Yucatàn: la terra della contraddizione

Il Messico è il Paese che più di tutti fa convergere in sé la contraddizione, l’eterogeneità,  la  meraviglia naturale, e al tempo stesso l’incredibile povertà e decadenza. Una terra ricca di un incredibile fascino, che trasmette nell’immediato  una  spensierata leggerezza. Qui bellezza e mistero creano le coordinate di un paesaggio dalle tinte diverse, pronto a conquistare i viaggiatori con tutta la magia delle sue suggestioni e dei suoi contrasti. Dal deserto alle foreste tropicali, dalla barriera corallina del mare Caraibico ai cenote, le meravigliose piscine naturali sotterranee, tutto è permeato da un’atmosfera unica che pare  voler custodire i segreti dell’antica civiltà Maya e rende queste terre luoghi tutti da scoprire.

Storicamente abitato da questa famosa popolazione indigena, venne riconosciuto dalla stessa come il centro del mondo conosciuto, punto di convergenza di realtà terrestre e divina. I Maya sono una popolazione antichissima e impenetrabile, a tutt’oggi avvolta da un alone di mistero: ciò ha spesso spinto i curiosi verso una sfibrante ricerca circa lo sviluppo di un popolo tanto geniale quanto sanguinario, incredibilme nte avanzato nelle scienze eppure così disumano e crudele. Una ricerca perseguita con la dura consapevolezza che non avrebbe condotto ad alcun risultato.

Ciò che rimane dei Maya sono le storie raccontatemi da una donna in una piccola capanna poco distante dal sito di Chichén-Itzá. In prossimità della maestosa area archeologica, dominata dalla famosa piramide dei serpenti, annoverata tra le sette meraviglie del mondo moderno e testimone della grandezza di uno dei popoli più antichi mai esistiti, si erge un altrettanto immenso, ma ben poco maestoso, complesso di ruderi di legno e paglia, caratterizzato dalla più assoluta povertà. Qui donne e bambini vestiti di stracci intrecciano amache e acchiappasogni, che vendono a prezzi ridicoli, più per passare il  tempo che  per guadagnare. Pochi  di  loro conoscono lo spagnolo, la maggior parte parla la lingua maya, ultimi testimoni sconosciuti  e silenziosi d’una cultura destinata ad essere dimenticata. Ciò che più mi ha colpito delle terre dello Yucatán è la loro immensa contraddizione : nonostante gli abitanti siano vittime  d’una povertà inimmaginabile per chiunque viva in una realtà occidentale e benestante, essi brillano di un’umanità dimenticata dalla  nostra società individualista  abituata al culto dell’io. Non si tratta di sola ospitalità, si tratta di persone disposte a rinunciare a quel poco benessere, a dimenticare se stesse per assecondare le curiosità di una sconosciuta, pronte ad un bene puro, estraneo alla catena delle cause e degli effetti, senza alcun tipo di fine. Così povere, eppure così ricche, quelle donne mi hanno invitata ad entrare nelle loro capanne, raccontandomi storie mentre mi porgevano il poco cibo che avevano, sottraendolo a loro stesse e ai loro figli. La loro disinteressata generosità ha impartito a me, abituata a rapporti basati sulla competizione e la ricerca del personale interesse, un’insolente, eppure così semplice, lezione.

Ma il Messico resta una collezione d’incredibili contrasti, e a pochi chilometri dal complesso di ruderi si apre magica e  moderna  l’affascinante  città di Cancún. Ricca di colori e musica, d’allegria e grande sfarzo, pare una Los Angeles messicana, un immenso resort di lusso sormontato da enormi edifici e locali d’ogni genere. La distribuzione di ricchezza in queste terre sembra essere estremamente squilibrata, le due diverse realtà sociali non entrano mai in contatto tra loro, ognuno ha piena consapevolezza del proprio posto nella comunità e nessuno aspira a modificarlo. Gli abitanti sono schivi riguardo l’argomento: la donna da cui sono ospitata, in uno dei quartieri più benestanti e centrali di Cancún, si limita a dire che quella è una realtà ormai consolidata e che esiste per una ragione. Quale essa sia, non mi è dato saperlo. Una delle terre più contraddittorie  e meravigliose  mai viste, il Messico è forse uno di quei luoghi dove si comincia a capire qualcosa solo quando si rinuncia  a capire.

 

CHIARA MICHELI

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