Il terrore dell’ignoto secondo Lovecraft

L’influenza dello scrittore americano sull’immaginario collettivo, a 88 anni dalla pubblicazione de Il richiamo di Cthulhu

“La più potente emozione umana è la paura, e la paura più potente è quella dell’ignoto”. Ora i migliori tra voi avranno già intuito il fulcro di questo articolo, ovvero il lavoro dell’incredibile autore novecentesco Howard Phillips Lovecraft, noto ai più ormai anche come HPL. Il lavoro del “solitario di Providence”, così infatti veniva soprannominato dai suoi contemporanei, amici e colleghi, ha indubbiamente influenzato la maggior parte della letteratura horror e fantasy contemporanea, ma al di là di questo rimane una delle chiavi più belle per ragionare sul ruolo dell’Uomo all’interno del Cosmo e sulla sua incredibile e terribile ignoranza. Lovecraft ha uno stile molto particolare, derivante dai suoi studi classici di latino e greco, dunque la sua prosa è estremamente complessa, ricca, a volte ridondante. Ma questo ci impedisce di apprezzarlo al meglio? Al contrario, induce il lettore a concentrarsi, a farsi sommergere dalle emozioni, dallo smarrimento; le righe scorrono sempre più veloci, si arriva alla fine del racconto esausti, incerti, scossi, ma soprattutto confusi. La caratteristica comune a tutti i racconti è solo la parziale comprensione del perché avvengono certi fenomeni oscuri, e a volte la volontà del lettore di non spingersi oltre, di non congetturare, perché quell’orribile pensiero scaturito da una frase, da un dettaglio, in Lovecraft è verosimilmente più vicino alla realtà di quello che viene spacciato come reale dai personaggi. Dunque parliamo di un autore horror? Non proprio. Lovecraft, nonostante abbia rilanciato il genere dopo le prime sperimentazioni ottocentesche del grande Edgar Allan Poe, non punta al grottesco o allo spaventare lo spettatore attraverso elementi legati alla sfera della malvagità umana, o comunque sia mettendo in luce il lato più oscuro dell’umanità. Al contrario i suoi personaggi sono spesso letterati, uomini di cultura, giornalisti… insomma persone affascinate dal sapere e desiderose di esso. Questi personaggi finiscono per invischiarsi in faccende occulte, spesso in zone sinistre dove regna sovrana l’ignoranza, eppure paradossalmente è proprio qui che giungeranno un po’ più vicini alla Verità. Ora questa Verità lovecraftiana è divenuta proverbiale: l’aggettivo “lovecraftiano” è ormai molto usato per descrivere opere che condividono tutti questi elementi con l’opera originale di Lovecraft, ma a cosa si riferisca è possibile spiegarlo solamente dopo aver letto tutto il “corpus” di HPL.Immagine

L’orrore che provano queste persone deriva dal constatare l’esistenza di Esseri superiori, alieni, che vivono nelle profondità della nostra Terra e che come parassiti sono in attesa di sventrarla dall’interno. L’orrore deriva dal constatare che esistono uomini che li venerano e che per loro farebbero qualsiasi cosa. Si susseguono   sacrifici    umani,    razze   derivanti da rapporti sessuali misti, non-morti tenuti in vita da un freddo polare, architetture inesistenti, rituali “blasfemi”, come direbbe il personaggio tipo di HPL, che risvegliano dèi al di fuori della comprensione umana. L’orrore deriva dalla conoscenza, dal contatto con questi esseri, dal vivere sulla propria pelle queste esperienze che lasciano i nostri protagonisti folli. Ed è proprio la follia l’elemento fondamentale dei macro e microcosmi lovecraftiani: tutti i personaggi alla fine soccombono ad essa, perché non possono accettare ciò che hanno visto, non possono comprendere, e di conseguenza le loro menti alterano la realtà, incapaci di aprire gli occhi. Spesso i protagonisti dei nostri racconti sanno di andare incontro a qualcosa che è meglio lasciar sepolto, ma decidono comunque di andare in fondo al tunnel, perché hanno sete di conoscenza. Quindi, ciò che terrorizza gli uomini è prendere coscienza della loro situazione di inferiorità (Matrix ce lo ricorda molto bene). Gli uomini risvegliati devono fare i conti con qualcosa che non sono in grado di combattere. Ammetterete che tutto ciò va ben al di là di “storie dei mostri coi tentacoli”.

Ora potremmo accennare ai Miti di Cthulhu, alle diverse fasi della poetica di HPL, ma diventerebbe tutto veramente troppo didascalico. Scrivo questo articolo per pubblicizzare e spero farvi apprezzare il lavoro di HPL per chi non lo conoscesse e per analizzarlo a fondo con chi ce l’ha ben presente. Tuttavia, qualcosa che anche i cultori di Lovecraft forse non sanno è che c’è un uomo che più di tutti ha reso omaggio al solitario di Providence, ampliando il suo lavoro e portandolo ad uno stadio successivo. Sto parlando del più grande fumettista britannico vivente, se non il miglior fumettista vivente. Quest’uomo dal ’53 vive in una cittadina chiamata Northampton e il suo   nome    è    Alan    Oswald    Moore. Autore  di Watchmen, V for Vendetta, From Hell, La lega degli Straordinari Gentleman, Swamp Thing, The Killing Joke, Alan Moore è un grandissimo fan e ammiratore del lavoro di HPL, tanto da dedicargli numerose short stories in collaborazione con vari disegnatori, e raccolte in parte nell’antologia Funghi di Yuggoth e altre colture edita da PaniniComics. C’è poi una vera e propria serie chiamata Providence, di cui in Italia è uscito il primo volume, sempre edito da PaniniComics, che racchiude le prime 4 storie pubblicate. Ora, riguardo alle storie brevi c’è poco da dire: il lavoro di un maestro non si discute, ma vi invito semplicemente a leggerle, apprezzarle e soprattutto osservare la meticolosità delle sceneggiature originali presenti nel volume; se avevate ancora dei puerili pregiudizi nei confronti dei fumetti in generale, questo dovrebbe farvi decisamente ricredere. ImmagineRiguardo Providence invece c’è molto a dire: è incredibile come Alan Moore sia riuscito a ripescare e reinventare i più classici racconti di HPL riuscendo a creare comunque una continuità narrativa con un personaggio eccezionale, il giornalista Robert Black che ricorda incredibilmente il Robert Blake di HPL, ma che trascende tutti i tabù lovecraftiani come il sesso, la violenza e la perversione. Inoltre Robert Black è anche omosessuale.

Alan Moore riesce così a mantenere intatto il nucleo vivo dell’opera di Lovecraft adattandolo però ai nostri tempi e ampliando la sua visione del mondo. Con decine di richiami alle opere originali, tavole assurde ma precisissime di Jacen Burrows, colori accesi ma allo stesso tempo terribilmente freddi, splash pages disturbanti e magnifiche, possiamo definirlo il Watchmen dell’horror? Non so se mi spingerei così in là, ma è indubbiamente un capolavoro.

JACOPO SORU

 

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