Storia di un “serial watcher”

“Prendiamoci una pausa”.

Quante volte ci si dice questa frase quasi per evadere dal tram tram quotidiano da cui spesso siamo soffocati. “Facciamo una pausa”, si può pensare dopo ore passate sui libri. “Ho bisogno di una pausa”, dopo altrettante ore passate fuori casa a girare di qua e di là per mille motivi. Questa introduzione non per sminuire in importanza alcune attività, né per fare l’ennesima, scontata  accusa ai troppi impegni giornalieri, bensì per evidenziare quanto effettivamente ogni tanto ci sia impellente bisogno di staccare tutto e distrarsi in altro modo per poi riprendere a lavorare con rinnovata energia, si spera. Dunque in una “pausa”, solitamente, si cerca quella sensazione di rilassamento totale, di distacco completo dalla realtà che, a volte, è fin troppo opprimente. Alcuni si fanno un bagno caldo (con che consumo di acqua, però…), altri una passeggiata al parco, altri ancora leggono un bel libro, ma spesso oggi si ripiega sul mondo digitale e della telematica e sulle forme di intrattenimento che esso propone. E proprio di una queste si vuole parlare oggi (sempre senza far torto agli espedienti prima citati, sicuramente molto salutari e vivamente consigliati, almeno ogni tanto): le cosiddette serie televisive, che sembrano andare sempre più per la maggiore e che si vanno quasi a sostituire ai film per quanto riguarda l’intrattenimento domestico.

ImmagineQuesto forse perché, avendo a disposizione materialmente più tempo, le storie, i personaggi e i loro background possono essere narrati con più dettagli. Per non parlare poi del fattore “attesa fra una puntata e l’altra”, dell’hype, il quale senz’altro accresce il piacere di continuare a guardare quel determinato show e che non troviamo in un’opera cinematografica. Insomma, queste possono essere delle ragioni, ma è meglio, in ogni caso, non andare a confondere i due generi, quello cinematografico e quello seriale, perché si arriverebbe solo a fare tanti errori e una gran confusione. In effetti è proprio di questo che si parla, di un nuovo genere, prima quasi assente – o, perlomeno, non così preponderante – il quale si fa sempre più strada coinvolgendo un po’ tutte le età e le personalità che vi si avvicinano. Non lo si confonda con quello della soap opera o della fiction, anch’esse ad episodi ma ben lontane dal raggiungere livelli di qualità nella narrazione e nelle ambientazioni che alcune di queste series tentano continuamente di innalzare, ottenendo successo e retribuzioni molto alte, e riuscendo a deliziarci splendidamente, sia che siamo fan o neofiti.

Si parta col dire che quello di Internet 2.0, quello implementato dai social, è un mondo dove letteralmente nel giro di secondi o minuti un’informazione può viaggiare da un posto all’altro del mondo, e ciò influenza tanto il mondo dell’informazione, dell’economia o della politica quanto quello assai più effimero dell’intrattenimento. Per cui, se qualcosa sta piacendo a buona parte degli utenti, vuoi per imitazione, vuoi perché per la qualità effettivamente merita, è subito moda. Parlando di serie tv, ecco che su Internet inizia la caccia all’ultimo episodio praticamente già qualche ora dopo che è uscito, o ecco che si possono recuperare intere stagioni con una facilità portentosa, cosa che va ad alimentare il trend e ad allargare il pubblico fino ad arrivare a parlare a tutti gli effetti di successo mondiale. Dunque, se ci troviamo davanti ad questa nuova (o quasi) frontiera dell’intrattenimento, che male c’è nel dargli un’occhiata, nell’immergersi in queste storie, almeno finché non andrà di moda intrattenersi con qualcos’altro?

ImmagineInsomma, la scelta è vasta e ce ne è per tutti i gusti, dall’horror (American Horror Story, molto ben riuscita, ne è un ottimo esempio) alla fantascienza (Doctor Who per chi preferisce le cose leggere, o Black Mirror, di cui si parlava lo scorso mese qui sulla Lucciola, per chi invece vuole andarci pesante con la distopia), dal fantasy (come Merlin, intrigante ma davvero sottovalutata, e Game of Thrones, suggestiva ma davvero sopravvalutata) al giallo (che si parli di Sherlock, molto romanzata e attenta alla trama orizzontale, o dei classiconi in stile C.S.I., più attenti alla trama verticale), dal drammatico (Breaking Bad prima di ogni altra, oltre ad House of Cards o al vetusto Lost) al comico (e qui gli esempi si sprecano, vista l’abbondanza di sit-com, ma tra questi primeggiano senz’altro Friends, una sorta di capostipite, e Scrubs, una delle poche a far provare una gamma di emozioni mai vista anche nello stesso episodio, accompagnate dalle più recenti How I Met Your Mother, che si può commentare solo urlando “Il finale!!!”, e The Big Bang Theory, con spunti carini e originali ma protagonista di un successo che non si merita).

Con la giusta moderazione ed equilibrio, per la durata del tempo libero che ci siamo concessi nella nostra pausa, si può senza indugio diventare dei serial watchers e godersi alcune chicche niente male.

 FRANCESCO PASSARETTI

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