Leave and let die

L’inconcepibile è accaduto. Una nazione che nessuno si sognerebbe di non chiamare europea è uscita dall’Unione Europea. E’ stata una decisione che ha spaccato la Gran Bretagna, dove il voto dei giovani per il Remain è stato sconfitto da quello dei più anziani per il Leave, dove la Scozia e l’Irlanda del Nord hanno votato in massa per la permanenza nella Ue e ora minacciano l’indipendenza, dove gli stessi cittadini che sono stati conquistati dalla propaganda di Farage e dell’Ukip sono rimasti sconvolti e perplessi.

Nessuno ha attualmente tali competenze da prevedere con esattezza quali saranno le conseguenze dell’esito di questo referendum. Certo è che dal punto di vista economico non converrà a nessuno. C’è addirittura chi sostiene che l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, nel fragile contesto economico attuale, potrebbe avere una portata pari al crack della Lehman Brothers nel 2008. Questo Farage lo sapeva molto bene, eppure non solo ha deciso di correre l’enorme rischio politico di propugnare una simile svolta epocale, ma è anche riuscito a vincere. Com’è stato possibile?

Dobbiamo renderci conto che questo voto è di natura puramente ideologica, non ragionato, che esprime lo spirito di un popolo e di un tempo prima ancora delle più elementari necessità geostrategiche sia della Gran Bretagna che della Ue. Perché è innegabile che la nostra Unione sia per noi l’unica garanzia di sopravvivenza di fronte a un mondo di imperi e potenze gigantesche, con molti più uomini e risorse di noi: dall’America alla Cina fino all’emergente India e alla Russia coesa e aggressiva. L’esultanza di Trump la dice lunga: più l’Unione è divisa, tanto più sarà asservita agli interessi dei più forti. Ora sarà più facile per le prossima amministrazione americana fare breccia con il Ttip nella nostra economia, nelle nostre leggi a tutela della salute e dell’ambiente, nella nostra forza giuridica, nella nostra industria, nella nostra società, minando così alla base la forza dei Paesi del vecchio continente.

L’Unione Europea può funzionare bene o funzionare male. In questi anni è innegabile che stia funzionando male. Ma la nostra unica possibilità di salvezza in un mondo del genere è di farla funzionare bene, e questo è possibile solo stando al suo interno. Uscirne equivale ad abbandonare la lotta, a rinunciare al grande progetto di Paesi diversissimi, eppure geograficamente prossimi, le cui culture millenarie si sono arricchite vicendevolmente in misura sempre maggiore, che collaborano all’unisono per dar vita a una reciproca e pacifica simbiosi in grado di rendere la vita dei propri abitanti migliore e più felice.

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Nigel Farage, leader del partito euroscettico britannico Ukip

La Grecia delle polis è finita preda dei Romani per le sue divisioni. Il crollo dell’Impero Romano d’Occidente è ufficialmente iniziato con l’abbandono della Britannia. Non impariamo niente dalla storia?

Queste tuttavia sono conclusioni opinabili. Quello che è indubitabile è la necessità di un cambiamento nell’attuale contesto politico europeo. E se questo voto, come scrivevo prima, è la manifestazione lo spirito di un popolo e di un tempo, allora era inevitabile. Ma quando dalle urne esce vincitore un leader politico come Farage, il quale, autoproclamatosi paladino della propria patria, per indurre gli inglesi a votare la sua linea politica arriva a parlare di Independece Day, evocando nelle menti immagini di fieri difensori della libertà che lottano contro un oppressore dispotico, come se l’Unione Europea fosse paragonabile alle truppe coloniali britanniche che fucilavano e impiccavano i patrioti americani, come se lui e i suoi concittadini stessero davvero lottando fra sangue e fango, fra stenti, gemiti, urla e trombe di guerra, allora è davvero difficile non dubitare nella natura di questo spirito.

L’Europa si è trascinata fin dov’è adesso a causa di politici manipolatori, tanto abili nell’impressionare i propri elettori quanto menzogneri e cinici nel proprio effettivo operato. Oggi il Regno Unito ha indirettamente scelto un leader la cui campagna propagandistica è stata fondata su distorsioni, esagerazioni ad effetto e un lessico  violento che svuota termini dal profondo valore emotivo, quasi mistico per chi li ha coniati, come Independence Day, di tutto il suo significato per asservirlo ai propri scopi. Dovendo affidare a qualcuno il proprio futuro, scegliereste una persona del genere? L’inderogabile cambiamento è davvero nelle mani giuste? Riflettiamoci, quando avremo a che fare con i Farage nostrani…

ALESSANDRO VIGEZZI

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Il premier britannico uscente David Cameron

Leggi: l’articolo sulle conseguenze politiche europee della Brexit

il video sullo shock dei londinesi a seguito dei risultati del referendum

l’intervista a Enrico Letta riguardo alle conseguenze della Brexit

l’articolo di Huffington Post riguardo alla scelta dei giovani britannici per il Remain

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