Cogli la bellezza (durante la sofferenza)

Cadrai. Una, due, milioni di volte. Spaventati, piangi e fatti rialzare. Andando avanti con il tempo imparerai a farlo da sola.

Come credo molte altre persone fortunate della mia età, nei miei pochi anni di vita finora mi sono ritrovata a dover subire tanto dolore; questo non perché io o qualcun altro che mi circonda abbia sbagliato, ma perché così è andata ed è anche inutile ormai chiedersene il motivo. Perché mi definisco fortunata? Non potrei essere più grata per tutta la sofferenza che mi si è presentata, senza la quale adesso non avrei sviluppato quest’abilità di riflessione, sia su me stessa sia sul mondo che mi circonda. Non solo in tal modo vivo più consapevolmente, ma sono anche riuscita a comprendere cosa davvero ci voglia nella mia vita per conferirle un significato  pieno.

In un momento di difficoltà, io sono convinta che sia necessario avere il coraggio di chiedere aiuto e accoglierlo in ogni sua forma, senza pretendere che l’altro compia magie. Dobbiamo trarre insegnamento non solo da chi ha più esperienza di noi, ma soprattutto da chi ci ama, perché tutto ciò che farà per aiutarci sarà sicuramente finalizzato al nostro bene. Da sola, infatti, sarei stata in grado unicamente di subire quel dolore , mentre il passo fondamentale è affrontarlo. È proprio della debole natura umana buttarsi giù ai primi segni di difficoltà ma, qui, subentra l’amore delle persone care: facendoci riscoprire il piacere della vita, esse ci prendono sotto braccio e ci accompagnano finché non riusciamo a camminare da soli. Alla difficoltà successiva saremo sicuramente più pronti a lottare, più capaci di guardarci attorno e magari di aiutare qualcuno che si trova nella nostra stessa situazione.

Tuttavia, mi sono resa conto che alcuni dolori sono più profondi di altri e sembrano non avere fine. La vita è un continuo cammino in salita, non illudiamoci che ci sia una meta definitiva. Capito ciò, mi sono spesso chiesta dove fosse allora il bello di vivere: continue fatiche, continue sofferenze e, talvolta, a passi in avanti ne seguono alcuni indietro. Sono arrivata a non comprendere il significato della lotta, visto che non c’è mai una vittoria decisiva. Ogni traguardo nasconde un’altra difficoltà e così via. Eppure il bello è proprio questo: acquisire la capacità (in realtà innata nell’uomo ma che, in questo tipo di società, abbiamo un po’ perso) di fermarci più spesso ad ammirare il panorama, non solo  quando  arriviamo  in  cima,  ma  durante  tutto  il percorso. Ci scopriremo non più soli ma circondati da persone sofferenti e combattenti come noi, da cui possiamo trarre tanto (e donare loro altrettanto). Soprattutto durante la sofferenza, che per qualcuno casualmente può occupare gran parte dell’esistenza, abbiamo la possibilità di gioire di tutta la bellezza che ci circonda. Basta alzare un attimo lo sguardo e smettere di concentrarsi unicamente sul proprio dolore per rendersi conto di quanto il mondo sia profondamente pervaso da natura, arte, musica, letteratura, amore, persone appassionate e infinite altre forme di bellezza. Non la bellezza fine a se stessa, ma che faccia sorridere la nostra anima e le trasmetta un desiderio, incredibilmente forte, di vivere ogni istante concessoci.

Una prova concreta l’ho trovata negli ospedali pediatrici, dove tantissimi bambini nati nella difficoltà si ritrovano a doverla affrontare giornalmente. A differenza di quanto pensassi prima, loro non sopravvivono soltanto. Mi hanno insegnato che durante la sofferenza noi dobbiamo vivere, anche  perché talvolta queste difficoltà possono non avere fine. Ad esempio, fisso nella mia memoria come in  una cartolina, c’è il sorriso di una bambina con cui mi sono ritrovata a condividere molto tempo: innocente, spensierata, ottimista, ma soprattutto affamata di vita. Secondo le previsioni dei medici, non avrebbe dovuto essere più tra noi; eppure lei era ancora lì, a trasmettere forza e speranza agli animi stanchi dei suoi genitori. Per quanto il suo fisico potesse essere ammaccato e difettoso, il  suo cuore non smetteva di emanare luce.

Aveva passato la maggior parte della sua ancor breve vita nelle stanze di ospedale, eppure trovava in ogni cosa tanta bellezza, che le permetteva di trarne felicità facilmente.

Non c’è un motivo per cui ad alcuni capiti una vita più “semplice” e ad altri meno, ma sono sicura che nessuno dovrebbe sprecare il proprio tempo: paradossalmente, spesso, sono proprio le persone più agiate a gioire meno. Alla prima paura ci nascondiamo e non vogliamo più correre il rischio di incontrarla di nuovo. Bene, ciò che vorrei diffondere è proprio la coscienza del fatto che l’esistenza non è una giostra da cui si trae solo divertimento. Per il suo significato  intrinseco siamo portati ad affrontare momenti più o meno lunghi di sofferenza, ma non è su di essi che ci dobbiamo concentrare: mentre li affronterete, spero  che sarete tanto forti da godervi il vostro tempo.

Ricordate il concetto di “bellezza” e non smettete mai di cercarla, perché è davvero ovunque; dunque sceglietene la forma che più fa gioire la vostra anima. Vi farà sorridere il cuore, amare gli altri, vi trasmetterà voglia di respirare e di vivere profondamente i vostri giorni, cogliendo il vero significato della vostra esistenza; esso è diverso per ciascuno di noi, e vi auguro sinceramente di trovarlo nelle vostre passioni e relazioni.

Ogni persona che vive lottando è colma di una splendida luce che illumina i suoi momenti bui e anche quelli altrui.

 

ALESSIA MILO ROUSELLE

 

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