Sangue nelle acque del Nilo

Gli ambigui sviluppi del caso di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso in Egitto

Ipotesi. Molte, troppe ipotesi per un caso del genere. E poche certezze, ma sufficienti a creare una seria crisi diplomatica fra l’Italia e l’Egitto. Sappiamo cosa è successo e a chi, sappiamo dove e quando si sono svolti i fatti, ma chi l’abbia fatto e perché resta ancora un mistero. Prima che il corpo martoriato e senza vita Giulio Regeni venga seppellito in una piramide di supposizioni e speculazioni, cercheremo di ricostruire quanto più possibile la tragedia che lo ha visto protagonista due settimane fa.

Giulio Regeni, ricercatore originario di Fiumicello (provincia di Udine), 28 anni, si trovava a Il Cairo per svolgere delle ricerche universitarie. Era anche un giornalista del “Manifesto”, in contatto con diverse fonti legate all’opposizione al regime del generale Al Sisi, oggi al potere in Egitto. E proprio questa, secondo gli investigatori italiani, è stata la sua rovina.
Giulio è scomparso il 25 gennaio nella capitale egiziana: dai messaggi inviati dal suo cellulare – ancora non ritrovato – pare che fosse diretto a una festa, alla quale aveva invitato tramite sms anche un suo amico, Amr Assad, artista di 54 anni. Sarà proprio Assad  il  primo  a   dare   l’allarme   per  la  scomparsa dell’amico, dopo aver cercato invano di rintracciarlo per cellulare. Sul motivo per cui Giulio fosse uscito quella sera ci sono ancora solo ipotesi: alcune fonti parlano di una cena fuori, altre di un incontro con un amico (non meglio specificato) a Giza, altre ancora, appunto, di una festa. La sera stessa del 25 Gennaro Gervasio, ultima persona ad aver parlato con Giulio, mette in allarme l’ambasciatore italiano fra le 22:30 e le 23; il giorno seguente denuncia la scomparsa alla polizia.

ImmagineE purtroppo le previsioni peggiori si sono avverate: il suo corpo è stato ritrovato il 4 febbraio, martoriato e seminudo, in un fosso a Giza, lungo la strada fra Il Cairo e Alessandria. L’autopsia ha rivelato che la sua morte risalirebbe al 30 o 31 gennaio e che il ragazzo è stato suppliziato per 4 giorni prima di essere ucciso brutalmente con un colpo alla testa che gli ha provocato una frattura a una vertebra cervicale. Il corpo riportava ovunque segni di percosse e fratture, specie sulle falangi delle mani, nonché di ferite da coltello (tesi quest’ultima smentita dal generale di polizia egizio Shalabi). La procura del Cairo ha in un primo momento sostenuto che si trattasse di un incidente stradale, ma l’autopsia ha dissipato ogni dubbio. Qui, però, si fermano le certezze, lasciando domande cruciali ancora aperte: chi ha ucciso Giulio Regeni e perché? Gli investigatori italiani sono inclini a pensare si tratti di un omicidio politico di caratura internazionale, per i motivi spiegati sopra: Giulio era in  contatto   con   degli   oppositori   del   regime  e il Mukhabarat, il servizio segreto egiziano, l’avrebbe identificato come una spia ed eliminato.

Questo “rivoluzionario” sarebbe dunque stato catturato (forse in una retata, come riferisce una fonte citata dal Corriere della Sera), portato in una centrale di polizia segreta e interrogato con i metodi riservati alle spie: la tortura. Dopo quattro giorni di vani tentativi di estorcergli informazioni che non aveva, i suoi aguzzini hanno posto fine alla sua sofferenza e si sono liberati del suo cadavere. Quest’ultimo sarebbe dovuto sparire, ma è stato “riconsegnato” per timore di una crisi diplomatica: la sera stessa del 4 febbraio, infatti, il Ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi era a cena col presidente Al Sisi.

ImmagineIl Ministro degli Interni egiziano Magdi Abdel Ghaffar, dal canto suo, ha smentito categoricamente che Giulio sia stato catturato dalle autorità locali, le quali si starebbero occupando del caso non come se fosse una spia, ma come se Giulio fosse un cittadino egiziano.
Siamo dunque ai ferri corti con l’Egitto? Ma soprattutto, riusciremo a fare luce sul caso di Regeni? Quest’omicidio probabilmente politico è destinato a diventare l’undicesima piaga della terra dei Faraoni? Nel frattempo i genitori di Giulio hanno rifiutato la celebrazione di un funerale di Stato per il ragazzo, a cui verrà però dato l’ultimo saluto a Fiumicello venerdì 12 in una cerimonia aperta al pubblico. Giustizia sia fatta per Giulio!

GABRIELE GENNARINI

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