E’ tempo di estremi mutamenti
È tempo
di estremi mutamenti,
radicali.
Speranza
sino ad ora soffocata
sotto strati
pesanti
di aria corrotta. Continua a leggere
È tempo
di estremi mutamenti,
radicali.
Speranza
sino ad ora soffocata
sotto strati
pesanti
di aria corrotta. Continua a leggere
Il primo passo per liberarci dalle abitudini è metterle in discussione
discuto con tono acuto contro il pensiero fisso, fermo
non abuso del mio rifiuto
non riesco a distogliermi da cio’ a cui mi hanno abituato a vivere
mi devo dissociare da me
per tagliare le catene, estorcermi
dalla mia individualità per arrivare alla libertà.
SOFIA
Stanza bianca
piena di luce
a volte risplende di piu’
stanza bianca
rifugio d’amore nascondiglio
dal resto del mondo che continua a vederci
ospedale per gli affanni del cuore
respiro di sollievo
troppo stretta adesso, forse
si fa fatica ad entrarci in due
che quasi scompare
si aprono finestre che non si vorrebbero aprire,
discussioni, grandi
che quasi ci casco dentro
cadendo arrivo lontana e sono sola.
annego tra i miei pensieri,
cerco la stanza amata ma per l’amore che non c’è
non la trovo.
SOFIA
Storse la bocca. Fece finta di niente, ma la testa le doleva come se avesse dei chiodi infissi nelle tempie. Aveva la nausea. Chiuse gli occhi. Non passava.
Si alzò dalla sedia vacillando impercettibilmente, aveva bisogno di uscire. Quella Nausea senza poesia, senza filosofia, la faceva sentire fuori posto; percepiva chiaramente la vanità di tutto ciò che la circondava, come aria umida e appiccicosa sulla pelle, vagamente soffocante…
Si teneva su, continuava a respirare, continuava a non morire, per cosa in fondo? Qualche legame fin troppo forte che fin troppo spesso sottovalutava, non le permetteva di annegare nello sconforto, nella consapevolezza della gratuità, dell’inutilità.
Un’amara considerazione da nichilista, esistenzialista o ciò che vuoi, che unita alla banalità dei sentimenti umani ancora una volta confondeva la sua identità impedendole di fissarla in uno schema preciso, in un bianco o nero, in un appiglio solido cui aggrapparsi senza pensare troppo. Si sentiva così effimera, così volatile.
MARGHERITA
E non so se ti amo non so se ti amerò, ma quando ti penso sorrido e quasi mi basta. Quasi però, lo sai, sono incostante, non è una scelta, sceglierei il contrario. Sono sfuggente. Il mio cuore lo è, come i miei pensieri distratti, fuggevoli, diafani. Ho paura di innamorarmi di un altro. Continua a leggere
Esce dal labirinto di corridoi di quell’immenso edificio sotterraneo insieme ai suoi compagni. Si trovano in una sala non troppo ampia, dalle pareti spoglie e dal colore chiaro. Di fronte a loro si trova un ascensore multiplo, con quattro porte di vetro scuro. Appena sopra l’ascensore c’è un quadrante ricoperto di spie luminose. Ad entrambi i lati del quadrante vi sono tre pannelli rettangolari, dagli angoli smussati, simili a schermi di vetro smerigliato. Mandano un opaco bagliore verde. Oltre le porte si intravede un pozzo nero e ignoto. Continua a leggere