Deprivazione sensoriale, antistress dal futuro

Avete mai avuto l’impressione, specialmente in alcuni momenti, di ricevere troppi input fino ad essere saturi, quasi come se il processore che tutti abbiamo all’interno della scatola cranica non riuscisse ad elaborare in maniera efficace ed ottimizzata? Questi input possono essere di varia natura, vengono sì elaborati da un unico hardware, ma al contempo vengono recepiti da cinque sensori, i cinque sensori in questo caso sono ovviamente i cinque sensi. Negli ultimi venticinque anni però gli input visivi e uditivi si sono incrementati significativamente, d’altronde è circa un trentennio che la tecnologia ci fa da protesi, pian piano sempre di più. Dal 1997 l’essere umano ha cominciato ad avere più interazioni con schermi che con esseri umani. Oggi finalmente l’uomo sta usando la stessa tecnologia che ha saturato i recettori input per creare uno strumento in modo da proteggerci dagli input stessi: la vasca di deprivazione sensoriale. Le vasche che adesso andremo ad illustrare però non sono un’invenzione recente, anzi tutt’altro, nascono tra gli anni ‘30 e gli anni ‘40 ma all’epoca il loro utilizzo era destinato al fine opposto di quello per cui vengono utilizzate ora. Nel corso della Guerra Fredda la deprivazione sensoriale era usata per l’addestramento alla tortura, alla resistenza ad interrogatori difficili, ad allenare la gestione di stress sia sul piano psicologico che sul piano fisico. Ai giorni nostri questa pratica è utilizzata per scopi scientifici o ludici, dagli effetti simili a quelli di varie pratiche meditative. Questa deprivazione sensoriale avviene ponendo il nostro corpo in una situazione in cui riceve il minimo stimolo, possibilmente in una situazione  pari a zero. Questa tecnica prende il nome di Floating oppure Floatation Rest (acronimo di: Restricted Environmental Stimulation Therapy) e consiste nell’immergersi in una vasca riempita da 70% di acqua e 30% solfato di magnesio. Questa sostanza è un sale che in queste quantità permette al corpo di galleggiare senza sforzo contrastando così la forza di gravità; galleggiando in acqua il corpo rimane sospeso e così si vanno ad abbattere completamente gli stimoli tattili. La temperatura dell’acqua e dell’aria è di 36,5°C esattamente quella del corpo, inoltre l’ambiente viene depurato da ogni odore e ogni rumore, a ciò si aggiunge un completo isolamento ottenuto da una capsula la cui sezione superiore richiudibile abbatte definitivamente stimoli visivi e uditivi. Per i primi 10 minuti musiche e luci tenui accompagnano la persona nello stazionare serenamente in questo stato,  dopo poco tutti i muscoli si distendono completamente e l’unico suono che si può percepire è quello del proprio battito cardiaco. Il percepire il movimento all’interno del proprio corpo prende il nome di “interocezione”, percezione  in realtà  onnipresente nella vita di tutti i giorni anche se tendiamo ad ignorarlo perché occupati ad elaborare altri stimoli. Ovviamente nel momento in cui non si percepiscono più stimoli esterni tenderemo ad elaborare la prima cosa che percepiamo, ovvero il nostro stesso battito (definito processo di noise-canceling). Il concetto di interocezione che abbiamo appena analizzato non è fine a se stesso, infatti è necessario per comprendere il principio di propriocezione, quest’ultimo può essere spiegato in parole povere ma non scientifiche dicendo che: la propriocezione consiste nel comprendere i limiti fisici e statici del proprio corpo, ovvero dove finisce il mio corpo e inizia una massa a me esterna.

Anche se non esistono evidenze scientifiche degli effetti a lungo termine possiamo di certo affermare che ci si rilassa molto e che sul breve periodo la pressione del sangue diminuisce del 10-15% dopo i primi 15 minuti dalla prima sessione; il rilassamento è autenticato anche dalla diminuzione nel cervello delle onde α, quelle più attive durante il giorno, che lasciano spazio alle onde θ, quelle visibili poco prima di addormentarsi e nella prima fase del sonno. Una peculiarità riscontrata negli studi di questa pratica è che, sempre sul breve termine, vengono aumentate le facoltà creative insieme alle facoltà di focus. Le facoltà creative, denominate come Default Mode Network, permettono la creatività cioè il viaggiare con la mente, ipotizzando e proiettandosi in scenari lontani dalla realtà, però questa modalità, questo network in particolare è estremamente dispendioso sul piano delle energie cognitive. Queste energie per essere risparmiate ed utilizzate solamente nel momento del bisogno portano il cervello ad applicare la task-positive network ovvero la modalità che ci permette di essere focalizzati sul qui e ora. La vasca di deprivazione sensoriale ha la capacità di incrementare entrambe le facoltà perchè siamo noi a deciderlo, una volta entrati nella vasca siamo noi a decidere a cosa pensare e imboccheremo una delle due vie, da quel momento sarà più facile per noi dedicarci a quella scelta poichè non avremo alcuno stimolo esterno a distrarci. Un aspetto estremamente interessante è che ognuno è portato a percepire la sessione in maniera estremamente diversa dall’esperienza altrui, e l’esperienza stessa può variare in base ad una serie di imprevedibili elementi come, ad esempio, lo stato stesso di stress fisico o mentale; un’accortezza da osservare è quella di non effettuare questo tipo di esperienza per tempi molto prolungati, in quanto il protrarsi a lungo in isolamento ha effetti opposti a  quelli desiderati poiché si causa deterioramento cognitivo.

Probabilmente potrebbe sembrare molto strano immergersi in una vasca dall’aspetto futuristico per una o due ore nel buio e nel silenzio più totale, ma chi non avrebbe bisogno di rilassarsi tra la calma e il silenzio più assoluti?

SERGIO GOLINO

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