Divergenze, fumo di sigarette e libri di Reyes sparsi per terra

Mi versi del whisky mentre mi guardi in silenzio. Sono seduto su una poltrona in pelle, una delle tante cose che ci ha lasciato in eredità tua madre quando è morta. Ci ha lasciato solo mobili e casse di frutta sciroppata. Mi sono detto “meglio di niente”, e abbiamo accumulato tutto in questa stanza. Questa camera la chiami “stanza della memoria”. C’è accatastato di tutto, da vecchi quadri che facevi quando ancora eri giovane e bella, a collezioni di medagliette al merito di quando ero scout. È una stanza terribilmente patetica. Continua a leggere

Lettera a Roma

Ciao Roma,

per amarti non serve avere un poster in camera dove c’è il capitano circondato da bandiere giallo-rosse… Non serve essere romanisti per amarti, perfino i laziali ti adorano. Anche chi è lontano da te, ti conosce e ti reputa fantastica! Vederti da turista è un altro conto, un’altra emozione; non l’ho mai provata ma deve esser bello avere il tempo di vedere il Colosseo al tramonto… pensa che all’imbrunire l’ho visto una volta sola… Continua a leggere

C’era, una volta, Light

Light se ne stava lì, appollaiato sul davanzale consumato della finestra della sua cella… della sua stanza. Ormai conosceva a memoria il paesaggio che si ritrovava a fissare per ore, da anni. Delimitato dagli spigoli di una comune finestra, quel viale era rimasto intatto, immutato, contrariamente alla persona che continuava a fissarlo imbronciato, dal sottile vetro opaco che rigidamente lo estraniava da quel quadretto urbano. Continua a leggere

Editoriale Alessandro Vigezzi

Prima dell’estate dell’anno scorso, della Lucciola pensavo esattamente questo: che era un giornalino di istituto come tanti altri, con lampi di genio ma anche un po’ sconclusionato, interessante ma non al punto da meritare più di tanta attenzione. Quando è uscita di nuovo, con il mio primo articolo, un giorno di fine Novembre, mi sono trovato fra le mani qualcosa di meraviglioso.

A convincermi a partecipare sono stati Guido Panzano e Luca Zammito, due persone eccezionali che ho avuto la fortuna di incontrare e con cui,  parlando, avevo intuito che la Lucciola stava per essere rivoluzionata: dall’anno scorso, infatti, ha per la prima volta un’organizzazione stabile, con uno “zoccolo duro” di gente che si impegna a mandarci elaborati ogni mese, una buona impaginazione, e, da questo Luglio, un sito web dove d’ora in poi uscirà la versione online  (tutte le informazioni sono nella pagina degli annunci). Insomma, abbiamo conquistato, credendoci e impegnandoci, un mezzo del tutto nuovo ed efficiente per esprimere la creatività che è sempre stata in tutti noi. I numeri degli altri anni sono stati il preludio di ciò che abbiamo adesso.

Forse qualcuno di voi potrà pensare che si stia dando un’importanza eccessiva a un giornale di scuola. Ma io in questi mesi, lavorando come caporedattore prima e come direttore adesso, scrivendo sempre, mi sono reso conto di quale sia il motivo che rende il nostro giornale speciale e con così poco in comune con qualsiasi altro mezzo di informazione, anche con molti altri giornali scolastici. Un motivo che può essere riassunto in questa frase: chi scrive sulla Lucciola ha la possibilità di essere creativo e fuori dagli schemi finché vuole.

Può essere originale: non cerchiamo articoli di giornalismo classico,  non imitiamo (come qualcuno l’anno scorso ha insinuato) la Repubblica o il Corriere della Sera. Sarebbe un attività utile e divertente anche quella, ma il prodotto finale sarebbe la brutta copia di qualcosa inevitabilmente migliore, con pochi spunti innovativi.  Può essere profondo: non abbiamo, come i social network, il limite di 140 caratteri. O di una foto. O di un post. E non siamo neanche schiavi dei “mi piace”. Chi fra di voi mostra in questo modo le proprie idee, le proprie passioni e la propria vita agli amici e al mondo, ha a disposizione mezzi rapidi ed efficaci, ma anche superficiale. Non riesco a non pensare alle parole del grande Nanni Moretti: chi parla male, pensa e vive male. E se si comunica sempre in maniera superficiale, non si rischia di pensare e vivere in maniera superficiale?.

Ma c’è anche qualcos’altro che ci distingue. Qualcosa che molti di noi fanno inconsciamente, e che io voglio mettere nero su bianco: mostriamo quello che proviamo in quello che scriviamo. Gli articoli devono essere artisticamente belli come i racconti, le poesie e i disegni. Non si può trascurare di presentare fatti e esprimere opinioni, però non è tutto. Di opinioni di gente più esperta di noi e di informazioni più precise delle nostre se ne trovano in abbondanza. Si studiano a scuola e si leggono su libri, giornali e siti Internet. Non si può perdere l’oggettività, ma sono le sensazioni che mettiamo a rendere le nostre opinioni e informazioni in grado di poter interessare i nostri lettori più di qualsiasi altra asettica opinione e informazione. Sono loro ad accendere le menti, a farle pensare, sognare, discutere e agire. E sono loro ad animarci quando scriviamo.

Spero che i nostri numeri riescano a suscitare tutto questo in voi, anche se con un solo articolo, un solo racconto, o addirittura una singola frase o disegno. Se vorrete dire la vostra, scrivete anche voi. Se non vi piacciono i pensieri che pubblichiamo, esprimete i vostri e scrivete cose completamente diverse da quelle che sono state scritte.

Perdonatemi se mi sono dilungato, ma questo è il primo numero e volevo dire davvero tutto.

Quello che conta è nelle prossime pagine. Leggete e informatevi, emozionatevi e riflettete.

Buona lettura.

 ALESSANDRO VIGEZZI

Editoriale Alice Sagrati

“La malinconia te la portavi addosso come un profumo e la tragedia era l’unica situazione umana che capissi veramente. Se una persona non era infelice, non ti interessava.”

Descrive così Oriana Fallaci in qualche giorno freddo del Novembre del ’75 forse il più grande intellettuale dello scorso secolo. Pier Paolo Pasolini era stato massacrato e ritrovato all’Idroscalo di Ostia, ucciso in una notte vuota e silenziosa.

La lunghissima e devotissima lettera scritta dalla Fallaci é forse l’inno miglior riuscito a Pasolini, una lettera intima, semplice e terribilmente sincera. Racconta dell’antitesi tra le loro persone, l’attaccamento alla vita e la durezza di ogni piega del carattere della Fallaci, l’attaccamento alla morte e la dolcezza quasi intoccabile di Pasolini.

La filosofia Cristiana spesso citata da Pasolini, che delineava tratti propri del suo carattere, la sua continua ricerca della salvezza per giustificare il peccato, la poca comprensione della Fallaci, ma anche la sua immensa stima, tanto da averla ispirata nella stesura di “Lettere a un bambino mai nato”.

La gentilezza innata di Pasolini, l’aiuto vitale che diede a Panagulis nella traduzione delle sue poesie, non si tirava mai indietro quando si trattava di migliorare qualcosa.

Le memorabili foto che ci rimangono del poeta insieme a Veltroni e ad Adornato nelle manifestazioni contro la guerra in Vietnam, era il 1968 e Roma brulicava di bandiere nel cielo.

La Fallaci conclude la sua lettera descrivendo la morte di Pasolini come una luce che si é spenta, ma io dopo quasi trent’anni posso affermare che forse nessuno é mai riuscito a spegnerla davvero.

Nella speranza che non si spenga mai e che la cultura continui a rigenerarsi, vi passo il testimone e vi invito a prendere in mano le penne.

La Lucciola é il primo passo verso una strada ripidissima, siete pronti ad accenderla?

 ALICE SAGRATI

Editoriale Marco Cilona

Carissimi lettori,

scrivo il mio primo editoriale per ricordarvi l’importanza di questo giornale scolastico e dell’impegno profuso da scuola e redattori per fornire all’istituto il primo numero della Lucciola. Ci prefiggiamo di pubblicare 7 edizioni, una per ogni mese tentando  di emulare e superare lo straordinario lavoro dei nostri predecessori (Guido Panzano, Luca Zammito, Sofia Zollo) che colgo l’occasione di ringraziare. Esorto infine voi manarioti a scriverci qualsiasi cosa abbiate in mente, perché questo giornale è un occasione unica per esprimere liberamente il vostro pensiero e  i vostri interessi, per mettervi in gioco, cercare di migliorarvi sempre e crescere.  Siamo una delle poche scuole ad avere un giornale d’istituto serio con una redazione stabile e professionale, quindi non sprecate questa occasione unica. Se non siete convinti, almeno provate, se siete timidi, usate uno pseudonimo al posto del vostro vero nome,  ma non rimanete inoperosi. Credo nel ruolo che la Lucciola possa ricoprire all’interno dell’istituto come veicolo di informazione giovanile, e spero che il vostro sostegno non ci manchi, perché le idee partono da voi. Il giornale è vostro .

 Vi ringrazio, e vi auguro buona lettura .

MARCO CILONA

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