La necessità del nuovo ateismo

Stato e Fede: in che rapporto devono trovarsi? È giusto che l’una influenzi l’altro? Come devono comportarsi le istituzioni nei confronti delle religioni?

Non è l’ateismo che serve oggi. Non è l’ateismo ciò che serve a una società moderna. Non è necessario l’ateismo per ogni individuo. L’ateismo non è la soluzione. Per alcuni sì, è una necessità così evidente quanto lo è Dio per un cristiano. Non è l’ateismo ciò che serve a uno Stato, ma esso va tutelato in quanto fede. L’ateismo è un Credo come tutti gli altri, violento contro tutte le altre fedi, ma un Credo. Un Credo che si basa sulla scienza e sull’annullamento delle altre religioni. L’ateismo è una religione fondamentalista. Uno Stato moderno, che si possa ritenere a passo con i tempi, capace di difendere tutti i diritti dei suoi cittadini e dell’uomo, non può affidarsi ad una religione. Uno Stato civilizzato e moderno deve essere necessariamente laico. Laico significa che le decisioni non vengono prese in base ad ordinamenti o precetti religiosi, ma in base alla legge. Essere laico, per uno Stato, significa affermare la propria sovranità nelle sue scelte e non sottostare a enti esterni quali quelli religiosi. Tutte le leggi sono raccolte in una costituzione, che, parole di Aldo Moro all’assemblea costituente italiana, “significa esprimere una formula di convivenza, significa fissare i principi orientatori di tutta la futura attività dello Stato”. Quindi uno Stato che si possa ritenere moderno deve essere dotato di una costituzione che fissi diritti e doveri dei cittadini e che guidi la popolazione anche nel futuro. La giustizia non può avere fede. La Magistratura rappresenta il potere giudiziario, cioè ha il compito di assicurarsi che tutti i cittadini seguano la legge, ma quale? Quella dello Stato e della costituzione o quella della religione e del testo sacro? Si hanno molte dimostrazioni di ciò che comporta unire le leggi della religione alle leggi dello Stato. Lo Stato del Vaticano lo fa da secoli, e si sa cosa ha comportato l’Inquisizione, nata per indagare e punire i sostenitori di teorie considerate contrarie all’ortodossia cattolica; Il Mercante di Venezia di Shakespeare può essere preso come esempio della discriminazione derivante proprio dalla Chiesa di Roma. Tutti conoscono bene l’antisemitismo e ormai, dopo Hitler, è diventato qualcosa di universalmente riconosciuto come ignominioso. La Chiesa Anglicana di Enrico VIII, suo fondatore, e di Elisabetta I non ha risparmiato i cattolici, e l’induismo indiano ha chiuso la popolazione in un sistema di caste rigidissime. Questi sono solo alcuni esempi di Stati che hanno affidato a una Magistratura religiosa i loro poteri giudiziari. L’Isis è diverso dal Vaticano? Non vi sono differenze se non quelle stesse che dividono Corea del Nord e Corea del Sud, la legge e principi che seguono. Non è assurda questa affermazione, perché tutto ciò che li divide è il testo sacro e la sua interpretazione. È necessario oggi che una Magistratura non abbia fede. È d’obbligo per non rivivere eventi come quelli portati dall’antisemitismo. Nelle aule di tribunale degli Stati Uniti d’America c’è scritto “In God we trust” (“In Dio noi confidiamo”) e, durante un processo, prima di fare una qualsiasi dichiarazione bisogna giurare sulla Bibbia. In Italia la legge è uguale per tutti. In questo l’Italia si dimostra migliore degli USA, sul piano istituzionale. Ma la Costituzione italiana si dimostra ancor più moderna e proiettata ad un futuro migliore quando all’articolo 9 detta “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. Lo Stato italiano, attraverso la sua Costituzione, garantisce a tutti i cittadini di professare liberamente la propria fede. Lo Stato italiano non è cattolico, non ha una fede, la sua Magistratura non si affida a Dio per garantire il giusto e nell’articolo 8 della Costituzione afferma “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica – che è regolamentata dai Patti Lateranensi – hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”. Arrivati a questo punto del percorso, rimane da trattare la questione che tanto fa discutere e che non può che essere riproposta una volta finita questa pausa natalizia: è giusto che uno Stato che si dichiara laico mantenga le festività liturgiche cattoliche come il Natale, la Pasqua ed i patroni? La risposta è no. Ciò non significa che lo Stato debba combattere queste festività, altrimenti diverrebbe uno Stato ateo, e, come già affermato, l’Ateismo è una fede vera e propria. Lo Stato deve tutelare queste feste, ma non solo queste, bensì tutte le feste di tutte le religioni che sono liberamente consentite sul territorio. Detto questo non ci si aspetta che tutti gli uffici pubblici e le scuole pubbliche chiudano in tutti i giorni di festa di tutte le religioni. Allora cosa fare? Lasciare aperta la scuola anche a Natale, Capodanno, Pasqua e non lasciare neanche il giorno del patrono come giorno di festa cittadina? Anche qui la risposta è molto semplice. La risposta è palesemente sì. Non c’è giustizia in questo modo di fare. Gli ortodossi, cristiani ma non cattolici, hanno giorni diversi per festeggiare il Natale e il Capodanno, eppure i bambini ortodossi non hanno diritto di rimanere a casa quando per loro è Capodanno, e il giorno dopo possono essere interrogati come tutti gli altri. La domenica tutti i cattolici stanno a casa, il sabato si lavora, ma un ebreo deve chiedere che il suo contratto non preveda il sabato come giorno lavorativo perché non è riconosciuto come giorno di riposo. Bella giustizia! Non esiste l’espressione “Ma noi siamo cattolici, loro andassero al paese loro a festeggiare le loro feste quando vogliono”. Non esiste perché lo Stato italiano è laico, non cattolico. Poi si è detto precedentemente che uno Stato moderno deve essere laico, si sta dimostrando la necessità di tale passo, e una dichiarazione del genere sottintende che ogni Stato abbia la propria religione, e che questa non possa esistere all’infuori di esso. È l’assurdità più grande. Cos’è realmente la religione? La religione non è una tradizione, non è una particolarità popolare o territoriale. La religione è sentimento, un sentimento fortissimo, indescrivibile, che può capire solo chi ne ha il cuore intriso. Non è legge, è uno stile di vita. Non è un’imposizione, è una proposta. Non è una sottomissione, è l’adesione a un sentimento comune. Ed è proprio questo che uno Stato deve garantire, il sentimento profondo che ogni individuo prova. Ecco perché le festività liturgiche sono una piaga in un sistema laico. Attenzione, lo diventano se seguite dallo Stato stesso, ma se considerate come momenti d’intimità dell’individuo con la sua spiritualità, ecco che lo Stato le deve tutelare. Abbasso il sistema francese ateo, nel quale la religione non ha diritti. Bisogna lavorare per un futuro migliore, in una società dove tutti abbiano eguali diritti. Lo Stato seguirà le sole feste nazionali, alcune delle quali qui in Italia sono state cancellate, non solo quelle esistenti, ma festeggiare anche il giorno dell’Unità italiana, per esempio, o la festa della fondazione per ogni città. Giorni importanti per la Nazione e la sua popolazione, giorni che ricordino persone che hanno dato la loro vita per la Patria e non uomini che l’hanno data per un Dio a cui non tutti credono. E a ogni nuova assunzione, il datore di lavoro dovrà concedere giorni pagati non lavorativi a seconda della fede del lavoratore. Tutti devono mantenere un giorno della settimana come giorno di riposo. Le scuole non devono seguire il calendario liturgico cattolico, ma seguire dei tempi dettati dal Ministero della Pubblica Istruzione, il quale li dovrà studiare durante l’anno per il bene degli studenti e del loro lavoro didattico. È questa la necessità di essere laico per uno Stato. Il nuovo Stato moderno dev’essere questo, uno Stato che difende tutti i diritti di tutti i suoi cittadini senza discriminazioni, che non preferisca nessuna religione in nessun campo e che difenda ogni fede da maltrattamenti ed ingiustizie. Per questo anche l’ateismo va difeso e allo stesso tempo limitato: va difeso poiché rappresenta il pensiero libero di una parte della popolazione e va limitato poiché non deve prendere il sopravvento sulle altre fedi e deve continuare a promulgare la sua credenza sempre nel rispetto della legge, la quale tutela tutte le religioni. Il laicismo è l’unica via di salvezza contro l’antisemitismo, l’islamofobia, il fondamentalismo di tutte le religioni. Il laicismo non è segno di debolezza di uno Stato, ma è il simbolo della sua maturità, intelligenza, modernità e libertà. Oggi più che mai è necessario uno Stato laico.

LORENZO BITETTI

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