L’imperdibile Jeeg Robot

Un supereroe all’ombra del Colosseo, tra malavita e umorismo romanesco

Quando nelle sale italiane entra l’inconsueto, il prodotto si aggira su due poli: pessimo oppure ottimo. Per “Lo chiamavano Jeeg Robot” ne è nato un terzo: fantastico. La trama si sviluppa intorno al personaggio di Enzo Ceccotti, il quale, fuggendo da una rapina che egli stesso aveva compiuto, si butta nel Tevere ed entra in contatto con dei rifiuti tossici. Così nascono i suoi superpoteri, ma ancora ignaro si dirige da Sergio, membro dell’associazione criminale guidata dallo Zingaro, per vendergli un orologio.

Enzo scoprendo di avere i superpoteri li vede come una benedizione per la sua carriera da criminale, ma grazie ad Alessia, la figlia di Sergio, il protagonista riuscirà a capire come utilizzarli per aiutare la gente. E ora finalmente l’Italia può dire di avere il suo supereroe, o meglio il suo antieroe, perché è proprio questo che Menotti e Michele Guaglianone (gli sceneggiatori) sono riusciti a creare.

Al contrario de “Il ragazzo invisibile” il quale ha caratteristiche più simili a quelle di una favola, “Lo chiamavano Jeeg Robot” è un vero e proprio film supereroistico. La genialità di questa pellicola è unire i superpoteri con l’ironia tipica romana. Un altro fattore determinante per la bellezza del film sta nel recare grandi poteri, quindi grandi responsabilità, ad una persona che di responsabilità non può sopportarne, in quanto Enzo Ceccotti è semplicemente un burbero predone.

Fantastiche le interpretazioni di Claudio Santamaria (Enzo Ceccoti), Luca Marinelli (Zingaro), Ilenia Pastorelli (Alessia) e Antonia Truppo (Nunzia Lo Cosimo), i quali nella notte dei David di Donatello 2016 hanno conquistato tutti e 4 i premi riservati agli attori. Da notare anche la regia dell’esordiente Gabriele Mainetti che è riuscito ad ottenere il David al miglior regista esordiente. Anche se la critica non era soddisfatta della seconda parte del film, il pubblico era entusiasta dell’intera pellicola.

MARCO LUPIDI

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