La svolta di Marrakech

Dopo gli accordi raggiunti a Parigi, la COP si riunisce a Marrakech

Dal 7 al 18 novembre 2016 si è tenuta a Marrakech (Marocco) la 22a Conferenza delle Parti (COP22) dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), in seguito all’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi del dicembre 2015, avvenuta il 4 novembre 2016. La Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, COP21 o CMP11, tenutasi dal 30 novembre al 12 dicembre del 2015, è stata la 21ª sessione annuale della conferenza delle parti dell’UNFCCC del 1992 e la 11ª sessione della riunione delle parti del protocollo di Kyoto del 1997. L’obiettivo della conferenza è stato quello di concludere, per la prima volta in oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le nazioni. Documento finale è stato l’Accordo di Parigi, un accordo globale sulla riduzione dei cambiamenti climatici, il cui testo ha raccolto il consenso dei rappresentanti delle 196 parti partecipanti. Il risultato chiave è stato quello di fissare la limitazione dell’incremento del riscaldamento globale a meno di 2°C rispetto ai livelli preindustriali. L’Accordo prevede un’emissione antropica di gas serra pari a zero, obiettivo da raggiungere durante la seconda metà del XXI secolo. Nella versione adottata dell’Accordo di Parigi, le parti si impegneranno anche a “proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura di 1,5°C”; l’accordo diventerà giuridicamente vincolante se ratificato da almeno 55 paesi che insieme rappresentino almeno il 55% delle emissioni globali di gas serra.

Al COP22 le delegazioni nazionali di tutti i Paesi si sono confrontati sul rafforzamento della risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico, con particolare enfasi rispetto all’aggiornamento e alla revisione degli impegni, alla promozione e alla verifica dell’attuazione degli interventi e al rafforzamento delle attività di supporto finanziario e tecnologico.

Il testo della Dichiarazione di Marrakech recita: “[…] Abbiamo visto uno straordinario slancio sul cambiamento climatico in tutto il mondo e in molti forum multilaterali. Questo slancio è irreversibile e guidato non solo dai governi, ma dalla scienza, dal business e dall’azione globale di tutti i tipi a tutti i livelli. Il nostro impegno ora è accrescere rapidamente quello slancio, insieme, muovendoci in avanti deliberatamente per ridurre le emissioni di gas serra e per sostenere gli sforzi per l’adattamento, quindi favorendo e sostenendo l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile. Noi chiediamo il più alto impegno politico per combattere il cambiamento climatico, come una questione di priorità urgente. Noi chiediamo forte solidarietà con quei paesi più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico, e sottolineiamo il bisogno di sostenere gli sforzi mirati ad aumentare la loro capacità di adattamento, rafforzare la resilienza e ridurre la vulnerabilità. […] Noi chiediamo a tutte le Parti di rafforzare e sostenere gli sforzi per sradicare la povertà, garantire la sicurezza del cibo ed adottare azioni stringenti per affrontare le sfide del cambiamento climatico in agricoltura. […] Noi, le Parti dei paesi sviluppati, ribadiamo il nostro obiettivo di stanziare 100 miliardi di dollari USA. Noi, all’unanimità, chiediamo ulteriore azione sul clima e sosteniamo, ben prima del 2020, di tenere conto delle specifiche necessità e delle speciali circostanze dei paesi in via di sviluppo, i paesi meno sviluppati e quelli particolarmente vulnerabili agli impatti avversi del cambiamento climatico. […] La Conferenza di Marrakech segna un importante punto di svolta nell’impegno a mettere insieme l’intera comunità internazionale per affrontare una delle più grandi sfide del nostro tempo. Mentre si volge all’attuazione e all’azione, si ribadisce la risoluzione a ispirare solidarietà, speranza e opportunità per le generazioni odierne e per quelle future.”

I protagonisti

Donald Trump ha più volte affermato di voler annullare gli impegni presi da Obama per limitare le emissioni statunitensi di anidride carbonica, soprattutto nel settore dell’elettricità (questi provvedimenti in effetti avrebbero condotto alla chiusura di quasi tutte le centrali a carbone degli Stati Uniti), e la sua vittoria potrebbe rappresentare un rallentamento del processo di sostenibilità. Ma non potrà salvare l’industria del carbone statunitense, perché è diventato più economico bruciare gas naturale. La presidenza Trump di certo rallenterà il declino delle emissioni statunitensi di gas serra, ma alcuni semplici dati economici suggeriscono che in realtà queste ultime non aumenteranno, anzi, potrebbero perfino diminuire. Le energie rinnovabili stanno diventando più economiche dei combustibili fossili in molti settori, e perfino Trump avrebbe difficoltà ad aumentare ulteriormente i grossi sussidi nascosti al petrolio e al carbone.

Gli Stati Uniti sono il secondo paese per emissioni di gas serra (dopo la Cina), responsabili di circa il 16% delle emissioni globali; con l’Accordo di Parigi si impegnavano a tagliare questo volume di appena un quarto nei prossimi dieci anni (ovvero circa il 4% delle emissioni globali nel 2025). La Cina è responsabile del 26% delle emissioni globali; terrorizzata dai previsti effetti locali del cambiamento climatico, ha installato più centrali solari ed eoliche rispetto a qualsiasi altro Paese al mondo. Oggi già deriva il 20% dell’energia usata da fonti rinnovabili ed ha per obiettivo di aumentarne la percentuale.

La Francia, che fin dall’inizio si è eretta a paladina della lotta ai cambiamenti climatici, paga l’inesistente fiducia nel presidente François Hollande.

Angela Merkel ha presentato a settembre un piano nazionale sul clima che indica obiettivi generici di tagli alle emissioni, ma non specifica nulla riguardo al come raggiungerli, né fa cenno ai nodi principali come il phase-out del carbone.

L’Italia ha partecipato alla manifestazione in qualità di “osservatore” avendo ratificato l’Accordo di Parigi in ritardo, dopo il voto favorevole del Parlamento del 27 ottobre 2016. Il Primo Ministro Matteo Renzi, il 22 aprile 2016, nel suo discorso al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, in occasione della cerimonia di firma dell’Accordo di Parigi, aveva pure posto l’accento sull’importanza dell’Accordo, ed aveva espresso l’impegno del nostro paese ad agire con responsabilità verso le generazioni future e la necessità di fare la propria parte in un’azione collettiva e condivisa di lotta ai cambiamenti climatici. Ha inoltre dichiarato che il contenuto dell’accordo sarebbe stato considerato come una priorità nella definizione di politiche nazionali, a livello di UE e di G7.

L’Italia è fortemente coinvolta dai mutamenti climatici nel Mediterraneo. Uno studio mostra che se le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare senza limiti, alla fine di questo secolo parte di Marocco, Algeria, Tunisia, Portogallo e Spagna potrebbero trasformarsi in deserto. Anche alcune aree dell’Italia e della Grecia, soprattutto Sicilia e Creta, potrebbero diventare parzialmente desertiche. Solo se le emissioni verranno mantenute in un valore tale da limitare l’aumento di temperatura a 1,5°C non ci saranno cambiamenti negli ecosistemi. Secondo i ricercatori, senza alcun intervento sulle emissioni di gas serra l’aumento di temperatura potrebbe cambiare profondamente la vegetazione: oltre all’estensione delle aree desertiche, si potrebbe assistere alla scomparsa della vegetazione alpina e delle foreste di conifere in gran parte delle Alpi e dei Balcani, nella Turchia orientale potrebbero scomparire le steppe, mentre in gran parte dell’Europa mediterranea si avrebbe un’espansione delle foreste decidue e della macchia mediterranea. Limitando le emissioni e ottenendo un aumento della temperatura di 1,5°C, gli effetti sulla vegetazione non sarebbero superiori a quelli osservati negli ultimi diecimila anni a causa della variabilità del clima. Un aumento di temperatura superiore, tra 2°C e 3°C, può indurre cambiamenti nella vegetazione non avvenuti in precedenza.

CHIARA MARTINA PAPA

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