Il futuro è radioso

Un rapido sguardo sulla serie del momento: Black Mirror. Questo sceneggiato britannico di fantascienza distopica è infatti riuscito ad arrivare al grande pubblico pur partendo come prodotto di nicchia


Ebbene sì, mi tocca parlare di Black Mirror (certo che comunque questa redazione va a pezzi, ci siamo ridotti a chiedere a Jacopo le recensioni sui colossi di Netflix).

Vabbè che vi devo dire ragazzi, è fico, è pazzesco, guardatelo e basta!

 *si alza dalla seda e si rimette a guardare Netflix finché i sensi di colpa acutissimi lo riportano a scrivere*

 

Dunque, dicevamo, dopo questa breve eppur terribile introduzione, dello Specchio Nero, la discussissima e apprezzatissima/odiatissima serie tv di nicchia esplosa negli ultimi tempi. Ah, no, aspetta, non mi dire: la prima stagione è uscita addirittura nel 2011, in quei tempi mitici di cui narrano le leggende, quando gli uomini avevano ancora un ruolo attivo nella società e non erano schiavi del servizio di streaming netflixsense.

Ecco, il delirio riportato qui sopra è la classica trama di un episodio di Black Mirror: trattiamo infatti di una serie antologica – ergo gli episodi sono autoconclusivi e di conseguenza non legati da una trama orizzontale (lo scrivo per mia madre, che ci segue sempre) – e la narrazione è ambientata in un più o meno realistico futuro prossimo dove una qualche innovazione tecnologica o idea paradossale, o anche l’estremizzazione di un comportamento già largamente diffuso nella società odierna, ha destabilizzato pesantemente l’ordine sociale andando ad alimentare delle vere e proprie distopie. Fin qui nulla di particolarmente interessante o innovativo, è dal 1948 che siamo abituati a sentir parlare di Grande Fratello, controllo individuale e tematiche affini: perché dovremmo angustiare la nostra già misera esistenza con la visone di suddetta serie?

Procederemo con il non classico ma funzionale elenco dei pregi:

 

È visivamente spettacolare.

Il lavoro della regia è pulitissimo, con dei tagli delle inquadrature che fanno impallidire anche i migliori registi osannati dai radical-chic più radical di tutti e il lavoro della fotografia è allucinante, tormentato e non lascia spazio ad emozioni positive (che, se non lo aveste capito, è un bene).

 

Fa riflettere sulla società contemporanea.

Per di più lo fa in maniera non banale, ma attraverso uno strumento di satira a-là Swift sorprendente e originale, che alla fine dell’episodio lascerà il fruitore talmente sconcertato e affranto che per questo motivo, a causa dell’improvvisa smania di cancellarsi da ogni social network presente, passato e futuro, scriverà gli stessi post dal tono minaccioso/preveggente che potrebbero far comodo al Movimento 5 Stelle (per info scrivere in privato a Di Maio, casomai ci scappa il posto di Ministro per le Comunicazioni Culturali).

 

Gli episodi sono autoconclusivi.

Quindi per tutti i fighetti/fighette dell’“eh ma io non c’ho tempo, io sono una persona impegnata, io mica posso stare a vedere le serie tv tutto il giorno, bla bla bla”: non avete più scuse, potete vedere un episodio a caso e poi vantarvi con tutti i vostri amici il giorno dopo pretendendo di essere sociologi d’avanguardia.

 

Fatelo vedere ai vostri amici intellettualoidi che vi insultano perché vi piace la fantascienza e avrete la vostra vendetta.

Black Mirror è un ottimo punto di inizio per approfondire il genere della distopia e riscoprire libri e film di autori come Philip K. Dick (vivamente consigliati dell’autore Un oscuro Scrutare e La Svastica sul Sole), William Gibson e Ray Bradbury

 

Se soffrite di depressione Black Mirror potrebbe rappresentare l’ultima serie tv della vostra vita.

Niente da dire: una fine col botto!

 

Ah e ricordate: “La guerra è pace, l’ignoranza è forza e la libertà è possedere un account Netflix che si rinnova automaticamente su una carta di credito non vostra.”

JACOPO SORU

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