Monthly Archives: luglio 2021

la playlist

In questo primo mese di scuola a cavallo fra la fine dell’estate ed i primi giorni d’autunno, fra pioggia ed incertezze tutto ciò che ci rimane è la dolce melodia di qualche canzone ascoltata di sfuggita, allora prendendo spunto da ciò vi presento una breve playlist di 10 brani, che racconta attraverso diversi generi e artisti quello che per me è questo periodo:

“He can only hold her”- Amy Winwhouse: si tratta di una canzone in grado di distinguersi all’interno dell’intero album “Back to black” per via della sua strumentale che tende a fare contrasto con tutta la linea quasi malinconica dell’elaborato, trattando sempre il tema della tormentata vita sentimentale dell’artista ma con un acustica più gioviale proponente un punto di vista diverso, quasi di accettazione della propria situazione e di conseguenza consapevolezza e arresa di fronte alla realtà dei fatti. 

Generi: Contemporary Soul, Ska/Rocksteady, R&B/Soul,Pop

“June”– Briston Maroney: tratta dall’album “Big Shot” di quest’artista del Tennesse, racconta quanto sia facile che l’amore che provi per una persona possa svanire con la delicatezza di un filo di seta che passa fra le dita, ma anche con la velocità e la capacità distruttiva di della grandine su un giardino di rose. Strumentale e testo si legano perfettamente attraverso un crescendo fra strofa e ritornello in grado di rendere il percorso dell’artista anche per chi lo ascolta una sorta di finestra sul suo pensiero, alternando rabbia con se stesso a dispiacere e desolazione per il sentimento oramai perso.

Genere:Alternative/Indie

“Popscene”- Blur: brano del 1993 dell’album “Modern life is rubbish” è una critica alla musica pop da parte della celebre band britannica che per anni ha dato filo da torcere agli Oasis nella scena del Britpop, venne considerato in quel periodo un brano pioneristico dalla critica. Ancora oggi con il suo testo ironico che cerca di racchiudere le caratteristiche principali di un testo standard di musica pop riesce a colpire come allora, con il suo raccontare di un mondo dove tutti siamo cloni in cerca della loro propria maniera di vivere ed una strumentale che si presenta come innovativa ma al contempo confusionale.

Genere: Brit pop

“Marceline”- Vista Kicks: canzone tratta dall’abum di debutto “Chasing waves” della band californiana, presenta una linea di rock classico, differente da quella degli album successivi caratterizzati da una vena più psichedelica e nostalgica degli anni ’70. Strumentale molto ben elaborata ed energica e testo con significato a doppia interpretazione, infatti si dice possa parlare sia di un ragazzo tradito e deluso dalla persona che ama arrivato al punto di doverla lasciare, sia di un ragazzo innamorato e contraccambiato ma purtroppo non in grado di fare nulla perchè lei già fidanzata con un altro.

Genere: Rock

“In my life”- The Beatles: penso che questa band non abbia bisogno di presentazioni e ne tantomeno la celebre canzone tratta dall’album “Rubber soul”, brano simbolo del ricordo di tempi passati con la consapevolezza che mai nulla tornerà, tutto è cambiato nel bene e nel male e le persone che ci sono state affianco con ruoli e in tempi diversi vanno e vengono ma le ricorderemo in eterno.

Generi: Rock, Pop

“Four Women”- Nina Simone: classico senza tempo del 1966 tratto dall’Album “Wild is the Wind” con una strumentale semplice sentiamo la voce meravigliosa di Nina Simone raccontare la storia di 4 donne che rappresentano lo stereotipo Afroamericano nella società, facendo un critica vera alla situazione americana condannandola, poichè non è possibile e umanamente concepibile rilegare un qualsiasi etnia ad uno stereotipo creatosi con il tempo per colpa di un’ideologia razzista che limita la libertà dell’individuo. Le quattro donne descritte nel testo sono: Aunt Sarah, donna che rappresenta il dolore della schiavitù, la resilienza e la resistenza del popolo nero; Saffronia, costretta a vivere fra due mondi diversi perchè nata da padre bianco e ricco e madre povera e di colore costretta dall’uomo ad avere un rapporto e rimasta incinta, rappresenta la sofferenza del popolo nero nelle mani di chi bianco ed in una  posizione di potere; Sweet thing invece è una prostituta che viene accettata sia dal popolo nero che quello bianco per via del suo aspetto affascinante e del suo lavoro; infine c’è Peaches che non si presenta subito e parla di lei come figlia di schiavi e che per via della disperazione e della sofferenza che deve portare sulle spalle dalle generazioni precedenti è stata resa scontrosa e dura e dopo aver parlato di se con un urlo rivela il suo nome. I quattro stereotipi sono proposti nella descrizione fisica e caratteriale delle donne e con pochi dettagli si è capaci di comprendere il loro background ed il significato della loro presenza nel brano.

Genere: Jazz

“No hope generation”- Mura Masa: questo brano fa parte dell’album “R.Y.C”( raw youth collage) che è stata una delle mie uscite preferite del 2020 in quanto al suo interno si può trovare molta sperimentazione, soprattutto nel mischiare generi diversi, qui infatti sentiamo mescolate musica elettronica dance e punk. Il testo si accosta molto alla visione che si ha del mondo moderno da parte delle nuove generazioni, utilizzando formule sintetiche capaci di riassumere a pieno almeno un piccolo pezzo della vita di tutti noi, chiamandosi poi generazione senza speranza riflette quello che effettivamente tutti noi pensiamo, ovvero che il nostro futuro sia assolutamente incerto e quasi certamente non quello che vorremmo.

Generi: Dance/Elettronica, Punk

“AdélaÏde”- Requin Chagrin: questo brano viene dal self-titled album “Requin Chagrin” di questa talentuosa band indipendente francese, la struementale è molto particolare in quanto apparentemente allegra e frizzante ma a tratti se ascoltata bene risulta quasi ansiogena, sposandosi con il testo in maniera apparentemente discordante, conferendo alla canzone una connotazione peculiare ma stranamente equilibrata. L’argomento che si tratta viene quasi sfiorato in maniera molto delicata, ovvero un amore ed una passione molto forti costretti a soffocarsi per via del giudizio della gente poiché fra due persone dello stesso sesso. L’utilizzo delle parole nel testo penso sia una delle caratteristiche che si preferisce della canzone perchè molto introspettive come se fossero il riflesso di un flusso di coscienza abbastanza breve ma d’impatto, facendo arrivare l’ascoltatore al verso significato stimolandolo a riflettere sfruttando il senso di mistero che trasmettono.

Genere:Alternative/Indie

“Nothing to yell about”- Mike Krol: brano dell’album “Power chords” del musicista californiano principalmente Garage Rock che nonostante la strumentale rappresenti a pieno il genere essendo molto potente, il testo parla di come quando si è in ansia le parole ci si blocchino in gola restando il silenzio quando in realtà si vorrebbe strillare, personalmente trovo fra testo e strumentale una buona correlazione poichè nel suo “lamentarsi” di non riuscire a farsi sentire, esprime il suo dissenso verso se stesso e quello che accade quasi urlando in protesta, divenendo la canzone a questo punto come un grosso ossimoro rafforzandone il significato.

Generi:Alternative/Indie, Garage Rock

“Blue lights”- Jorja Smith: brano dell’album di debutto “Lost & Found” della cantante britannica presenta una strumentale tipicamente R&B caratterizzata dall’uso di samples e reference ad artisti che lei ha sempre ammirato crescendo, il testo si sposa perfettamente con la sensazione nostalgica che trasmette la melodia perchè parla di quanto sia veloce ed improvviso il pasaggio dall’innocenza alla vera conoscenza del pericolo, dall’essere semplici ragazzi ad adulti, a volte magari in un solo giorno, raccontando l’esperienza di una ragazza che dalla sera alla mattina si è ritrovata in una situazione critica con un suo amico che si stava accostando sempre più alla criminilità, compiendo gesti irresponsabili e sconsiderati a cui lei ha assistito, avvenuti talmente tanto velocemente da non aver avuto nemmeno il tempo di processare cosa fosse accaduto, come mai ad un certo punto le sue mani sono state macchiate di sagnue, come mai la persona onesta seduta accanto a lei fino al giorno prima ora stesse scappando. Raccontato quasi come una bambina spaventata che scopre per la prima volta cos’è il mondo reale: prima la sua confusione, poi la paura ed infine la consapevolezza che l’ha cambiata e fatta crescere divenendo adulta.

Generi: R&B, Soul

SERENA MAVROVIC

Maledetto modigliani

Per il centenario della morte del grande artista, nei cinema di Roma solo per il 12, 13 e 14 ottobre si è proiettato il film documentario “Maledetto Modigliani”, di Valeria Parisi. Ripercorrendo la vita di Modigliani attraverso le parole di Jeanne Hébuterne, l’ultima giovane compagna, lo spettatore viene catapultato nell’arte e nell’essenza di questo grande genio. Modigliani, colui che ha incarnato al meglio il mito bohémien dell’artista geniale e maledetto, l’ebreo italiano colto, dal grande charme, facile agli scatti di collera, alle liti, agli amori tormentati, alle ubriacature, ma anche alle gentilezze. E sempre Modigliani, il maestro dei volti dal collo lungo, dei nudi sinuosi e degli scuri occhi a mandorla.

Nel 1906, dopo varie difficoltà causate dalle ristrettezze economiche della famiglia, Modì riesce a trasferirsi a Parigi; nella capitale francese gli atelier di Montparnasse danno vita alle sperimentazioni creative più audaci, mentre di notte i cafè di Montmartre si trasformano nel punto di ritrovo di grandi artisti.

Ed è attraverso bistrot, caffè, cabaret, osterie, che in breve tempo Modigliani viene a contatto con le opere di Henry de Toulouse Lautrec e di Cézanne e conosce Picasso, Derain, Apollinaire, Rivera, artisti e poeti provenienti da tutta Europa.

Tra il 1905 e il 1906 a Parigi, l’arte africana inizia ad affascinare sempre più gli artisti che, interessati, studiano e rielaborano le nuove forme proposte; un ideale artistico già conosciuto fin dall’Ottocento, ma che solo in quegli anni prende piede. Modigliani, In quest’atmosfera densa di suggestioni, attratto dalla novità, esamina e riadatta l’arte africana, la fa propria, estrapola i vari elementi e li unisce alla sua formazione classica per maturare un genere singolare che sarà evidente fino alle sue opere più mature.

Quella che venne definita “Art Nègre”, e che catturò tutti quegli artisti che ricercavano la purezza ascetica e allegorica, portò Modigliani e i suoi colleghi a spogliarsi e a tornare a uno stato primitivo, mostrando al pubblico la vera essenza di quell’arte ancestrale, quella nascosta, che riguarda il valore dell’anima e della spiritualità.

Il viso diventa una maschera ma a Modigliani invece interessa l’anima, quello che una maschera non mostra, l’anima che farà trapelare dagli occhi vuoti e allungati dei suoi soggetti.

Da qui nasce l’ossessione di Modì per le cariatidi: la cariatide è un volto visto di fronte o di profilo, estremamente ieratico, volutamente inespressivo; è la maschera che cela la vera natura dell’individuo. Attraverso questo procedimento creativo Amedeo Modigliani mira a una fisionomia priva di espressione che permette però un’indagine introspettiva più ampia e più profonda; infatti l’osservatore può superare la superficie della maschera e ritrovare se stesso, la propria autentica natura, al di là della soglia, in uno specchio nascosto.

Dal 1912 Modigliani si interessa a questo particolare tema delle cariatidi, oggetto di un gruppo di sculture e una decina di oli. Le Cariatidi, le celebri donne di Carie, antica città della Laconia, sostenitrici dei Persiani e fatte prigioniere dagli Ateniesi, nella storia dell’arte sono sempre poste a sostegno degli architravi e proprio per questo la cariatide viene intesa come elemento architettonico di sostegno. La novità nelle Cariatidi di Modigliani è che non riprende i soliti modelli greci e romani, ma riscoprela statuaria etrusca e africana, in particolar modo le cariatidi egiziane, dalle quali Modigliani era molto affascinato. Le solite sculture classiche vengono sostituite daforme essenziali, ma forti, espressive, i colori non sono quelli del marmo, ma quelli della terra. E’ così che Modigliani compie la ricerca per semplificare le forme, per raggiungere la purificazione assoluta della linea del corpo umano legandola con gli schemi della figura africana.  Nei “nudi” che all’epoca suscitarono grande scalpore, l’artista riprenderà gli stessi concetti, ormai padrone della sua nuovissima ancestrale innovativa arte.

Un giorno di gennaio del 1920 Zborowsky trovò Amedeo malato di tubercolosi con accanto la moglie Jeanne, incinta di nove mesi. Il pittore fu ricoverato in ospedale ma la sera del 24 gennaio 1920 morì. Così l’artista che aveva fatto del desiderio di esplorare l’animo umano il centro focale del suo impegno pittorico lasciò il mondo all’età di soli 35 anni.  Due giorni dopo la morte del compagno, Jeanne si gettò dal quinto piano della casa di famiglia. 

MOA

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