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(Non) è solo un videogioco

Voglio iniziare questo mio articolo con una provocazione, un paradosso in cui mi sono imbattuto qualche mese fa e da cui mi è sorta una riflessione. Avete mai sentito parlare del bonus cultura? Immagino di sì. Comunque, per chi non lo sapesse, si tratta di 500 euro che lo stato garantisce ormai dal 2016 a chi compie diciotto anni. Come suggerisce il nome di questa iniziativa, la somma di denaro è spendibile per tutto ciò che viene considerato “cultura”, con lo scopo di inserire in questo mondo anche i più giovani e permettendo a chi magari non ne ha la possibilità economica di comprare qualche libro o assistere ad uno spettacolo teatrale. Fin qui tutto bene, l’evento che però mi ha fatto storcere il naso è stato, una volta riscattato il bonus, leggere il catalogo di ciò che potevo acquistare: libri, cd, vinili, eBooks e DVD. Nulla di strano direte, ma la mia delusione è sopraggiunta quando scorrendo non ho trovato alcuna sezione dedicata ai videogiochi. Sì, so già cosa state pensando: “i videogiochi?! Che idiozia, quella è roba per bambini, che c’entrano con la cultura!” e cose simili… È proprio questo il punto del discorso, mi sono reso conto, infatti, dell’enorme pregiudizio che gira intorno a questo mondo, non che non ne fossi a conoscenza prima, ma questa cosa mi ha mostrato come non sia colpa dei ragazzi o degli adulti che ritengono i videogiochi “una cosa da ragazzini” ma proprio del background culturale del nostro paese, incredibilmente ancorato alle tradizioni ed estremamente retrogrado, che favorisce e giustifica questa discriminazione nei confronti di quella che è, invece, a tutti gli effetti, una forma d’arte al pari di letteratura, cinematografia e molte altre. In fondo basterebbe allontanarsi da tutta la pubblicità negativa che si fa nei confronti del mondo videoludico, bersagliato continuamente da servizi televisivi più o meno validi e presentato al grande pubblico solo superficialmente, mostrandone soltanto i problemi per capire che ciò che dico non è poi così assurdo. Quante volte avete sentito parlare di “violenza nei videogiochi” o magari di “dipendenza da playstation” e tante altre frasi intimidatorie che vengono dette per sminuire una realtà che sarebbe invece importante supportare e sviluppare? Non è un caso se infatti, in Italia, non esistono case produttrici importanti e la maggior parte delle grandi produzioni provengono dall’America o dal Giappone, paesi in cui lo sviluppo di videogiochi è ben visto e la popolazione è aperta alle novità. Mentre in Italia Le Iene ironizzano sul fenomeno Fortnite, negli USA è uscita pochi mesi fa la notizia che l’università del Tennessee utilizzerà Read Dead Redemption e il suo sequel per un corso di storia americana del 1800/1900. Avendo nominato Fortnite ci tengo a fare una precisazione: come in ogni settore esistono varie categorie di videogames, e quando parlo di giochi come forme d’arte non mi riferisco ovviamente ai multiplayer, che sono in realtà gli unici che godono di una certa risonanza mediatica anche fra chi non si interessa al settore (per farvi qualche esempio: Call of Duty, Fifa, Fortnite etc), certamente divertenti e ottimi passatempo, ovviamente se presi con moderazione (senza addentrarmi troppo nella questione) ma ai cosiddetti singleplayer e a tutte quelle produzioni che si sforzano di raccontare una storia e proporre un messaggio, un insegnamento (The Last of Us, Detroit become human, God of war…). Per riassumere I VIDEOGIOCHI NON SONO SOLO FIFA O COD c’è molto altro dietro: un mondo enorme fatto di storie strappalacrime, emozioni, attaccamento ai personaggi, immedesimazione nei vari eventi e molto altro. Esattamente le stesse cose che cerchiamo nei libri e nei film, che però vengono ben visti dalla critica, possiamo non solo trovarle, ma viverle e “giocarle” in prima persona grazie ad una bella produzione videoludica. Se questo discorso non vi è bastato e credete che sia giusto che non ci siano i videogiochi nel catalogo del bonus cultura vi voglio solo far presente che in prima posizione nella lista dei bestseller fra i DVD è possibile acquistare il film “la vendetta del signor S” dei Me contro Te ed è solo una delle tante assurdità che si possono trovare in lista. Vi invito quindi ad andare oltre i pregiudizi e non fermarvi all’apparenza, a rispettare le opinioni e le passioni altrui e ad esplorare un nuovo mondo che potrebbe interessarvi e trasmettervi tanto ma, soprattutto, vi invito a riflettere sulla condizione in cui si trova il nostro paese estremamente arretrato sotto molti, forse troppi, aspetti.

LORENZO SACCO

C’era una volta Super Mario

Storytelling e videogiochi: è vero che sono un medium “di serie B”?

«La trama in un videogioco è come la trama in un film porno: ti aspetti che ci sia ma non è così importante»

Così la pensava John Carmack nel 1993, e lui di videogiochi ne capiva parecchio: chiunque abbia una conoscenza anche solo poco più che superficiale della materia collegherà infatti prontamente questo nome a DOOM  (della id Software, 1993), titolo che, grazie alle sue innovazioni tecniche e a un gameplay semplice e immediato (condito da una sana e abbondante dose di genuina, ingiustificata e ignorantissima violenza), attuò, al momento della sua uscita, una vera e propria rivoluzione in campo videoludico. Continua a leggere