POLONIA E UNGHERIA AL BIVIO: FONDI O POLITICHE ILLIBERALI?

Il Covid-19 ha danneggiato considerevolmente le economie dei 27 paesi membri dell’Unione Europea. Per questa ragione, è stato approvato il 21 luglio 2020 il “Next generation EU”, un fondo di 750 miliardi di euro da investire nella ripresa. La Commissione Europea ha inoltre stabilito, in linea con l’European Green Deal, che i paesi europei non spendano meno del 37% del fondo nella sostenibilità ambientale. Il 16 dicembre il Parlamento europeo ha approvato l’accordo che stabilisce come condizionalità nell’elargizione dei fondi il rispetto dei diritti umani. L’Europa ha chiaramente messo per iscritto che saranno bloccati i finanziamenti ai paesi che violano lo stato di diritto. Perché il Regolamento sullo stato di diritto venga messo in pratica, dovremo aspettare che si pronunci la Corte di giustizia europea.

La decisione è ovviamente una risposta alle svolte estremiste, illiberali, antidemocratiche e discriminatorie, che la Polonia e l’Ungheria hanno preso negli ultimi mesi (sebbene la loro mancanza di attenzione verso l’uguaglianza e il rispetto dei principi democratici e liberali non sia mai stata un mistero).

È dal 2015 che il Primo Ministro polacco Jaroslaw Zoczynski, presidente del partito di governo PiS, Diritto e Giustizia, dimostra che di diritto e di giustizia capisce molto poco. La Corte di Giustizia europea non poche volte ha definito le riforme giudiziarie della Polonia contrarie ai principi liberali dell’UE. Infatti, ormai la magistratura polacca non si può più definire indipendente, e lo stesso per quanto riguarda la libertà di stampa, ormai divenuta un vero e proprio mezzo governativo.

Abbiamo inoltre sentito molto parlare della Polonia nel mese di ottobre per le proteste contro la sentenza del Tribunale costituzionale polacco, che il 23 ottobre ha bocciato la parte della legge sull’aborto del 1993, in cui si autorizzava l’interruzione di gravidanza entro le dodici settimane nel caso in cui il feto avesse delle malformazioni e delle sindromi gravi. Ora in Polonia l’aborto è consentito solo nel caso in cui la donna che desidera interrompere la gravidanza abbia subito uno stupro, o nel caso in cui la sua stessa vita sia a rischio. Donne, giovani e studenti sono scesi in piazza contro il Tribunale costituzionale, contro Diritto e Giustizia, e contro la componente estremista dei cattolici che da anni cercano in ogni modo di impedire che la Polonia diventi uno stato laico.

Per quanto riguarda l’Ungheria, la situazione non è meno grave. Quando a marzo Viktor Orban ha ricevuto pieni poteri dal Parlamento per gestire l’emergenza sanitaria, la domanda che ci siamo posti è stata: come è possibile che l’UE tolleri una svolta dittatoriale da parte di uno dei paesi membri? Se guardiamo indietro nel tempo, vediamo come l’Europa aveva protestato molto di più, sensibilizzando l’opinione pubblica, nel 2000, quando in Austria Jörg Haider, presidente di un partito liberal-nazionalista, era entrato a far parte di un governo di coalizione.

Dal 2010 fino a quest’anno Orban ha fatto di tutto per indebolire le sue opposizioni e gli altri poteri, come la giustizia e la stampa. Eppure in Italia, quando abbiamo ricevuto la notizia che in Ungheria anche il Parlamento era stato svuotato della sua autorità, non sono mancate le opinioni dei leader dei partiti sovranisti che dicevano di non essere scandalizzati da questa assunzione dei poteri, dal momento che era stata autorizzata solamente per gestire l’emergenza del Coronavirus. Peccato che qualche mese dopo il presidente Orban ha sfruttato questi poteri per vietare il cambio di sesso per le persone trans-gender. Inoltre, qualche settimana fa, il partito di governo “Fidesz” ha scritto nella Costituzione che la famiglia potrà considerarsi legale solo se formata da un uomo e una donna, i quali dovranno crescere i figli attraverso un’educazione “basata sulla nostra identità costituzionale nazionale e sui valori cristiani”.

Quindi, oltre ad indebolire il potere giudiziario, a limitare la libertà di opinione, a minare le possibilità di costituire uno stato laico, il governo polacco e il governo ungherese hanno preso di mira le categorie socialmente più deboli, ovvero donne e comunità LGBTQIA.

È giusto dunque che l’Europa dia un forte segnale a questi paesi e a chiunque pensi che sia tollerabile che in una comunità che fonda i propri valori e i propri principi sui diritti dell’uomo, sulla solidarietà e sulla democrazia, vi siano delle forze che si arrogano il diritto di limitare i poteri di garanzia e la libertà degli altri. L’Europa ha il dovere di tutelare i diritti, come è avvenuto con la Carta europea dei Diritti Fondamentali del 2000, come sta facendo ora, e come purtroppo avrà occasione di fare in futuro, dato che assistiamo ogni giorno ad episodi di discriminazione, anche da parte di personaggi politici.

È importante che Polonia e Ungheria possano usufruire del fondo europeo solo alle condizioni stabilite dall’Unione. È importante perché nello sfortunato caso in cui in futuro ci ritrovassimo nuovamente in un’emergenza globale, saremmo nella posizione di ricordarci che la tutela dei diritti non deve essere mai trascurata.

MARIA GUERRIERI

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