Proemio
Cantami o Diva
anzi non cantarmi niente
che non ho voglia
di sentire altri rumori
mi bastano le macchine
e le urla dei vicini. Continua a leggere
Cantami o Diva
anzi non cantarmi niente
che non ho voglia
di sentire altri rumori
mi bastano le macchine
e le urla dei vicini. Continua a leggere
#è una voce esterna che sussurra, in scena cadono, come neve, foglietti di carta. La luce è accesa, neon. I foglietti cadono sulla testa di chi guarda.
Io sono qualcosa che nel tempo passa, io sarò tutto e niente.
Io piango per quello che conosco e anche per quello che non conosco, perché non potrò capirlo. Tu mi crei e tu mi modelli. Tu mi logori, tu mi scordi. Continua a leggere
#nella scena si cammina a schiera incrociata. A gruppi sfalsati ma sempre in orizzontale. Si seguono linee precise. Un “buffone” ha il vestito tutto logoro della principessa che era. A terra nel centro.
Ciò che mi è rimasto è il brutto. Non posso presentarmi. O meglio, potrei ma già mi conosci. Ma tu pensi che non esisto, non mi riconosci. Beh, io esisto così: brutta. Brutta come mi vedi, o, non guardarmi, immaginami come la più brutta. Continua a leggere
Erranti parole. Sfuggenti, troppo forti per attendere di essere scritte. Parole che si compongono da sole bruciandosi così, lettera dopo lettera, al pensiero di essere scritte su di un foglio, che avido si nutre riempiendosi di inchiostro e divorando pensieri al fine di imprigionarle per poi renderle a colui che sa coglierle. Continua a leggere
Era mattina, quella sera, quando M*** mi ha baciato.
Era mattina, eppure era notte fonda dentro di lui.
Pensavo fosse un nuovo inizio, la fine dei miei spasimi, e invece non fu niente di tutto ciò; i miei spasimi si acuirono, i miei affanni si moltiplicarono e le mie speranze, che pur avrebbero dovuto infrangersi, non lo fecero, divennero disperate, mi impedirono – e mi impediscono tutt’ora – di accettare la realtà. Continua a leggere
Non pensi di dover scappare? Non da me, ma con me. Migriamo attraverso verdi e morbidi prati verso alte montagne appuntite, bianche; lasciamoci avvolgere dalla candida neve e tuffiamoci in mare. Perdiamoci in mare. Nei suoi abissi. Lasciamoci colorare dalla vita e manteniamo questo patto. Questa tela che abbiamo tessuto senza neanche accorgerci. Non ti voglio rendere nero, mi piace il tuo essere trasparente. A te piace il mio nero. Seguiamo la vita, scivoliamoci dentro, bruciamoci con i suoi fuochi, camminiamo scalzi sulla sua terra, lasciamoci avvolgere dalla sua aria, bagnare dalla sua acqua. Cantiamo i suoi inni e balliamo sul destino.
ANGELICA
Sono nel bosco e cammino, cerco la mia libertà tra i rovi di queste fronde. Respiro libera, la assaporo per poco, ho paura, è calata la notte. Strani ululati e ringhi sembrano seguirmi ovunque io vada, mi sento fragile, spaesata. Ma dentro di me nasce una sensazione che pensavo di aver dimenticato: sono lupo, gatto, serpente, aquila, verme. Ora quei versi che mi spaventavano mi sembrano voci familiari, e mi addormento, cullata dal vento. Una volta sveglia non riconosco più nulla e i rovi attorno a me sembrano una prigione. Chiudo gli occhi, respiro, e una volta riaperti le foglie del bosco si tingono di blu, e presto come queste tutto. Tutto blu. Vedo l’infinito. Continua a leggere