Category Archives: Racconti

Il Ponte dell’Angelo

Il sonno si stende uniforme sulla città e nulla, o quasi, si muove. Solo, verso est, qualcuno arranca in prossimità del ponte cercando un sole nella notte profonda.  Giunto sul posto incrocia i primi sguardi di pietra. Non si ode un suono. “A voi non importa vero? Il dolore non vi sfiora per niente. Voi, con quelle pupille di marmo, e quelle ali granitiche incapaci di desiderare l’aria.”  Continua a leggere

Risveglio

Schiudendosi pian piano, i sensi, come i petali di un fiore, lasciavano filtrare via il sonno e riprendevano, così, coscienza del mondo ormai dimenticato dalla sera prima. Lentamente, ogni centimetro di pelle, ogni nervo, veniva invaso dall’impercettibile forza vitale che, passivamente, tutti i giorni, spingeva Mary a trascinare avanti le ruote cigolanti della sua vita, talvolta troppo arrugginita. Continua a leggere

Disfacimento

Sentiva qualcosa premere dal profondo. Tentava di soffocare il sorriso che le irrompeva viso. Lo sguardo, quasi timido, rivolto verso il basso. Si aggiustò con la mano un ciocca di capelli dietro l’orecchio. Un lieve rossore albeggiava sulle guance. Non riusciva a non essere felice. Una sensazione così remota da apparire nuova. Espirò sollevata. Ogni tanto un qualche pensiero più oscuro le veleggiava sotto forma di nuvole nella testa, ma subito si adoperava per soffiarlo lontano. Il piede si muoveva ritmicamente impaziente. Nell’aria vibrava energia mista a un certo sentore di malinconia che per il momento non la riguardava. Ancora no. Ancora per poco, questioni di minuti. Le persone attorno a lei invece sbuffavano, alcuni in preda all’ansia, altri in meticolosa concentrazione. “Concentrati” si diceva… ma l’euforia del momento prevaricava prepotentemente qualsiasi tentativo di serietà. Era l’ultima versione di greco della sua vita.

(Sopravvivremo. Speriamo non esca Tacito)

 FELIX

Dan l’Italiano

“L’etica – un’etica non ideologizzata – consente di creare un equilibrio e un ordine sociale più umano.” Cit.

Ricordo Dan. Era un ragazzo giovane, dai corti capelli neri e dagli occhi verdi e luccicanti che solo la gente di buona presenza può avere: quelli come lui, insomma. A Dan piaceva correre, beveva poco ma soprattutto gli piaceva guardare in alto: la sua passione erano gli aquiloni, li aveva sempre amati fin dai tempi della sua prima giovinezza. Si era trasferito da qualche anno in Italia, non parlava ancora bene la lingua ma era riuscito ad aprire un fiorente negozio, diventando il fornitore del suo quartiere: era simpatico a tutti, forse era per quella sua amica… mi pare la chiamasse Dalia, ma i ricordi si fanno confusi ormai. Continua a leggere

Otto del mattino

La guardavo in estasi, le braccia sottili, capelli lunghi svolazzanti al vento. La mattina calcolavo meticolosamente il momento in cui sarebbe passata. Allora camminavano insieme per un tratto di strada, poi io giravo da una parte, lei svoltava dall’altra. Avanzava spavalda, elegante, con quello sguardo acuto. Io l’amavo, nessun dubbio. Non la conoscevo eppure l’amavo, l’amavo, l’amavo. Continua a leggere

Jerry Cliffordy

Questa è la storia del mio amico Jerry Cliffordy. Nato e cresciuto nel Tennessee Jerry era un ragazzo semplice di buone maniere, che rivolgeva sempre il saluto a chiunque incontrava anche se non lo conosceva. Era anche un po’ tardo ma io non gli davo troppa importanza. Egli era un poeta. Un giorno mi raccontò di un promontorio a strapiombo sul mare così alto che potevi vedere tutto l’oceano, le terre dopo di questo e, se ti ci impegnavi, anche quelle dietro la linea dell’orizzonte. Gli chiesi di portarmici. Mi rispose che aveva il terrore di tornarci. Gli chiesi, scherzando, se le vertigini gli facessero tremare le ginocchia, ma divenendo per la prima volta serio mi rispose: “Non ho mai temuto l’altezza ma ho sempre avuto paura di trovare una volta il coraggio per provare a volare”.

8

La Caduta

“Guarda fratello come splende l’aurora”, il giovane osservava le alte nubi rosate. L’altro si pose al fianco senza distogliersi dalla dolce vista del nuovo giorno. “Credo sia l’ultima per me, il sole non può tornare sui propri passi.”
“Perché sei stato così superbo? Perché generi dissonanza?” chiese l’altro. “Un tempo eri d’esempio per noi…”.
“Sai, penso che le stelle più luminose siano le più belle” disse il giovane “muoiono presto, è vero. Tuttavia brillano al culmine della gloria, della luce più impetuosa e abbagliante. Possiedono la grazia audace della giovinezza.”
A quel punto l’altro lo scosse afferrandogli il braccio:” Ma non capisci? Non vedi il tuo errore?”. Continua a leggere

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