzare con estrema semplicità, ma per farci capire meglio da qualcuno esterno al genere potremmo dire che i tre artisti sottolineano il vigore, la forza e la fratellanza del gruppo con cui girano in strada, in cui respirano un’aria di fratellanza a tutti gli effetti.

– “Medaglia”: brano con un sound molto più leggero rispetto alle altre tracce dell’album, infatti è caratterizzato da un ritornello composto da Jake la Furia che entra in testa con estrema semplicità vista la sua orecchiabilità: “La faccia è l’unica cosa di me che cambia-E questa strada ha il valore di una medaglia-Perché la mia benzina non saranno i soldi mai-Ho sogni così grandi che se dormi non li fai”. Per quanto riguarda la parte di Emis Killa reputo ci siano passaggi interessanti perché diffondono un senso di positività e fiducia in se stessi: “Se un sogno non ti spaventa non è grande abbastanza-Per questo pensavo in grande da quella stanza”, “Se è vero che anche l’erba calpestata diventa un sentiero-Io proseguo e non mi guardo indietro-Dicevano “sei pazzo” e forse un po’ era vero-Grazie al cielo che ero pazzo e quindi ci credevo”.

– “Il seme del male”: brano che come costante ha un linguaggio ed una struttura sintattica classica del genere rap/hip-hop, unito a svariati riferimenti alla vita di strada, tra cui l’uso di stupefacenti e alcolici, non mancano perifrasi che nutrono l’ego dei due autori e nemmeno allusioni particolarmente esplicite all’atto sessuale.

– “Cowboy”: featuring di Tedua; all’ospite in questione, purtroppo, è stato assegnato esclusivamente il ritornello, anche se ovviamente orecchiabile e degno di nota. Analizzandolo testualmente infatti salta all’occhio quella che possiamo definire come una citazione al mondo prettamente trap, ovvero: “In zona 4 le sirene metterò le quattro frecce 4L”, quel “4L” è facilmente riconducibile a uno degli artisti più parlati di questo 2020, ovvero Sapobully, artista del collettivo FSK satellite, che ha coniato questa espressione. Emis Killa nella sua strofa ci permette di desumere la condizione in cui è cresciuto spiegando brevemente quanto lavorasse la madre per dargli un futuro: “Mia madre senza un futuro-Faceva due turni per darmene uno-Usciva di casa che era ancora buio-E tornava che il cielo era scuro da un po’”.

– “Quello che non ho”: Emis Killa racconta della sua ambizione descrivendo i suoi pensieri sin da ragazzino, di quanto lui si sentisse determinato in certi momenti e completamente disorientato in altri, di quanto avesse l’affetto delle persone che gli stavano intorno quando però questo non era abbastanza per lui, siccome aveva bisogno dell’affetto dei suoi cari, che però come suo padre non aveva. Chiudono la strofa due versi che con parole semplicissime espongono un concetto di enorme spessore: “Pensavo tanto al mio futuro che ho perso il presente-Volevo essere onnipotente come un Dio-Per poi scoprire che anche Dio è niente-Di fronte a un non credente”.

A parer mio questo album è l’alchimia perfetta tra lo stile classico, un po’ mainstream, ma caratterizzato da musicalità e struttura dei club dogo, di cui Jake è stato fondatore e altissimo esponente, e lo stile inconfondibile unito alle punch line strabilianti di Emis Killa che ha contribuito sotto un punto di vista melodico a dare un tocco leggermente più moderno, come tra l’altro volle fare con il suo album da solista “Terza Stagione” uscito nel 2016. L’album certamente è candidato al titolo di miglior album dell’anno, ovviamente premio non assegnato ufficialmente, ma verdetto che ogni ascoltatore abituale del genere aspetta quasi ansiosamente ogni anno. Sinceramente penso che Emis Killa sia stato più performante del compagno Jake. Su Emis, costantemente attaccato per svariate motivazioni, la maggior parte delle quali io stesso reputo valide, non posso però non essere obiettivo: mi ha colpito molto sia per il flow sia per le strofe a parer mio ricche di spessore, senza contare che è merito suo se Jake è tornato a rappare dopo un periodo di avvicinamento al mondo pop-reggaeton, come lo stesso Jake ha ammesso nell’intervista al noto portale Esse Magazine. Resta il fatto che entrambi gli autori di questo joint album abbiano fatto un eccellente lavoro. Spero che ci siano altri lavori di coppia che in futuro possano eguagliare se non superare questo imponente e straordinario progetto.

IGOR LISOGENO

la playlist

In questo primo mese di scuola a cavallo fra la fine dell’estate ed i primi giorni d’autunno, fra pioggia ed incertezze tutto ciò che ci rimane è la dolce melodia di qualche canzone ascoltata di sfuggita, allora prendendo spunto da ciò vi presento una breve playlist di 10 brani, che racconta attraverso diversi generi e artisti quello che per me è questo periodo:

“He can only hold her”- Amy Winwhouse: si tratta di una canzone in grado di distinguersi all’interno dell’intero album “Back to black” per via della sua strumentale che tende a fare contrasto con tutta la linea quasi malinconica dell’elaborato, trattando sempre il tema della tormentata vita sentimentale dell’artista ma con un acustica più gioviale proponente un punto di vista diverso, quasi di accettazione della propria situazione e di conseguenza consapevolezza e arresa di fronte alla realtà dei fatti. 

Generi: Contemporary Soul, Ska/Rocksteady, R&B/Soul,Pop

“June”– Briston Maroney: tratta dall’album “Big Shot” di quest’artista del Tennesse, racconta quanto sia facile che l’amore che provi per una persona possa svanire con la delicatezza di un filo di seta che passa fra le dita, ma anche con la velocità e la capacità distruttiva di della grandine su un giardino di rose. Strumentale e testo si legano perfettamente attraverso un crescendo fra strofa e ritornello in grado di rendere il percorso dell’artista anche per chi lo ascolta una sorta di finestra sul suo pensiero, alternando rabbia con se stesso a dispiacere e desolazione per il sentimento oramai perso.

Genere:Alternative/Indie

“Popscene”- Blur: brano del 1993 dell’album “Modern life is rubbish” è una critica alla musica pop da parte della celebre band britannica che per anni ha dato filo da torcere agli Oasis nella scena del Britpop, venne considerato in quel periodo un brano pioneristico dalla critica. Ancora oggi con il suo testo ironico che cerca di racchiudere le caratteristiche principali di un testo standard di musica pop riesce a colpire come allora, con il suo raccontare di un mondo dove tutti siamo cloni in cerca della loro propria maniera di vivere ed una strumentale che si presenta come innovativa ma al contempo confusionale.

Genere: Brit pop

“Marceline”- Vista Kicks: canzone tratta dall’abum di debutto “Chasing waves” della band californiana, presenta una linea di rock classico, differente da quella degli album successivi caratterizzati da una vena più psichedelica e nostalgica degli anni ’70. Strumentale molto ben elaborata ed energica e testo con significato a doppia interpretazione, infatti si dice possa parlare sia di un ragazzo tradito e deluso dalla persona che ama arrivato al punto di doverla lasciare, sia di un ragazzo innamorato e contraccambiato ma purtroppo non in grado di fare nulla perchè lei già fidanzata con un altro.

Genere: Rock

“In my life”- The Beatles: penso che questa band non abbia bisogno di presentazioni e ne tantomeno la celebre canzone tratta dall’album “Rubber soul”, brano simbolo del ricordo di tempi passati con la consapevolezza che mai nulla tornerà, tutto è cambiato nel bene e nel male e le persone che ci sono state affianco con ruoli e in tempi diversi vanno e vengono ma le ricorderemo in eterno.

Generi: Rock, Pop

“Four Women”- Nina Simone: classico senza tempo del 1966 tratto dall’Album “Wild is the Wind” con una strumentale semplice sentiamo la voce meravigliosa di Nina Simone raccontare la storia di 4 donne che rappresentano lo stereotipo Afroamericano nella società, facendo un critica vera alla situazione americana condannandola, poichè non è possibile e umanamente concepibile rilegare un qualsiasi etnia ad uno stereotipo creatosi con il tempo per colpa di un’ideologia razzista che limita la libertà dell’individuo. Le quattro donne descritte nel testo sono: Aunt Sarah, donna che rappresenta il dolore della schiavitù, la resilienza e la resistenza del popolo nero; Saffronia, costretta a vivere fra due mondi diversi perchè nata da padre bianco e ricco e madre povera e di colore costretta dall’uomo ad avere un rapporto e rimasta incinta, rappresenta la sofferenza del popolo nero nelle mani di chi bianco ed in una  posizione di potere; Sweet thing invece è una prostituta che viene accettata sia dal popolo nero che quello bianco per via del suo aspetto affascinante e del suo lavoro; infine c’è Peaches che non si presenta subito e parla di lei come figlia di schiavi e che per via della disperazione e della sofferenza che deve portare sulle spalle dalle generazioni precedenti è stata resa scontrosa e dura e dopo aver parlato di se con un urlo rivela il suo nome. I quattro stereotipi sono proposti nella descrizione fisica e caratteriale delle donne e con pochi dettagli si è capaci di comprendere il loro background ed il significato della loro presenza nel brano.

Genere: Jazz

“No hope generation”- Mura Masa: questo brano fa parte dell’album “R.Y.C”( raw youth collage) che è stata una delle mie uscite preferite del 2020 in quanto al suo interno si può trovare molta sperimentazione, soprattutto nel mischiare generi diversi, qui infatti sentiamo mescolate musica elettronica dance e punk. Il testo si accosta molto alla visione che si ha del mondo moderno da parte delle nuove generazioni, utilizzando formule sintetiche capaci di riassumere a pieno almeno un piccolo pezzo della vita di tutti noi, chiamandosi poi generazione senza speranza riflette quello che effettivamente tutti noi pensiamo, ovvero che il nostro futuro sia assolutamente incerto e quasi certamente non quello che vorremmo.

Generi: Dance/Elettronica, Punk

“AdélaÏde”- Requin Chagrin: questo brano viene dal self-titled album “Requin Chagrin” di questa talentuosa band indipendente francese, la struementale è molto particolare in quanto apparentemente allegra e frizzante ma a tratti se ascoltata bene risulta quasi ansiogena, sposandosi con il testo in maniera apparentemente discordante, conferendo alla canzone una connotazione peculiare ma stranamente equilibrata. L’argomento che si tratta viene quasi sfiorato in maniera molto delicata, ovvero un amore ed una passione molto forti costretti a soffocarsi per via del giudizio della gente poiché fra due persone dello stesso sesso. L’utilizzo delle parole nel testo penso sia una delle caratteristiche che si preferisce della canzone perchè molto introspettive come se fossero il riflesso di un flusso di coscienza abbastanza breve ma d’impatto, facendo arrivare l’ascoltatore al verso significato stimolandolo a riflettere sfruttando il senso di mistero che trasmettono.

Genere:Alternative/Indie

“Nothing to yell about”- Mike Krol: brano dell’album “Power chords” del musicista californiano principalmente Garage Rock che nonostante la strumentale rappresenti a pieno il genere essendo molto potente, il testo parla di come quando si è in ansia le parole ci si blocchino in gola restando il silenzio quando in realtà si vorrebbe strillare, personalmente trovo fra testo e strumentale una buona correlazione poichè nel suo “lamentarsi” di non riuscire a farsi sentire, esprime il suo dissenso verso se stesso e quello che accade quasi urlando in protesta, divenendo la canzone a questo punto come un grosso ossimoro rafforzandone il significato.

Generi:Alternative/Indie, Garage Rock

“Blue lights”- Jorja Smith: brano dell’album di debutto “Lost & Found” della cantante britannica presenta una strumentale tipicamente R&B caratterizzata dall’uso di samples e reference ad artisti che lei ha sempre ammirato crescendo, il testo si sposa perfettamente con la sensazione nostalgica che trasmette la melodia perchè parla di quanto sia veloce ed improvviso il pasaggio dall’innocenza alla vera conoscenza del pericolo, dall’essere semplici ragazzi ad adulti, a volte magari in un solo giorno, raccontando l’esperienza di una ragazza che dalla sera alla mattina si è ritrovata in una situazione critica con un suo amico che si stava accostando sempre più alla criminilità, compiendo gesti irresponsabili e sconsiderati a cui lei ha assistito, avvenuti talmente tanto velocemente da non aver avuto nemmeno il tempo di processare cosa fosse accaduto, come mai ad un certo punto le sue mani sono state macchiate di sagnue, come mai la persona onesta seduta accanto a lei fino al giorno prima ora stesse scappando. Raccontato quasi come una bambina spaventata che scopre per la prima volta cos’è il mondo reale: prima la sua confusione, poi la paura ed infine la consapevolezza che l’ha cambiata e fatta crescere divenendo adulta.

Generi: R&B, Soul

SERENA MAVROVIC

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