Oscar 2015 o “l’imprevedibile virtù del cinema”

Come tutti gli anni, finalmente il 22 Febbraio  sono arrivati gli attesissimi gli Oscar. Effettivamente è arduo dire quanto questi premi siano affidabili: nonostante vincano sempre film oggettivamente belli, sono state tantissime le volte in cui i giudici hanno toppato miseramente. Si passa infatti da esempi eclatanti come “mai un oscar per la regia a Kubrick, padre del cinema?” a questioni più recenti, come gli oscar 2014, aberranti, in cui Gravity (bel film, senza dubio, ma assolutamente non un capolavoro) ha vinto tantissime, troppe statuette, e altri film ugualmente belli, American Hustle e Dallas Buyers Club, sono stati quasi per niente presi in considerazione. E gli Oscar 2015, invece , come sono stati? Sicuramente più soddisfacenti dell’anno scorso. Ci sono infatti molti più film in competizione, che hanno reso il tutto più interessante e la qualità stessa delle pellicole si è alzata, essendo queste, in media, tutte belle. La stessa pellicola che aperto la scorsa estate la Mostra del Cinema di Venezia, “Birdman o L’imprevedibile virtù dell’ignoranza”,  ha trionfato in questi Oscar, vincendone ben 4 , tutti veramente meritati. Birdman è un film bellissimo, ma difficile da comprendere nella sua interezza dal grande pubblico. Ci viene presentato Riggan Thompson, un attore che per anni ha interpretato il supereroe Birdman, nei soliti Blockbuster tanto adorati dalle masse, pieni di esplosioni e combattimenti. L’uomo vuole però uscire dall’immagine ormai affibbiatagli da tutti di attore di film commerciali, mostrando le sue vere abilità.

Come fare? Mettendo in scena al teatro di Broadway, a New York, un libro sul concetto dell’amore scritto 60 anni prima, con solo 4 giorni disponibili per le prove e un cast da trovare. Tutto ciò unito alla sua difficile situazione familiare ed economica. Ma,Scena iniziale di Birdman durante tutta la storia, Thompson sarà tormentato dallo stesso personaggio da lui interpretato, Birdman, che lo incita a reinterpretarlo in un nuovo film, scegliendo la via più facile,Immagine quella del successo immediato, che però non affinerà mai le sue doti di attore, bensì legherà l’uomo ancora di più al supereroe, rendendolo monotono. L’indecisione lo assale, ma Thompson farà una scelta, che per quanto ardua sembrerà inizialmente, si rivelerà essere la decisione che lo porterà, al contrario di ogni aspettativa, al successo. Ci viene poi presentato un finale aperto e controverso, ma dal grande effetto. La statuetta al miglior film non poteva essere più appropriata, così come quella per la regia.

Alejandro Gonzales Inarritu, il regista, gira tutto il film nello stesso modo sensazionale usato da Hitchcock in Nodo alla gola, ovvero con degli stacchi “invisibili” della camera, che sarà così sempre in movimento, senza però disorientare lo spettatore. Nota di merito anche per le interpretazioni, in particolare Michael Keaton, che interpreta lo stesso Thompson, ma forse la sua interpretazione è leggermente inferiore a quella di Redmayne.

Anche La teoria del tutto, che narra la vita di Stephen Hawking, merita la visione, film bello, ma sopravvalutato da molti. La trama non è particolarmente innovativa, ma resa interessante da scene che riescono a catturare lo spettatore, merito dell’abilità di Eddie Redmayne. Il giovane ragazzo si mostra veramente bravissimo, e l’Oscar ricevuto come miglior attore protagonista è meritatissimo. Nonostante sia stato in passato molto bravo in alcuni ruoli, come ne I Miserabili, mai aveva raggiunto tali vette. Purtroppo il film spesso cade in sequenze un po’ troppo lente e malinconiche. Il regista, James Marsh, prova infatti a concentrarsi non solo su Hawking,  ma   anche   sulla   moglie  Jane  Wilde,rendendola addirittura co-protagonista. Scelta interessante, ma forse un po’azzardata.

The Imitation Game era stato presentato come il film dell’anno, ma riesce a ricevere solo l’oscar per la miglior sceneggiatura non originale. Film molto bello, narra la storia del matematico Alan Turing, personaggio particolare ed Immagineenigmatico, durante la Seconda Guerra Mondiale. Turing è interpretato da Benedict Cumberbatch, che lavora magistralmente, e anche Keira Knightley si rivela molto brava. L’unico difetto di questa pellicola è la non originalità: la trama è molto lineare, la regia invece arriva a essere addirittura un po’impersonale. Rimane sempre un grande film, ma la paura di tentare nuove soluzioni e la mancanza assoluta di originalità e innovazione impediscono alla pellicola di andare oltre.

In questa edizione torna ancora una volta alla ribalta Clint Eastwood, con American Sniper, candidato per ben 6 premi Oscar, vincerà solo quello per il miglior montaggio sonoro. Il film narra la storia di un cecchino americano, che più volte si andrà a combattere in Iraq. Bradley Cooper, che interpreta il cecchino (ed è inoltre doppiato da Iansante, lo stesso doppiatore di Rick Grimes nella serie tv The Walking Dead), riceve la nomination come miglior attore protagonista, si rivela bravo ma non abbastanza per vincere la statuetta, non riuscendo a eguagliare Keaton o Redmayne. Il film è abbastanza piatto, si divide in alcune scene abbastanza noiose, come i tantissimi combattimenti che ci vengono presentati sempre con le stesse ripetitive sequenze, e altre che invece, grazie alla maestria di  Clint Eastwood, coinvolgono lo spettatore in modo efficace. Quest’ultime però sono poche, l’intera pellicola risulta perciò sottotono. La parte invece più interessante, ovvero il difficile rapporto che il cecchino avrà con la sua famiglia e la difficoltà di rapportarsi nuovamente con la sua realtà negli Usa al ritorno dall’Iraq, non viene purtroppo ampliato abbastanza. Non si può assolutamente dire che sia un brutto film, però dal regista di capolavori come Gran Torino ci si aspettava comunque di meglio.

Tra i film candidati quest’anno si possono trovare varie prove di regia e recitazione per molti artisti. Boyhood ha troneggiato nelle aspettative di molti; è un film girato in 12 anni, che vede lo svolgimento della vita di un bambino e della sua famiglia. I personaggi ruotano tutti intorno al protagonista, interpretato da Ellar Coltrade, ma non è stato lui a colpire l’Accademia, bensì Ethan Hawke e Patricia Arquette, che hanno offerto una performance molto naturale di una madre e un padre separati e affettuosi (in modo diverso) nei confronti del proprio figlio. La regia di Richard Lonklater è ottima, la sceneggiatura è valida, ma il film risulta a tratti abbastanza lento e vuoto. Comunque, è sicuramente un grande esperimento cinematografico.

ImmagineGrand Budapest Hotel ha stupito il grande pubblico a Maggio scorso con i suoi colori accesi, la sua regia frammentata e questi personaggi ai limiti del reale, e ha colpito anche l’Accademia (strano, dato il tipo standard di film che viene candidato): ha infatti ricevuto 9 nomination e 4 vittorie. Molto bravo Wes Anderson (il regista) e una lode la merita la costumista italiana di questa pellicola, Milena Canonero, che ha guadagnato la sua quarta statuetta. Ma ciò che colpisce maggiormente sono la quantità di personaggi, che interagiscono ognuno in maniera diversa con il protagonista, e il fatto che tutti in qualche modo servono alla storia, ma vengono usati come brevi comparse. Un esempio è Tilda Swinton.

Whiplash è stato lo sgomento e la sorpresa di questa edizione degli Oscar, nessuno lo conosceva nel momento in cui è uscito, ed ora è uscito dalla cerimonia con un Oscar e una candidatura. La storia parla dell’impegno di un ragazzo nel suonare la batteria. Un impegno duro e faticoso, più volte infatti si vede del sangue cadere sulla batteria, come simbolo della sua potenza e del suo sforzo. Questo personaggio viene in contrasto con il personaggio magistralmente interpretato da J.K Simmons: un professore di conservatorio carismatico e forse a volte eccessivamente violento nei suoi metodi di insegnamento (distrugge psicologicamente i suoi alunni). La regia forse a volte sembra troppo “amatoriale”, con inquadrature lampo verso cose che potrebbero facilmente non essere riprese. La recitazione è ottima, J.K Simmons ci dà un ritratto profondo di un violento artista, ed è ottima anche la colonna sonora. Il film non affronta la musica in modo banale, il protagonista presenta tanti difetti e non è certo un prodigio, ma mostra l’impegno che è necessario per raggiungere alti livelli. Non va sottovalutato.

ImmagineGone Girl è invece un thriller di David Fincher, anche questo un po’ messo da parte dall’Accademia, nominato quest’anno solo per la sua attrice protagonista Rosamund Pike. La donna mostra un introspettivo viaggio all’interno di una dark lady moderna e smoderatamente cattiva, invece Ben Affleck ha una recitazione superficiale e poco efficace.  Il film offre un’ottima regia e intreccio nella sua storia,   dopo   circa   un’ora   dall’inizio  lo spettatore si aspetterebbe un classico finale, ma Fincher non dà elementi per poter dedurre ciò che sta per accadere, bensì indizi mirati a far arrivare alla conclusione sbagliata, ed è proprio per questo che, con lo svilupparsi della storia, nascerà sulla faccia dello spettatore una palese espressione di sgomento. Sfortunatamente la regia e la qualità del film non sono stati considerati.

Un’altra opportunità sprecata è stata Amy Adams. La sua recitazione in Big Eyes è fragile, si possono capire i sentimenti di una donna insicura e tormentata che alla fine trova la sicurezza. Il film stesso non è tra i più belli di Tim Burton: è molto “colorato” rispetto ai suoi lavori precedenti, poco inquietante e a volte ripetitivo.

Quest’anno l’Accademia ci ha stupito con la scelta di Birdman, Grand Budapest Hotel e Whiplash, sarà l’inizio di una maggiore apertura da parte dei giurati? Tutti aspettano con ansia, ogni anno, gli Oscar, magari sperando che un particolare attore o attrice preferiti vengano candidati, e quest’anno si può affermare con sicurezza di essere fieri di questa edizione, con grande speranza per una nuova era d’oro del cinema, se usciranno altri film come questi, e se verranno fatte di nuovo simili interpretazioni.

 

 VIOLA DE BLASIO

GABRIELE GALASSI

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