Una storia che vale la pena

Shhhhhhhh, ho detto, shhhhhhh. Sta zitto un momento e guardami. Sei pazzo anche tu? Che vuol dire che non lo sei? Io sarei pazzo?! Ma lo sarai te, tua madre e quel grande toro pieno di corna di tuo padre! Shhhhhh, ho detto, shhhhhh! Lo senti? Senti che sta dicendo la gente? Dice che siamo pazzi entrambi ma, ma io non ci credo. Io mi sento benissimo! Mai stato pazzo, credi a me… eppure in questa squallida società sembra che nessuno possa fare niente, e appena ti sporgi un po’ finisci che ti gettano in questo posto! Continua a leggere

Immunità paradossale

Quello squarcio azzurro di cielo. Così terso, così intenso, incorniciato dai rami di un pino. Quel dolce oscillare delle fronde, così rilassante, così irreale. E quei volti che facevano capolino nel suo tratto di cielo. Rovinavano la perfezione della scena. Ma cosa volevano? L’unica cosa evidente era che quelle facce impertinenti di sconosciuti laceravano il suo idillio. Continua a leggere

Il finale è sempre breve, passa veloce: arrivano per me le soglie di questo passaggio. Voglio rievocare ogni istante, immagini in movimento, un vortice, e poi annullarmi nel pensiero, che tutto corra via. Pensarvi come ricordi, che sottile dispiacere, volti e voci e mura colorate, voi che avete reso la mia storia interessante, che avete nutrito questi cinque anni. Voglio ricordarvi tutti come siete adesso, spezie della mia vita. Già i corridoi e le scale, dove cammino sicura, non mi appartengono più, li vedo farsi un poco lontani. Continua a leggere

Ultimo Monologo

Eccoci qui. Come al solito ridotti all’ultimo momento, io e il mio foglio. Sto facendo del mio meglio per allontanare ogni dimensione esterna e ridurmi minutamente nella mia realtà preferita, così silenziosa, imperturbabile. Plasmandola, la visualizzo come una stanza dal pavimento in legno cigolante e tante finestre lungo la parete circolare; è grazie a loro che spesso mi ritrovo ad osservare vari orizzonti. Raccogliendo le gambe tra le braccia, mi ritrovo al centro, immersa nel vortice delle diverse brezze provenienti dai mondi esterni. Continua a leggere

Notte d’Inverno

Francia, Regione delle Ardenne

Anno di Grazia 1376, 17:41 P.M.

 

La luce del Signore aveva appena abbandonato le fredde terre e la notte, nera come il cuore di un demonio, si accingeva ad inghiottire ogni cosa.

La smorta luminescenza crepuscolare consentiva ancora di procedere con una vaga coscienza dei dintorni; gli artigli delle selve tesi verso il cielo simboleggiavano in qualche modo la sofferenza della natura martoriata dal gelo.

L’unico suono udibile era il sommesso ansimare delle giumente, inframmezzato dai cigolii del carro sul quale un uomo e suo figlio sedevano assorti. Continua a leggere

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