Trono de che?

“Come faccio convincere delle persone che non mi conoscono che un nemico in cui nessuno crede sta venendo ad ucciderli tutti?” così chiede Jon Snow, uno dei personaggi principali di Game of Thrones. La serie del 2011 prodotta dalla HBO narra le storie di personaggi fantastici, intrighi di potere, draghi ed estranei.

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I segreti dello Stregatto

Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide un gatto sull’albero.
«Micio del Cheshire che strada devo prendere?» chiese.
La risposta fu una domanda:
«Dove vuoi andare?»
«Non lo so», rispose Alice.
«Allora, – disse il gatto – non ha importanza»
«…basta che arrivi da qualche parte» aggiunse Alice come spiegazione.
«Oh, di sicuro lo farai» disse il Gatto, «se solo camminerai abbastanza a lungo.»

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Il desiderio di potere e la ricerca dell’umanità

“Il grande dittatore”, film di Charlie Chaplin, è uscito nel 1940 negli Stati Uniti, durante la Seconda guerra mondiale. Il regista, attore, comico, sceneggiatore, compositore interpreta due ruoli: un barbiere ebreo che torna nel suo ghetto dopo aver perso la memoria combattendo nell’esercito nella prima guerra mondiale, e Adenoid Hynkel, temutissimo dittatore della Tomania. Questi nomi non sono altro che degli pseudonimi per Adolf Hitler e per la Germania nazista che Chaplin ridicolizza.

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Lo scrivo per te

L’altro giorno stavo passeggiando in maniera sconsolata e distratta per le strade (non è l’inizio di una fanfiction) e osservando una vetrina mi sono imbattuta in questo.
Molti si domanderanno cosa mi abbia spinto a fotografarlo o cosa mi abbia colpito in un manichino, quelli che hanno guardato la foto per più di 7 secondi si staranno chiedendo che negozio fosse per vendere un abito di questo colore pesca-rinsecchita ma solo chi ha osservato la foto con attenzione avrà notato.

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Componimenti creativi

Cose importanti

Persa
Per sempre
Mai più tornerò
Ormai un’ombra che cammina
Sembra veramente che sia io
Ma non è vero
Non ci sono più
Perché per me non ci sei più tu
Lacrime amare sui tempi che furono
Questo è rimasto di me
Errori
Dubbi
Rimpianti
Niente più
Anche prima ero questo
Ma avevo te
Come tu avevi me
Ora non ti ho più
E la mia vita tu l’hai persa
Da qualche parte
In mille pensieri
Più importanti

BESHE

Un attimo di eternità

Sull’ombra delle comete si trova sommersa una regione infinita, dimora di minuscole
stelle. Tra tali astri sorgono le tracce luminose di vie sconosciute. Oltre i sentieri dorati
esiste un luogo immerso nelle profondità dell’universo, lontano si muove sfuggente.
Invano lo cercano.
Qui l’eternità non potrà mai eguagliare l’attimo in cui cominciai ad esistere.
Nessun istante sarà mai come il momento in cui emersi dal mare al centro del cosmo.
Dapprima senza volto, nell’oscurità vagavo. Poi nel fulcro celeste ho assorbito una stella
cadente, nelle profondità dei miei occhi sono apparsi circuiti dorati, mi sono mossa tra gli interminabili legami di un alfabeto vermiglio. Brillando di autentica luce sono diventata una stella vivente.

BIANCA DELLA GUERRA

Retrouvailles

Vorrei che non mi importasse
Come faccio finta di fare,
Di cascare dalle nuvole quando
Sento il tuo sguardo gravare,
Vorrei non dover chiedere di te,
Ma non è vero niente
Mi importa
Sempre troppo di tutto.
Non ti cerco,
Ma non dimentico
Come eravamo soliti parlare,
Occupavi un posto troppo grande
E adesso è strano.
Ogni cosa finisce,
Bisogna ricordare
Il passato solo quando ci fa piacere,
Come eravamo prima.
Continuo a volerti
Bene,
Ma non ho più voglia
Di dirti niente.
Ho fatto quello che potevo,
Il tuo silenzio l’ho capito.
Basterà fingere che
Non esisti più
Non mi manchi più
Finché non sarà vero
Perché tanto tutto passa

HYGGE

Morte

La pioggia batte lieve sulle finestre. Prendo una delle gocce solitarie. Sai come fanno i bambini? Scelgono una goccia sul finestrino della macchina e poi tifano per lei in una gara immaginaria.
Hai dimenticato di abbassare le serrande e la luce della mattina presto filtrerà dall’esterno e vi sveglierà . Lui probabilmente brontolerà. Lo hai tenuto sveglio tutta la notte con i tuoi baci e i tuoi occhi supplicanti.
Ti guardo. Il respiro gonfia il tuo petto.
Sei adorabile così addormentata. I tuoi occhi sono chiusi, in un dolce abbandono, i tuoi capelli biondi sono sparsi sul cuscino. Sei il ritratto della serenità, una moderna Rosa Spina. Capisco perché lui ti ami.
Sono entrata dalla porta principale, le serrature non mi hanno mai fermato. Lui, giovane dalla pelle scura ti stringe nel sonno. Siete avvinghiati, abbracciati. Bellissimi. Otello e Desdemona prima dell’orrendo finale. Lui non è un maniaco della gelosia. Mi siedo a contemplare i vostri corpi caldi. Il suo collo è esposto, macchiato del tuo amore. Ho l’impulso di sfiorarlo.
Riesco a immaginare la vostra vita insieme. Il matrimonio.
Tu hai un lungo abito bianco, lui è vestito elegantemente. I vostri bambini sono adorabili. Due. Il più grande si innamorerà dei fiori e della loro vita. Sua sorella amerà le stelle della notte blu come i suoi occhi.
Avrete una vita bellissima.
Avete una vita bellissima.
Avreste avuto una vita bellissima. Ma ormai il gas ha corso per ogni stanza. Il vostro gatto già si struscia sulle mie gambe, se ne è andato nel sonno. Mi sporgo sul letto, e deposito un bacio casto sulle labbra carnose del tuo compagno di vita, futuro padre dei tuoi figli. Bacio anche te, persa fra le mie braccia. Il mio bacio non ti sveglia però. La vita non è una favola e tu non sei RosaSpina.
Come fumo mi dirigo alla prossima casa. Il mio lavoro non finisce mai. La tua distrazione ha condannato anche i tuoi vicini. Non c’è mai riposo per la morte.

STYX

Ci vediamo in giro

Ci vediamo in giro
Io ho pensato
Ascoltando gli occhi tuoi
Mai uno sguardo complice
Io ho incontrato
Abbracciami come vuoi
Mai un tocco fugace
O è solo una fantasia della mia biro?

HYGGE

Contrasti

Ogni giorno un fiore sboccia
Ma ce n’è un altro che appassisce
E per ogni persona che nasce
C’è una vita che finisce
C’è sempre una lacrima
Ma c’è sempre un sorriso
E per ogni inferno
Esiste un paradiso

SIMONE GRAPPASONNI

I sette giorni di fuoco

Quando gli alti guerrieri di cenere si muovono nella nebbia il mondo va a
fuoco. Quando la luce diventa rossa la notte e il mare si tingono di vermiglio,
macchiati dal sangue arroventato dei soldati titani.
Arrivano, arrivano gli dei di macchine e ingranaggi.
Arrivano, arrivano gli dei dei della miseria che inghiottono la terra.
Arrivano bagnati dal sangue della stirpe maledetta. Si trascinano per le lande
fumose, camminano lenti in mezzo al mare di miasmi velenosi. Programmati
per recidere legami avanzano tra i cocci scheggiati, portavoce d’un era
morente.
E così… quando le divinità guerriere deformarono lo spazio, in una notte senza
luna, l’ultima cosa che l’umanità vide fu una falce, una falce di luna.

BIANCA DELLA GUERRA

Ponti di libri e muri di fango

Ve voglio raccontá na breve storia
Che è vera, nun me devo inventá gnente
Na robba che fa parte daa memoria
De tanta popo tanta bella gente
Se tratta de ‘n fattaccio capitato
Na cinquantina d’anni ormai saranno
Che l’ha lasciati tutti senza fiato
Così m’ha detto er nonno raccontanno
Nun so se siete stati mai a Firenze:
È lì che gli è caduta, pè sventura,
Na quantità de acqua che, potente,
Coprì de fango tutto e de paura
Potete immagginá sortanto er danno
Ae case, alli viali, ai monumenti
Ma quello che ve vado raccontanno
È tutto quer popò de documenti
De libri, d’ogni epoca e ogni lingua
Che staveno a rischiá d’esse distrutti
Da quella catastrofica fanghiglia,
E annaveno sarvati; e che li butti?
Pe fa partí sti grandi sarvataggi
Se fecero catene de persone
E no de gente solo dei paraggi
Ma de ragazzi giunti da ogni dove
Veniveno dar nord, dar sud dar centro
Da tutta Italia, e pure dar di fori
Da tutta Europa, tutti in gran fermento
Pe anná a sarvá quei libri, quei tesori
Perché v’ho raccontato sta storiella?
Che c’entra mò sta robba che v’ho detto?
E c’entra sì si annamo un po’ a vedella,
Si la capimo, si c’entramo dentro
Perché quei libri tanto sventurati
Nun so soltanto libri de Firenze
So libri che, seppur manco sfogliati
Hanno riunito tutta quella gente
Cioè nun è servito manco aprilli
Pe fa che s’attivasse la magia
De fa sta tutti insieme e ben tranquilli
A fa ch’ogni litigio annasse via

E beh ve sembra che non sia abbastanza?
Se fossimo davero tutti insieme
A andá contro sto fango de ignoranza
Ve pare che nun se starebbe bene?
Envece stamo qua a fasse la guerra
Appresso ad ogni slogan roboante
E i libri se ne restano pe terra
Ai piedi de sto popolo ignorante
E sì che poi sto fango se ndurisce
E forma questo muro così spesso
Che te fa litigá, che t’abbrutisce
E nun te fa conosce chi c’hai appresso
Allora ritiramo su sti libri
Pulimoli, proviamo ad asciugarli
Che questa volta er fango è popo tanto
E nun è così facile sarvalli

ANDREA CRINO’

Ciechi

Guardami
Cammino senza meta
In un mondo fatto di arrivo
Guardami
La mia gente parla
Ma in realtà da dire ha poco
Guardati
Se ti osservi allo specchio
Sei l’immagine di ciò che non sei
Guardati
Urli in mezzo al popolo
Ma nessuno vuole ascoltarti
Guardiamoci
Togliamo le nostre radici
E moriamo lentamente
Guardatevi
Un giorno i vostri figli
Vivranno in un mondo
Che ha trovato nel rumore
Il suo più grande silenzio

CS

Pare che mò semo maturi

È giunto ormai er momento dei saluti:
Dovemo salutà ste quattro mura,
Che pè sti cinque anni c’hanno avuti
E che lascialle mette ‘n po’ paura.

“Ao” fa dice “beh sete maturi,
È pure giunta l’ora d’annà avanti”
Ma quanto so’ più semplici i futuri
Sognati ancora dietro a questi banchi.

E mò pare se debba fa sur serio,
Se debba costruì questo futuro
E forse semo pronti, pare vero,
che questo vole dì l’esse maturo.

Ma forse a noi, che semo stati grandi
da quanno c’è iniziato a convenire;
che pure da quartini, alti du palmi,
più grandi volevamose sentire,

adesso che lo semo pè davero
ce fa ‘n po’ più paura, ‘n po’ d’ansietta
er fatto de lasciasse tutto dietro,
che sai che lasci e nun cosa t’aspetta.

ma insomma si quest’anni l’hai vissuti,
co’ spirito gajardo e bella gente
quell’ansie e quei problemi che c’hai avuti
in fondo poi nun contano più gnente

rimangono sortanto i bei ricordi
insieme a quell’amici che c’hai accanto
e quelli e questi rendono più forti
e io dei miei di certo me ne vanto

perciò quarcosa dietro te lo porti
e questo è quel che serve pè fa er salto
nun so quanto a sto mondo glie ne importi
ma semo grandi e mò stiamo arrivando

ANDREA CRINO’

Un’unica emozione

L’istante proietta un tuono in una notte sferica, apre uno squarcio delineato dall’immagine
di un ago boreale. La luce del caos apre una finestra d’ordine in un mondo di fiamme.
Mentre irradia il mondo degli spiriti io mi fondo con una successione di voci. Divengo un
cuore sconosciuto. Un’unica emozione che annulla tutto il resto.

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