I migranti sono un rischio o una risorsa?

“Saremo di più e più vecchi”. Parafrasando, questo dicono già da qualche anno i report della Commissione Europea sull’invecchiamento della cittadinanza. È stato calcolato che la popolazione attiva sarà sempre meno rispetto a quella inattiva: si stima infatti che da un rapporto di 4:1 (quattro persone che lavorano per ogni pensionato) che oggi si rileva si passerà entro il 2060 ad un rapporto di 2:1. Ciò significa che meno persone ne dovranno mantenere sempre di più e sorgeranno problemi in materia di previdenza sociale, sanità e welfare in generale. Longevity shock, lo chiamano e si sta manifestando soprattutto qui nel Vecchio Continente. Le cause sono state individuate essere il calo di natalità (il numero medio di figli per donna è 1,5 quando per bilanciare l’invecchiamento dovrebbe essere circa 2) al quale si aggiunge un’aspettativa di vita sempre più lunga (si vivrà in media 5 anni di più). Combinate, le due cose conferiscono al fenomeno dell’Ageing Society un’andatura rapida e incalzante e le conseguenze previste, come già visto, non sembrano essere granché promettenti. In questo scenario di inesorabile catastrofe ci si chiede: possono i flussi migratori che arrivano in Europa porre fine al problema, ringiovanendo la popolazione nel suo complesso?

Prendiamo ad esempio la Germania, che durante il grande afflusso di migranti di quest’estate si era proposta come paladina dell’accoglienza. Le motivazioni umanitarie ci saranno anche state, ma di certo non sono stati quelli principali… Infatti, alla luce di quanto detto finora, è palese che la Merkel stesse provando a  far  fronte  a quest’invecchiamento che sta colpendo anche il Paese di cui è alla guida.

Tuttavia, nonostante le previsioni e le dichiarazioni fatte all’inizio, ci si è dovuti ricredere anche laddove le condizioni di stabilità economica promettevano di poter far fronte alla massiccia ondata che stava e sta ancora  investendo   il  nostro continente: dopo l’arrivo di circa  62mila  profughi  nel giro di due settimane in Baviera, prima regione attraverso cui essi entrano in Germania, arrivando dai Balcani, è stato necessario porre dei limiti e soprattutto effettuare più controlli alla frontiera nonostante gli accordi di Schengen.Immagine

Davanti ad un numero così massiccio di richieste di asilo – si stima circa un milione fino ad oggi –, buona parte delle quali ha come obiettivo la Germania, il governo tedesco è ora arrivato a dover respingere i profughi e rimandarli nel Paese di ingresso. Altro punto a sfavore per la cancelliera, oltre che l’evidente impossibilità di accogliere così tante persone così rapidamente, è l’avanzata dei movimenti di estrema destra anti-immigrati ed euro-scettici come Alternative für Deutschland, il cui potenziale elettorato, secondo i sondaggi, è fortemente cresciuto. Tra l’altro, la situazione europea in generale non è rosea, con Paesi dell’Est Europa come Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Ungheria che si barricano e si rifiutano di accogliere migranti, rifiutando il sistema delle quote e negando la propria disponibilità a rivedere gli accordi di Dublino.

Sorge poi un altro problema, ossia quello della sicurezza.   Dopo i fatti di Parigi è ancora sicuro permettere una tale circolazione di persone? Sono sufficienti le banche dati degli immigrati clandestini e i controlli attuati fino ad ora? Per quanto i migranti non vadano assolutamente accomunati ai terroristi che hanno compiuto e minacciano di compiere terribili e raccapriccianti atti e, anzi, i disonorevoli assassini si nascondano in piena vista fra la popolazione stessa di una Nazione, molti Paesi – tra cui la stessa Francia – mettono in discussione i controlli che vengono effettuati all’esterno dell’area Schengen. Certo è che i migranti sono una risorsa e che occorrerà agire con lungimiranza: ai governi il compito di valutare pro e contro della situazione, se cunctare in attesa che si stabilizzi il quadro politico o adottare misure drastiche.

FRANCESCO PASSARETTI

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