Sogno mattutino

O cielo del mattino
il sole è prossimo allo zenit
e la tua tinta è celestiale
come il pastello di un bambino

ma oltre il tuo azzurro
incombe un nero denso
e tu sei carico di vapore acqueo
che emette un armonioso scampanio
mentre sale ad altitudini magnetiche
e che gli uomini rimpiangono
quando attraversano le sabbie. Continua a leggere

Le ultime lettere di Alessandro De’ Medici

4/6/’16

Ormai non ho molte possibilità. So che mi sta osservando e che non posso uscire dalla sua morta pupilla. La sua espressione è di ghiaccio, pallida, come se la luce della luna riflettesse così tanto quella del sole da colpire con tanta forza la sua pelle e renderla accesa, ma non basterebbe tutta la luce dell’universo a dare vita a quegl’occhi. Continua a leggere

La forza della carne

La sua mano accarezzò la pelle del ragazzo dalla guancia destra fino a dietro l’orecchio, sul collo. Poi, con l’altra mano, accarezzò la guancia sinistra fino alle spalle dell’orecchio sinistro, sul collo. La pelle del ragazzo era così soffice e liscia. Il giovane allora cominciò a togliersi la sua camicetta bianca per il piacere di chi lo desiderava. Continua a leggere

Canto di cigno

Siamo onesti, tirare le fila di un periodo come cinque anni non è semplice. Se questi anni sono poi quelli del liceo, la cosa si fa tragica. Li ho sentiti chiamare in molti modi, “I migliori anni della tua vita”, “il tempo della spensieratezza” (seh….), “gli anni che non dimenticherai mai”. Non li dimenticheremo, è vero. Ognuno recherà con sé istantanee diverse di questo tempo, foto sbiadite che si cerca disperatamente di distinguere, immagini buffe, attimi di pura leggerezza, momenti di nostalgia. Continua a leggere

Addio al liceo

Sono stati cinque anni lunghi e pieni, animati dalle bizzarrie e dall’estro dei nostri compagni e professori, e conditi dai loro colpi di genio ed eventuali strafalcioni bipartisan.

Il nostro pane quotidiano sono state clamorose rimonte notturne prima dei compiti in classe, di tale portata da far impallidire l’orgoglio di Nibali, improvvisazioni di argomenti affatto complessi di fronte alle quali i migliori musicisti jazz, sconsolati, appendono i loro strumenti al chiodo, pianificazioni strategiche di futuri programmi di studio alternate a più realistici momenti di ozi di Capua, stravaccati sul divano, da causare la disfatta di almeno una dozzina di Annibali. Continua a leggere

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