La battaglia di Roma

Gli esiti delle urne sanciscono i primi risultati: chi governerà la Città Eterna e perché è importante che tutti gli elettori diano il loro contributo

Rieccoci, è già il secondo articolo che pubblico in tema di elezioni. Anche se il primo era sulle presidenziali degli USA, non proprio una cosa insignificante… in ogni caso, ora passiamo a caldo a un tema che ci interessa più direttamente: le elezioni comunali qui a Roma.  I già diciottenni fra voi saranno andati a votare, si spera, quindi sapranno bene che la scheda elettorale il 5 giugno era affollata di candidati e liste di ogni genere e ogni partito: ben pochi hanno riscosso una percentuale significativa di voti. Per la precisione, Alfio Marchini, supportato da vari movimenti e partiti di destra come Forza Italia, ha ottenuto il 10,97% al primo turno, ponendosi nettamente al di sopra dei vari Fassina (4,47%), Di Stefano (1,14%), Mustillo (0,79%) e tutti gli altri candidati “minori”, ma anche molto più in basso rispetto ai tre candidati più votati. Sull’ultimo posto del podio si piazza Giorgia Meloni col 20,64%, forse contro le aspettative di alcuni che l’avrebbero immaginata più in alto. I primi due, invece, sono quelli che andranno all’attesissimo ballottaggio del 19 giugno, all’ultimo duello per conquistare la Caput Mundi… e possibilmente trattarla come avrebbe fatto un Marco Aurelio e non comportarsi da Nerone nei confronti dei romani e della città.

Mentre infatti i candidati del centrodestra erano troppi e troppo divisi per convogliare tutti i voti su una personalità che incarnasse la destra italiana sul seggio del sindaco di Roma, a contendersi il posto fino in fondo sono il Partito Democratico con Roberto Giachetti (24,87%) e il Movimento 5 Stelle con Virginia Raggi, sorprendentemente in testa con il 35,25%.   Dicevamo:  si  va   al  ballottaggio,  appunto, perché nessun candidato ha raggiunto il quorum della maggioranza assoluta, ovvero il 50% +1 di voti.

ImmagineE adesso i romani avranno di nuovo i loro grattacapi: chi al primo turno non ha votato uno dei due “finalisti” adesso sarà costretto a farlo, a meno che non voglia lasciare la scheda in bianco. Giachetti o Raggi? Ai Romani l’ardua sentenza. Invito tutti i votanti a tenere a mente che questa scelta cambierà le sorti di Roma, della nostra Capitale, in meglio o in peggio. Sta a noi cercare qualcuno che sappia riprendere in mano una città in preda al disordine, ai problemi di nettezza urbana e servizi pubblici (vedi alla voce ATAC: avete mai contato i minuti passati ad aspettare il 44 per tornare a casa?), a scandali della portata di Mafia Capitale o degli appalti truccati.

Forse stavolta è la volta buona,  forse  uno  fra  Raggi e Giachetti sarà in grado  di  riportare  ordine  a  Roma,  di  rilanciare  le bellezze della Capitale. Ma se non si andrà tutti alle urne, non avremo modo di sapere se Roma avrà davvero voluto o meno il suo sindaco. Quindi lancio il solito, noiosissimo appello: votate! So che in molti non vi troverete d’accordo con i due candidati al ballottaggio, ma Roma ha bisogno di un sindaco e il sindaco ha bisogno che tutti i romani dicano la loro: votate coscientemente e speriamo che la scelta si riveli quella giusta.

L’astensionismo non ha mai portato a buoni risultati: basti pensare alle comunali del 2013, che hanno visto trionfare l’assenteismo (ha votato solo il 52,81% degli aventi diritto) e che hanno decretato l’ascesa di Ignazio Marino. Il resto è storia: se Roma è tornata al voto dopo soli tre anni, significa che qualcosa non è andato come doveva… E non è incoraggiante sapere che anche stavolta soltanto il 57,19% degli aventi diritto ha messo una crocetta sulla scheda.

ImmagineCapisco perfettamente lo scetticismo nei confronti di una classe politica che da ormai vent’anni e più ha dimostrato ben poco nei confronti dell’Italia e di Roma – lasciata facile preda delle varie Tangentopoli e bande della Magliana, e che ancora adesso vede le sue strade sporcarsi del sangue di ragazze come la povera Sara Di Pietrantonio – ma un popolo che non vota è un popolo che non esiste agli occhi dello Stato, specie in un Paese dove la sovranità appartiene al popolo. E a tutti quelli che già al primo turno hanno pensato “tanto il mio voto è sprecato perché va alla maggioranza” o “tanto non cambia nulla” dico: nessun voto è inutile, non rassegnatevi e continuate a fare i cittadini e spingere dal basso per cambiare le cose! Ricordiamoci, sempre, che l’Italia siamo noi cittadini italiani!

GABRIELE GENNARINI

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