beppe grillo e il #metoo: quando tutto il mondo è paese

Il #metoo è un movimento femminista contro le molestie sessuali e la violenza sulle donne, si è diffuso in modo virale nel 2017.
Il movimento ebbe inizio dopo le accuse pubbliche di violenza sessuale contro il produttore Harvey Weinstein (che ha fondato la Miramax Films produttore di titoli quali: Pulp Fiction, Shakespeare in Love, Billy Elliot, Will Hunting, Fahrenheit 9/11 etc). Diverse celebrità del mondo dello spettacolo hanno dichiarato molte storie di violenza sessuale come Asia Argento, Gwyneth Paltrow, Ashley Judd, Jennifer Lawrence, Uma Thurman, Gina Lollobrigida.
Nonostante questo, altrettante persone e celebrità hanno criticato il movimento per essere “sciocco e semplicistico” e soprattutto perché portava alla luce presunti eventi di molestie accaduti in tempi molto lontani.
Insomma, la critica sostanziale alla base era costituita dal fatto che, essendo le denunce degli abusi da riferirsi a diverso tempo passato, essi potessero essere in qualche modo inconsistenti oppure falsi.
Qualche anno dopo e a qualche kilometro di distanza, le polemiche sollevate sono molto simili.
Qui in Italia, più precisamente in Sardegna, Porto Cervo, nell’estate del 2019, sarebbe avvenuto uno stupro da parte di quattro ragazzi, tra cui il figlio del comico (e politico) Beppe Grillo.
Lo scopo di questo articolo non è analizzare l’atto in sé o prendere visone delle varie sentenze e decisioni del tribunale quanto più il video, o per meglio dire le urla, del politico a difesa del figlio.
Le grida di Grillo portano un’obiezione molto simile a quella che riscosse il movimento americano: “Vi siete resi conto che non è vero niente che c’è stato lo stupro, non c’entrano niente. Perché una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in Kitesurf, e dopo otto giorni fa una denuncia, vi è sembrato strano. È strano».
Anche in Italia molte persone indignate da parole così feroci, tanto nel modo di pronunciarle tanto del significato, hanno lanciato una sorta di risposta alle accuse con l’#ilgiornodopo: condividere cosa avessero fatto loro in quanto vittime subito dopo la violenza subita.
Ebbene arriviamo alla conclusione di tutto questo.
Come già ribadito alla base dell’articolo non vi è lo scopo di giudicare la vicenda giudiziaria perché non ne ho le competenze, ma vorrei invece sottolineare per quale motivo il tempo o il modo in cui reagiamo dovrebbe condizionare la veridicità della situazione.
Eppure, le parole di Grillo “urlano” chiaro: è strano.
È strano, perché oltre ad essere stuprata una persona dovrebbe pure comportarsi in un determinato modo.
È strano, perché se non si rispetta lo stereotipo della vittima paralizzata dall’evento allora forse l’evento non c’è stato, oppure non è così grave.
Sapete perché questo accade? Perché una vittima non è più vista come una persona, ma come una semplice vittima.
La becera convinzione che, accumunate da una violenza, le persone diventino simili e uguali nell’affrontarla, la becera convinzione che il denunciare un abuso sia una naturale procedura dopo averlo subito.
Purtroppo non è così: siamo persone e manteniamo la nostra individualità, il nostro modo di affrontare la vicenda, il nostro modo di metabolizzarla.
Infine, vorrei ricordare che denunciare non è semplice: ammettere ad alta voce di aver subito una violenza la rende ancora più vera, senza contare che dal momento della denuncia si è gettati in un vortice sia mediatico che giudiziario pesante e soffocante.
Mettetevi un attimo nei panni della ragazza che ha denunciato il figlio di Grillo, come può essersi sentita dopo aver preso visione del video del comico? Un uomo che sembra pazzo, che sbraita, che le urla di essere una bugiarda perché il giorno dopo stava facendo surf.
Non deve essere piacevole.
A quanto sembra però tutto il mondo è paese e come accadde in America nel 2017, così qui in Italia la risposta è stata la stessa.

B.T.

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