Umani del futuro

Tutti i giorni ognuno di noi, chi più chi meno, utilizza dispositivi elettronici di vario tipo. C’è chi ne fa un uso solo strettamente necessario, chi se ne serve come ausilio per la maggior parte delle attività giornaliere, chi semplicemente per svago. Se ci soffermiamo un attimo a pensare, ci rendiamo conto di quanto spazio e importanza le macchine hanno acquisito nelle nostre vite, così tanto che usufruirne è per noi spesso un istinto automatico. L’uso di dispositivi elettronici ha permesso di fare grandi passi avanti in molti settori e di arrivare a soluzioni in passato inimmaginabili. Si sta, però, andando anche incontro al pericolo che le macchine ci sostituiscano e in parte lo stanno già facendo. Molte di quelle attività che prima venivano realizzate dalla mente umana, ora sono svolte in un tempo di gran lunga inferiore da apparecchi elettronici specialistici. La nostra è sempre più una società centrata sull’aspetto della quantità e della velocità in cui essa viene ottenuta. Le nostre stesse vite spesso ci appaiono frenetiche, sempre impegnate in qualcosa, anzi, a volte, siamo proprio noi ad andare alla ricerca di qualche diversivo che non ci sottragga alla noia. Tutto questo può costituire un dato positivo, soprattutto per quanto riguarda i paesi economicamente e socialmente più in difficoltà, dove c’è molta necessità di prodotti da realizzare in grande quantità nel minor tempo possibile.  È pur vero che, proseguendo su questa strada, si rischia di perdere l’uso di una delle nostre risorse più incredibili: la nostra capacità pensante. Prestiamo le dita ad uno schermo perché svolga quello che potremmo fare noi stessi, magari impiegando più tempo, ma anche accrescendo possibilità cognitive e umane, come la pazienza, l’impegno e la dedizione. È come se non fossimo più padroni di noi, ma strumenti per un mondo gestito da automi e purtroppo, ma forse per molti per fortuna, questo tipo di società non sarà solo una possibilità, ma quasi una certezza. Dal punto di vista del lavoro, tutt’oggi vediamo come molte attività vengano svolte da macchine. Se per ora ciò è un aiuto alla produttività, in futuro ci si potrebbe aspettare un mondo in cui la stragrande maggioranza dei lavori non verrà più effettuata da persone, ma queste saranno sostituite da strumenti robotici. Ciò porterà a un tasso di disoccupazione incredibile, e in parte lo sta già facendo. Vediamo infatti come molti negozi stanno scomparendo per lo sviluppo dello shopping online. È stato stimato che il 50% dei posti di lavoro nei prossimi anni sarà messo a rischio dai progressi dell’intelligenza artificiale. Per esempio alla Harpers Adams University, in Gran Bretagna, è stato svolto un esperimento: far coltivare un ettaro di orzo e uno di grano da un robot, mentre il contadino doveva solo controllare.

Poste Italiane ha presentato dei droni che potrebbero consegnare la posta; nei magazzini di Amazon si muovono robot tra gli scaffali e la forza lavoro umana è ridotta del 90%. La stessa cosa può accadere in un numero molto ingente di altri settori. In Cina, ad esempio, si registra la prima fabbrica deumanizzata, dove gli operai di un’azienda di componenti per cellulari sono passati da 650 a 20, seguendo un programma industriale esplicitamente chiamato “Robot replace human“.                                                                                                                                                               Non è da ignorare la possibilità di arrivare addirittura all’impianto di chip sottocutanei, che sono tra le più moderne innovazioni della tecnologia e della scienza. Tutto ciò andrà a creare un uomo non più degno di tale nome, ma quasi del tutto artificiale e privo di legami con il mondo naturale, degli esseri disumanizzati facilmente manipolabili e controllabili.                                                                                                          

Prima di arrivare a questi livelli, allora, rendiamoci conto che se, senza dubbio, la tecnologia è uno strumento favorevole per la nostra società, non possiamo, però, permetterle di assumere più importanza di quella che hanno le nostre menti e le nostre emozioni, ciò che contraddistingue l’uomo da ogni altro essere vivente e non.                                                                                                                                                                                         

Lo stesso uso dei cellulari spesso avviene senza un preciso scopo.                                                                   

Sono alla fermata dell’autobus, invece di guardarmi attorno e pazientarne l’arrivo, decido di scorrere casualmente le applicazioni del mio cellulare per rimanere impegnata in qualcosa. Nello stesso momento sto perdendo la possibilità di conoscenza, di confronto, di osservare il mondo circostante e semplicemente di concedermi una pausa.                                                                                                       

Deumanizzare il mondo è come privarlo della sua essenza. Una macchina potrà anche fare un calcolo in men che non si dica, essere in grado di copiare un dipinto famoso, realizzare oggetti, ma non potrà mai possedere quelle sfumature umane che caratterizzano l’animo e che si riscontrano anche nelle sue azioni. Dovremmo tenere più a cuore questi valori che rendono le nostre vite originali ed autentiche. 

CHIARA ALBONETTI

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