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POLONIA E UNGHERIA AL BIVIO: FONDI O POLITICHE ILLIBERALI?

Il Covid-19 ha danneggiato considerevolmente le economie dei 27 paesi membri dell’Unione Europea. Per questa ragione, è stato approvato il 21 luglio 2020 il “Next generation EU”, un fondo di 750 miliardi di euro da investire nella ripresa. La Commissione Europea ha inoltre stabilito, in linea con l’European Green Deal, che i paesi europei non spendano meno del 37% del fondo nella sostenibilità ambientale. Il 16 dicembre il Parlamento europeo ha approvato l’accordo che stabilisce come condizionalità nell’elargizione dei fondi il rispetto dei diritti umani. L’Europa ha chiaramente messo per iscritto che saranno bloccati i finanziamenti ai paesi che violano lo stato di diritto. Perché il Regolamento sullo stato di diritto venga messo in pratica, dovremo aspettare che si pronunci la Corte di giustizia europea.

La decisione è ovviamente una risposta alle svolte estremiste, illiberali, antidemocratiche e discriminatorie, che la Polonia e l’Ungheria hanno preso negli ultimi mesi (sebbene la loro mancanza di attenzione verso l’uguaglianza e il rispetto dei principi democratici e liberali non sia mai stata un mistero).

È dal 2015 che il Primo Ministro polacco Jaroslaw Zoczynski, presidente del partito di governo PiS, Diritto e Giustizia, dimostra che di diritto e di giustizia capisce molto poco. La Corte di Giustizia europea non poche volte ha definito le riforme giudiziarie della Polonia contrarie ai principi liberali dell’UE. Infatti, ormai la magistratura polacca non si può più definire indipendente, e lo stesso per quanto riguarda la libertà di stampa, ormai divenuta un vero e proprio mezzo governativo.

Abbiamo inoltre sentito molto parlare della Polonia nel mese di ottobre per le proteste contro la sentenza del Tribunale costituzionale polacco, che il 23 ottobre ha bocciato la parte della legge sull’aborto del 1993, in cui si autorizzava l’interruzione di gravidanza entro le dodici settimane nel caso in cui il feto avesse delle malformazioni e delle sindromi gravi. Ora in Polonia l’aborto è consentito solo nel caso in cui la donna che desidera interrompere la gravidanza abbia subito uno stupro, o nel caso in cui la sua stessa vita sia a rischio. Donne, giovani e studenti sono scesi in piazza contro il Tribunale costituzionale, contro Diritto e Giustizia, e contro la componente estremista dei cattolici che da anni cercano in ogni modo di impedire che la Polonia diventi uno stato laico.

Per quanto riguarda l’Ungheria, la situazione non è meno grave. Quando a marzo Viktor Orban ha ricevuto pieni poteri dal Parlamento per gestire l’emergenza sanitaria, la domanda che ci siamo posti è stata: come è possibile che l’UE tolleri una svolta dittatoriale da parte di uno dei paesi membri? Se guardiamo indietro nel tempo, vediamo come l’Europa aveva protestato molto di più, sensibilizzando l’opinione pubblica, nel 2000, quando in Austria Jörg Haider, presidente di un partito liberal-nazionalista, era entrato a far parte di un governo di coalizione.

Dal 2010 fino a quest’anno Orban ha fatto di tutto per indebolire le sue opposizioni e gli altri poteri, come la giustizia e la stampa. Eppure in Italia, quando abbiamo ricevuto la notizia che in Ungheria anche il Parlamento era stato svuotato della sua autorità, non sono mancate le opinioni dei leader dei partiti sovranisti che dicevano di non essere scandalizzati da questa assunzione dei poteri, dal momento che era stata autorizzata solamente per gestire l’emergenza del Coronavirus. Peccato che qualche mese dopo il presidente Orban ha sfruttato questi poteri per vietare il cambio di sesso per le persone trans-gender. Inoltre, qualche settimana fa, il partito di governo “Fidesz” ha scritto nella Costituzione che la famiglia potrà considerarsi legale solo se formata da un uomo e una donna, i quali dovranno crescere i figli attraverso un’educazione “basata sulla nostra identità costituzionale nazionale e sui valori cristiani”.

Quindi, oltre ad indebolire il potere giudiziario, a limitare la libertà di opinione, a minare le possibilità di costituire uno stato laico, il governo polacco e il governo ungherese hanno preso di mira le categorie socialmente più deboli, ovvero donne e comunità LGBTQIA.

È giusto dunque che l’Europa dia un forte segnale a questi paesi e a chiunque pensi che sia tollerabile che in una comunità che fonda i propri valori e i propri principi sui diritti dell’uomo, sulla solidarietà e sulla democrazia, vi siano delle forze che si arrogano il diritto di limitare i poteri di garanzia e la libertà degli altri. L’Europa ha il dovere di tutelare i diritti, come è avvenuto con la Carta europea dei Diritti Fondamentali del 2000, come sta facendo ora, e come purtroppo avrà occasione di fare in futuro, dato che assistiamo ogni giorno ad episodi di discriminazione, anche da parte di personaggi politici.

È importante che Polonia e Ungheria possano usufruire del fondo europeo solo alle condizioni stabilite dall’Unione. È importante perché nello sfortunato caso in cui in futuro ci ritrovassimo nuovamente in un’emergenza globale, saremmo nella posizione di ricordarci che la tutela dei diritti non deve essere mai trascurata.

MARIA GUERRIERI

LUCI E OMBRE: AMAZON

Diciamo la verità, chi di noi non ha mai fatto un acquisto su Amazon? Quante volte ne abbiamo apprezzato la grande competitività dei prezzi e la comodità di ricevere a casa quello che ci serve senza nessuna fatica?

Con pochi semplici click possiamo acquistare un qualsiasi prodotto dalla parte opposta del mondo e riceverlo in tempi ristretti.

La più grande piattaforma dell’e-commerce è la sintesi della globalizzazione e Jeff BEZOS ne è il profeta!

Ma “ non è tutto oro quello che luccica “; anzi su questo miracolo del capitalismo  2.0 si addensano molte zone d’ombra.

Mentre da anni si discute per trovare un accordo internazionale su una web-tax unica per i grandi gruppi tecnologici, Amazon continua a totalizzare  guadagni stellari.

Negli Stati Uniti, per il 2019, il colosso americano dovrà pagare 169 milioni di dollari, dopo due anni consecutivi in cui non ha versato alcuna tassa federale.

In Europa la situazione non sembra andare meglio. Secondo uno studio elaborato da  Repubblica in Italia le società riconducibili ad Amazon hanno pagato allo Stato soltanto 11 milioni di euro, a fronte di un giro d’affari di 4,5 miliardi di dollari.

Da parte sua, Amazon, si difende affermando di pagare in Italia 85 milioni di euro di tasse, cifra che però include anche le spese sostenute per i contributi dei lavoratori.

Ovviamente il tema non riguarda solo il nostro,ma tutti i  giganti del web;

basti pensare che Google, Amazon, Facebook, Apple, Airbnb, Uber e Booking.com hanno versato nel 2019 in tutto all’Agenzia delle Entrate 42 milioni di euro.

La questione è da tempo sul tavolo dell’Ocse –  organizzazione internazionale  per la cooperazione e lo sviluppo economico –  che  dovrebbe trovare una soluzione che consenta di affrontare il problema, individuando un metodo comune per garantire un corretto pagamento dei tributi.

La partita, chiaramente, è tutt’altro che semplice.

Trump è riuscito a riportare negli Usa gran parte di questo tesoro, con una specie di sanatoria che ha legalizzato quelle somme pagando solo una tassa del 5,25%. E ora si è schierato in difesa dei colossi digitali Usa minacciando di sanzioni chi (come la Francia) ha approvato una sua web-tax che nel caso di Parigi tasserà del 3% i ricavi dei colossi.

D’altronde la deriva protezionistica del tycoon a stelle e strisce non è una novità. Durante la sua presidenza Trump ha imposto una serie di dazi verso numerosi paesi tra cui in particolare Cina ed UE; fa sorridere che la superpotenza supercapitalistica del pianeta sconfessi di fatto se stessa e la sua ragione sociale contravvenendo alle più basiche regole delle leggi sul libero mercato. Tale schizofrenico comportamento appare come la più evidente sconfitta del capitalismo stesso.

A meno di improbabili cambiamenti di rotta della neo amministrazione Biden, gli Usa impediranno quasi sicuramente di arrivare a una soluzione soddisfacente in casa Ocse.

Emmanuel Macron e Angela Merkel stanno spingendo per approvare quanto prima una tassa digitale Europea. Anche qui non sarà facile: Olanda, Irlanda e Lussemburgo – paradisi fiscali nella Ue – sono pronti a mettersi di traverso.

Ma le problematiche fiscali non solo le uniche zone d’ombra di Amazon.

Anche nell’ambito della gestione del personale il colosso statunitense non sembra brillare di grande trasparenza.

Molti dipendenti testimoniano di vivere un costante clima di terrorismo psicologico che li spinge a rinunciare anche ai diritti più elementari per paura di perdere il posto di lavoro.

Ad esempio a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, dove è situato lo stabilimento Amazon più grande d’Italia, alcuni dipendenti in assoluto anonimato hanno dichiarato che i servizi igienici sono sempre puliti, in quanto nessuno li utilizza per paura di perdere tempo.

La parola d’ordine di Jeff Bezos è velocità. Gli addetti dello stabilimento di Piacenza denunciano ritmi massacranti di lavoro, perché la pressione è alta, i manager calcolano i singoli minuti e gli specifici standard che devono essere raggiunti. Ecco perché andare al bagno o bere un caffè non è ben visto dai capi anche se non espressamente vietato.

Anche a livello ambientale il nostro caro amico si fa riconoscere, non in positivo.

A seguito di uno studio effettuato dall’associazione Oceana e pubblicato da poco su Repubblica, nel solo 2019, Amazon ha prodotto più di 210 mila tonnellate di plastica, di cui almeno l’1% finisce nelle acque dei fiumi e dei mari;questo immane quantitativo è sufficiente ad avvolgere come un pacco regalo 500 volte la Terra!

Il gigante smentisce dicendo che in realtà il quantitativo sarebbe pari a solo 52 mila tonnellate, appena sufficienti ad incartare 100 volte il nostro povero pianeta!

Giostra dei numeri a parte,come già più volte promesso, il Colosso ha ribadito il proprio impegno nella politica green, assicurando di investire 2 miliardi in materiali a basso impatto ambientale.

Insomma se questa è la realtà che si nasconde dietro i nostri click, dovremmo tutti cercare di trovare un equilibrio, utilizzando gli acquisti on-line soltanto come extrema ratio, ricominciando a privilegiare la libreria sotto casa o il negozio di prossimità.

CAMILLA MARCONI

ELON MUSK: LA CARRIERIA DI UN RIVOLUZIONARIO

“I miei obiettivi sono di accelerare il passaggio del mondo all’energia sostenibile e contribuire a rendere l’umanità una civiltà multi-pianeta”, queste sono le parole di Elon Musk, ovvero l’uomo divenuto da poco il più ricco del mondo.

Elon Musk nasce in Sudafrica nel 1971, per l’esattezza nella città di Pretoria, da madre canadese e padre sudafricano. Sin da bambino è sempre stato molto curioso, e oltre ad essere un avido lettore si appassiona alla programmazione sin da giovanissimo vendendo all’età di 12 anni un videogioco di sua ideazione denominato “blastar”.

All’età di 17 anni decide di trasferirsi in Canada per poi stabilirsi definitivamente negli USA. A 21 anni entra nell’università della Pennsylvania dove si laurea prima in economia e poi in fisica, sicuramente due ambiti fondamentali per il suo percorso.

A 24 anni si stanzia in California, precisamente nella Silicon Valley, dove con il fratello Kimbal mette a punto un servizio di mappe digitali e guida alle città, (ovviamente tutto telematico), denominato “zip 2”. Nel 1999 vende questo software incassando 22 milioni di dollari. Poco dopo investe l’intera cifra in un suo progetto nato recentemente, “x.com”, che si occupa di pagamenti e servizi finanziari online. Decide quindi di fondere con “Confinity”, la sua compagnia di software, quella creata  da Max Levchin, Peter Thiel, e Luke Nosek, che già all’epoca rendeva possibile i pagamenti digitali crittografati. Dall’unione di queste due aziende nasce nel 2000 “paypal”, che tuttora usiamo per i pagamenti online su moltissimi e-commerce e ci permette di trasferire denaro senza comunicare le coordinate del proprio conto corrente. A pochi mesi dalla nascita dell’azienda viene licenziato ma rimane comunque socio della compagnia al 10%, perciò quando nel 2002 eBay acquista Paypal per 1,5 miliardi di dollari, Elon Musk incassa 150 milioni di dollari.

Avendo subito il fascino per l’esplorazione spaziale sin da ragazzo si interessa concretamente alla colonizzazione di Marte, si documenta, crea simulazioni e trova contatti in Russia, paese da cui tenta di acquistare razzi e varie tecnologie aerospaziali in disuso che però non gli vengono concesse poiché mentre il nostro acquirente le voleva utilizzare per un’esplorazione a scopo scientifico, i venditori, avendo una visione  bellica dei dispositivi, non avrebbero mai permesso che delle armi finissero nelle mani di un capitalista americano. L’accordo non va in porto e nel 2002 Musk investe gran parte delle finanze ricavate dalla vendita di Paypal nella fondazione della sua terza compagnia, la Space Exploration Technologies Corporation, conosciuta meglio come “SpaceX”. L’obiettivo è quello di colonizzare un pianeta che possa ospitare la nostra specie, verosimilmente Marte, rendere il trasporto interplanetario di massa e attuabile attraverso strumenti riutilizzabili, esattamente come i missili impiegati nelle missioni che atterrano esattamente come sono partiti, senza rilasciare alcun componente nell’atmosfera, tutto questo per un abbattimento dei costi e sostenibilità. In contemporanea investe parte dei propri fondi in una casa produttrice di veicoli elettrici di cui prenderà gradualmente il pieno controllo, “Tesla”, azienda fondata nel 2003 da Martin Eberhard e Marc Tarpenning. L’auto elettrica all’epoca non fu una novità nel mondo automobilistico ma non ebbe presa sul mercato. I vertici dell’azienda, Musk in prima fila, decisero di rendere il loro prodotto più accattivante mettendo sul mercato la Tesla Roadster. Per il grande pubblico il suo maggiore pregio fu l’assetto sportivo: la vettura venne sviluppata grazie al supporto economico di investitori privati come Toyota e Mercedes e con il supporto tecnico dell’azienda automobilistica Lotus. L’auto si rivela la prima vettura elettrica veramente apprezzata dal mondo automobilistico, ma ciò nonostante rimane ancora un prodotto di nicchia, che serve però per sondare il terreno essendo il primo prodotto messo in circolazione dall’impresa. Alla Roadster segue la Tesla Model S. Un’impronta ancora troppo sportiva che non riesce ad avere forte presa sul pubblico. Finalmente nel 2016 viene annunciata la Tesla Model 3 che nel 2017 arriva sul mercato come la prima berlina prodotta della casa americana e che concede un’autonomia nettamente maggiore dei modelli precedenti pari circa a 500km con una sola ricarica. Diventa la prima auto dell’azienda prodotta in massa, dimostrando quindi che Tesla non è più un’azienda di serie b, o una start up, ma a tutti gli effetti un’azienda automobilistica, destinata ad essere leader nel settore esattamente come lo è adesso. Tra il 2006 e il 2008 le due aziende che Elon porta avanti si ritrovano senza finanziamenti, anche perchè il primo razzo di SpaceX collassa dopo i primi 30 secondi dalla partenza mandando letteralmente in fumo decine e decine di milioni di dollari, quasi miracolosamente però riescono a risollevarsi trovando finanziatori nel 2008, anno nero per i mercati finanziari.

A lui si attribuisce il merito, e ovviamente a tutte le persone del team che lo circondano, di aver portato avanti due aziende enormi ed estremamente innovative come “Tesla” e “SpaceX”.

Come se non bastasse Musk si occupa anche di altre aziende e compagnie:

-Neuralink: startup nata nel 2016 che si occupa di neurotecnologie, ovvero interfaccia neurale tra uomo e macchina con l’intento di potenziare il cervello umano con l’intelligenza artificiale sia per rendere l’uomo più prestante e performante sotto ogni aspetto, sia per offrire aiuto alle persone con handicap fisici.

-SolarCity: cofondata insieme al cugino Lydon Rive nel 2006, sussidiaria di Tesla e successivamente fagocitata da quest’ultima, è specializzata in prodotti e servizi nel settore fotovoltaico.

-Open AI: compagnia di ricerca no profit fondata nel 2015 con lo scopo di sviluppare una intelligenza artificiale di alto livello che si preoccupi del benessere e della tutela dell’umanità. Elon Musk rimane tutt’ora un donatore ma si è dimesso da CEO nel 2018 per evitare conflitti di interesse (essendo CEO di Tesla).

-The Boring Company: fondata nel 2016, azienda di infrastrutture per la costruzione di tunnel sotterranei che simulino una metropolitana consentendo anche spostamenti ad altissima velocità grazie alla costruzione di tunnel percorribili con macchine Tesla o capsule inserite in condotti con cabine pressurizzate che possano superare anche i 950 km/h. Quest’ultimo progetto è conosciuto meglio come “hyperloop” e punta a ridurre i tempi di spostamento tra Washington D.C. e Baltimora in meno di 8 minuti (parliamo di circa 60 km).

Da tutto ciò possiamo evincere che Elon Musk è un uomo rivoluzionario superiore o per lo meno al pari di Bill Gates, Steve Job, Jezz Bezos.

È un visionario e lo potremmo definire genio, ma è un uomo che merita la nostra attenzione sia per ciò che sta costruendo sia per il modello ideologico che è alla base della sua carriera; infatti lo potremmo definire un “self-made man”, perché pur avendo la laurea in economia e fisica, si occupa di auto elettriche e lanci aerospaziali (in entrambi gli ambiti lui ha studiato da solo, documentandosi prevalentemente su internet e leggendo libri, e ora non soltanto le sue aziende sono leader nei settori in cui lavorano ma lui stesso è reputato una delle persone più competenti in ingegneria aerospaziale – ricordiamo che SpaceX è la prima azienda privata ad aver attraccato sulla Stazione spaziale internazionale, chiudendo accordi da miliardi di dollari al pari della Nasa).

La sua storia suscita già l’interesse del cinema: Robert Downey jr. si è ispirato proprio a lui per interpretare la figura geniale, eclettica ed egocentrica di Tony Stark; infatti ritroviamo il nostro imprenditore sudafricano anche in un piccolo cameo proprio in “Iron Man 2”.

La sua carriera lavorativa è di certo ammirevole, e non mancheranno sorprese entusiasmanti: quest’estate ha compiuto 49 anni, e noi ci auguriamo ancora un mezzo secolo di idee, imprese, progetti visionari, che contribuiranno a cambiare il nostro mondo!

SERGIO GOLINO

34 GIORNI

Sono passati 34 giorni dall’ultima volta che ho visto mio padre. E’ il periodo più lungo che ricordi durante il quale non ho potuto vederlo. La volta che ci sono andata più vicina è stato nel 2018, quando sono stata in Irlanda per una vacanza studio di tre settimane. L’ultima settimana mi si era anche rotto il telefono e abbiamo comunicato via mail o con i telefoni di altre persone. Non mi era pesato più di tanto, perché alla fine ero in vacanza, e non sentirsi costantemente fa anche parte di quel tipo di esperienza.

Questa volta però non c’è nessuna vacanza, nessuna esperienza. Mio padre sta a casa, e ha il coronavirus. Ultimamente sempre più persone che conosco ci sono andate vicine. Abbiamo tutti quell’amico di cui il cugino ha visto un amico che è risultato positivo, tutti ci siamo presi uno spavento e ci siamo fatti qualche giorno di quarantena, o un tampone. A me personalmente è successo tre volte.

Il 22 ottobre ho dato il mio secondo esame, Introduction to International Relations, rigorosamente a distanza, e quella sera avrei dovuto vedere mio padre, era già una settimana che non ci vedevamo. Lo chiamo e mi dice di non andare, perché ha la febbre.

E da lì, il resto si può immaginare. Ci sono tante cose che potrei dire a proposito, potrei cogliere l’occasione per scrivere che dobbiamo mettere la mascherina, rispettare le misure, e comportarci bene. Invece vorrei parlare di qualcos’altro.

La sensazione che ho sentito di più in questo ultimo mese non è la rabbia, non è l’impotenza, non è la tristezza. E’ una sensazione che non riesco a nominare, per cui non riesco a dire tutto quello che vorrei. Mio padre lo sento tutti i giorni al telefono, e ogni volta ho l’impressione di non riuscire a dirgli tutto quello che vorrei, tutto quello che mi passa per la testa. Penso tante cose, e poi mi viene in mente solo cosa ho mangiato a pranzo, o che lezioni ho fatto oggi, se ho visto qualcuno, come sta il mio gatto. Poi, mentre faccio tutt’altro, penso che vorrei dirgli un sacco di altre cose, potrei prendere il telefono e chiamarlo, ma so che probabilmente l’unica cosa che mi uscirebbe sarebbe “come cucino il pollo?”.

Sulla mia scrivania, sul modem, ho due post-it gialli. Sul primo c’è scritto “cose da fare dopo gli esami”, sull’altro “cose che devo dire a papà”.

Quando è iniziato tutto questo, non pensavo che sarebbe mai successo a me. Pensavo che sarei stata più forte, che il mio sistema immunitario avrebbe retto, perché sono giovane e la febbre non mi viene quasi mai.

Infatti, non è successo a me. Avevo, ho, perso totalmente di vista gli altri. Ai miei familiari non avevo neanche pensato. Cioè, sì, in assoluto, ma mai in concreto. Ma forse, pensare in concreto è l’unica cosa che ci permette di non perderci.

Senza entrare nella dialettica spicciola, ammetto di aver spesso peccato di superficialità. Ho un modo tutto mio di affrontare le cose, in quarantena non ho fatto che sperare. La speranza è un sentimento sacrosanto, ma non quando ti impedisce di vivere le cose, di affrontare le emozioni, di elaborarle.

Quello che ho fatto è stato rifugiarmi nella speranza per non vedere quello che stava succedendo, per permettermi di pensarla come una cosa che non mi riguardava, che sarebbe passata nel giro di qualche mese e pretendevo di uscirne senza nessuna conseguenza. Non so se imparerò qualcosa, non so se sarò diversa e se ne trarrò una lezione di vita. Sinceramente, penso di no. Ne uscirò probabilmente peggiore, ma non ne uscirò come se fosse tutto successo a qualcun altro.

Questi 34 giorni che continuano a passare, hanno lasciato qualcosa, un vuoto probabilmente, una lontananza, una ferita. Non so dirlo. Ma hanno lasciato qualcosa, e questo conta, in qualche modo.

Pubblicato su succedeoggi il 23/12/2020.

ARIANNA BELLUARDO

TESTIMONIANZE: I RACCONTI SULLA VIOLENZA DI GENERE

“Erano circa le sei, aveva appena iniziato a fare buio. Io e altre tre amiche eravamo sedute sulla panchina di una piazza, dopo un po’ tre/quattro ragazzi sui diciotto si sono seduti sulla panchina di fronte alla nostra e hanno iniziato ad importunarci.

All’inizio ci hanno lanciato degli sguardi, non soddisfatti hanno iniziato a dire “hey bellee” o “mi date l’instagram” “dai perché ci ignorate” “mi dai il numero bellissima” e cose di questo tipo, abbiamo continuato ad ignorarli per un po’,ma dopo qualche minuto abbiamo iniziato a preoccuparci veramente e siamo andate via entrando in un supermercato vicino e rimanendoci per una decina di minuti.

Uno dei nostri genitori ci è venuto a prendere in  macchina cento metri più avanti all’uscita del supermercato, vicino alla piazzetta dove eravamo sedute prima, dove ci siamo ritrovate quei ragazzi che continuavano ad importunarci ed a fischiarci. Mentre noi ci precipitavamo in macchina, loro continuavano ad esordire con “ahahah hanno paura di noi”.

Sicuramente qualcuno si chiederà come fossimo vestite; mi sembra tutte in jeans con sopra il giaccone/cappotto invernale. Questi comportamenti non avvengono in base all’abbigliamento, ma solo per dare fastidio o non so per quale altro motivo. Eravamo in seconda/terza media e ne siamo rimaste molto scosse.”

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“Sono una persona molto frenata di mio, non faccio mai niente se non ho prima valutato attentamente le conseguenze. Con te era come se avessi dimenticato tutto, ogni tua azione mi sembrava così normale. E invece dopo mesi, finita la storia, ho capito quanto fosse tutto così sbagliato.

Voglio ricordare che la violenza non è solo fisica. Una relazione in cui il tuo compagno o la tua compagna ti manipola, ti fa credere di volere cose che non vuoi, in cui i tuoi no non sono validi, in cui il piangere la notte è normale, in cui ti senti in trappola, costrett* o monopolizzat* non è una storia sana.

È abuso psicologico, e prego chiunque stia ascoltando questo discorso e che magari sta vivendo una situazione del genere di uscirne immediatamente, perché io tutt’ora non mi sono totalmente ripresa e giorno dopo giorno mi accorgo di quanto tutto questo abbia cambiato il mio modo di reagire e di essere.”

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“Era estate avrò avuto cinque o sei anni.

In spiaggia ci si era avvicinato un signore sulla trentina che diceva di essere un dottore. Aveva fatto amicizia con mia madre e un giorno mi chiese di andare a pescare assieme a lui i gamberetti perché in un punto della spiaggia ce ne erano tantissimi; mia madre acconsentì e io non potevo esserne più felice. Così andammo a pescare i gamberetti al pontile, sotto ad una piattaforma di legno, abbastanza al riparo. Prendemmo retino e secchiello, lui mi fece chinare sulle buche per prendere i gamberetti. Mi disse che dovevo avere pazienza perché ci mettevano un po’ a uscire.

Quando mi chinai mi sembrò di sentire che qualcuno mi alzasse il costume e me lo spostasse,ma non mi rendevo conto, per me non faceva senso, pensavo fosse tutto nella mia testa. Una volta sposato il costume cominciò a penetrami l’ano con le dita, ripetutamente, io ero ferma e aspettavo i gamberetti. Quando provavo a girarmi lui mi diceva che dovevo tenere gli occhi sopra la buca. Ricordo che la sera, quando mi ritrovavo da sola nel mio letto, sentivo una sensazione molto strana perché non sapevo che fare e non sapevo se accadesse davvero oppure era tutto frutto della mia immaginazione e tutt’ora, in realtà, non ne ho la certezza. Così, una volta, portai con me mia sorella, anche lei abbastanza piccola e lui non fece nulla. Mi sentivo molto sollevata, ma mia sorella mi disse che si annoiava, e nonostante io avessi tentato di convincerla a rimanere in tutti i modi, mi lasciò da sola con l’uomo. Ricordo che ogni giorno, dopo averli pescati, gettavamo i gamberetti in mare; io gli chiesi perché, mi sembrava che l’impegno impiegato per catturarli così fosse gettato all’aria. Lui rispondeva dicendo che nel suo enorme acquario non entravano perché ce ne erano già troppi. La cosa andò avanti per una settimana, forse di meno, forse di più.

Penso sia uno di quei ricordi che ho sempre tentano di soffocare spingendolo giù nei miei pensieri più profondi. Ricordo che da piccola lo reputavo il mio segreto più grande. Ho capito di aver subito un abuso sessuale solo pochi mesi fa quando è uscito l’argomento e ne ho parlarlo con le mie amiche più intime, di cui una si è messa anche a piangere.

Nell’ultimo periodo mi veniva spesso da pensarci, quando mi spogliavo per fare la doccia… e tutt’ora mi fa strano pensare che qualcuno mi abbia toccato in quel modo senza che io gli abbia mai dato il mio consenso e che la prima volta che sono stata toccata non sia stato da qualcuno che volevo lo facesse e a cui mi sento legata sentimentalmente, come il mio attuale ragazzo.”

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“avevo un vestitino, un vecchio mi urla sette volte “mamma che bona” corro via e mi metto a piangere”

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Non ho mai subito abusi, e non mi hanno mai fatto del male fisico, nonostante io sia una donna. Ho la fortuna di essere una ragazza che ha sempre potuto indossare quello che voleva per andare in giro, senza che uomini adulti mi fermassero dicendomi che non potevo andare in giro vestita come volevo, senza che persone strane cercassero di molestarmi. Una volta però stavo camminando con la mia migliore amica per strada. Ad un certo punto ho visto dei ragazzi più grandi, avranno avuto circa venti/venticinque anni che si sono girati a guardarci,poi hanno fischiato. Questo gesto mi ha fatto sentire un oggetto, come se fossi utile solo per il mio corpo, come se non avessi nulla a parte quello. Imparate a rispettare le ragazze, più grandi o più piccole non importa. Perché voi che vi divertite a fissare le donne per strada, a picchiarle o a violentarle, ricordate che un giorno la stessa cosa potrebbe capitare a vostra figlia. Vi prego fatelo. Perché ho paura (e come me molte altre ragazze) perché se mai subissi violenze fisiche da parte di qualcuno mi sentirei terribilmente sporca, e non riuscirei mai più a far andare via quella sensazione.”

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“Ho ricevuto diverse battutine ma soprattutto toccatine anche spinte oltre il limite della decenza, ovviamente non desiderate, perché mi ero lasciata da poco e avevo bisogno di compagnia. “Sicuramente ti piacerà, ne hai bisogno, come tutte”.

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“Nella mia vita mi è capitato più volte di aver subito molestie, spesso da uomini anche molto anziani. Io ho quindici anni e sentirmi suonare urlare chiamare mentre aspetto l’autobus è la normalità. Una volta mi è stato chiesto e cito testuali parole : “ Ao bella ma a quanto li fai i bocchini?” da un uomo che poteva benissimo essere mio padre. Mentre scendevo dall’autobus uno ha avuto il coraggio di darmi una pacca sul culo. Penso che la discriminazione di genere si veda anche in questo. Come mai si ritengono liberi di fare quello che vogliono? Perché gli uomini credono di avere una sorta di potere su di noi e di poterci controllare, e finché questa malata mentalità del possesso non cambierà sarnno uccise donne ogni giorno.

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“Ciao, spero davvero che questo venga letto perché ci tengo particolarmente. Parlo da ragazza in prima persona così come parlo a nome di mie compagne di classe e amiche. È oramai quasi quotidiano che, ogni volta che giro da sola, o in una strada non affollata con qualche amica, qualcuno fischi, suoni il clacson, faccia apprezzamenti non richiesti, spesso mettendomi/ci in imbarazzo. Provo disgusto nel pensare che uomini sulla cinquantina che potrebbero essere mio padre facciano apprezzamenti così vomitevoli e imbarazzanti a me o a qualcuno con cui mi trovo. So di ragazze che conosco che sono state seguite, chiamate, anche fermate fisicamente da uomini molto più grandi di loro, e chi pensa che possano essere giudicati come “complimenti” o stronzate del genere non ha capito nulla di ciò che si prova. Esempio: qualche giorno fa stavo attraversando ad un incrocio, era sera ma c’erano ancora molte persone, vedo due tipi sui trent’anni che si comportavano in modo strano e guardavano me e la ragazza accanto a me, che avrà avuto al massimo 16 anni. Io ho tirato dritto affrettando il passo. Una volta superati li ho sentiti dire cose come “dove scappi” o “dove pensi di andare”, ridendo, io non mi sono girata e ho continuato ad andare per la mia strada, una volta arrivata a casa ci ho ripensato e mi è salita una rabbia incredibile nel pensare all’indelicatezza che hanno avuto e all’imbarazzo che mi hanno creato. Questo è solo una delle tante volte in cui è successo a me o a mie amiche o talvolta anche quando eravamo in gruppo, e credetemi non è piacevole. Altro esempio; ieri ero a pranzo con una mia amica, e per quanto questa non sia una scusa ci tengo a precisare che avevamo un paio di jeans semplici e un maglione, niente di più, un tipo con due figli piccoli ci ha squadrate dall’alto in basso, sorridendo alla fine in modo ambiguo.

Questa storia deve finire, sono stanca di sentirmi osservata quando esco in tuta e felpa o quando indosso una gonna. La società attuale deve darsi una svegliata, e non fischiare o suonare il clacson a ogni individuo di sesso femminile che stava solo camminando.”

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“Era mio amico, io lo avevo appena rifiutato e lui non c’è stato. Mi ha preso per i fianchi ed ha provato a baciarmi, io l’ho scansato ed è finita lì ,so che sembra stupido ma mi sono davvero sentita indifesa e violata.”

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“Questa è una testimonianza allegra. Un giorno stanca del continuo catcalling, ho imbruttito uno proprio in mezzo alla strada fino a farlo scappare via, è stato molto soddisfacente.”

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“Eccoci qua… questo è un argomento che mi sta molto a cuore: la violenza sulle donne. È assurdo il fatto che nel 2020 ancora se ne debba parlare. Fortunatamente non ho mai subito una violenza ma, e questo credo sia successo a tutte le donne, mi hanno fischiato più volte mentre camminavo per strada. Gli uomini non sapranno mai cosa si prova a camminare per strada con la paura perenne che ti scava dentro. Non capirete mai quello che si prova, mai. È per questo che credo sia una cosa assurda, perché ieri ho visto un video di un uomo che diceva cose fuori dal normale… e io mi domando perché io e le mie future figlie dovremmo vivere in questa società, dove lo stereotipo della donna è ancora quello in cui viene raffigurata come oggetto da prendere,usare e poi gettare via. Basta sono una donna e sono stufa di essers trattata come un oggetto. #LAVIOLENZASIFERMAQUI”

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“Ero sull’autobus. Vicino a me c’erano dei ragazzi che hanno iniziato a fissarmi e a fare commenti su di me a bassa voce. Nonostante vedessero che io mi accorgessi di tutto e che fossi chiaramente a disagio, continuavano a ridere e scherzare tra di loro, finché mi sono allontanata sentendomi responsabile o in colpa per qualcosa, pensando che potevo vestirmi o truccarmi in modo diverso. Solo dopo molto tempo ho capito che non ero io a dovermi vergognare; purtroppo questo concetto non è per nulla scontato.”

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“Stavo passeggiando sulla spiaggia con mia madre e un gruppo di ragazzi di circa trent’anni mi hanno lanciato una marea di fischi e commenti, quando mi sono girata uno di loro mi ha fatto segno con la mano di andare da lui; mi pento ancora di non avergli detto niente, avrei potuto rispondergli con i peggiori insulti, ma in quel momento non ci riuscivo, mi sentivo solamente umiliata.”

–

“Avevo passato una giornata stupenda in centro, salgo sul tram (rigorosamente pieno) e mi metto le cuffiette. Un uomo davanti a me si avvicina, con una mano mi dice di stare in silenzio mentre con l’altra mi tocca sui pantaloni. Mi scende una lacrima e alla fermata dopo,presa dal panico, scendo, credendo che quel momento fosse finito, ma era sceso anche lui.

Mi chiudo in un bar e mi faccio venire a prendere.

Ragazze/i se vi accade una cosa del genere urlate (cosa che io sul momento non ho saputo fare) e riparatevi in un luogo dove non siete soli/e.

Spero non accada a nessun altro.”

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“Ero in giro con la mia famiglia, mio padre ed io un po’ eravamo un po’ più indietro rispetto a mia sorella e mia madre. Due cinquantenni che aspettavano l’autobus hanno fatto la radiografia a mia sorella (che aveva un cappotto lungo). È stato orrendo. Poi ho sentito anche io il loro sguardo addosso,mi è salito il vomito.”

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“Una settimana fa ero per strada con una mia amica, avevo dei jeans skinny e una maglietta normalissima; ad un certo punto due uomini in una macchina ci hanno urlato e suonato “abbone salite pure”e ci hanno seguite fino a quando non siamo salite a casa mia.”

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“una volta ho incontrato un uomo sull’autobus, anche il giorno dopo e quello dopo ancora, è successo per le 2 settimane seguenti. Scendeva sempre alla fermata dove scendevo io e se io cambiavo fermata, lui non scendeva fino a quando non scendevo io. Cercava sempre il mio sguardo e mi terrorizzava, a tal punto da far venire mia madre a controllarlo. Ho fatto venire mio padre e da quel punto non è venuto più.”

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“Quest’estate, di sera, stavo tornando a casa da sola, su una via un po’ buia. Un uomo sui cinquant’anni mi ha visto, si è fermato e mi è rimasto a guardare. Quando l’ho sorpassato si è girato e mi ha fissato il culo per circa un minuto. Poco dopo credo avesse iniziato a seguirmi ma ho corso e sono entrata nel mio palazzo. So che non è nulla di grave ma comunque sono cose che succedono spesso e danno abbastanza fastidio.”

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“Una volta un vecchio mi ha fatto i complimenti”

LA BATTAGLIA DEI SESSI (NEL MONDO DEL CINEMA)

La tradizione del cinema Hollywoodiano – paradigma di molto del cinema occidentale – ha spesso messo al centro delle sue storie figure femminili forti e protagoniste.                                                                  

Addirittura nei titoli di alcuni dei film più famosi della storia del cinema è spesso presente il nome della protagonista femminile, da “Gilda” a “La regina Cristina” fino ai più recenti “Colette” e “Jackie”. Da questo possiamo dedurne che il mondo del cinema è aperto alle istanze del movimento femminista e più in generale a una attenzione alla rappresentazione reale e contemporanea della donna? Forse le cose non sono così semplici come sembrano. Basti pensare ad uno dei film più misogini e sessisti della storia del cinema che si intitola “Donne”.                                        

Partiamo da una considerazione oggettiva: il mondo del cinema è senza dubbio governato dagli uomini e per darvene una prova basta fare un semplice esempio: in ben novantadue edizioni degli Oscar, solo una volta, nel 2010 (quindi pochi anni fa) a vincere il premio per la miglior regia è stata una donna, ovvero Kathryn Bigelow per il film “The Hurt Locker”, tra l’altro pellicola dalla trama decisamente non “rosa”.                                                                                                                           

Nonostante ciò, però, negli ultimi anni, sono usciti in sala alcune pellicole con protagoniste femminili diverse dalle solite. Vi starete chiedendo quale sia la differenza tra i personaggi di oggi e quelli di ieri, beh eccola qui: per molto tempo siamo stati abituati a figure femminili passive, che subivano le storie raccontate e che alla fine non facevano altro che tornare dal proprio uomo mostrando allo spettatore, per l’ennesima volta, come doveva comportarsi una brava donna (e se ciò non accadeva la trama si concludeva con la morte della protagonista).                                                           

Ora la situazione sta cambiando e abbiamo la possibilità di vedere personaggi che prendono in mano la storia e che con scelte proprie e decisioni prese senza sottostare agli ordini di nessuno stravolgono la narrazione e cambiano il corso degli eventi. Alcuni di questi film hanno come protagoniste donne realmente esistite, donne che hanno in qualche modo cambiato la storia.                                                              

A cosa o a chi dobbiamo questa svolta nel mondo del cinema? Sicuramente in buona parte alle stesse donne di Hollywood che con le loro proteste e le loro accuse contro alcuni degli uomini più potenti del settore hanno lanciato movimenti come “Me Too” per cercare di cambiare le cose.                                           

Queste pellicole hanno come protagoniste donne che tutti noi conosciamo, ma forse di loro sappiamo solo il nome e non la storia e ne è un perfetto esempio il film “Coco avant Chanel”, con una meravigliosa Audrey Tautou, che ci fa scoprire le origini di uno dei personaggi più rivoluzionari della storia della moda.                                                                                                                      

Alcuni film parlano di donne famose e conosciute, come la regina Elisabetta I in “Elizabeth”, ma altri ci fanno conoscere le storie di figure femminili che stavano dietro le quinte, nell’ombra, come per esempio le protagoniste del film “Il diritto di contare”, tre donne di colore che negli anni 60 collaborarono all’operazione spaziale degli Stati Uniti alla NASA.    

Certamente da ciò che vi sto raccontando potreste pensare che si siano raggiunti gli obbiettivi posti, quindi la parità di genere nel mondo del cinema, ma purtroppo ancora non si può cantare vittoria; infatti nonostante vi siano pellicole che portano avanti ideali femministi, molte di queste sono dirette da uomini. Sono veramente poche le registe che riescono a farsi un nome ad Hollywood, mentre nuotano in un mare popolato principalmente da registi uomini; uno dei nomi più recenti che mi viene in mente è Greta Gerwig, regista rivelazione di “Lady Bird” e dell’ultima trasposizione cinematografica di “Piccole Donne”. Un’altra regista che si è imposta con la sua bravura ad Hollywood è Sofia Coppola che per esempio con il suo film “Marie Antoinette” racconta la storia della più amata e odiata regina di Francia enfatizzando il suo amore per lo sfarzo e la bella vita, ma anche la sua fragilità e vulnerabilità e regalando allo spettatore un coloratissimo film sulla vita della sovrana.                                                                                                                                                                

Capita spesso che alcune delle storie narrate abbiano come protagoniste donne schiacciate da una società maschilista che hanno lottato per rimanere in piedi, come Judy Garland famosissima cantante e attrice degli anni 40/50 con una vita piena di molestie e soprusi, le cui vicende sono state magistralmente raccontate nel film dell’anno scorso “Judy”, con una strabiliante Renée Zellweger vincitrice dell’Oscar come miglior attrice per la sua performance. Proprio questa ultima pellicola mostra perfettamente come il mondo di Hollywood imponga standard estetici e di performance alle artiste, o di come per esempio dopo una certa età per una donna, anche se grande attrice, si faccia ardua la ricerca di un lavoro; questo però non vale per gli attori di sesso maschile, che nonostante l’età hanno molte più occasioni. Per una Meryl Streep o Glenn Close che continuano a lavorare dopo i cinquant’anni ci sono decine di Robert De Niro e Al Pacino che superati i settant’anni riescono tranquillamente a passare dalle commedie agli action movie.                                               

Il mondo del cinema si sta facendo vecchio, ormai le serie tv stanno prendendo il posto dei film, già prima dell’emergenza Covid-19 e ancora di più dopo, ed è molto interessante notare come il mondo delle serie tv sia in mano alle donne: infatti sono molto numerose le registe, produttrici e sceneggiatrici di serie che hanno dato vita ad alcuni dei programmi più conosciuti di sempre come “Grey’s Anatomy”, “Le regole del delitto perfetto”, “Orange is the new black” o “Scandal”; alcune di queste grandi donne sono per esempio Shonda Rhimes, Jenji Kohan, Ava DuVernay e molte altre ancora. Questi personaggi sono pioniere di un’ondata di freschezza nel mondo televisivo e promuovono messaggi di inclusione e girl power.          

In conclusione è evidente che c’è ancora bisogno di lavorare riguardo la parità di genere nel mondo del cinema; si sta procedendo, ma lo si sta facendo lentamente. Ogni film diretto, scritto, prodotto e interpretato da una donna è un passo avanti e siamo anche noi spettatori e spettatrici, in quanto consumatori di prodotti cinematografici, a poter orientare le scelte della settima arte e prima o poi si sfonderà finalmente questo tetto di cristallo.

CESARE NARDELLA

CASSANDRA E IL FEMMINISMO NELL’ILIADE

Christa Wolf, scrittrice tedesca e grande appassionata di storia antica, con un lungo monologo riesce a dare voce a una figura che, nell’Iliade, ha sempre ricevuto poco spessore, ma di cui lei si serve per osservare il ruolo della donna all’interno della società a palazzo, rendendola un’eroina per cui fare il tifo mentre combatte contro una realtà patriarcale e maschilista, sebbene ne conosciamo la sorte, Cassandra

Fu la porta dei leoni a Micene ad accogliere, secondo la leggenda, i prigionieri che gli Achei erano riusciti a portare con loro al termine della guerra di Troia. A salvarsi furono in pochi: solo chi, come Enea, fece in tempo ad imbarcarsi, tutti gli altri morirono sotto le fiamme o furono fatti schiavi. E a quest’ultimi non era riservato un destino migliore. Quando Cassandra, la mitica sacerdotessa di Apollo secondo Omero, raggiunge Micene dopo un estenuante viaggio via mare, non ha certo bisogno del suo dono per profetizzare quello che sta per succedere a lei e a tutti quelli che Agamennone ha portato con sé.

La morte é vicinissima, e quei leoni a capeggiare la rocca ne diventano il simbolo. E l’unica cosa che le sembri giusto fare é ripercorrere, prima a grandi balzi e poi lentamente, tutto quello che l’ha portata fin lì, sotto il sole, a dover rinunciare a una vita per cui non le dispiace neanche troppo in fondo. Parte dall’inizio, dalla sua nascita, passando per l’adolescenza e per tutto ciò che l’ha resa la donna che é ora. Forte e indipendente ma terribilmente fragile e sola. Tramite i suoi occhi ricostruiamo un’intera società, basata sull’apparenza e su giochi di potere. Incontriamo figure di donne forti e intraprendenti, non assoggettate alla volontà di nessuno, così come vediamo ragazze il cui unico scopo a palazzo é soddisfare i desideri dei principi.

Vediamo Ecuba, la moglie di Priamo, cui il re chiede sempre consiglio prima di prendere qualsiasi decisione. É lei il vero capo, a palazzo: ogni scelta passa da lei. Anche se é una figura nascosta, nell’ombra, Troia crollerebbe senza il suo polso, e il Consiglio non può farne a meno. Ma vediamo anche come, nell’infuriarsi e nell’inevitabile incedere della guerra, la violenza e la sete di potere offuschi la ragione degli uomini e lei, che invece di dirgli quello che si vogliono sentire dire, affronta i problemi con razionalità, viene piano piano sempre più messa da parte. Finché, bandita da ogni consiglio, non ha più alcun potere e osserva Troia distruggersi da sola, logorata dai conflitti interni più che dai colpi dei nemici, impotente e relegata nelle sue stanze. Con il rinnegamento della figura femminile c’é il rinnegamento della ragione, di quel filtro tra gli uomini il potere, e senza di lei essi ne rimangono accecati.

Vediamo poi Polissena, la sorella di Cassandra, bellissima e piena di fascino, con cui lei si contende fino all’ultimo il ruolo di sacerdotessa. Cassandra, che non ha le doti naturali della sorella, vede in quella strada il suo unico modo di arrivare al potere, in un mondo in cui l’alternativa é il matrimonio. E sa bene che non tutti gli uomini sono come suo padre Priamo. Le basta pensare a Briseide per capire che lei non intende assolutamente legarsi a nessuno. Per quanto non neghi possa esistere un uomo che la possa addirittura amare, lei ama di più la sua libertà. E con la determinazione che é la sua spada, riesce a vincere la sorella. A Polissena allora non restano piú alternative e le tocca trovare marito, e passa da un uomo all’altro finché non viene scelta come esca per Achille, e va incontro al suo tragico destino.

Figura, anch’essa indipendente e rispettata da tutti, seppure ovviamente in modo diverso da Ecuba prima della guerra, é la madre del fratello adorato. Nella sua casa nel bosco, non c’é nessuno a dirle cosa fare, e la sua saggezza diventa un punto di riferimento per tutte le ragazze che non hanno un posto dove stare. Da lei si cuce, si balla, ci si racconta la propria vita, ma soprattutto si impara, si discute, si cresce. La sua capanna é il punto di ritrovo per quelle anime libere, non ancora toccate dalla sete di potere degli uomini al potere, e tra esse spicca Anchise, il padre di Enea, e la sua saggia bontà.

Ma a colpire più di tutte é la figura della stessa Cassandra, che iniziamo a conoscere e di cui capiamo ogni scelta: fin da piccola interessata alla politica e giochi di potere del palazzo, capisce subito che l’essere una bambina non le riserverà la gloria dei fratelli.

Allora prega Apollo, e il dio l’ascolta, dondole un dono terribile e potentissimo, quello della profezia: lei però non si concede neanche al dio, che furioso la condanna a non essere creduta. Ora é lei ad essere la più forte, ma a Delo viene mandato il fratello, infinitamente meno adatto. La gente vuole essere rassicurata, sentire sempre le stesse cose, ha bisogno di qualcuno che le legga nelle viscere nient’altro che il prossimo raccolto. Perché metterle in testa domande che non si pone? Ecco, questo passo mi ha colpita molto, perché oltre al fatto che sia una donna, fa paura il fatto che dica la verità, che possa scombussolare gli equilibri e svelare gli inganni del palazzo. L’intera guerra di Troia é basata su un inganno: Elena é mai esistita? A Troia non l’ha mai vista nessuno, ma per Priamo é una questione d’orgoglio. É questo cieco senso dell’onore degli uomini che né lei né Ecuba capiscono, e che la porterà alla pazzia. Una follia dovuta alla ragione, però: Cassandra impazzisce perché per lei nessuno di tutti quegli inganni ha un senso, e il suo dono é un fardello troppo pesante. É sempre stata ambiziosa e ha raggiunto il potere, ma ormai nessuno le dà retta, nemmeno Pantoo, il sacerdote di Apollo, e ne paga le conseguenze. Solo Enea é in grado di amarla, ma anche quando lui la chiama, offrendole la possibilità di scappare verso una nuova vita, lei rimane dolorosamente se stessa e va incontro al proprio destino.

Quanto ci sia di vero nella sua figura nessuno lo saprà mai. Quello che rimane, però, é un mondo, sapientemente creato dall’autrice basandosi su fonte storiche e immaginazione, che rappresenta fedelmente il ruolo delle donne in una società della vergogna e basata sul patriarcato come quella omerica. A Clitemnestra rimane solo la crudeltà e la vendetta per esercitare il potere, Briseide non ha potuto dire una parola sul proprio destino, Ecuba ha dovuto assistere alla rovinosa caduta di Priamo senza poterla evitare in alcun modo, Cassandra non si é mai sentita parte di quella città, troppo falsa, basata sull’apparenza e la menzogna, troppo dura per lei, così desiderosa di conoscere e vivere rapporti veri. La sua é la ricerca di una felicità impossibile, il matrimonio non é un’opzione per la sua anima ribelle e rimanere da sola non può, ma neanche l’unione con un Dio si rivela una decisione giusta. Infatti si rende conto di non credere neanche negli dei, quegli esseri celesti che li guardano dall’alto. E se non si crede in niente é difficile poter continuare a dire la propria opinione a palazzo: in un mondo abilmente costruito sul cristallo, come un castello di carte, in cui in cui ogni carta é una menzogna, una sacerdotessa che mette di fronte a tutti la verità é più pericolosa dei soldati achei intorno alle mura. E viene quindi rinchiusa, e con lei l’ultimo briciolo di ragione che ne avrebbe evitato la distruzione.

Non posso amare un eroe.

Anche di fronte alla morte, rifiuta ogni forma di sottomissione.

ISOTTA RIGGIO

ENERGIA SOLARE E CRISI DI IDENTITà: L’ELYSIA CHLOROTICA E LA COSTASIELLA KUROSHIMAE

È viva, verde e fa la fotosintesi clorofilliana: no, non è una pianta, è una lumaca. Lo so, probabilmente molti saranno confusi dall’immagine di una lumaca che si nutre di energia solare, ma vi posso assicurare che non si tratta di uno strano esperimento genetico dai possibili risvolti apocalittici (al contrario dei Chihuahua, quelli sì che sono un esperimento andato male).

L’Elysia Chlorotica è una lumaca di mare, più precisamente un mollusco sacoglosso della famiglia Plakobranchidae che si può trovare lungo la costa orientale degli Stati Uniti fino alla Nuova Scozia, in Canada e a sud fino alla Florida meridionale in pozze rocciose o paludi di marea. Questa lumaca, non più grande di 6 cm, è un classico esempio di essere vivente sconvolto da profonde crisi esistenziali in quanto non solo è in grado di nutrirsi come un vegetale per mesi ma ha pure la forma e il colore di una foglia. Da qui si può dedurre che il mollusco è un animale chiaramente confuso.

Ma… com’è possibile che l’Elysia Chlorotica pur non essendo una pianta (contrariamente a quello che vi vorrebbe far credere) sia in grado di fare la fotosintesi clorofilliana?

Semplice: l’Elysia Chlorotica è una lumaca cleptomane. Tramite il processo della cleptoplastia, infatti, il mollusco fotosintetico “ruba” i cloroplasti (organelli della cellula vegetale in cui avviene la fotosintesi) dalle alghe di cui si ciba. Come? Grazie alla radula: un organo che si trova nella faringe dei molluschi che serve a prendere e triturare il cibo; con questo l’Elysia Chlorotica perfora la parete cellulare della Vaucheria litorea (alga verde) e ne succhia via il contenuto delle cellule. I plastidi (organuli della cellula vegetale dove si svolgono le attività metaboliche) vengono assorbiti dall’animale e conservati all’interno del suo intestino. Così, alla fine, dopo aver brutalmente sottratto alle alghe i loro organelli fotosintetici il mollusco potrà ritenersi soddisfatto per i successivi 9 mesi (circa).

Tuttavia tutto questo non spiega per quale arcano motivo i cloroplasti riescano a conservarsi all’interno di una lumaca: insomma, come fanno a sopravvivere senza le proteine fornite dal genoma vegetale? A seguito del sequenziamento del genoma dell’Elysia Chlorotica nel 2019 si è scoperto che il suo DNA conteneva alcuni geni delle stesse alghe. Assurdo, no? Perfino il suo DNA è confuso. Grazie a questa particolarità l’Elysia Chlorotica è uno dei pochi animali che non solo banchetta con la luce del sole ma produce clorofilla, questo spiegherebbe l’intenso colore verde che la caratterizza in età adulta.

Inoltre, questa lumaca di mare, così come le chiocciole terrestri, è un esempio perfetto di ermafrodita simultaneo: ovvero produce sia uova che spermatozoi. Così il mollusco non solo non ha problemi di cibo ma non ha nemmeno problemi di genere. Che dire? Beato.

Ma l’Elysia Chlorotica non è l’unico organismo che possiede queste spettacolari caratteristiche. Qui entra in gioco la sua cugina giapponese: un animale con crisi d’identità ancora più sconvolgenti. Che cos’è? Una foglia? Una lumaca? Una pecora? La Costasiella kuroshimae detta anche “pecora a foglia” o “pecora di mare” è un altro mollusco sacoglosso che si può descrivere con un unico aggettivo: adorabile. Non più grande di 5 mm questa creatura è sicuramente uno degli animali più strani e sorprendenti che ci siano, così strano che sembra quasi uscito da un manga…. Aspettate! Ho capito tutto! Probabilmente questo mollusco orientale è solamente un’umile lumaca appassionata di cosplay.

B. DELLA GUERRA

CONSIGLI

Testimonianza storica: Marcia su Roma e dintorni diEmilio Lussu

Il deputato antifascista Emilio Lussu racconta ciò che ha vissuto negli anni che vanno dal 1919 al 1929. La sua esperienza personale è per noi una testimonianza diretta non solo del percorso politico e degli eventi che hanno portato al fascismo, ma anche dei coinvolgimenti e dei cedimenti morali che hanno fornito all’Italia le fondamenta per la costituzione di un regime dittatoriale a vocazione totalitaria.

Romanzo grafico: Persepolis di Marjane Satrapi

Marjane è una bambina iraniana che vive a Teheran. I suoi genitori sono dei progressisti, e quando crolla il regime dello Scià e trionfa la rivoluzione islamica la sua vita cambia radicalmente. Vede soppresse le libertà di chi le sta attorno, vede il suo paese trasformarsi in un regime fondamentalista, vede i suoi familiari aver paura di esprimere le proprie convinzioni. Si trova costretta a rispettare le rigide regole di usi e costumi controllate dai Guardiani della Rivoluzione, ascolta racconti di torture. Nel frattempo cresce e matura le sue idee, che spesso non ha paura di esprimere anche a scuola (con grande preoccupazione dei genitori).

Marjane Satrapi, cresciuta a Teheran e trasferitasi in Europa, racconta la sua vita in un fumetto e permette al lettore di assistere alla storia del suo paese attraverso i suoi occhi di bambina.

Romanzo di formazione: Il buio oltre la siepe di Harper Lee

Alabama, anni trenta. La protagonista Scout racconta la sua infanzia trascorsa giocando con il fratello Jem e l’amico Dill. Mentre il padre di Scout e Jem, l’avvocato Atticus Finch, è impegnato nella difesa di un bracciante nero accusato ingiustamente di aver violentato una ragazza bianca, una domanda assilla la mente dei ragazzi: chi è Boo, il misterioso ragazzo segregato nella casa oltre la siepe, vicina a quella di Scout e Jem? E qual è la sua storia?

Il romanzo parla di razzismo, di giustizia, ma soprattutto intende abbattere ogni pregiudizio che abbiamo verso il prossimo; poiché, fino a quando non riusciamo a capire una persona, non riusciremo mai a vederla per quello che realmente è, non andremo mai oltre la siepe.

Romanzo di formazione / romantico: Jane Eyre di Charlotte Bronte

Il romanzo è ambientato in Inghilterra durante il periodo vittoriano e ha Jane Eyre come protagonista. Jane fin da quando è una bambina dà prova della sua grande forza di carattere. È un’orfana, e la famiglia che si dovrebbe prendere cura di lei la maltratta psicologicamente e fisicamente. La scuola si dimostra fonte di altrettante sofferenze. Nonostante questo, la protagonista cresce e va avanti con la sua vita. Diventa insegnante, e in seguito inizia a lavorare come istitutrice a Thornfield, dove conosce il padrone Rochester. Il signor Rochester è un uomo misterioso, che da subito si interessa a Jane, con la quale intraprende una relazione, nonostante le nasconda un segreto.

Non si tratta solo di una storia d’amore, anzi, la storia di Jane e Rochester occupa meno della metà del romanzo. È la storia di una donna, che nonostante sia cresciuta subendo ingiustizie e sofferenze, ha grande bontà d’animo e coraggio, e per questo vuole essere ascoltata e rispettata.

A differenza delle eroine dei romanzi d’amore di quel periodo, Jane non viene descritta come l’intelligente, ma pur sempre bellissima Elizabeth Bennet, e il signor Rochester per quanto misterioso e interessante non ha certo il fascino di Mr Darcy. Sono il carattere forte e la determinazione della donna a conquistare il signor Rochester; per questo “Jane Eyre” è un romanzo che rivoluziona il prototipo di figura femminile ottocentesca, che non trova la sua realizzazione nella storia romantica, ma nelle sue scelte personali e nella sua capacità di affrontare le avversità.

Romanzo romantico / di spionaggio: Miele diIan McEwan

Serena Frome si laurea in matematica a Cambridge, e dopo la laurea entra nei Servizi Segreti. Viene inserita nel programma “Miele”, che si occupa di contrastare la propaganda comunista durante la Guerra Fredda. Serena, assidua lettrice, deve lavorare con lo scrittore di idee antisovietiche Thomas Haley, e indurlo a scrivere libri anticomunisti. Serena e Thomas si innamorano, ma Thomas ignora che Serena sia una spia, e la ragazza è sempre più preoccupata che lui scopra tutto.

Il romanzo ha come tema principale la scrittura: il suo potere, la sua capacità di ingannare e di ammaliare insieme.

Giallo:Poirot e la salma di Agatha Christie

Quando Poirot fa visita ai suoi vicini per un pranzo in campagna riceve un’accoglienza singolare: appena entrato vede un uomo morto per terra (John Cristow) e una donna accanto al corpo con in mano una pistola (Gerda Christow), e tutti i presenti che assistono esterrefatti alla scena. È stata Gerda, stanca di essere umiliata e tradita, ad uccidere il marito? Tutto sembra portare a questa conclusione. Eppure Agatha Christie non smette mai di sorprendere il lettore con colpi di scena e segreti svelati. Oltre ad un brillante giallo, Agatha Christie realizza una profonda analisi psicologica dei personaggi, indagando sulla complessità delle azioni umane.

Dramma: Enrico IV diLuigi Pirandello

Una cavalcata in costume. Un costume da Enrico IV, imperatore del Sacro Romano Impero. Questo è tutto quello che ricorda il protagonista di questa tragedia subito dopo aver avuto un incidente che gli ha fatto dimenticare la sua reale identità, fino a convincerlo di essere veramente l’imperatore Enrico IV. Ma dopo dodici anni in cui viene assecondato in questa fantasia, il protagonista ricorda e capisce tutto, compresa la reale circostanza del suo incidente. Fa dunque finta, di fronte a chi lo ha ingannato, di non essere rinsanito, per esercitare la sua vendetta. In fondo, perché dovrebbe tornare alla realtà, se può continuare a vivere nella finzione?

Trilogia di romanzi di formazione con contesto storico e attuale: La banda dei brocchi, Il circolo chiuso, Middle England diJonathan Coe

Benjamin Trotter, Philip Chase, Doug Anderton, Claire Newman, Paul Trotter, Lois Trotter. Adolescenti nella “Banda dei brocchi”, adulti nel “Circolo chiuso”, più maturi in “Middle England”. Anni 70: IRA, governi laburisti, punk. Anni 90: Tony Blair e il New Labour. 2016: Brexit. La trilogia ha come protagonista l’Inghilterra, vista dapprima dagli occhi di ragazzi idealisti, nel secondo libro da uomini e donne che si chiedono se si sono solo illusi negli anni della loro giovinezza, e nel terzo da uomini e donne che si rendono conto di essersi solo illusi negli anni della loro giovinezza. La politica cambia, la musica cambia, ma gli interrogativi dei protagonisti di fronte alla violenza rimangono gli stessi: è ancora possibile avere speranza? 

MARIA GUERRIERI

IL GRANDE GATSBY: RECENSIONE

La New York di Fitzgerald altro non è che il centro di una vertiginosa scalata, una disperata rincorsa alla ricchezza più sfrenata e alla popolarità, con ville che sempre più velocemente sorgevano sulle coste di quelli che volevano scappare dalla decadenza di chi, invece, viveva in un garage e tutte le sere finiva ubriaco in un vicolo, o in un bar vuoto.

Nel libro lo stretto di Long Island é letteralmente diviso dalle acque, culturalmente e socialmente, in due metà quasi perfette: il West Egg, la metà dove la ricchezza é ancora un’utopia o sta iniziando solo ora a mettere radici, e l’East Egg, oggetto dell’ammirazione e dell’invidia della parte vicina, con i suoi palazzi scintillanti e le sue esistenze apparentemente perfette. Eppure, più la patina é dorata e senza increspature, più la superficie é fragile e traballante, sul punto di crollare al primo soffio di novitá.

Seguiamo Nick, con il suo acuto e disinibito spirito d’osservazione, alle prese con il suo primo lavoro e una modestissima casa nel West Egg. Lo vediamo inserirsi lentamente nell’ambiente di Gatsby, lo accompagniamo di notte per le sale della villa con in mano qualche drink, mentre balla e scambia commenti banali con sconosciuti ricchissimi e in abiti da sera. Vediamo le luci e i divertimenti e tutto quello che la gente desidera, e nessuno che vive davvero. Osserviamo il loro rapporto evolvere e incresparsi come su un’altalenante catena di emozioni. E Nick nel frattempo forse trova l’amore, forse lo perde, ma riesce a rimanere sempre fedele a sé stesso, .

Man mano scopriamo una realtà molto diversa da quella che celano i fuochi d’artificio e i lampadari di cristallo: un amore struggente, la storia di una commovente ossessione, i soldi e la vita di un uomo che all’apparenza ha tutto ma che ancora non si é rassegnato a realizzare il suo sogno.

Un giallo, un romanzo dolcissimo, una botta alle nostre sicurezze, perché fino a quale punto é bene provare nostalgia del passato? Quand’é il momento di lasciarselo alle spalle?

Consiglio Il grande Gatsby a chiunque, a chi piace leggere una bella storia e adora le feste e le belle dimore, a chi vuole scoprire i segreti tra le righe e vedere una società distrutta, a chi sta provando un dolore troppo forte e non riesce a superarlo. Un libro stupendo, scorrevole e di poche pagine, ma che riprenderete in mano appena finito. Un’esperienza da vivere, a qualsiasi età e in qualsiasi momento.

Cassandra e il femminismo nell`Iliade

Christa Wolf, scrittrice tedesca e grande appassionata di storia antica, con un lungo monologo riesce a dare voce a una figura che, nell’Iliade, ha sempre ricevuto poco spessore, ma di cui lei si serve per osservare il ruolo della donna all’interno della società a palazzo, rendendola un’eroina per cui fare il tifo mentre combatte contro una realtà patriarcale e maschilista, sebbene ne conosciamo la sorte, Cassandra

Fu la porta dei leoni a Micene ad accogliere, secondo la leggenda, i prigionieri che gli Achei erano riusciti a portare con loro al termine della guerra di Troia. A salvarsi furono in pochi: solo chi, come Enea, fece in tempo ad imbarcarsi, tutti gli altri morirono sotto le fiamme o furono fatti schiavi. E a quest’ultimi non era riservato un destino migliore. Quando Cassandra, la mitica sacerdotessa di Apollo secondo Omero, raggiunge Micene dopo un estenuante viaggio via mare, non ha certo bisogno del suo dono per profetizzare quello che sta per succedere a lei e a tutti quelli che Agamennone ha portato con sé.

La morte é vicinissima, e quei leoni a capeggiare la rocca ne diventano il simbolo. E l’unica cosa che le sembri giusto fare é ripercorrere, prima a grandi balzi e poi lentamente, tutto quello che l’ha portata fin lì, sotto il sole, a dover rinunciare a una vita per cui non le dispiace neanche troppo in fondo. Parte dall’inizio, dalla sua nascita, passando per l’adolescenza e per tutto ciò che l’ha resa la donna che é ora. Forte e indipendente ma terribilmente fragile e sola. Tramite i suoi occhi ricostruiamo un’intera società, basata sull’apparenza e su giochi di potere. Incontriamo figure di donne forti e intraprendenti, non assoggettate alla volontà di nessuno, così come vediamo ragazze il cui unico scopo a palazzo é soddisfare i desideri dei principi.

Vediamo Ecuba, la moglie di Priamo, cui il re chiede sempre consiglio prima di prendere qualsiasi decisione. É lei il vero capo, a palazzo: ogni scelta passa da lei. Anche se é una figura nascosta, nell’ombra, Troia crollerebbe senza il suo polso, e il Consiglio non può farne a meno. Ma vediamo anche come, nell’infuriarsi e nell’inevitabile incedere della guerra, la violenza e la sete di potere offuschi la ragione degli uomini e lei, che invece di dirgli quello che si vogliono sentire dire, affronta i problemi con razionalità, viene piano piano sempre più messa da parte. Finché, bandita da ogni consiglio, non ha più alcun potere e osserva Troia distruggersi da sola, logorata dai conflitti interni più che dai colpi dei nemici, impotente e relegata nelle sue stanze. Con il rinnegamento della figura femminile c’é il rinnegamento della ragione, di quel filtro tra gli uomini il potere, e senza di lei essi ne rimangono accecati.

Vediamo poi Polissena, la sorella di Cassandra, bellissima e piena di fascino, con cui lei si contende fino all’ultimo il ruolo di sacerdotessa. Cassandra, che non ha le doti naturali della sorella, vede in quella strada il suo unico modo di arrivare al potere, in un mondo in cui l’alternativa é il matrimonio. E sa bene che non tutti gli uomini sono come suo padre Priamo. Le basta pensare a Briseide per capire che lei non intende assolutamente legarsi a nessuno. Per quanto non neghi possa esistere un uomo che la possa addirittura amare, lei ama di più la sua libertà. E con la determinazione che é la sua spada, riesce a vincere la sorella. A Polissena allora non restano piú alternative e le tocca trovare marito, e passa da un uomo all’altro finché non viene scelta come esca per Achille, e va incontro al suo tragico destino.

Figura, anch’essa indipendente e rispettata da tutti, seppure ovviamente in modo diverso da Ecuba prima della guerra, é la madre del fratello adorato. Nella sua casa nel bosco, non c’é nessuno a dirle cosa fare, e la sua saggezza diventa un punto di riferimento per tutte le ragazze che non hanno un posto dove stare. Da lei si cuce, si balla, ci si racconta la propria vita, ma soprattutto si impara, si discute, si cresce. La sua capanna é il punto di ritrovo per quelle anime libere, non ancora toccate dalla sete di potere degli uomini al potere, e tra esse spicca Anchise, il padre di Enea, e la sua saggia bontà.

Ma a colpire più di tutte é la figura della stessa Cassandra, che iniziamo a conoscere e di cui capiamo ogni scelta: fin da piccola interessata alla politica e giochi di potere del palazzo, capisce subito che l’essere una bambina non le riserverà la gloria dei fratelli.

Allora prega Apollo, e il dio l’ascolta, dondole un dono terribile e potentissimo, quello della profezia: lei però non si concede neanche al dio, che furioso la condanna a non essere creduta. Ora é lei ad essere la più forte, ma a Delo viene mandato il fratello, infinitamente meno adatto. La gente vuole essere rassicurata, sentire sempre le stesse cose, ha bisogno di qualcuno che le legga nelle viscere nient’altro che il prossimo raccolto. Perché metterle in testa domande che non si pone? Ecco, questo passo mi ha colpita molto, perché oltre al fatto che sia una donna, fa paura il fatto che dica la verità, che possa scombussolare gli equilibri e svelare gli inganni del palazzo. L’intera guerra di Troia é basata su un inganno: Elena é mai esistita? A Troia non l’ha mai vista nessuno, ma per Priamo é una questione d’orgoglio. É questo cieco senso dell’onore degli uomini che né lei né Ecuba capiscono, e che la porterà alla pazzia. Una follia dovuta alla ragione, però: Cassandra impazzisce perché per lei nessuno di tutti quegli inganni ha un senso, e il suo dono é un fardello troppo pesante. É sempre stata ambiziosa e ha raggiunto il potere, ma ormai nessuno le dà retta, nemmeno Pantoo, il sacerdote di Apollo, e ne paga le conseguenze. Solo Enea é in grado di amarla, ma anche quando lui la chiama, offrendole la possibilità di scappare verso una nuova vita, lei rimane dolorosamente se stessa e va incontro al proprio destino.

Quanto ci sia di vero nella sua figura nessuno lo saprà mai. Quello che rimane, però, é un mondo, sapientemente creato dall’autrice basandosi su fonte storiche e immaginazione, che rappresenta fedelmente il ruolo delle donne in una società della vergogna e basata sul patriarcato come quella omerica. A Clitemnestra rimane solo la crudeltà e la vendetta per esercitare il potere, Briseide non ha potuto dire una parola sul proprio destino, Ecuba ha dovuto assistere alla rovinosa caduta di Priamo senza poterla evitare in alcun modo, Cassandra non si é mai sentita parte di quella città, troppo falsa, basata sull’apparenza e la menzogna, troppo dura per lei, così desiderosa di conoscere e vivere rapporti veri. La sua é la ricerca di una felicità impossibile, il matrimonio non é un’opzione per la sua anima ribelle e rimanere da sola non può, ma neanche l’unione con un Dio si rivela una decisione giusta. Infatti si rende conto di non credere neanche negli dei, quegli esseri celesti che li guardano dall’alto. E se non si crede in niente é difficile poter continuare a dire la propria opinione a palazzo: in un mondo abilmente costruito sul cristallo, come un castello di carte, in cui in cui ogni carta é una menzogna, una sacerdotessa che mette di fronte a tutti la verità é più pericolosa dei soldati achei intorno alle mura. E viene quindi rinchiusa, e con lei l’ultimo briciolo di ragione che ne avrebbe evitato la distruzione.

Non posso amare un eroe.

Anche di fronte alla morte, rifiuta ogni forma di sottomissione.

ISOTTA RIGGIO

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