Gocce nere nell’oceano

Il petrolio è una risorsa del nostro Paese. Il petrolio è un bene da valorizzare. Il petrolio sì, è inquinante, ma in fondo è fondamentale per la nostra economia: infatti quale cittadino non ha depositato in conti offshore i miliardi di proventi che il munifico oro nero gli ha elargito?  Possiamo dimenticarci con tutto comodo del danno cumulativo e silenzioso che esso causa in ogni luogo in cui vive l’Uomo. Basta non essere né medici né disgraziati per non vedere il cancro, per non sentirlo, per non odorarlo, non toccarlo, non conoscerlo, e se lo si è conosciuto dimenticarlo, e se non lo si è dimenticato rimanere apatici, tali e quali come rimarremmo se qualcuno ci spargesse ogni giorno piccole quantità di veleno sul cibo e sul letto. Cosa importa di quello che ci accadrà fra qualche decennio? 

E se ogni tanto il destino si manifesta in anticipo, in maniera evidente – così, per il gusto di sbeffeggiarci – facendo crepare in modo atroce centinaia di animali e spedendo decine di uomini al pronto soccorso in preda alla nausea per il petrolio sul Polcevera, non è certo una tragedia! Come si può essere così infantili e ridicoli da considerarla tale? Ma andiamo!

Noi siamo gente a posto, realista, concreta, piena di buonsenso, con i piedi per terra, mai in torto o illusi, ma sempre un passo avanti rispetto agli altri. Si è trattato di un incidente minore, di una fuoriuscita di media portata messa eccessivamente in risalto dai media… Prima o poi, arriverà anche il disastro in grande scala, ma naturalmente si tratterà di un caso isolato, come questo! Niente panico. Nessun allarmismo. Non sprechiamo energie tentando di risolvere il problema, o di contribuire alla sua risoluzione, o anche solo di pensare di farlo. Andrà tutto bene. Basterà porre una distanza fra noi e la sventura, proprio come adesso. In fondo, è toccato a noi? Abitiamo  forse lassù in Liguria? In quella provincia? In quella cittadina?

“Ma il danno causato dal petrolio è globale, progressivo, e riguarda tutto l’ecosistema. Una zona viene danneggiata gravemente in poco tempo, il resto del mondo lievemente, ma per molto tempo” ribattono gli stolti. Noi li guardiamo con sufficienza, un sorriso indulgente sulle labbra a nascondere un malcelato fastidio. Cosa ci importa degli animali, della salute delle piante, della purezza dell’acqua e del suolo? Forse che viviamo in mezzo alla natura, legati ad essa a doppio vincolo, interdipendenti gli uni dall’altra? Giammai! Noi viviamo nel terzo millennio, abitiamo nel cemento e nella plastica, nel silicio e nel metallo, fra apparecchi digitali e fuoristrada anfibi che non sfideranno mai nemmeno un sassolino sull’asfalto liscio, e ne siamo fieri! All’inferno l’ecosistema! E’ forse affare che ci riguardi? Noi siamo gente a posto, gente di buonsenso! La nostra acqua viene creata dal rubinetto, il nostro cibo viene generato ex nihilo dagli scaffali dei supermercati, l’aria che non ci rendiamo conto di respirare senza mascherina ci è dovuta, così come l’acutezza d’intelletto!

In verità nessuno consciamente pone la questione in questi termini. Inconsciamente, tuttavia, l’immagine cristallizzata nei cervelli è quella di acqua che esce dal rubinetto, di cibo prelevato dagli scaffali, di aria nemmeno percepita. Uniamo a tutto questo una sana dose di razionalizzazione (ad esempio l’imprescindibile necessità di ricavare l’1% del nostro fabbisogno nazionale di fossili dal nostro territorio, e l’altrettanto metafisica verità secondo il quale l’equivalente energetico di quell’1% non può venire dalle rinnovabili), aggiungiamo una buona quantità di irrazionalità (come l’antipatia nei confronti dell’impegno civile e dei turpissimi eretici che lo praticano) e una generosa razione di abominevole pigrizia. Misceliamo il tutto, e avremo ottenuto il più grande e letale complesso di rimozione che l’umanità (non) ricordi.

Ah, come traboccheremo di felicità, il giorno in cui finalmente potremo fare un safari low cost nel deserto appena fuori città, e gli ambientalisti infine chiuderanno le loro bocche idiote per disperazione, non avendo più nulla per cui combattere! Come godremo, di fronte alle loro facce affrante! Faremo dei grandi ciaoni con la mano, esulteremo per la morte della demagogia, rinfacceremo loro i milioni di euro spesi per esercitare il loro diritto e dovere di cittadini, quando invece si sarebbero potuti utilizzare in maniera ben più proficua per istituire un bonus di ottanta euro, fruibili per safari ancora più low cost!

E quando saremo sopraffatti dal calore spaventoso, quando l’aria si farà irrespirabile e l’acqua imbevibile, quando il cibo scarseggerà, noi – ah, che fenomeni che siamo! – faremo quello che abbiamo sempre fatto, perché noi siamo gente a posto: ci rinchiuderemo nelle nostre comode stanze di fronte a uno schermo retroilluminato, a contemplare quanto di più stupido, e quindi tranquillizzante, appaia sul nuovo social che andrà per la maggiore. Ci stordiremo in un estasi panica e formidabile dei ping elettronici che ci segnaleranno tutte le novità più cool e in, e staremo lì, immobili, per ore e ore, deboli scimmie dagli occhi freddi. Patetici, sorbiremo la nostra banana elettronica. Se ci verrà il desiderio di uno spuntino, sgranocchieremo i soldi dei più scaltri tra di noi, che, con nostra colpevole condiscendenza, ci hanno spinto a difendere con l’inazione i loro patrimoni, nell’illusione non solo che fossero anche nostri, ma peggio ancora che fossero più importanti dell’ambiente. Sarà una fine onorevole, degna dei seppuku dei samurai sconfitti, di Catone, di Bruto e di tutti i più grandi suicidi tra i Romani di un tempo, che difendevano i propri valori con la spada, mentre noi, prodi guerrieri, non riusciamo nemmeno a uscire di casa per tracciare una piccola “x” con la matita.

O lettore, tu non sei così, non è vero? Altri saranno tanto stupidi, non certo te. Tu capisci l’importanza dell’ambiente. Purtroppo, però, quello che hai pensato leggendo queste righe e che gli idioti sono tanti, così tanti che non sembra esserci modo di opporsi a loro. Ti verrà la tentazione di essere realista, uno di quelli a posto, e allora vorrai lottare contro l’onda travolgente dell’imbecillità? D’altronde, come recita la giustificazione, le cose andranno come sono sempre andate, e cioè male. Cosa si può fare? Votare, forse. E, magari, convincere qualcun altro a farlo. In pochi ci hanno provato.

Siamo minuscole gocce nell’oceano nell’umanità. Gocce nere, lorde di petrolio. E nessuno di noi ha la forza di mondare l’intero oceano. Ma cosa ci impedisce di purificare noi stessi e i nostri compagni più vicini? Ah, già, dimenticavo: noi siamo gente a posto. E vogliamo continuare ad esserlo.

ALESSANDRO VIGEZZI

Clicca qui per leggere l’articolo di Repubblica sul disastro del Polcevera

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