Così tanto in così poco

Ho visto un film l’altra sera: Sliding doors.
Racconta la vita di una donna in due versioni: la sua storia viene sdoppiata dal regista. Un giorno, dopo essere stata licenziata, in una supposta realtà riesce a prendere la metropolitana e in un’altra, ostacolata da un contrattempo, arriva qualche secondo dopo e le porte scorrevoli del mezzo si chiudono davanti a lei, impedendole di salire. E da questo insignificante dettaglio le sue due ipotetiche esistenze diventano estremamente diverse. Ho pensato che fosse un film un po’ surreale e che, nella realtà, fosse impossibile un così grande cambiamento in così poco tempo.

Il giorno dopo mia sorella stava guardando in televisione la finale di Champions League di pallavolo maschile e mi sono unito anche io. Le due squadre erano Lube Civitanova e Zenit Kazan. I russi hanno vinto il primo set. Poi la Lube ha conquistato quello successivo e quello dopo ancora. Quindi è andata 3 punti sopra nel quarto set, dirigendosi verso una grande vittoria. Chissà quante persone in questi istanti avranno cominciato ad immaginare i festeggiamenti, il trionfo. Ma lo Zenit sul filo di lana si è imposto di sole 2 lunghezze. Si è verificata la stessa situazione al quinto ed ultimo set: la Lube aveva un buon vantaggio sugli avversari ed era di nuovo ad un soffio dalla vittoria, ma ancora una volta tutto è andato a favore di Kazan, che ha rimontato e ha vinto, di soli 2 punti, la Champions League.

In quel momento non ho potuto non pensare che sarebbe bastato che una schiacciata fosse finita in campo anziché fuori di pochi millimetri, o viceversa, per cambiare l’esito della competizione più importante d’Europa e causare infinite conseguenze. È assurdo che tutto si sia deciso in una manciata di secondi. Effettivamente, anche nel calcio e in qualsiasi altro sport si presentano simili dinamiche: chissà come sarebbe finita la Serie A quest’anno se la Juventus non avesse rimontato in pochi minuti la partita contro l’Inter.

Forse vivere sapendo che ogni nostra azione può diventare la causa di chissà quanti effetti può avere il duplice esito di invogliare a impegnarsi sempre di più, e al tempo stesso di mettere un po’ d’ansia. Però è strano pensare a quanto sarebbe diversa la vita se, in alcuni bivi incrociati sulla strada, la direzione scelta fosse stata un’altra. O, semplicemente, riflettendo sui risultati di qualcosa che è accaduto in un certo modo ma sarebbe potuto andare diversamente.

Quel film era la materializzazione di questo pensiero che, alla fine, si esprime ogni volta che ci si riferisce a qualcosa di già successo cominciando la frase con un “se”. Ed è vero che, sicuramente, non è utile rimuginare sul passato: sono il primo a dire che anche dopo la più grande disgrazia bisogna andare avanti senza lamentarsi (qui vi metterei un immaginario link per l’articolo “Scossa? Va bene” di gennaio). Però credo che non ci sia nulla di male nel fantasticare e provare a ipotizzare “come sarebbe ora se…”.

LEONARDO MUSIO

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