Monthly Archives: maggio 2015

Disfacimento

Sentiva qualcosa premere dal profondo. Tentava di soffocare il sorriso che le irrompeva viso. Lo sguardo, quasi timido, rivolto verso il basso. Si aggiustò con la mano un ciocca di capelli dietro l’orecchio. Un lieve rossore albeggiava sulle guance. Non riusciva a non essere felice. Una sensazione così remota da apparire nuova. Espirò sollevata. Ogni tanto un qualche pensiero più oscuro le veleggiava sotto forma di nuvole nella testa, ma subito si adoperava per soffiarlo lontano. Il piede si muoveva ritmicamente impaziente. Nell’aria vibrava energia mista a un certo sentore di malinconia che per il momento non la riguardava. Ancora no. Ancora per poco, questioni di minuti. Le persone attorno a lei invece sbuffavano, alcuni in preda all’ansia, altri in meticolosa concentrazione. “Concentrati” si diceva… ma l’euforia del momento prevaricava prepotentemente qualsiasi tentativo di serietà. Era l’ultima versione di greco della sua vita.

(Sopravvivremo. Speriamo non esca Tacito)

 FELIX

Il mio viaggio

Viaggio. Già il solo pensare a questa parola fa aprire un mondo. Sono sicura che, se chiedessi a dieci persone cosa la parola “viaggio” fa venire loro in mente, direbbero tutti cose diverse, ma che, in fondo, si riducono alla stessa cosa: viaggio è evasione, libertà, novità, scoperta. Per quanto mi riguarda, se dici “viaggio”, a me viene in mente un aeroporto. Sarà che ho sempre viaggiato con l’aereo, e quindi l’associazione mi viene spontanea: nella mia mente è da lì che ciascun viaggio comincia.

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Dan l’Italiano

“L’etica – un’etica non ideologizzata – consente di creare un equilibrio e un ordine sociale più umano.” Cit.

Ricordo Dan. Era un ragazzo giovane, dai corti capelli neri e dagli occhi verdi e luccicanti che solo la gente di buona presenza può avere: quelli come lui, insomma. A Dan piaceva correre, beveva poco ma soprattutto gli piaceva guardare in alto: la sua passione erano gli aquiloni, li aveva sempre amati fin dai tempi della sua prima giovinezza. Si era trasferito da qualche anno in Italia, non parlava ancora bene la lingua ma era riuscito ad aprire un fiorente negozio, diventando il fornitore del suo quartiere: era simpatico a tutti, forse era per quella sua amica… mi pare la chiamasse Dalia, ma i ricordi si fanno confusi ormai. Continua a leggere

Otto del mattino

La guardavo in estasi, le braccia sottili, capelli lunghi svolazzanti al vento. La mattina calcolavo meticolosamente il momento in cui sarebbe passata. Allora camminavano insieme per un tratto di strada, poi io giravo da una parte, lei svoltava dall’altra. Avanzava spavalda, elegante, con quello sguardo acuto. Io l’amavo, nessun dubbio. Non la conoscevo eppure l’amavo, l’amavo, l’amavo. Continua a leggere

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