Author Archives: Alessandro Vigezzi

Chiaroscuro

Sei seduto davanti a me. In silenzio guardi fuori alla finestra mentre versi un po’ di Jaeger nel tuo bicchiere. Butti tutto giù e non mi guardi. Il camino è acceso, mentre gli scoppiettii del fuoco fanno da sfondo a questa situazione imbarazzante. Penso al Natale di vent’anni fa, mentre correvi per la casa alla ricerca dei regali, sorridevi inconsapevole mentre la neve cadeva leggera. Ricordo quando mi hai chiesto la prima tela per dipingere, avevo gli occhi bagnati d’orgoglio. Continua a leggere

Come è detestabilmente banale l’amore

Come è detestabilmente banale l’amore… Ma l’amore è passione e la passione è vita. Ricordi l’aurea mediocritas dei latini? Sono assolutamente convinta che sia il modo migliore per vivere. Ma a cosa servono i buoni consigli se non a non essere seguiti (per poi irrimediabilmente pentirsene)? Non potrei mai vivere a metà, cerco l’estremo anche dove non è necessario. O meraviglioso o mortalmente deprimente. L’amore è questo che dà in fondo (è forse solo un pretesto?). Se è ricambiato è euforica felicità.  Se non lo è,  sconfinata tristezza: crogiolarsi nel dolore con la musica troppo alta nelle orecchie, il maglione umido e salato di lacrime a stento trattenute.
Come è irrefutabilmente banale l’amore… Una convenzione sociale che ognuno si sente imposta, come se senza di esso non si potesse essere felici. Continua a leggere

False fuorvianti speranze

E non puoi (o non vuoi?) farci nulla, la piccola speranza parassita cresce sempre, come le erbacce innaffiate dalla grigiastra pioggia autunnale, non voluta, a discapito dei buoni propositi seminati, curati, concimati con dedizione come i fiorellini che hai provato a piantare nei vasi del terrazzo, stroncati dalla stessa grigiastra pioggia autunnale. La speranza si insinua strisciante nei tuoi pensieri, sfrutta ogni momento di distrazione per tenderti un agguato e imprigionarti in un labirinto di pensieri inutili e costruzioni immaginarie e vane. Come difendersi da qualcosa che, per quanto tu sia consapevole di come ti sta distruggendo, ti provoca un sottile, subdolo piacere, facendosi strada dentro di te, generata spontaneamente nei recessi più involontari dell’inconscio? Estirparla al primo germoglio, sarebbe l’unica soluzione… Ma non te ne accorgi subito; la alimenti inconsapevolmente con le lacrime non versate, con i sentimenti espressi con parole sbagliate nella paura di rivelare troppo, con gli sguardi ansiosi con cui cerchi disperata l’oggetto dei tuoi desideri. E poi… È troppo tardi ormai quando l’hai riconosciuta. È come una malattia che il tempo o un farmaco curano, ma che lascia una piccola, dolorosa, traccia.

Non pensarci!

 MARGHERITA

Editoriali Dicembre

E’ l’ultimo giorno per scrivere quest’editoriale e io sono ancora qui a gingillarmi su cosa sarebbe meglio scrivere. Quando accadono così tante cose in così poco tempo, non riesco mai a bloccarne nessuna su un foglio bianco. Fa paura quando le righe che scrivi sono immensamente in minoranza rispetto al bianco che inquina il foglio. Che mi succede? La penna non si sta scaricando e gli argomenti non sono esauriti, però io non so cosa scrivere, mi sembra tutto banale o già scritto. Allora ho iniziato a chiedermi, perché sto scrivendo? Perché esiste la Lucciola? Ed è da qui che arriva un minimo di ispirazione: per guadagnarmi un po’ di libertà. Perché la Lucciola nonostante gli anni, nonostante tutti i redattori che ha avuto, nonostante le lotte (con la cara Maria Urso erano infinite) è rimasta il mezzo più diretto e accessibile per tutti gli studenti. E’ la nostra boccata d’aria, il nostro modo per dimostrare che andiamo oltre il nozionismo scolastico e abbiamo voglia di creare. La Lucciola continua a vivere perché ogni giorno viene ricreata dagli studenti, dalle idee e dalle riflessioni che portiamo. Nel suo piccolo la Lucciola é la nostra libertà di esprimerci, senza limiti e senza censure. Sperando che questo editoriale non lo legga nessuno perché siete tutti troppo pigri, non smettete mai di cercare e di creare qualcosa di nuovo.

 ALICE SAGRATI

 

Abbiamo deciso di accorpare in questo numero la Lucciola di Novembre e di Dicembre, perché la settimana utile alla pubblicazione è stata… come dire… occupata. A proposito di occupazione, se non ne scrivo in questo editoriale è solo perché ritengo che il mio articolo su Hong Kong esprima molto meglio il mio pensiero a riguardo.

Come probabilmente saprete, da questo mese c’è una novità: la nostra scuola ha un mezzo di comunicazione in più. Si tratta di un programma radio, a cui partecipano anche diversi membri della nostra redazione. Ne consiglio l’ascolto a tutti, perché stanno lavorando benissimo. Abbiamo messo tutte le informazioni nella pagina degli annunci.

Vedere uscire il primo numero della Lucciola di quest’anno è stato davvero un momento meraviglioso, di cui tutti noi studenti del Manara siamo stati protagonisti. Lo sono stati, anche se in negativo, persino quelli che si sentono così superiori da liquidare il nostro giornale come una scemenza. A loro vorrei dire questo: se la chiave del successo è non passare inosservati, allora, cari miei, siamo noi a vincere.

Vorrei ringraziare, uno per uno, i nostri redattori. Senza il loro lavoro e la loro creatività questo momento non sarebbe mai diventato realtà. Ma vorrei ringraziare anche i nostri lettori, che ci hanno rivolto complimenti e hanno avanzato proposte, senza rimanere indifferenti. Il nostro scopo è produrre ogni numero qualcosa che vi faccia riflettere, e voi lo avete fatto. Grazie di cuore.

Spero che durante le vacanze di Natale, fra un panettone e un agnello, fra il riposo e le feste, vi godrete anche questo giornale.

Auguri e, soprattutto, buona lettura.

 

 ALESSANDRO VIGEZZI

Hong Kong e una domanda: cosa possiamo fare veramente per cambiare il mondo?

ImmagineVoglio fare qualcosa di controcorrente. Voglio scrivere della rivolta di Hong Kong quando si è ormai spenta, e in pochi ne parlano ancora. Eppure, quello che sta succedendo laggiù ha davvero tutte le caratteristiche (o per meglio dire gli attributi) per essere interessante.

Prima di tutto perché ne possiamo trarre un ottimo insegnamento. È sufficiente porsi la domanda: cosa provano di più le persone che hanno occupato Hong Kong? Una profonda, idealistica tensione politica, o la soddisfazione di essersi guadagnati delle vacanze extra? Non penso possa esserci il minimo dubbio sulla risposta…

C’è però un altro motivo per cui quel piccolo territorio sulla costa del Canton, nella Cina Meridionale, è così affascinante: perché è, in tutto e per tutto, un’eccezione. A cominciare dalla sua storia. Continua a leggere

Tempi duri per Obama

Non si può negare che Barack Obama sia l’uomo più influente del primo quindicennio del nostro secolo.  È stato il primo afroamericano a insediarsi nella Casa Bianca, ha vinto il premio Nobel per la pace, ha fondato la sua politica sul sostegno dei ceti meno abbienti (mai accaduto lì in America), il popolo statunitense l’ha riconfermato presidente nel 2012, fino al 2016, quando scadrà definitivamente il suo mandato. Ma dal primo gennaio dell’anno a venire il suo potere sarà limitato. Tutta colpa della tornata elettorale di medio termine che, come da prassi, si è rivelata scomoda per il presidente in carica, che si è visto sottrarre la maggioranza del Congresso  anche al Senato, -7 seggi persi- e sarà costretto a governare gli ultimi due anni da dame duck (anatra zoppa ), sapendo che la maggior parte delle riforme da lui  proposte non saranno approvate dal Congresso. Continua a leggere

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