Editoriali dei Direttori (Marzo 2016)

Salve, o lettori de La Lucciola!

Giorni tristi per essere europei, non è vero? O almeno così dovrebbe essere… infatti, nonostante il clamore provocato dalle stragi di Bruxelles l’indifferenza regna ancora sovrana. L’indifferenza: combatterla non vuol dire piangere e disperarsi come se anche noi avessimo perduto qualcuno, lassù a Bruxelles. C’è una ragione evoluzionistica che ci impedisce di provare dolore per il mondo intero. Però combattere l’indifferenza vorrebbe dire almeno coltivare dentro di sé dell’interesse, provare a informarsi seriamente e a perfezionare la propria visione del mondo sperando, un giorno, di lottare per cambiarlo. Discutere fervidamente gli uni con gli altri, faccia a faccia, correndo il rischio di essere visionari, anziché scadere nei pettegolezzi da bar (di quelli che scaturiscono spontaneamente alla sesta pinta), è un fenomeno in via di estinzione. Eppure, questo sarebbe indice di non-indifferenza, di virilità, di buona salute di un popolo. Ma questo costerebbe fatica, e della specie peggiore: la fatica mentale. Per questo è meglio gingillarsi nelle proprie quotidiane scemenze. C’è una ragione evoluzionistica per cui tendiamo a evitare la fatica, soprattutto quella mentale.

Ci sono giorni in cui il sole che splende su Roma sembra quello glaciale dell’isola di Wrangel, e altri in cui sembra quello un po’ meno algido che riversa tsunami di luce su Mercurio: è l’equivalente climatico della febbre malarica. Neanche di questo ci importerà finché non sarà troppo tardi. E allora sarà troppo tardi, e finiremo male, da vili e senza onore, e la nostra agonia sarà lunga e atroce. Ma questo non ci fa né caldo né freddo.

Lasciamo dunque che l’Europa e i ghiacci polari svaniscano come neve al sole, e veniamo alle nostre piccole ragioni per essere tristi, fra le quali mi preme ricordare che per il nono mese consecutivo non abbiamo ancora una stampante a scuola in grado di stampare tutte e 250 le copie pattuite, e che per la terza volta siamo costretti a stampare in trasferta in una stamperia esterna un numero ridotto di copie. C’è una ragione evoluzionistica che ci obbliga a provare dolore per le questioni che ci riguardano da vicino.  Non c’è che dire: l’Italia sa bene come valorizzare il suo sistema scolastico. Tuttavia, in tutto questo marasma, un motivo di gaudio, alla fine, c’è. Pedissequi, implacabili, indefessi, inflessibili, talvolta audaci, più spesso pittoreschi, mentre il mondo lentamente crolla, mentre mille questioni private ci assillano, non abbiamo cercato scuse, non ci siamo detti troppo impegnati o troppo sconvolti per pensare, ma abbiamo continuato a produrre nuove idee e a scriverle su questo giornale d’Istituto. L’onore è la nostra guida, la passione il nostro motore, la gloria la nostra meta. Scriviamo impavidi, incuranti dei lazzi degli stolti, tragici o comici all’occorrenza, amanti della parola, sprezzanti di tutto ciò che non sia fuori dal comune, e anche questo mese siamo qui.

Con la speranza che in questo numero possiate trovare qualcosa che soddisfi il vostro palato di lettori, auguro a tutti una buona lettura.

ALESSANDRO VIGEZZI


Ave, cari lettori. Esce un nuovo numero della Lucciola, il terzo di questo anno scolastico. Come sempre vi potete trovare gli articoli sui più disparati argomenti che spero vi soddisfino.

Oltre a questo, un pensiero non può non andare ai recenti fatti di Bruxelles, che per l’ennesima volta hanno scosso l’Europa dalle sue fondamenta. E una condanna non può non andare a tutti gli estremismi e ad ogni forma di odio o violenza verso il prossimo. Quindi cordoglio, sì, ma anche voglia di rivalsa e di riprendersi dopo i terribili avvenimenti dello scorso 22 marzo, entrambe cose che non devono limitarsi ad insipidi hashtag o frasi atte solo ad ostentare il proprio interesse, che spesso non è a 360 gradi come invece si vuole far credere. Una condanna, dunque, anche all’ipocrisia che è sempre dietro l’angolo.

Buona lettura.

FRANCESCO PASSARETTI

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