Canto di cigno

Siamo onesti, tirare le fila di un periodo come cinque anni non è semplice. Se questi anni sono poi quelli del liceo, la cosa si fa tragica. Li ho sentiti chiamare in molti modi, “I migliori anni della tua vita”, “il tempo della spensieratezza” (seh….), “gli anni che non dimenticherai mai”. Non li dimenticheremo, è vero. Ognuno recherà con sé istantanee diverse di questo tempo, foto sbiadite che si cerca disperatamente di distinguere, immagini buffe, attimi di pura leggerezza, momenti di nostalgia. E infine foto che provocano in noi un misto di gioia e malinconia, dolore forse; quelle foto nascoste nei cassetti perché non dovevano essere in vista…ma nemmeno buttate. Magari c’è chi non vorrà ritenere questi anni importanti, chi li penserà come una banchina di passaggio ad una stazione. Hai scambiato due parole con chi aspettava il treno con te, hai trovato qualcuno simpatico, qualcun altro un autentico stronzo, qualcuno non lo hai trovato e basta…ma insomma, niente di più.

Ecco, io non sono per questa visione. Anche se non sarà chiaro cosa abbiano lasciato in noi questi cinque anni di imprecazioni contro lingue morte, isomerie varie e imbecillità umana, non credo di dover dire a nessuno che qualcosa è rimasto. Pur se indefinito, sfumato come quei selfie (oddio quanto sono moderno ho scritto una parola di questo secolo!!) che escono mossi perché trema la mano, ma li si lascia comunque nel cellulare perché ” ‘nso’ male”. E’ vero, ci siamo mossi un po’, qualcuno è andato proprio per fatti suoi a volte, ma se osservate, qualcosa si distingue.

Sarà un dipinto venuto “un po’ così”, anche questo è innegabile. Un cadavere squisito. Perdonate ma ci stava tutta.

Certo, non una di quelle robe dadaiste, quelle merd… va bene, torno sul tono “Attimo Fuggente”.

Posso dire che è stato divertente, istruttivo, bellissimo, insopportabile, funesto a volte, non potrò però mai dire che sia stato sbagliato o inutile. Credo che rifarei ogni scelta (anche se…mmmmm, va bene, ce lo ricordiamo per il futuro).

Senza annoiarvi oltre, cari compagni di prossima sventura e carissimi ex compagni di liceo, vi dico che ero tentato di scrivere cornacchia al posto di cigno, poi mi sono detto:” Ti dispiace che questa cornacchia stia per “tirare le cuoia”?”

Da qui il titolo.

Un abbraccio, III A.

ANDREA MASSIMI

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